| Interfaccia col Nulla |
|
venerdì, ottobre 31, 2003 E.T. è Gesù. Davvero! Se siete una di quelle persone che è cresciuta insieme al pupazzo grigio di Steven Spielberg, beh, forse è meglio che non continuiate a leggere. Quello che ho scoperto stamattina e che sto per rivelarvi è davvero sconvolgente. Oggi infatti la nostra professoressa di istituzioni di Storia del Cinema, tale Guerrini che trovate descritta anche nel blog del Castel (il quale si è scordato di aggiungere che per la sua età è anche una bellissima donna), si è esibita in un'analisi scena per scena della sequenza iniziale di E.T., quella per intenderci in cui lui arriva dallo spazio e l'astronave lo lascia a terra inseguito dai poliziotti. Vorrei puntualizzare che E.T. lo ho visto solo quando ero molto piccolo, a pezzi, e anche male. In pratica non l'ho mai visto. Eppure ciò che è stato detto mi ha sconvolto lo stesso. Si inizia con una panoramica verticale che unisce il cielo stellato e un bosco di abeti. Parole a non finire solo su questa scena, che simbolizzerebbe non solo la discesa dell'alieno sulla terra, ma unirebbe fisicamente il cielo e la terra, l'extraterrestre e il terrestre. La prof si esibisce anche in una citazione a memoria dalla Bibbia (!?!) che richiama la discesa del messia sulla terra. Nella scena seguente c'è l'astronave, già a terra, che si presenta come una madre, accogliente, con luci calde e affatto minacciose, tutta tonda, immersa in un ambiente boschivo che tende a verticalizzare lo spazio. Quello che vi sto riferendo è solo un misero riassunto di tutto ciò che è stato detto, e nel film erano passati solo 6 secondi!!! Si passa dunque alla scena in cui due lunghe dita muovono la fronda di un albero per vedere l'enorme luna luminosa al centro dello sfondo. Tre ore di digressione sulla luna, progenitrice degli uomini, figura materna per eccellenza. Segue critica a Benigni perchè in Pinocchio viene impiccato con la luna sullo sfondo, e quindi vengono seri dubbi sul suo rapporto con la madre. Non sto scherzando. Ma dico io, uno nel suo film non può metterci una luna solo per mostrare una luna? Mah. Ancora un cerchio, stavolta l'entrata dell'astronave, con un alieno che vi sta uscendo in controluce. La nave è la madre di tutti, da cui gli alieni escono, sempre con luci accoglienti e non aggressive. Gli extraterrestri hanno il cuore che si illumina di rosso, come il grande cuore di Gesù. E.T. cammina in mezzo alla boscaglia e solo basandoci su di lui riusciamo a comprendere le proporzioni enormi degli alberi che lo circondano, ripresi subito dopo dall'alto in basso per aumentarne la maestosità e nello stesso tempo la verticalità. E.T. sradica con le sue mani una pianticella. Questo vuole dire che sta estirpando una vita, sta uccidendo un essere vivente. Eppure lo sta guardando immobile un coniglio. L'animale che incarna il timore, quello che ha più paura, non fugge davanti a E.T. e ai suoi gesti morbidi. L'alieno infatti non toglie neanche le radici, ma sembra sfilare dal terreno il vegetale. Dopodichè arriva l'uomo, il nemico. Inquadratura dei fuoristrada della polizia dal basso, per farli sembrare minacciosi. Escono gli agenti e camminano con delle chiavi attaccate alla cintola. Queste ultime sbattono contro i jeans, in corrispondenza del loro sesso. L'uomo si accorge di una presenza e comincia a inseguire E.T.. Torce, passi violenti nel fango, rumore... qui il coniglio sarebbe scappato. E.T. arriva all'astronave, ma è troppo tardi, il sacrificio è già stato compiuto, e lui è la vittima sacrificata. L'alieno cammina verso la città di Los Angeles. Nuovamente luci, come la sua nave, ma profondamente geometrizzate. E.T. in seguito cercherà di vivere in mezzo agli umani, ma non verrà capito se non da un piccolo gruppo di ragazzi. Morirà e risorgerà immerso nella luce. Infine salirà al cielo, da dove era giunto. Non vi ricorda nessuno? Vi ho risparmiato, un pò perchè le cose dette erano troppe e un pò volutamente, una miriade di riferimenti che partivano da Heidegger fino ad arrivare alla Riefensthal e ai testi sacri (mitica la frase: "Beh, voi tutti conoscerete Giovanni I...), citati a memoria. Ora, arrivati alla sera, ripenso a tutto ciò che è stato detto. Sulle prime mi sembrava, e non solo a me, un'enorme esagerazione. Pareva un'interpretazione forzata e a tutti i costi di ogni singolo fotogramma, di ogni piccolo dettaglio, di ogni luce. Questo potrebbe essere possibile se il film durasse solo quei 3 minuti analizzati, ma la mia mente si rifiutava di pensare che per due ore abbondanti Spielberg abbia concatenato una serie così impressionante di simboli e rimandi. All'uscita ci scherzavamo su, la abbiamo bollata come "un pò pazza". Figurati, una che considera E.T. uno dei più grandi film della storia del cinema... pfui, filmetto per bambini. Eppure tutto quello che ha detto, ogni suo pensiero, non fa una grinza. Mai avrei pensato che in un film, e soprattutto un film visto da tutti, dal bambino al vecchio, si nascondessero dei significati così profondi. Mi inchino di fronte alla signora Guerrini, che ha davvero una testa così per poter parlare così bene di Cinema, Filosofia, Arte, Etimologia, Francese e Inglese, senza specificare il "come" lo dice, veramente favolosa. Certo che scoprire in un'oretta che la storia di E.T. è la storia del figlio di Dio è abbastanza traumatizzante. Diciamo pure molto. Vi riferirò presto altre scoperte mirabilanti. Stasera torno a vedere Kill Bill!!! Sono già esaltato all'idea. E poi sarà una visione con la prova "Massi", ovvero pianta una persona che è abituata a vedere Sarabanda di fronte a un capolavoro che è al tempo stesso facilmente fruibile da tutti ma anche molto difficile da comprendere senza un'adeguata apertura mentale. Insomma, davanti al film di Tarantino si ride. Diverso però è ridere perchè si è colta la dissacrante esagerazione e reinvenzione del cinema d'azione (matrix gli fa una pippa), oppure ridere dicendo "che cagata!". Non sono sicuro di quale sarà il giudizio dell'ambizioso Massi, crsciuto a pane e Manzoni, ma che avrà visto si e no due film davvero belli. Se gli piacerà si potrà considerare il trionfo di Tarantino. Anzi no, manca ancora all'appello mio padre... Quentin avrà vita dura. giovedì, ottobre 30, 2003 Il PESO della Storia del cinema e ancora Kill Bill. Non vi libererete di lui entro breve. Ogni arte ha più o meno una data d'inizio. Quella convenzionale per la nascita del cinema è il 28 Dicembre 1895, con la famosa proiezione dei fratelli Lumière, di cui avranno tutti sentito parlare. Quello di cui sicuramente non avrete sentito parlare è "Birth of a Nation", nascita di una nazione, di tale Griffith. Purtroppo (e poi capirete perchè) è anche un film importantissimo, perchè, mentre le pellicole precedenti non avevano una storia come la intendiamo noi, qui per la prima volta è presente l'intreccio. Una robina da niente, vero? Ecco, quello che un pò disturba è che questa pietra miliare sia una mattonata di tre ore e mezza girata da un... diciamo razzista. Vi spiego brevemente la trama. Durante la guerra di secessione due famiglie, una nordista e una sudista, legate da una lunga amicizia, si ritrovano a combattere una contro l'altra. I nordisti vincono (tutto questo dopo la prima ora) e l'unico figlio rimasto della famiglia del sud torna nella sua città sconfitto. Egli è innamorato della figlia di un importante governatore nordista, che per motivi di salute si sposta a vivere nella stessa città. Quest'ultimo propone l'uguaglianza di diritti fra bianchi e neri e appoggia un candidato mulatto, che naturalmente vince. La città è ora in mano ai terribili neri, che possono addirittura camminare (orrore!) sullo stesso marciapiede dell'ex-capitano sudista. La situazione è tragica. Il sudista dedcide di fondare un movimento di rivolta (ehm...) contro gli oppressori neri: il Ku Klux Klan, la cui divisa viene scelta dopo aver assistito a due bambini sotto un lenzuolo che spaventavano dei loro compagni di colore. Da questo momento in poi comicia la dura lotta contro la tirannide nera, ma anche contro il governatore e sua figlia, che non capiscono il pericolo dei neri e lo tacciano come razzista... Una volta che sua sorella si suicida da una rupe per scappare a un'agente di colore egli decide di farla finita. Centinaia di persone aderiscono al Ku Klux Klan e galoppano verso la città per liberarla dagli oppressori, proprio mentre il governatore e sua figlia vengono catturati dall'uomo che avevano appoggiato per le elezioni. Naturalmente la battaglia è un trionfo. Il film si apre con la frase "in America le cose iniziarono ad andar male quando arrivarono i neri" e si chiude con Gesù a braccia aperte fra la folla. Lasciando stare la notevole pesantezza (vi assicuro è meglio un calcio nei coglioni) è realmente allucinante dal punto di vista ideologico. Ecco alcune frasi d'antologia: il candidato mulatto del governatore: "Guarda fuori dalla finestra! I miei uomini hanno in pugno la città. Presto creerò un impero nero e io ne sarò l'imperatore!"; scritta che appare quando la famiglia si rifugia nella casa: "Nord e Sud sono finalmente riuniti nella superiorità della razza ariana." Io e il Castel, oltre alle ovvie risate, abbiamo anche alzato la mano destra più di una volta. Non so dire se è stata un'esperienza devastante o massacrante; forse tutt'e due. Stupendi i commenti della sala: dopo ormai tre ore e un quarto il film sembra concluso, quando ecco che appare la scritta "Le nuove elezioni". Un coro di "noooooo" si è levato fra tutti e uno ha anche avuto il coraggio di dire "fine primo tempo". Alla fine marea di applausi hanno sancito il definitivo divieto per le persone presenti di rivederlo durante questa vita. Altro che corazzata Potemkin, che tra l'altro dura un'ora scarsa, questa si che è una cagata pazzesca. Geniale perchè ha creato il cinema così come lo intendiamo oggi, ma guardarlo senza badare al valore storico vuol dire ravanarsi i maroni per tre ore e mezza e anche assistere a un rovesciamento nazista della storia. ATTENZIONE: le seguenti righe svelano elementi della trama di Kill Bill! Chiunque non l'abbia visto, oltre a flagellarsi seduta stante, potrebbe rovinarsi il film! Dopo aver parlato del vecchio Hitler...ops, scusate... Griffith torniamo al mio nuovo oggetto di culto, ovvero Kill Bill. Si, perchè è tutto il giorno che ci ripenso , non riesco a levarmelo dalla testa!!!! E più ci ripenso e più capisco che è un capolavoro. Ma non tanto dall'insieme, quello è banale e comprensibile appena partono i titoli di coda. Ciò che mi sconvolge sono i piccoli particolari che ci passano davanti e noi non comprendiamo alla prima proiezione. Lasciamo stare le citazioni da Pulp Fiction, Uma Thurman torna a disegnare un rettangolo con le dita (ricordate?) e il nemico le spara sbagliando clamorosamente mira, e parliamo invece di quei piccoli accorgimenti che lo rendono incredibile a livello narrativo. Il film non segue chiaramente un ordine cronologico, ma non ha neanche una struttura ordinata nel suo caos. Le scene si susseguono quasi a caso, la nera che la sposa uccide all'inizio è l'ultima vittima prima della fine del film. Vediamo infatti la sua mano cancellare sul taccuino il nome della seconda vittima; la prima, Lucy Liu, è gia cancellata e quindi è già stata fatta fuori. Solo alla fine però, sull'aereo, la vediamo creare quella stessa lista, con un pennarello rosso. Il momento è il suo viaggio verso il giappone, per acquistare la spada. Ma anche in un altro momento viene cancellato un nome dalla lista, credo più o meno a metà. Una mano ricoperta da un guanto nero tira una riga su una delle vittime che sono state effettivamente fatte fuori nel film. Tutto normale. E invece ripensandoci no. Le scritte lì non sono rosse, ma bensì nere, e il guanto dovrebbe suggerirci che il protagonista dell'azione, beh, non è la sposa!!!! Chi è? Non si sa. E' questo un procedimento geniale, che gioca volutamente sui pregiudizi dello spettatore: egli sa infatti, poichè lo ha già visto fare, che la sposa cancella i nomi sul suo taccuino e quindi, quando l'azione si ripete, non ci si domanda neanche chi sta compiendo quel gesto; è la sposa. E invece no! Ditemi un pò voi se non è geniale. Un altro accorgimento favoloso è quello del conteggio dei morti. Lo spettatore sa che durante il matrimonio sono stati uccisi tutte le persone presente, sposo, sposa e anche il figlio in grembo. Quando il commissario arriva sul luogo della carneficina il poliziotto lo informa che ci sono 9 morti. non sanno però ancora che la sposa è viva. Il conteggio dei morti è quindi fermo a 8. Verso la fine del film Uma Thurman dice: "quel giorno Bill ha fatto un grave errore: ha ucciso 9 persone, quando invece avrebbe dovuto ucciderne 10". Il conto non torna. La Marta infatti mi ha fatto notare subito dopo la frase che c'era qualcosa di sbagliato. Lo abbiamo subito bollato come un errore di Tarantino. Il più grande errore di sempre. Ormai per esperienza ho capito che niente nei suoi film non è pianificato alla perfezione. Prima dei titoli di coda Bill ci fa sapere che la figlia della sposa è ancora viva. Adesso i conti tornano. Meraviglioso; molti infatti si saranno interrogati sul presunto errore del conteggio. La frase finale ci lascia sconvolti, eppure noi lo dovremmo già sapere da prima. Eppure nonostante l'evidente errore la nostra mente si ribella, non ci fa caso, lo bolla appunto come "errore", perchè siamo stati istruiti fin dall'inizio che tutti sono morti, figlia compresa. Fantastico. Applausi. Viva Tarantino Che cos'altro si potrebbe dire dopo aver visto un film così arguto e intelligente come Kill Bill? Ah, dimenticavo; è anche una continua invenzione di regia. O piuttosto una "reinvenzione". Forse è opportuno che mi spieghi meglio. Forse non tutti sanno che Quentin Tarantino, prima ancora che un regista è un cinefilo. Qualcuno potrebbe obbiettare che tutti i registi sono cinefili; però qui la storia è diversa. Diciamo che è un divoratore di film. Da giovane tirava alla fine del mese lavorando come commesso in una catena di videonoleggio. Naturale che in questo modo abbia avuto la possibilità di mettere le mani (gli occhi) su innumerevoli pellicole. Quello che però fa la differenza fra un qualsiasi regista e Quentin Tarantino, è che quest'ultimo ha girato ben quattro film riferiti ognuno a un genere che amava. O meglio; ha reinventato, riscritto, rivisto quel genere con il suo inconfondibile tocco, lo ha trasformato secondo il suo sguardo. Le Iene e Pulp Fiction fanno riferimento ai vecchi film di gangster, Jackie Brown al filone del "blaxploitation". E quest'ultimo Kill Bill è un'immenso tributo al cinema di arti marziali degli anni 70. Ma come tutti le sue pellicole è molto più di questo, perchè è intrisa di tutta una cultura popolare, televisiva, a un repertorio di suoni e immagini che sono diventati un marchio di fabbrica. Viene naturale guardare i suoi film con un ghigno stampato sul viso. Come esempio cito la frase iniziale di Kill Bill, che scopriamo dopo pochi secondi essere un detto Klingon. E' questo il grande genio di Tarantino: prendere la cultura chiamiamola bassa, o per ripetersi popolare, e trasformarla in un film irressistibile, che ammicca continuamente allo spettatore. Si, perchè senza un'adeguato bagaglio un "Kill Bill" rimane solo un film d'azione, uno film d'azione esagerato, con braccia e gambe che volano da ogni parte e sangue a non finire. Certo, narrato con un'abilità registica sconosciuta ai normali colleghi, ma sempre un film d'azione. Bisogna capire che il film è una continua citazione, un continuo tributo a varie passioni del regista e, volendo, nostre. E' un caso che la tutina gialla di Uma Thurman sia la stessa che indossava Bruce Lee? Anche senza leggere la domanda la risposta in questo caso sarebbe "no". Perchè niente nei suoi lavori è lasciato al caso, nulla è gratuito. Ogni dialogo, ogni inquadratura, ogni scelta cromatica, ogni musica. Si, la musica, quello che è sempre stato un grandissimo punto di forza di Tarantino, che ha reso famosi coi suoi film brani ormai dimenticati nei tempi. Eppure tutti oggi conoscono la canzone della gara di ballo in Pulp Fiction. Lasciando stare la grande abilità di abbinare musica e immagini, sembra che tutto ciò che Quentin tocca diventi come per magia oro. Alla fine lui non ha fatto altro che omaggiare i suoi generi preferiti, non si è nascosto dietro una maschera intellettuale, non è diventato, diciamo, "snob". Molti registi sguazzano nella nomea di intellettuali, sfornando film impegnati. E si fanno anche chiamare maestro. Pochi di questi avrabbero mai fatto una pellicola del genere. Ci voleva davvero un Tarantino per capire che in fondo anche i film di Bruce Lee hanno una loro dignità, che qualsiasi genere abbia la propria dignità, e non si debba solo vivere di Bergman, Kubrick e soci? Quando è stato premiato a Cannes ha risposto agli insulti del pubblico con un bel dito medio. Quel gesto mi fa un gran piacere. E' la rivincita dell'onnivoro sull'intenditore. Lui è in fondo un ragazzo che ha portato al cinema le sue passioni e ha sbaragliato tutti gli altri. Pulp Fiction è questo, narrativa da due soldi, violenza, droga, un pizzico di sesso e dialoghi da antologia. Nonchè, tendo a ripetermi, una regia superlativa. Questo Kill Bill è però senza alcun dubbio il suo lavoro in cui ha meno importanza la trama, una storia di vendetta ridotta davvero all'ossa (anche se non mancano i colpi di scena, occhio alla frase finale, altra genialata). Ciò che è importante è, oltre a come viene raccontata, tutto il contorno. Come non sorridere di fronte ai titoli di testa che copiano, invecchiamento della pellicola compreso, quelli dei vecchi film giapponesi. Oppure di fronte alla musichetta che appare con lo sguardo della sposa, tipico dei serial anni 70? O ancora alle braccia mozzate, ai voli esagerati, ai combattimenti infiniti (esilarante il ristorante costellato di uomini mutilati che si lamentano all'unisono)? Il succo sta tutto qui. Siamo anni luce lontani da filmetti pseudo intellettuali come Matrix Reloaded. E' anch'esso diviso in due parti e i duelli hanno eguale importanza. Eppure vedendolo si rivela per ciò che veramente è, una pellicola fatta per aumentare il conto in banca, che ricicla le idee del primo e tende ad esagerare tutto ciò che si era proposto nel film originale. Senza parlare del presunto spessore filosofico che in molti gli hanno voluto attribuire, autori in primis, una vera bestemmia nei confronti della filosofia e anche del cinema. Tarantino invece non ha pretese filosofiche. Lui vuole, e lo ha detto chiaramente, fare un film di arti marziali. Ma non si accontenta di girare un "buon" film, vuole che sia il miglior film di arti marziali esistente. Bene, Kill Bill lo è. Ma non è solo quello. E' anche un pezzo importante del cinema. Ultima cosa e poi finisco; questo film non era destinato a raggiungere le sale diviso a metà, pare che sia stata la Miramax a volerlo così. Dapprima ero arrabbiato per questa scelta, ma oggi non potrei esserne più felice. Tarantino è riuscito a plasmarlo alla perfezione, e questa divisione non fa altro che avvicinarlo alla dimensione del telefilm. Un'altro grande tocco di classe. E ora dite la vostra! Avete visto Kill Bill stasera insieme a me? Non commentate, perchè so già che vi è piaciuto! Mi piacerebbe invece sentire l'opinione di una qualcun'altro, soprattutto di qualcuno che non sia d'accordo con me. Eh si, perchè qui si è anche aperti al dialogo... ...mica come certi integralisti cattolici bigotti che vogliono imporci un pezzo di legno... Una sola cosa mi sono scordato!!! Anche Kill Bill ha un difetto!!! Uma Thurman possiede infatti i piedi più brutti del mondo, credetemi, sono davvero mostruosi,e vengono inquadrati molto a lungo! Questa è la vera violenza, mica il sesso e la violenza, care mamme mie... martedì, ottobre 28, 2003 Si inizia a vedere qualcosa... Nel senso che a Dams Cinema finalmente si comicia a parlare di cinema con conseguente visione di 30 (!) film, alcuni dei quali introvabili nella capitale delle rotonde fiorite. Che dire, bello! La tizia che tiene il corso è veramente splendida, in pochi minuti ci ha fatto capire quanto realmente ami quello che dice e quello che fa. Ha detto poi una frase splendida, che mi sono addirittura appuntato, e vi assicuro è una cosa rara: "Nel nominare un film nominiamo anche noi stessi." Cavoli, è un pensiero stupendo, un fatto che nella mia testa era forse scontato, ma esprime al meglio quella che secondo me è la magia di quessto mezzo. Quando parlo di Guerre Stellari io dico anche qualcosa su di me, sui miei gusti, sulle mie preferenze. Ma non solo; quando parlo di Guerre Stellari, nella mia testa, parlo anche del mio rapporto con quel film, del momento in cui lo ho visto, delle emozioni che ho provato, della sala in cui lo proiettavano. Mah, bello. Continua la storia dei crocifissi. Aspettando Darth Zar per inserire la mia immagine, vi parlo di un dialogo spassoso che ho sentito in treno. Non ho visto la persona in faccia, ma dalla voce sembrava un ragazzo sui vent'anni e forse anche meno: "Basta, ancora questa storia del crocifisso sui giornali! Non è possibile, ieri anche mia madre mi ha fatto una testa così su quanto sia sbagliato togliere il crocifisso e bla bla bla. Io ero d'accordo anche prima di questa storia! Ma che bisogno c'è?" Ecco in effetti è quello che mi chiedo anch'io; che bisogno c'è del crocifisso? Mi serve un tizio impalato sulla croce per ricordarmi che vivo nel paese del Papa, della pizza, del mandolino e dell'intolleranza? Qui veramente si parla di persone non solo intolleranti, oserei dire dispotiche. Mi vengono in mente le ragazze della mia ex-classe, a cui bastava ruotare il crocifisso nell'aula per scatenare le ire generali. Ma perchè devo starmi a guardare un tizio impalato, simbolo di una religione in cui NON credo e in cui lo stato non DOVREBBE credere. Perchè non ci mettete invece Nina Moric, che ne guadagna l'estetica? Verso la fine dell'anno abbiamo iniziato un'affissione selvaggia proprio in risposta all'intoccabilità del loro "simbolo sacro". Qualsiasi poster ci capitasse fra le mani andava appeso. E così i muri si sono colorati con manifesti di Zelda, di animali che fanno sesso a 3, e anche di Marilyn Manson. Peccato che quest'ultimo poster sia durato poco. Eh si, perchè qualcuno ha deciso preventivamente che quell'immagine era irrispettosa e gli faceva paura e senso, così via nel bidone. Sapete cosa vi dico: SIETE VOI CHE MI FATE PAURA. Non riuscite neanche ad ammettere che il vostro è un gesto di prevaricazione, di scavalcamento delle regole che voi stessi fate finta di professare. Volete mostrarvi tanto tolleranti, aperti al dialogo, pronti al confronto; in realtà siete solo pieni di ipocrisia. MI FATE SCHIFO. Vabbè, proseguo stasera con le offese. Se volete godervi un concerto non fate come me Ieri allegra scampagnata Milanese con ritorno in motoscafo. Nonostante mi sia prefisso di non parlare delle mie faccende personali ho deciso di raccontarvi la giornata di ieri, perchè si sono raggiunti livelli di stupidità inauditi. Comiciamo dal pomeriggio. Partenza da Parma alle 15, per paura di trovare il pienone al filaforum. Già al primo autogrill inizia la fiera delle cazzate. Berto compra un libro erotico, "La Malandrina", e La Padania in risposta al mio acquisto del Manifesto. Passiamo il resto del viaggio ascoltando la storia della giovane Elodie, che scappa di casa e se lo fa sbattere dentro da chiunque, anche dal suo professore. Alla fine capisco che il vero lavoro della scrittrice è trovare tanti sinonimi per quelle parti lì: gatta, bottoncino perlaceo, mazza, tubo e via dicendo... per il resto ci vuol poca fantasia. Arrivati al filaforum (da povero ingenuo non pensavo che si chiamasse così perchè era sponsorizzato dalla Fila, sob) parcheggio e aspettiamo due ore al freddo l'apertura dei cancelli, visto che è prestissimo. Finalmente entriamo: peregrinaggio al cesso e successiva sacra presa dei posti a sedere. Attendiamo un'altra ora e finalmente inizia a suonare il gruppo spalla, Frank Black (eh si, è il Franco Nero inglese!) and the Catholics. Rimarranno alla storia le mie parole dopo aver ascoltato la loro prima canzone: "Cazzo Berto, sono proprio bravi, forse mi piacciono più dei Placebo!". Il motivo di cotanta leggenda è che le altre canzoni erano tutte uguali, un bordello di assoli (erano 3 chitarre) e Frank che cantava come il miglior cugino di campagna. Allora mi sono divertito a urlare frasi incoraggianti come: "A casa!" o "Fate cagare!". Soprattutto io e la Marta ci siamo scompisciati a guardare il chitarrista, che oltre a buttarsi in un assolo ogni 3 secondi, aveva un'indipendenza di gambe veramente notevole. Non so cosa avesse sotto quelle scarpe a punta, ma scivolavano che era una meraviglia!!! E così si esibiva in calci, semispaccate, moonwalk, a un cero punto ha anche suonato la chitarra coi denti! Una volta usciti di scena questi buzzurri c'è stata un'altra piccola pausa e poi sono arrivati Placebo. La prima parte del concerto l'ho passata a rimuginare come il miglior cinquantenne. Dapprima sono rimasto un pò scioccato dall'imponente scenografia: telo gigante con il loro video proiettato sopra che cade una volta che attaccano a suonare, luci che cambiano posizioni sopra la loro testa, led luminosi dietro il palco, 3 megaschermi sopra il palco (anche se erano proiettati)... mi sono veramente domandato se tutto ciò fosse veramente utile o se invece fosse un modo per nascondere qualcos'altro; cosa non lo so, visto che non hanno fatto il minimo errore. La seconda cosa che mi ha un pò infastidito è stato il comportamento di Brian Molko. Quando non aveva una chitarra in mano si atteggiava nel peggiore dei modi, faceva tutte le pose fighe... a un certo punto mi è venuto da paragonarlo ad uno dei Backstreet Boys; se in quei momenti non ci fosse stata la musica la scena sarebbe stata simile. Ma in fondo mi dicono che è normale, anche tu faresti certe cose davanti a quel pubblico, pensa all'adrenalina, all'emozione... io invece ho pensato solo che quello era probabilmente il milionesimo concerto che facevano, e non ho potuto fare a meno di vedere tutto come molto costruito, assai poco spontaneo. Anche le poche parole non cantate di Brian Molko mi hanno dato l'idea di una persona che non vuole dire o comunicare niente, desidera solo far esplodere una marea di fan giustamente esaltate. Le uniche frasi in italiano: "Ciao Milano." boato "Come stai Milano?" boato "COME CAZZO STAI MILANO?" supermegaboatotriplo. Non so, questo mi fa tristezza. A cosa ti serve piazzare un "FUCK THE GOVERNMENT!" in mezzo a "Protect Me from What I Want"? Fa molto figo, molto trasgressivo, molto "io sono contro, sono bello e maledetto". Tanto per non citare tutti i "fucking" gratuiti che ha inserito nei vari testi, seguiti naturalmente da urla di tripudio. Certo che quando io dico cazzo mica sbraita nessuno (a parte i vecchi e le suore). Veramente divertente è stato notare in quante persone si siano accese la sigaretta mentre Brian Molko faceva lo stesso. Eh certo, suonare con la paglia in bocca è molto più cattivo ragazzo. Forse avrete intuito che non ero molto preso dal concerto, vero? Eppure, non so come, dopo un'oretta mi sono liberato di tutte questi riflessioni sterili e ho ceduto alla demenza. Così ho aiutato Berto a piegare il braccio per fare degli stupendi moncherini, ci siamo messi a urlare delle belle cose tipo "Ti amo" oppure "Culano" a Brian, abbiamo fatto dei bei salami e ci siamo un pò attirati gli odi di quelli che ci erano intorno. Dopodichè si è arrivati al momento dei balli scemi: Macarena e altre amenità. Alla fine i Placebo hanno chiamato sul palco Frank Black, che ha dimostrato di essere bravo e di avere una band e un repertorio da schifo, partecipando alla cover di "Where is my Mind", a mio parere il momento più alto del concerto. Valeva la pena esserci solo per quello. Al ritorno mi sembrava di essere sui tronchi di Gardalandiana memoria e ho testato le capacità anfibie dellla mia stagionata vettura. Ora il momento dell'attualità e anche un pò dell'incazzatura. Ho appena sentito l'opinione di Ciampi sul tema del crocifisso. Indovinate un pò? Ebbene si, anche lui è favorevole al crocifisso, e ha anche citato Benedetto Croce: "Non possiamo non sentirci tutti cristiani.". Brividi. SVEGLIATEVI TUTTI: FINTANTO CHE QUESTO STATO E' DEFINITO LAICO IO NON VOGLIO VEDERE IN NESSUN LUOGO PUBBLICO QUALSIASIVOGLIA CROCE!!! Gli incivili e irrispettosi siete voi, bigotti di merda! Non voglio andare oltre, un pò perchè rischierei una denuncia, ma soprattutto perchè l'argomento è trattato ampiamente sul blog di Darth Zar e del Kastel (stupendo il suo post!!!). A domani. PACIUFF! domenica, ottobre 26, 2003 P osT ScHIZofrenIco
Nel senso che è uno, ma vale per due. Questo per vari motivi. Il primo è che non potevo farmi sfuggire l'occasione di inserirlo poco prima del cambio dell'ora, cercando di incasinare un pò tutto. Andrò infatti a letto prima di aver scritto queste righe. Sonnambulo? Meraviglie dell'ora legale (o solare, cacchio ne so qual'è). Il secondo è che solo poche ore fa mi hanno ricordato del concerto dei Placebo a Milano. Domani. Cioè oggi. Insomma presto. E io sono il loro unico mezzo di trasporto. Non che mi dispiaccia, mi becco il biglietto a macca, ma chi se lo ricordava? Accennano qualcosa due settimane prima e pretendono che io mi ricordi? Ho bisogno di stimoli continui. Vabbè, questo vorrà dire che neanche domani riuscirò a studiare, come oggi e anche come ieri, ma pure come l'ultimo mese. Da lunedì dovrò diventare davvero schizofrenico. Andiamo avanti. Oggi ho scoperto che è spuntata dal nulla una pizzeria Pinocchio. E' sono anche germogliati magicamente dei cartelli di "Divieto di Sosta con rimozione forzata" nel luogo in cui sono solito parcheggiare la macchina. L'unico luogo in cui è possibile parcheggiare la macchina. Spero vivamente che in comune abbiano approfittato dell'offerta -PRENDI 30 CARRI ATTREZZI PAGHI 29- perchè dovranno metter su un bell'esercito per spostare tutte le auto dei residenti. E se la macchina ve la mettessi IN CULO CHE C'E' PIU' SPAZIO E CI LIBERIAMO ANCHE IL GOITO? SOLO BISOGNA STARE ATTENTI AI LADRI PERCHE' MI HANNO DETTO CHE CI DI LI' CI PASSA SEMPRE MOLTA GENTE!ma parliamo d'altro Ho appena finito di scaricare la pluricitata "duel of the fates" da winmx. E' il remix techno. E NON POTEVATE SCRIVERCELO PORCA PUTTANA CHE IO ADESSO MI TROVO UNA MERDA DISCOTECARA SULL'HARD DICK E MI STA ALQUANTO SUL CAZZO? cambiamo argomento Oggi ho visto un film di Takeshi Kitano, il suo primo lungometraggio da regista. Si chiama "Violent Cop", e parla, pensa un pò!, di un poliziotto violento. Se c'è una cosa che odio ma ultimamente mi succede sempre è vedere un film a pezzi. Giovedì ne vedrò il finale. In compenso ho scoperto che Andrea Pazienza parlava spesso del Dams nelle sue vignette e che oggi c'era il compleanno di Torlai. Auguri, hippie. Urrà. Evviva. Ma non ho detto la cosa più bella!!! Stamattina appena svegliato (le 12, ronf ronf) mio padre mi avverte che l'amplificatore del dvd non va più. Trattasi di amplificatore per l'impianto home theater, sbilenco ma che fa il suo effetto, del mio soggiorno. Il mio pensiero, visto che non sono prevenuto è subito: "Chissà che casino ha combinato mio padre". Dopo un'ora di bestemmie non ci salto comunque fuori; il manuale è fatto per dei craniolesi e c'era un cavo in più, peraltro inutile. Non si sente nulla, nè dvd, nè Gamecube, nè decoder. Solo la radio, quasi una specie di vendetta perchè non la uso mai. Poi chiama mia madre e mi dona la novella: " Sai che ieri quando l'elettricista ha inavvertitamente invertito i poli dell'impianto elettrico ho sentito un forte rumore provenire dall'amplificatore?". Qualche parole con l'assitenza tecnica; si, l'inversione dei poli ha fatto saltare le entrate dell'apparecchio. Oggi volevo rivedermi episode II. Lunedì si porterà la ferraglia inutilizzabile dalla cara assistenza Hitachi, che la accudirà gelosamente per un almeno un mese. Ma cazzo... Splinder non è accessibile da un'ora e le fatidiche 2 sono sempre più vicine. Basta, mi arrendo all'inattività. Intanto cercate di indovinare il film dalla frase, è molto semplice, di sicuro lo avete visto tutti, è anche piuttosto recente. A lunedì, abitanti del paese delle righe blu. venerdì, ottobre 24, 2003 Candelina e sciopero Il post di ieri non l'avrà letto nessuno, mi rendo conto che era un pò elitario, ma almeno ho scoperto che la forza scorre forte nello Zar. Per rimanere in tema (dello zar) voglio soffermarmi un attimo sullo sciopero generale e conseguente manifestazione che si è tenuta stamattina a Parma. Alle 9, ora effettivamente concordata, non c'era nessuno. Quei pochi arrivati in piazzale Barbieri guardandomi sembravano dire: "Ma siamo solo noi?". Per foruna col tempo le cose sono migliorate, anche Ekatherine si è svegliata (segnale molto importante, perchè vuole dire che tutta la città è ormai in piedi) e ci ha raggiunto. Dopo un'altra mezz'oretta ad aspettare la mitica "macchina delle manifestazioni", una volkswagen lupo, auto non proprio proletaria ma era rossa e questo bastava, finalmente il corteo si è avviato. Bellissima la mia figura con il tipico intervistatore della tv locale: "Perchè sei qui?" "Perchè penso sia importante essere qui... a sostenere queste... cose... importanti..." segue mia risata e mimica dell'ignoranza. Non ho alcun dubbio che lo manderanno in onda. Per il resto niente da dire, la manifestazione è venuta proprio bene. Mi spiace però molto aver constatato che in molti questo sciopero non l'abbiano fatto. Uno pensa allo sciopero generale e immagina una città bloccata, niente autobus, niente lezioni, università chiusa... Invece no. Il trasporto pubblico funzionava perfettamente, la maggior parte dei negozi aveva la sua vetrina illuminata e guai a vedere un'edicola chiusa. Mi spiace soprattutto per una mia prof, che so combattiva per queste cause ma non condivide il mezzo dello sciopero. Mah. Di sicuro in altre città sarà andata diversamente, ma fa sempre un pò tristezza accorgersi di essere in una città in cui la maggioranza delle persone ha votato Ubaldi per la seconda volta, e che preferisce non perdere i guadagni di una giornata di lavoro piuttosto che protestare per un futuro migliore. Peccato. Passiamo a cose più frivole, in tema con lo spirito di questo blog. In attesa di cambiare radicalmente il suo aspetto, spengo la seppur piccola candelina della prima settimana di vita. Mi ero ripromesso di scrivere un post al giorno, e per adesso così è stato. Ringrazio tutti quelli che hanno avuto la pazienza di leggere i miei papiri e in seguito di commentarli. Devo ammetere che sta diventando una piacevole abitudine mettersi davanti allo schermo e buttare giù qualche parola. Spero di continuare così ancora per molto, anche se in periodo esami dubito riuscirò a esprimermi molto. Vabbè, per oggi non so proprio cosa aggiungere. Se dopo i miei deliri Lucasiani di ieri vi siete convertiti alla religione jedi (secondo un censimento molto diffusa in Inghilterra!) non posso che consigliarvi www.guerrestellari.net, dove potete trovare notizie, sfondi e molti articoli di approfondimento interessanti. YAH! giovedì, ottobre 23, 2003 La nuova (vecchia) trilogia stellare George Lucas è diventato imbecille con gli anni?
Si parla per la prima volta di cinema, in un blog che era nato per parlare soprattutto di questo ma che si era ancora trattenuto per motivi vari. E come iniziare a trattare l'argomento se non con una saga spaziale che amo letteralmente alla follia? No Berto, non parlerò del Decalogo, ma di Guerre Stellari. Per chi non è cresciuto cullato da questi tre film (come avrete capito anche dai post precedenti sono un pò nostalgico) potrà sembrare patetico commuoversi di fronte a scene si molto drammatiche, ma non più di quelle di un altro film, per cui riserverei di solito un'apatia quasi totale. La prima entrata in scena di Darth Vader (Vader, non Fener, ricordate), la morte degli zii, quella di obi-wan, l'arrivo del Millenium Falcon quando meno te lo aspettavi, il bacio Han con Leia, Han che viene ibernato nella grafite, Luke che perde una mano e scopre la tremenda verità (la frase più abusata di sempre), l'esecuzione nel deserto, il duello finale... sono momenti che una volta vissuti, soprattutto da piccoli e con una tale frequenza, non se ne vanno più. Ma è inutile parlare di questa trilogia, chiunque l'abbia vista non può non averne subito il fascino, e hanno un valore innegabile anche per la critica. Una questione più delicata è quella che riguarda i prequel. Non vi siete mai chiesti perchè all'inizio di Guerre Stellari vi fosse scritto episodio IV? No, non l'hanno aggiunto qualche anno fa, è sempre stato lì. E in effetti già dalla metà degli anni 90 girava la voce di un eventuale seguito. Dopo il 1997, anno in cui i film sono tornati al cinema nell'edizione speciale, è stato finalmente svelato il mistero. Ciò che sorprese fu scoprire che non si trattava di un seguito, ma bensì di un "prequel", la narrazione di ciò che successe prima dell'avvento dell'impero. L'attesa era alle stelle, l'eccitazione ai massimi livelli, aumentata dalla rete, che ora permetteva ad ogni utente di scaricare il trailer di episode I direttamente sul suo pc. Il trailer era fantastico. Risentire il tema dell'impero mentre sotto scorrono (nuovi) combattimenti nello spazio e (nuovi) duelli nello spazio era a dir poco esaltante. Tutti aspettavano quel fatidico giorno di maggio con una trepidazione mai vista, in America molti uffici furono costretti a chiudere per permettere ai dipendenti di andare a vedere il film. E poi il giorno arrivò. Qualcosa era andato storto. Non certo a livello commerciale, il film è tutt'ora uno dei più grandi incassi della storia del cinema. Quel giorno ci fu lo scisma, fra i fan di Guerre Stellari ma non solo, e il pubblico si divise in due, senza mezze misure: chi lo odiava e chi lo amava. Vi confesso subito che io l'ho amato e lo amo tutt'ora, anche se con qualche piccola precisazione. Partiamo da noi, dall'Italia. Qui Episode I: The Phantom Menace uscì molto più tardi, in settembre. Era già tutto pronto. All'uscita da scuola ci saremmo recati davanti al cinema Verdi per assistere alla prima proiezione, eccezionalmente (per Parma) di pomeriggio. Dopo un'ora di attesa davanti ai cancelli chiusi (inutile, eravamo solo noi e un fan trentenne) finalmente si entra. Dopo 22 anni di nuovo "tanto tempo fa in una galassia lontana lontana...". Logo Star Wars. Episodio I. La minaccia fantasma. Musica inconfondibile. Goduria assurda. Passa il primo tempo e si scambiano i primi commenti. Fra, che l'aveva già visto a Londra, nota subito che il doppiaggio, sia come traduzioni che come voci, è pessimo. Indiscutibile. Secondo tempo. Parte politica su Coruscant e finalmente battaglia finale, col duello a tre che era già diventato un mito prima che il film uscisse. Titoli di coda. Finita. L'attesa di 2 o più anni svanita in poco più di due ore. Forse un pò ingiusto, ma è così. Tutti sono concordi che il film sia bello, chi più chi meno, ma in definitiva nessuno si è sentito veramente deluso. Poi leggo le prime recensioni e sento i primi commenti di miei amici che lo hanno visto in seguito. Titolo più significativo: crap (merda). Molto più che deludente: osceno, insulso, pessimo, insomma merda. Passano altri tre anni e si attende il secondo episodio, ma con una trepidazione diversa; in definitiva l'ultimo Guerre Stellari era uscito solo tre anni prima, per episodio I si erano dovuti aspettare 22 anni! Comunque anche qui attesa alle stelle, tre trailer su internet, uno al cinema, documentari sul web. Arriva maggio 2002. L'accoglienza non è così pessima come la prima volta, ma non si può neanche definire "accoglienza". Episode II: Attack of the Clones è bollato subito come un filmetto. Un mio amico mi ha detto: "L'ho noleggiato ma mi sono rifiutato di andare oltre il primo tempo". L'attesa si sta ripetendo in questi giorni con episodio III. Quello che voglio fare ora è fornire la mia personale visone dei due titoli, intesi sia come film che come eventi. Chiunque abbia visto Episodio I converrà quasi sicuramente su un punto: non raggiunge i livelli della trilogia originale. Sono d'accordo, per vari motivi. Primo fra tutti la storia, che procede effettivamente a sbalzi. Noiosa la parte nella città subacquea, che, per quanto ben fatta, non ha un feeling molto "Guerre Stellari". In definitiva tutta la prima parte, senza voler generalizzare, è profondamente inferiore alla seconda, diciamo fino all'arrivo su Tatooine e la corsa dei Pod (NON SGUSCI!!!). Ritengo quest'ultima splendida, arricchita ancora di più nella versione dvd (l'ultimo giro è allungato). E' a tutti gli effetti una chiara rivisitazione in chiave tecnologica della corse delle bighe in Ben Hur, una delle tante citazioni cinefile che Lucas ha piazzato nei suoi film; citazioni, beninteso, che non avrebbero alcun valore se fossero fini a se stesse. Questo per fortuna non succede. Con questa scena il regista dimostra a tutti gli effetti di essere superiore a tutti quei colleghi contemporanei, naturalmente nell'ambito del film d'azione e di avventura. Il Morandini afferma che Lucas dopo venti anni ha perso la mano. Non credo. Questa sequenza, e soprattutto il duello finale, sono eccezionali. Non dico che la qualità registica sia omogeneamente distribuita in tutto il film. Arriviamo allo scontro fra i due Jedi e il Sith. Parte la musica, "duel of the fates", brano che riesce seriamente a far impallidire temi storici della vecchia trilogia. Si apre la porta, verticalmente, molto piano. In mezzo una figura incappucciata. Tutti i soldati si fermano, compresi i due jedi. Primo piano di Darth Maul. Si toglie il cappuccio, mostrando una faccia tatuata, nero e rosso, espressione impassibile. " Ci pensiamo noi qui". Tutti si tolgono le tuniche. Il sith estrae una spada a due lame, che si accendono alternatamente. Partono i cori. I jedi accendono le loro due armi. Inizia il combattimento, veloce, rapido, quasi finto, molto elegante, sembra una danza. Evidente che riguardare i "pacati" duelli dei tre film precedenti non sarà più la stessa cosa. No, se cè qualcosa che si può obbiettare a questo film non è la regia. Lucas da questo punto di vista fa bene il suo lavoro. John Williams, sembra ormai chiaro, quando lavora con Lucas dà il massimo. Non ci sono molti nuovi temi, ma il già citato "duel of the fates" (è FANTASTICO, scaricatelo!) e la festa conclusiva bastano e avanzano. Gli attori non saranno degli harrison ford o dei mark hamill ma, a parte uno spaesatissimo Jake Lloyd, non deludono. Gli artisti, chiamati a ricreare un mondo cronologicamente precedente a quello visto nel 77, e quindi influenzato molto da quegli anni (forme squadrate e tante lucine rosse), sono degni della massima lode. Charachter design ai massimi livelli; Darth Maul è splendido. Cosa c'è quindi che non va? Sta tutto, come ho già accennato, nella sceneggiatura. Troppo poco organica, molto altalenante. Ma non, come afferma qualcuno, per l'alternarsi di parti pesanti, come l e discussioni politiche su Coruscant,e parti d'azione. No, io sto parlando dal punto di vista della qualità. I dialoghi non sono memorabili come nei primi tre film, vero e proprio pozzo senza fondo di frasi ad effetto. Jar Jar sembra creato per piacere a un pubblico giovane ed è atutti gli effetti così. Risulta però più irritante che altro, fastidioso per la sua continua goffaggine che non ha niente a che spartire con quella di un D3BO. Episodio I non meritava Pippo. Già solo la sua eliminazione, o comunque una riduzione della sua presenza, avrebbero reso il film molto più appetibile ad un pubblico "adulto". Nonostante questi difetti continuo però a sostenere che sia un gran bel film. E che sia, a tutti gli effetti "Guerre Stellari" anche lui. Vabbè, non esageriamo, diciamo un film bello, senza alcun dubbio rispettabile. D'altronde è naturale che il film sia stato subito così criticato. A parte l'hype che gli si era generato attorno, doveva fare i conti con dei "mostri sacri" del cinema. Guerre Stellari nel 77 aveva scosso l'industria del cinema. Questo, inevitabilmente, non poteva succedere di nuovo. Lucas tuttavia si buttò subito a lavorare su episodio II. Stavolta decide di dirigere anche il secondo e il terzo film, ma chiede l'aiuto di Jonathan Hales, con cui aveva collaborato ad alcuni episodi del giovane Indiana Jones, per scrivere la sceneggiatura. Ha fatto bene? Vediamo. Prima di tutto Episode II è senza alcun dubbio migliore del precedente. Già durante gli anni di lavorazione Lucas aveva detto chiaramente di volere un film più diretto, immediato, con molta più avventura e azione rispetto al precedente, tornando al tradizionale bilanciamento. Si è tornati a un alternarsi scene di dialogo-scene di azione come nei vecchi film? Ni. Da una parte si assiste ad una caterva di combattimenti, inseguimenti, guerre, dall'altra seguiamo l'indagine di Obi-Wan Kenobi in giro per la galassia e la storia di amore fra Anakin e Padmè. Ammetto però che il primo aspetto sia preponderante. Ciò a mia opinione non è un male di per se. La saga è sempre stata 70% azione e 30% contorno. Il problema è che mentre l'azione quasi supera la vecchia trilogia, il contorno lascia a desiderare; non tanto per l'investigatore Obi-Wan, che per la prima volta dona ai film un tocco di mistero, nel senso ultimo di una ricerca della verità, volutamente celata. Il problema restano i dialoghi. Guardare i due innamorati che si parlano è come leggere uno dietro l'altro i bigliettini dei baci Perugina. Mieloso, troppo. Per il resto potete dirmi quello che volete, per me sono tutti meriti, e vi assicuro che l'ho visto non poche volte. La trama, che era arrivata a un grandissimo dilemma alla fine del primo film ("Sempre due ci sono: un apprendista e un maestro" "Ma chi era quello? L'apprendista o il maestro?) qui si infittisce ancora di più. Insieme all'investigatore Obi-wan andiamo alla ricerca del misterioso attentatore, scoprendo una realtà sempre più misteriosa e oscura, enigmatica. Veniamo a sapere come inizia la guerra dei Cloni (Si, la colpa è di Jar Jar, lo sapevano tutti!) e scopriamo un nuovo, magnifico personaggio; il conte Dooku, un Cristopher Lee che ci voleva davvero in questa saga, e non solo perchè il suo amico del cuore Peter Cushing era il cattivo di Guerre Stellari. E Yoda combatte. C'era il rischio che diventasse una ridicola puttanata. Ringrazio ancora per il completo successo di questo duello. Alla fine è chiaro che i Jedi brancolano nel buio, la guerra è comiciata e neanche Anakin è più lo stesso. La sequenza finale è magnifica, John Williams non si smentisce. E alla fine il conte Dooku arriva dal suo "maestro". Davvero grande personaggio. Peccato che all'inizio di Episode III... Non ci crederete, ma vi giuro che avrei potuto scrivere molto di più. Che cosa volevo dire con questo post in piena? Non pretendo certamente che voi cambiate idea su questi film. Assolutamente. Mi piacerebbe solo che voi, quelli che magari non li hanno neanche visti tutti per pregiudizio o chissà cos'altro, vi metteste a rigurdarli. Entrambi. Ma liberi da ogni preconcetto, e so che questo è difficile. Guerre Stellari non è, e non vuole essere, nè Bergman nè Fellini. Tuttavia questa nuova trilogia non vuole essere, e sia nel bene che nel male, non è una fotocopia della vecchia. Prendeteli per quello che sono, lasciatevi andare. Prima di uralre "che stronzata" quando Anakin si lancia nel vuoto in episodio II, pensateci. Liberatevi da questi schemi che vi vogliono sempre attivi, sempre vigili, sempre censori. Il cinema per me è, prima di tutto, emozione. E vi posso dire per certo che se sarete talmente umili da accettarle anche questi nuovi film saranno in grado di donarvi emozioni, come la prima trilogia. A domani. mercoledì, ottobre 22, 2003 Risposta a Giulio Ovvero accorgersi di un commento dopo un mese Come il buon Kastel sa, ho deciso di aprire un blog in seguito ad una sua personale discussione. Il Castel una sera facendo zapping è capitato su canale 5 e non ci ha visto più. Si può comunque consolare, qualcuno vedendo Maria de Filippi ha provato, a ragione, a togliersi la vita. Cercando di fargli notare che qualcosa di buono ancora è rimasto, in mezzo a cotanta spazzatura, mi sono accorto di aver scritto tanto, forse troppo. Di qui l'idea di un blog mio, in cui spargere perle di stupidità ai più (per maggiori chiarimenti vi rimando al mio primo post, con i punti essenziali per leggere queste "pagine"). Il bello è che una volta aperti i battenti di questo aborto non mi sono più curato di vedere se la discussione sul blog del Kastel fosse andata avanti. Così una mattina in stazione il Pelo mi dice: "Quello che ti ha risposto sulla televisione è Giulio." Oibò, risposto? Sono andato a vedere ed effettivamente qualcuno si era scomodato a leggere le mie frasi sgrammaticate. Mi sembra quindi doveroso riportare le sue parole e in seguito rispondergli: "Puoi insultami, puoi prendermi a calci, ma non puoi criticare il mio stile di vita!", come dice il Bracheto. La televisione non ce lo mai avuta(melio: sono nato in una casa senza televisione) e non ne sento la mancanza. Tutora. Questo non perche io ragioni come un Criticco Apocalitico e gridi al sacrilegio, perche ci sono programi scadenti, solo mi sono habituato a un altro ritmo, ad altre abitudine che verebbbero sconvolte se portassi un televvisore in casa (ad esempio; non sono vaccinato. contro la publicita. i miei amici non finiscono di stupirsi quando mi incanto davanti al più cretino degli spott). Con questo non volio dire che mi sono abituato meglio o pegio degli altri (la mancanza della tv è sicumente uno dei motivi per qui per buoa parte, della mia esisstenza sono cresciuto come un disadatatto), semplicemente, mi sono abituato diversamente. apprezzo l'entusiasmo con cui argomenti, e mi direi felicemente daccordo, con te, se io havessi un televisore. Non su tutto pero. Questo dictat ("Mi fanno seriamente tristezza quelle persone che al giorno d'oggi decidono di non possedere una televisione. Oltre a essere una scelta anacronistica è anche sciocca e dettata da pregiudizi, da un "pressapochismo" (Don Maggiali docet) che ha ben poche ragioni di esistere. Perchè così facendo oltre a perdersi dei momenti interessanti e culturalmente stimolanti, si danneggiano anche quelle poche persone che cercano di creare una TV seria, intelligente e libera.") pressupone altre due affermazzioni: 1 che la tv sia, se non lunico, uno dei pochi mezzi di diffussione dellacultura. 2 E che quindi sia obbligatorio tennerla in casa. Il che sinceramente mi sembra entrare il contraddizzione con la critica che muovi alla linea di pensiero che guida la maggior parte dei programmi televisivi. Tu aspica pure una tv seria, intelligente, e libera, io auspico ancora una libera sceltam, tra il possederla e il non rimpiangerla. Giulio "il Rompiscatole" Recusani(a.recusani@davide.it) Ok, prima di rispondere devo ammettere che il pezzo che tu citi mi è stato ispirato da due mie professoresse, una del Ginnasio, e una del Liceo, che hanno optato per una vita senza televisione. Da ciò che dici mi sembra che la tua esperienza possa essere paragonata a quelle delle figlie delle suddette professoresse. Devo ammettere che quando in classe ci hanno detto della loro scelta sono rimasto molto perplesso. Mi chiedevo: "Perchè?" La risposta delle due era molto semplice; perchè non ne avevano bisogno e perchè ritenevano altre attività più stimolanti e positive. Ora mi puoi sinceramente spiegare che razza di discorso è? Io vivrei anche senza televisione, computer, telefono, telefonino, questo lo capisco bene. Ma come ho già detto ritengo ANACRONISTICO pensare di non avere una televisione in casa, un telefono, un telefonino... Lasciando stare la loro effettiva comodità quello che è veramente INNEGABILE è che la scoperta e l'utilizzo di questi mezzi abbia portato ad un effettivo miglioramento della vita. Il telefono permette di comunicare a lunga distanza, la tv fornisce notizie quasi in tempo reale, il computer infine offre tante di quelle opportunità che neanche voglio elencare. Dato per scontato che questa scelta non può essere influenzata da un fattore economico (un tv oggi, senza voler esagerare, te la porti a casa per 100 € o poco più) non rimane che l'ideologia, o se vogliamo il pregiudizio. Oserei addirittura chiamarla paura. Paura che questa televisione ti possa possedere, che ti possa traviare, guidare, influenzare. Non nego che ciò possa succedere. Ma è lo stesso discorso del cibo. Sta a te decidere cosa e quanto mangiare, ma non per questo decidi di non mangiare più per la paura di diventare obeso. Quello di dire no alla tv mi sembra più un fuggire il problema, invece di affrontarlo consapevolmente e con spirito critico. Se guardi la tv non smetterai improvvisamente di leggere libri, disegnare o suonare. Come dice il buon Capucci, prof di teorie e tecniche delle comunicazioni di massa, ogni nuovo medium non soppianta quello precedente, ma piuttosto gli si affianca. Il cinema non è morto con la nascita della televisione, neppure la radio. Tu puoi decidere di leggerti un libro al mattino, dipingere al pomeriggio, e magari alla sera pensare di guardare qualche programma o film in tv. Se poi la qualità della nostra televisione sia scadente o meno, è un'altro discorso, molto diverso e direi successivo al tuo, che mi sembra più una questione di principio. E poi si, anche questa è cultura, popolare quanto vuoi, ma è cultura. Non volgio sentirmi rispondere che l'informazione ricevuta dai quotidiani ti basta per vivere, quella televisiva è di un'altra pasta. Quella cartacea è più approfondita, ma ha il grande difetto di uscire fuori una volta al giorno. Avrei proprio voluto vedere una persona che si sveglia il 12 settembre 2001 e scopre che il giorno prima è successo il finimondo. Non dimentichiamo poi che gli spazi di approfondimento ci sono anche in televisione, a prescindere dall'orientamento politico che posseggono (otto e mezzo, ballarò, excalibur, porta a porta [mi duole dirlo ma è approfondimento anche questo]...). Insomma, io rimango della mia idea. Tu puoi scegliere di non possedere una tv, non verrò certo a installartela di notte, ma trovo molto deprimente che al giorno d'oggi esistano ancora persone ancorate a quest'idea. Che è quella del "non vogliamo cambiare", senza dubbio almeno comprensibile (non dico accettabile) da genitori che forse sono cresciuti quando ancora non esisteva, ma allucinante riferita a un ragazzo venuto su alla fine del XX secolo. Il progresso va avanti e rifiutarlo vuol dire rimanere fuori dalla società. Piuttosto trovo più costruttivo cercare di sfruttare le nuove tecnologie a fini positivi, e non lasciare che esse ci controllino. MARAMAO P.s. Datti una ripassata alle doppie e alla punteggiatura. martedì, ottobre 21, 2003 Come sopravvivere senza sforzarsi troppo ovvero la Cina ha fatto la guerra per delle saponette ovvero la nonna è una sacerdotessa di Dagon
Adesso si fa sul serio. Quante volte vi siete sentiti frustati, abbattuti, demoralizzati da lezioni collocate negli orari più improbabili e studi massacranti? Quante volte sentendo la sveglia la mattina avete cercato di convincervi che si trattava solo di un errore elettronico e che questa suonava per sbaglio? Quante volte vi ha colto la depressione nel pensare ai vostri prossimi sudatissimi anni di studi, solo per avere una laurea che molto probabilmente potrete usare come bavagliolo per vostro nonno? Bene, IO HO LA SOLUZIONE ai vostri problemi, al vostro stress, alla vostra fatica. Potrete finalmente smettere di studiare e donarvi anima e corpo alle vostre più sfrenate passioni e hobbies. Con i miei miracolosi metodi di guarigione dalla SSCFM (Sindrome di Sostentamento per Causa di Forza Maggiore) non dovrete più sbattervi per il diploma, la laurea, il master, lo stage. Non dovrete nemmeno recarvi all'ufficio di collocamento. Vi basterà seguire alla lettera i miei consigli per non pensare più ai problemi economici e sguazzare nel fancazzismo più totale. Non vi è un metodo unico per raggiungere quello che io chiamo MAM (Mantenimento a Macca), ve ne sono molteplici e di diversa attuabilità: 1) Il metodo dell'uomo/donna della mia vita. E' una delle vie più classiche al raggiungimento del MAM. Praticato da tempi immemori, consiste nel conquistare una gentil pulzella o un galante ometto e convincerla/o di essere l'amore della sua vita. Non bisogna neanche aggiungere che un prerequisito fondamentale per la vittima sia l'ingente disponibilità economica. ATTENZIONE: molti vanno troppo oltre in questa pratica e arrivano al Matrimonio. Quest'ultimo non è per forza necessario, soprattutto se siete giovani e con i genitori ancora disposti a mantenervi per un pò (si può sempre dire di stare cercando lavoro). Una semplice relazione ufficiale, ma nulla di più, è sufficiente per avere la cena pagata nella maggiornaza delle occasioni ("Mi hanno rubato il portafoglio!") oppure essere sommersi di regali ad ogni evento particolare ("Cara, sai che giorno è domani? SONO 2 MESI E 18 GIORNI CHE STIAMO INSIEME") finchè lei non vi becca con un'altra. Il che non è un male, se anche la nuova prescelta possiede molta pecunia. Requisiti fondamentali: cercare di rendersi i più belli/e possibili/e, dire frasi sdolcinate, fare continuamente complimenti, sentirsi spesso (munirsi di apposito disco registrato). Errori da non commettere mai: sbagliare il suo nome, chiamarla mamma, esprimere dubbi sul suo gusto di vestirsi o il suo aspetto fisico, e soprattutto mai dire la fatidica frase: cercare sempre di essere il secondo e rispondere con "anch'io". Lasciare le dichiarazioni d'amore fasulle solo ai più esperti ormai liberi dai sensi di colpa. I trucchi degli esperti: mentire sulla propria infanzia, trascorsa in un orfanotrofio comandato da una direttrice sadica che vi ha impiccato il cane. Ricordatevi, siete stati adottati. 2) Il metodo della frode assicurativa: questa tecnica che vi farà odiare da molte persone, ma si può sempre cambiare residenza. Consiste nell'appigliarsi a cavilli legali e farsi risarcire per danni che gli altri vi hanno provocato. Qui la fantasia si può davvero sbizzarrire. Si faranno solo alcuni esempi di frode. Un tipo molto diffuso, soprattutto al sud, è il cosiddetto "tuffo sulle striscie". Consiste nel lanciarsi addosso a un'automobile che sta transitando sulle strisce pedonali. Un'altro è quello dell'auto scon gli stop difettosi. Un tizio si era addirittura installato un pulsante che disabilitava le luci dei freni. Quindi danni a non finire. Si può anche urtare involontariamente un passante con un bicchiere pieno e accusarlo di avervi bagnato apposta. Il trucco sta nella fantasia dell'esecutore. Requisiti fondamentali: avere un corpo e un'automobile. Errori da non commettere mai: farsi tamponare dal proprio assicuratore, mostrare un'accento smaccatamente meridionale, lanciarvi contro una ferrari in corsa. Rischi: forse questa pratica NON E' PROPRIAMENTE LEGALE. Molto probabile finire direttamente al metodo 3. 3) La galera: semplice, vi fate sbattere dentro. Non avrete più vita sociale, lavorerete più duro di prima, ma avrete pasti caldi ogni giorno e NUOVE esperienze nelle docce. Requisiti fondamentali: essere completamente idioti. Rischi: bruciore del coccige, non uscirne mai più.
A presto con altri mirabolanti metodi. Intanto non trattenetevi e mandatemi i VOSTRI METODI per vivere di rendita, il limite è la vostra fantasia (e come vedete a me stasera non funzionava molto). SBARAGNAUS lunedì, ottobre 20, 2003 Parliamo un secondo di videogiochi ultima parte fine kaput Ringraziando il prode Berto per avere messo per qualche momento la mia fragile mente in subbuglio (stavo già preparando il post di risposta!), passo subito all'ultimo atto di una trilogia che ho iniziato entusiasta, ho continuato con più fatica, e finisco stanco morto. Dunque, i videogiochi: partiamo da quella che mi pare sia stata un'iniziazione quasi comune alle persone che bazzicano su questo blog: il Nintendo. Scatoletta grigia e nera con scritte rosse e due scomodi pulsanti posti sotto un'altrettanto scomodo slot in cui inserire cartucce (ma, diciamoci la verità, le abbiamo sempre chiamate cassette) enormi. Il joypad era un bel rettangolo squadrato, che al giorno d'oggi farebbe inorridire anche le mani più vissute, ma che al tempo non sembravano poi tanto scomodi. Quel piccolo (per l'epoca) marchingegno ha in realtà un'importanza notevole anche a livello economico, risollevando di fatto l'industria dei videogiochi agli inizi degli anni 80, ormai agonizzante. Quegli ammassi di cubetti che si muovono accompagnati da una musichetta superabile oggi anche dal cellulare di mia nonna, rappresentano per me e molte altre persone che conosco un vero tuffo al cuore. Giocare a titoli come Super Mario Bros (1, 2 , 3 ma soprattutto 1, insieme al mitico Duck Hunt!), Zelda, Megaman (1 e 2), e tanti altri giochi, è tutt'ora un'esperienza altamente consigliabile per scoprire che tutto ciò che oggi è infarcito da milioni di poligoni, effetti speciali degni di hollywood e musiche composte da orchestre, in realtà, scavando a fondo, non è altro che un gioco di 10-15 anni fa addobbato per l'occasione. Poi è venuto il Super Nintendo, console che aveva il duro compito di bissare il successo del predecessore e scavalcare l'avversario di sempre, il Megadrive della Sega. Anche qui potrei citare giochi come Super Mario World, Zelda: a Link to the Past (inchino reverenziale, grazie), Super Metroid (recuperate subito la rom, è un ordine). Insomma, chi ha avuto un'infanzia simile alla mia sa bene quante emozioni potevano e possono tuttora regalare giochi di quel calibro, e quanto abbiano contribuito al nostro divertimento ma, aggiungerei, alla nostra formazione. Invece sputo (ptuh!!!) su quei matusa, citando il buon Elio, che considerano i videogiochi alla stregua di giocattoli, cose per bambini: "Ma come, alla tua età giochi ancora con il computer?", "Ma stai ancora accanto a quelle cose lì?", "Non sei un pò troppo grande per certe cose?". SI, SI, NO. Io gioco quando mi pare e mi piace, di notte o di giorno, e non mi fermeranno le vostre stupide insinuazioni, i vostri stupidi pregiudizi. Voi tenetevi le vostre carte, il vostro tresette e il vostro rubamazzo, io chiamo 8 amici e passiamo la serata a ridere e insultarci giocando a Mario Kart, o a Mario Party, o a quello che vogliamo. Non è vero che il videogioco rende alienati, vi sono titoli fatti apposta per riunire la gente, giochi che si possono considerare la versione evoluta dei classici giochi di società. E io continuerò così, in barba a quelli che mi guardano male, a quelli che quando sentono la parola computer si voltano verso di me, a quelli che mi criticano perchè ho una passione (badate bene mamme, non l'unica) e poi vagano per la casa incazzati perchè non sanno cosa fare. Ancora oggi si possono provare le emozioni provate con quella pistola rossa e quelle papere che svolazzavano per lo schermo, bisogna cercarle in un mare di spazzatura (grazie playstation, ma questa è un'altra storia), ma si possono trovare. Adesso, non per fare pubblicità, perchè nessuno mi paga per queste cose, vi consiglio vivamente un acquisto. Pigliatevi un Gamecube e Metroid prime. Spesa complessiva: 130€. So che è molto, ma se ci pensate è a malapena il prezzo di un videoregistratore neanche poi troppo buono, di un lettore dvd scaccio o di una tv minuscola. Con la differenza che i primi 3 li avete già e che la concorrenza (Sony e Microsoft) costa di più. In cambio avrete una console che secondo me offre i migliori titoli in circolazione (ormai quasi tutti a prezzo dimezzato), e IL miglior gioco degli ultimi 5 anni (cioè da Zelda: Ocarina of time).Con questo vi saluto e vi ringrazio per avere sprecato tempo a leggere i miei deliri. Un grazie particolare a Kofi Annan, così, solo perchè uno dei oncorrenti di Mister Italia credeva fosse il presidente degli Stati Uniti. BAU domenica, ottobre 19, 2003 Parliamo un secondo di videogiochi... Parte II Mentre ieri ho cercato di fornire in modo piuttosto confusionario la mia idea riguardo i cosiddetti "pregiudizi" sui giochi elettronici, oggi ho invece cercato articoli che mostrassero una visione contraria a quella tradizionale. Parto con una notizia relativa alla formazione dei ragazzi legata all'utilizzo di videogiochi.
I videogiochi fanno bene al cervello Più bravi in matematica e più fantasiosi Una notizia che non potrà che rendere felici gli appassionati di videogiochi. Secondo una ricerca portata a termine dagli psicologi del Centro Studi sull'Adolescenza diretto dalla psicoterapeuta Mariolina Palombo, fare delle piccole pause di 15/20 minuti per giocare a videogiochi durante una seduta di studio facilita l'apprendimento. La ricerca ha dimostrato chiaramente che il 65% dei giovani appassionati di games rende di più in matematica e il 47% di questi sviluppa anche una buona dose di fantasia. Non si deve però superare certi limiti, oltre dei quali si rischierebbe un effetto inverso. I videogiochi aiutano l'immaginazione e la creatività, inoltre, stimolano il ragionamento. Ai primi posti della classifica dei passatempi "buoni", si piazzano anche i fumetti. Al contrario la vecchia cara televisione pare essere uno degli intrattenimenti più "pericolosi" per la psiche dei ragazzi. Il dato più stupefacente sembrerebbe tuttavia quello riguardante la scuola. Quest’ultima, infatti, come la Tv, troppo spesso facilita lo "spegnimento" della fantasia, uccidendo talvolta la vivacità dei giovanissimi. La ricerca ha permesso anche di stilare una classifica dei personaggi più adatti allo sviluppo intellettivo dei ragazzi. Ai primi posti Super Mario, i Monster della Disney, Nathan Never, Paperino e Batman. Jonh Gage, capo dei ricercatori della Sun Microsystems, sembra aver confermato totalmente i risultati. Per Gage propone addirittura di introdurre i videogiochi a scuola. "I ragazzini – ha spiegato Gage - seguirebbero le lezioni con maggiore attenzione grazie a una grafica più accattivante". Sul fatto che videogiocare sviluppasse di più la fantasia era una cosa quasi scontata, mentre devo rammaricarmi di essere in quel 35% degli appassionati di games che non rendono in matematica. Da notare anche la valutazione positiva dei fumetti e l'incredibile (ma comprensibilissima) posizione presa nei confronti della scuola. Adesso passiamo ad un altro articolo che scandalizzerà molte mamme. Contrordine: i videogame fanno bene LONDRA, 24 LUGLIO 2001 - Sono anni che le immancabili denunce allarmano i genitori sui pericoli dei videogiochi nella crescita dei figli o accusano internet di effetti disastrosi sulla psiche di chi accede alla rete. Infatti il web porterebbe alla depressione, distrarrebbe sul luogo di lavoro, farebbe aumentare in modo vertiginoso gli stress a cui siamo sottoposti. Ma come sempre arrivano le smentite o studi diametralmente opposti nei risultati. Per quanto riguarda il nemico storico dei genitori di ultima generazione, i videogiochi, la risposta arriva da uno studio appena concluso dai ricercatori dell'Economic and Social Research Council (ESRC). In questa indagine infatti si mostra che l'uso intensivo dei videogames, se non diventa ossessivo, aiuta a sviluppare capacità di concentrazione e coordinamento pari a quelle degli atleti pronti ad una prestazione sportiva. Lo studio sottolinea come le nuove generazioni possano aver beneficiato di stimoli capaci di sviluppare attitudini sociali e cognitive più pronunciate di quanto accadeva in passato. La ricerca ha coinvolto un centinaio di giovani "players" britannici, scelti fra quelli che avevano partecipato a gare di videogiochi. I risultati hanno dimostrato che, a parte un'esigua minoranza con un approccio ossessivo al gioco, la stragrande maggioranza svilupperebbe interessi variegati e avrebbe una vita sociale varia ed intensa. Gli studiosi poi mettono in evidenza come anche campioni e atleti sportivi abbiano utilizzato i videogames per prepararsi. Mi sembra che "interessi variegati" e "vita sociale varia ed intensa" siano difficilmente fraintendibili, vero mamme? E per finire una notizia fresca di giornata, che dimostra gli utilizzi positivi anche nel caso di seri problemi personali, come le fobie. I videogiochi curano le fobie Interessante metodo terapeutico scoperto da alcuni ricercatori universitari canadesi. Per oggi è tutto. Chiunque sia interessato alle fonti mi scriva pure e sarò felice di comunicargliele (tanto per dire che non me li sono inventati stamattina!). Domani cercherò di dare il mio personale punto di vista, concludendo il discorso iniziato ieri.
sabato, ottobre 18, 2003 Parliamo un secondo di videogiochi... La causa di tutti i mali nel mondo Parte I
La discussione nasce da recenti discussioni parlamentari che hanno fatto un pò il giro di tutte le televisioni e radio. Qualche politico (mi sembra di alleanza nazionale, ma non sono riuscito a trovare prove in rete, quindi non specifichiamo) ha proposto il divieto dei videogiochi più violenti ai minori di 18 anni, e ha attaccato l'intera categoria, senza distinzione alcuna, consigliando alle mamme di tutta italia di prestare particolare attenzione e limitare il più possibile il loro uso. Questo è un breve riassunto di ciò che è arrivato alle mie orecchie nelle scorse ore, ripeto, purtroppo non basato su dichiarazioni ufficiali, anche se il succo è più o meno questo. Ora, non c'è proprio niente di nuovo in quello che è successo. Saranno almeno 13 anni, cioè dall'età in cui riesco a ricordarmi, che si sentono opinioni del genere. Voglio ora riportarvi un'articolo trovato in rete: "I giovani spesso tendono a imitare la realtà che li circonda ma a volte la realtà non è come dovrebbe essere. I videogiochi, di tutti i generi, regalano ai giovani quegli attimi di suspances ed eccitazione che solo nella realtà virtuale si possono vivere. Molti questo non lo sanno ed è per questo che sui giornali leggiamo "Donna investita da auto pirata" oppure "Gara tra giovani, 2 morti". " Carmageddon "è un gioco molto violento e lo scopo del gioco è sì finire una corsa automobilistica prima che scada il tempo, ma per riuscire a finire la corsa è necessario investire dei pedoni che si trovano lungo il tracciato, questo perché ogni pedone ucciso regala del tempo supplementare che permette di velocità rendono questo gioco facilmente imitabile, giochi come questo sono facilmente riproducibili nella realtà e questo lo dimostra la realisticità di cui è caratterizzato il gioco. Ma questo è solo uno dei tanti esempi citabili, anche giochi come "Destruction derby", "Vigilante 8", "Twisted metal" o "Driver"(e tanti altri) possono essere divertenti ma pericolosi, l'importante è saper distinguere quella sottile linea che c'è tra finzione e realtà. "A parte qualche dubbio sintattico, è evidente come l'autore non conosca assolutamente ciò di cui sta parlando, come succede per la quasi totalità della stampa non specializzata. Penso che molti di voi ricorderanno Carmageddon, e nessuno neghi il fatto che fosse molto violento. Quello che però i giornalisti dovrebbero sapere è che se questo gioco ha avuto un tale successo il merito è al 90% loro. Le riviste specialistiche del tempo infatti gli dedicarono molto meno spazio, mettendo in risalto soprattutto il suo scarso valore tecnico e artistico. Grazie a tali polemiche si arrivò infine alla censura del titolo, che per continuare a essere commercializzato, sostituì i pedoni umani con delle controparti aliene o zombie. In pratica si investiva ancora la vecchietta con le stampelle, ma la sua pelle era grigia e il suo sangue verde, quindi tutti, dai genitori ai politici erano finalmente contenti. Ma vi rendete conto di quale livello di ipocrisia raggiunga la morale comune? Non investire il signore con la pelle rosa, investi quello cattivo e dalla voce distorta. Passando agli altri titoli che vengono citati: 1)Destruction Derby è il videogioco del Destruction Derby, competizione realmente esistente in America in cui molte auto si schiantano fra loro per fare spettacolo. Diseducativo quanto gli autoscontri al Lunapark. 2)In Vigilante 8 e Twisted Metal si sceglie il proprio veicolo e si cerca di distruggere le automobili avversarie con armi varie. Diseducativo come guardare Robot Wars in Tv. 3)In Driver si prende il controllo di un criminale e della sua auto, senza investire alcun pedone. Non hanno mai pensato di vietare Lupin o Diabolik? Mi rendo conto di essermi perso in considerazioni che non volevo trattare. La vera e propria motivazione alla base di tutte le polemiche è la totale estraneità degli accusatori ai videogiochi. Bisogna dire che negli ultimi anni la visione è un pò cambiata, e chi negli anni 80 veniva considerato un nerd ora viene guardato un pò male o al massimo accusato di asocialità. Sono davvero curioso di vedere quello che si dirà fra 30 anni, quando la quasi totalità degli adulti sarà cresciuta vivendo in prima persona questa realtà. Domani cercherò di andare avanti con questo argomento.
Infine volevo un'attimo ritornare sulla mia lettera di ieri. Speravo sinceramente di beccarmi più insulti, ma anche qualche vostra considerazione al riguardo. Non abbiate paura a scrivere tanto, non sono sms! Non voglio parlarne io direttamente, desidero capire se il mio messaggio è stato recepito o se in realtà è stato un fallimento completo. DITE LA VOSTRA, FATEVI AVANTI. venerdì, ottobre 17, 2003 Cara mamma... lettera di un ventiquattrenne nel 2014 Ormai sono quasi 3 mesi che vivo in quest'appartamento, con la mia ragazza. Sto davanti alla finestra e guardo giù, in strada, pensando a quanto questa città sia diversa da quella in cui tu mi hai cresciuto. Mi viene da riflettere su tante cose passate, la scuola, gli amici, l'università, ma soprattutto su di te mamma, e su quanto non ti abbia ringraziato abbastanza per quanto hai fatto per me. Allora lasciati dire, dopo tanti anni: grazie mamma. Grazie mamma per i miei primi anni di vita, quando non mi permettevi di andare all'asilo o a casa dei miei amici a giocare, risparmiandomi tanti germi e tante malattie che certamente si annidavano in quei posti malsani. Chissà, magari quegli zozzi avevano perfino un cane in casa! Grazie mamma per avermi accompagnato nel difficile mondo della scuola, costellato di grandi difficoltà. Tu mi hai sempre aiutato a fare i compiti a casa, spesso, quando vedevi che ero stanco, me li facevi addirittura tutti. Grazie mamma per avermi limitato l'uso della televisione e del computer. Non eri come quelle sciagurate che lasciavano i figli inermi davanti allo schermi, col rischio di vedere chissà quale film violento, o adirittura un cartone animato giapponese! No, tu eri diversa, stavi sempre insieme a me, sciegliendo ciò che era migliore per la mia formazione. Mi davi sempre dei limiti quando usavo i videogiochi: "mai giocare appena alzati o prima di dormire" dicevi, selezionando accuratamente i titoli in cui non fosse presente nessuna violenza fisica. Non intendevi certo rendere tuo figlio un delinquente! Grazie mamma per non avermi mai spiegato le modalità della riproduzione, tendendomi lontano da filmacci o fumetti che potessero traviare la mia giovane mente. I miei amici di scuola invece non sai quanti giornalini proibiti che facevano girare tra loro! Ma io era stato educato bene e non davo loro retta, considerandoli giustamente dei pervertiti. Grazie mamma per avermi fatto capire che io ero migliore di loro, più bello, più intelligente. Quante risate ci facevamo a parlare di Giorgio e di sua madre, che preferiva andare a lavorare al pomeriggio invece che stare con suo figlio! E non era certo l'unico; ricordi le medie e il liceo, quando tutti i miei compagni andavano a scuola da soli, e invece io potevo arrivare e tornare a casa comodamente grazie ai tuoi passaggi? Anche durante le gite, tu ti premuravi che non fossi mai solo. Venivi in albergo con noi, comprendendo bene quanto avrei sofferto a stare lontano da te, anche per pochi giorni. Grazie mamma per avermi distolto dal partecipare a quelle manifestazioni senza senso, che servono solo a perdere delle ore di lezione e ad indispettire i professori. Ma io lo vedevo che erano contenti, quando entravo da solo in classe, perchè ero diverso da tutti quei caproni con delle famiglie sciagurate che, magari, li incoraggiavano anche! Grazie mamma per esserti sempre preoccupata sempre della mia scuola, per essere andata ogni settimana a colloquio con i professori, per esserti sempre candidata come rappresentante di classe e, gli ultimi anni, d'istituto. Grazie mamma per avermi convinto a scegliere un'università seria, che mi ha permesso di diventare un uomo importante e di prestigio, mentre i miei compagni sono finiti tutti a studiare cose strane che gli piacciono tanto ma che non gli daranno mai niente nella vita. Mi ricordo ancora quella sera che avanzai la proposta di andare a studiare in un'altra città; all'inizio mi sembrava una buona idea, ma come al solito avevi ragione tu. Perchè andare a studiare da un'altra parte quando qui c'è tutto ciò che uno studente può desiderare? Perchè poi andare a vivere in un misero appartamentino con dei poveracci quando potevo tranquillamente rimanere con te? Insomma, grazie mamma per esserme stata una presenza fissa nella mia vita. L'ultima volta che ti ho visto piangevi, e singhiozzando ti raccomandavi che io diventassi una persona per bene, proprio come lei mi voleva. Adesso qui, in un'altra città, davanti a un'altra finestra, con un'altra donna in casa mi chiedo una cosa:
ma non pensi di avermi un pò rotto i coglioni? giovedì, ottobre 16, 2003 E' nata creatura! Tutto è nato stamattina, mentre mi dirigevo verso la stazione. Dopo 3 giorni di intense discussioni (nel senso buono) sul blog del Castel mi sono posto una semplice domanda: perchè non ne faccio uno mio? In effetti è da tempo che visito e lascio commenti su blog di altri, alcune volte apprezzandoli, altre (molto più spesso) criticandoli. Qualche mese fa a me e al mio compagno di cazzate Berto era guizzato il pensiero di crearne uno, in risposta a tutti quei blog introspettivi che si piangevano così tanto addosso da oltrepassare il limite umano del ridicolo. Naturalmente come tutti i buoni propositi venne presto dimenticato in favore di chissà quale festa di paese, ed effettivamente solo oggi mi è ritornato in testa. Avevo un'idea precisa per questo blog, che difficilmente riuscirò a concretizzare entro breve (e forse mai) a causa delle mie scarsissime abilità nel campo HTML e la mia incontentabilità a livello di Template. Quindi o mi metto a studiare l'html o quelle che vedrete sarà un bellissimo aborto. L'unica cosa che posso fare adesso è elencare ciò che voglio e ciò che non voglio da questo blog, una specie di documento programmatico che invito il prode Berto a farmi sempre rispettare: 1: Questo blog non pretende e non vuole essere serio: ce ne sono già troppi di tale fattura, e questo blog è nato anche in risposta a quelli. Dite tutto quello che pensate senza pensarci troppo su, evitate secchionate, latinismi, poesie o qualsiasi cosa che voglia essere troppo "alto". Scrivere qui non vuole dire esibirsi in un saggio di bravura stilistica o intraprendere una discussione filosofica. L'idea è quella di confrontarsi con gli altri senza avere pregiudizi o cercare di sembrare migliori. Tutto qui. Discutere coerentemente nella maniera meno impegnata possibile. 2: Questo blog non è un diario della mia vita; saranno evitati il più possibile post che parlano dei miei problemi personali e/o di ciò di veramente serio che mi accade intorno. Insomma, se volete farvi i cazzi di qualcuno, andate da un'altra parte. 3: Questo blog non vuole piangersi addosso; non leggerete neanche frasine dall'oscuro significato che vogliono in un qualche modo esprimere ciò che provo in quel momento. In particolare non vedrete mai cose tipo: "odio il mondo", "nessuno mi capisce", "voglio sprofondare negli abissi del mio dolore lamentoso" e cagate del genere. Sono pertanto male accetti anche commenti ai post di simile pasta. 4: Questo blog non tratterà un argomento prestabilito. Le discussioni potranno spaziare su vari argomenti, con predilezione per Cinema, Videogiochi, Musica, Libri e più in generale tutto ciò che è e fa intrattenimento. Si potrà anche parlare di politica e società, ma non sono i temi principali. 5: Questo blog ha la precisa intenzione di smuovere le persone, non importa con quale mezzo. Ci andrò quindi abbastanza pesante, e non risparmierò proprio niente, dando una visione di ciò che mi circonda appropriata a me, cioè perfida. Se in un qualsiasi caso vi sentite offesi da ciò che dico, non abbiate remore a rispondermi adeguatamente, di modo che potrò offednervi ancor più pesantemente. 6: Questo blog ha ben poco a che vedere con la moralità, sia a livello di temi che di parole pure e semplici. Questo per dire che se volete inserire in un vostro discorso l'organo riproduttivo maschile, scrivete cazzo, e non pisello, trombetta o piffero. Per adesso mi sembra completo, ma non è detto che in futuro lo modifichi o aggiunga qualcosa. Magari un giorno si amplierà fino ad arrivare a 10 punti e potrò scolpirlo su tavole di pietra da scannerizzare abilmente e mettere sul blog. Oggi ho finito, domani cercherò di dare una forma più personale al sito e aggiungerci tante rubrichette sceme che mi zompano in testa. Dio dell'html accorri in mio aiuto. Intanto per iniziare subito con i commenti vi giro un dubbio che mi attanaglia: Ma si dice scannerizzare o scansionare? |