Interfaccia col Nulla



domenica, novembre 30, 2003
 

Facce da

Greatest Hits

In questo periodo prenatalizio mi sono trovato di fronte ad alcune scelte. Fare un regalo è una cosaccia dannatamente difficile. E' la cosa più semplice del mondo entrare in un negozio e spendere i soldi che ti ritrovi in tasca nel primo prodotto che ti capita davanti. Devo ammettere che anche per me molte volte in passato si è trattato solo di fare questo. La faccenda si complica però quando si supera la pura dimensione fnanziaria del regalo e si passa oltre. E' tutta una questione di messaggio, di quello che si vuole comunicare. Per Natale credo sarà successo a tutti voi almeno una volta che il parente si consulti sui nostri desideri: "Che cosa vuoi per Natale/Compleanno/Promozione?". Al di là del meccanismo che può sembrare un pò penoso a prima vista, questa faccenda mi ha salvato dall'essere sommerso di maglioni, guantoni da baseball (PERCHE'?), atlanti etc... ultimamente poi, abbandonato quasi per noia questo teatrino, i parenti elargiscono direttamente la grana e tiè, vatti a comprare un pò quello che vuoi. Ripeto, non dico che sia un procedimento sbagliato: che cosa potrebbe mai regalarmi mio nonno? Come può sapere i miei gusti se mi vede tre volte al mese ed è aggiornato agli anni 60? Non pretendo che lui sappia queste cose. Di norma quindi, almeno nella mia famiglia, le cose scorrono in questo modo. Diversa è invece la situazione con gli amici, con cui si presuppone un contatto maggiore che con il cugino di terzo grado. Qui molto spesso si è consci dei gusti personali, e al massimo la decisione del raglo consiste in una scelta circoscritta ad un determinato ambiente o argomento. Ma si dai, facciamo i nomi. Ultimamente Flavio aveva manifestato gradimento per la canzone della pubblicità della Golf: "E' Heroes, di David Bowie" gli avevo riferito. In vista del suo compleanno, 3 dicembre, mi trovavo quindi di fronte a un bivio. Potevo scavare in quelli che so essere i suoi argomenti prediletti e magari trovare un bel librone che parla del ventennio oppure del nazismo. Il rischi erano però molteplici e di facile comprensione. Il primo è il più banale: ce l'ha già. Wow, ti do lo scontrino e te lo vai a cambiare, a questo punto tanto valeva che ti dessi i soldi. In secondo luogo era molto probabile che quel libro non gli piacesse, non essendo io un esperto di testi storici. Ho fatto questo ragionamento: se qualcuno, solo sapendo che mi piacciono i videogiochi, mi regalasse "Universal Studios" (è una delle più grandi brutture che esistano), io sarei riconoscente per il gesto, ma non credo lo userei molto. Sono sicuro che sarei incappato nello stesso rischio. Allora c'era un'altra ipotesi, quella che poi alla fine ho preferito, e si chiama "regalo personale". Avendo preso atto che "Heroes" gli piaceva ho deciso di buttarmi su un disco di David Bowie, nella speranza che anche il resto gli fosse gradito. Tutto questo lungo preambolo per arrivare alla questione vera e propria, ovvero Album o Greatest Hits? E' una questione delicata e che non riguarda l'ambito in cui la ho, per ragioni di convenienza, calata. Flavio da quello che ho capito David Bowie sapeva a malapena chi fosse. Del duca bianco esistono almeno 3 greatest hits. Sarebbe stato quindi giusto comprargli uno di questi e donargli così le migliori canzoni di quell'autore. Ma che cos'è un Greatest Hits, Best of, Essential, o dir si voglia? Dal mio personale punto di vista è uno stupro. Di Bowie in casa mia, fin da quando sono piccolo, gira un solo cd: "ChangesBowie", una raccolta di canzoni che arriva più o meno alla fine degli anni '80. Io il duca lo ho conosciuto così, attraverso quel cd, che ho amato tantissimo. A tal punto che un giorno di non molti anni fa davanti agli scaffali del Marco Polo ho scelto di comprare "Ziggy Stardust" (lo so , il nome è più lungo) avendone sentito a lungo parlare. In quel momento mi trovavo di fronte a due dischi: uno splendido che avrò sentito un milione di volte e l'altro che ormai non mi sembrava appartenere più. "Ziggy Stardust", la canzone, si può sentire anche da sola, questo è vero, ed è altrettanto godibile, ma solo inserita in quel contesto, in quella tracklist, fra "Hang to Yourself" e Suffragette City", esprime davvero se stessa. Un tempo gli Lp erano concepiti in modo completamente diverso da come li concepiamo noi oggi: ascoltatevi "The Dark Side of the Moon" e capirete che non è una serie di canzoni messe in un determinato ordine; e' un'opera completa, che anche senza un solo mattone, non dico che crolli, ma perde la sua stabilità. Il grande peccato di cui si rendono colpevoli le "raccolte" è, più che scegliere le canzoni sbagliate, quello di scegliere. Ogni disco è solitamente, se non un'opera completa in se stessa, almeno un'espressione di un determinato artista in un determinato periodo della sua vita; il Bowie di "Space Oddity" non è uguale al Bowie di "Let's Dance" (e meno male!!!). In questo periodo ho notato che tutti stanno buttando fuori il loro "Greatest Hits", anche chi ha alle spalle solo una manciata di album. Qui si capisce davvero che cosa sia questa "raccolta": il volere, da parte della casa discografica, o anche dell'artista stesso, di lucrare ulteriormente su ciò che ha creato. Sono il primo a dire che l'arte è per forza di cose legata al mercato, non mi voglio lamentare di questo. Però risulta ancora più chiaro ciò che ho espresso se pensiamo che ultimamente in tutte le raccolte ci infilino una o due canzoni inedite, così anche quelli che posseggono già la discografia completa saranno costretti a comprare il "Best of". Trovo solo un lato positivo nei "Gratest Hits": quello di fare conoscere quel determinato artista. Senza "ChangesBowie" non so come sarei arrivato a "Ziggy Stardust". Idem per i Queen, o per gli U2. Proprio quest'ultimo gruppo, che posso affermare senza pretendere troppo di conoscere ormai molto bene, hanno sfornato l'anno scorso la lro seconda raccolta, "The Best of U2: 1990-2000". A distanza di un anno ritengo quest'album molto pericoloso, e non solo per la loro musica, ma per l'ambiente musicale in generale. A parte la scelta delle canzoni, davvero opinabile ma che rispecchia come sempre il gradimento del mercato verso le "hits", mi duole notare come ben pochi brani siano stati trasportati senza cambiamenti. L'idea di riprendere i vecchi pezzi e di aggiustarli in corsa, magari aggiungendoci l'effettino che piace tanto o attuando un vero e proprio remix della canzone, mi disgusta. Nonostante mi piacciano i due nuovi pezzi presenti sul disco (più "Electrical Storm" che "the Hands that built America") non ho mai comprato questa raccolta. Di conoscere la musica che hanno fatto gli U2 negli anni '90 non ne ho bisogno. Allora preferisco rimettere su "Achtung Baby" o "Pop", che pur con i loro momenti un pò sottotono, sono molto più veri e godibili. Non crediate con questo che ogni tanto non ritorni ad ascoltarmi la canzone singola! Ho sentito più volte "Starman" o "Life on Mars?" che i rispettivi album. Ciò che però voglio concludere è questo: avete in casa un greatest hits che vi piace particolarmente? Andate a prendervi un album di quell'artista. Lì potrete davvero constatare se è solo una bufala che sforna qualche bel singolo ogni tanto oppure se anche i suoi dischi hanno davvero un'anima complessiva, cosa che ormai non avviene quasi più. Per tornare a Flavio gli ho dato "Ziggy Stardust" in anticipo perchè ho notato che qualcuno (Gabry?) gli aveva già passato ChangesBowie, e quindi avrebbe potuto benissimo recuperarlo in questi giorni. Inoltre la Marta ora si starà ascoltando "Hunky Dory", anche lui bellissimo, e magari domani pure il Castel si presenterà con un occhio marrone e uno azzurro. Proprio con quest'ultimo mi scuso per essermi inoltrato in un campo che normalmente è sua competenza, e di cui io mi intendo poco. Inoltre quasi tutti quelli che leggono queste pagine la musica la suonano anche e quindi porgo anche a loro le mie scuse se ho detto castronerie. Tuttavia è quello che penso, e finchè la mia testa rimmarrà questa io ascolterò "Ziggy Stardust" e lascerò a mia mamma "ChangesBowie", che tra l'altro contiene anche una versione tagliatissima di "Heroes" e altri remix, per cui è ben poco raccomandabile. A domani.

postato da Phemt | 17:02 | commenti (10)


venerdì, novembre 28, 2003
 

Gadgetworld

In verità non avrei voglia di scrivere questo post. Mi risulta assai difficile stare qui davanti allo schermo a dire qualche stupidata. Negli ultimi giorni, e con il picco di oggi, ho ricevuto una botta non indifferente per quanto riguarda il mio piccolo mondo personale. Una buona parte di questo cambiamento è stato voluto da me, e non ci sto molto bene. L'altra grande faccenda che mi cambierà la vita è il fatto che a 20 anni e mezzo cesserà definitavamente la mia condizione di figlio unico. E questo mi fa molta impressione. Ma non per un discorso egoistico, materiale; un pò mi sconvolge pensare che quando mio fratello/sorella avrà la mia età io avrò quella dei miei genitori. C'è meno differenza d'età fra me e i miei zii. Stasera mia madre ha organizzato una cenona (a base pizza, sai che roba) a casa di mia nonna, con tutti i suoi fratelli e rispettive mogli/fidanzate. Naturalmente per dare la notizia. Non so, ma ascoltare delle persone che per delle ore propongono dei nomi mi ha un pò dato la nausea. Sono ancora un pò allergico a queste cose, non posso farci niente. Arrivato a casa mi sento svuotato; un pò per questa ragione, un pò per quell'altra. Ero molto incerto se fosse giusto o no mettere queste cose su internet, alla portata di tutti; proprio io, che ho sempre criticato i blog di tipo intimistico. Per stasera mi concedo un'eccezione, dovendo da domani cambiare decisamente la mia ottica tradizionale. Perdonatemi.

E ora passo giustamente all'argomento meno serio, di cui mi fa tanto bene parlare. Avendo in testa ben altre cose, ho tirato fuori la prima idea che mi passava per la mente: i gadget dei giornali. Mi sto riferendo a tutta quella serie di libri, videocassette, dvd, enciclopedie, cappellini, borse, che compaiono regolarmente da una decina di anni in allegato alle pubblicazioni italiane. La videoteca del secolo con Panorama. Il cinema Italiano con l'Espresso. I grandi libri con La Repubblica. La Storia D'Italia con Il Corriere della Sera. Ormai per noi è diventato un fatto normale. Il Venerdì dvd in allegato con L'Espresso. Lo stesso giorno Indro Montanelli col Corriere. "I Quattrocento colpi" con Ciak. Mi è venuto in mente tutto ciò perchè mi sto rendendo conto di quanto sia difficile stare dietro a questa moda, che considero molto positiva. E' positiva per i giornali, che vendono di più, e lo è per noi che possiamo acquistare a un prezzo davvero minore dei prodotti normalmente più costosi. Ma quanti soldi!!!! Lunedì è il 1 dicembre. Devo ancora prendere "I Quattrocento Colpi" di Novembre, "Ecce Bombo" che ormai appartiene all'Espresso della settimana scorsa (ma la mitica edicola di via Zamboni ha mesi di arretrati). Oddio, mi piacerebbe molto anche fare "La Storia D'Italia" di Indro Montanelli, elogiatissima da Sergio, ma sono 10€ a volume, cioè alla settimana. D'altronde è anche il prezzo del dvd+l'Espresso, anch'esso settimanale. Qualcuno potrebbe ritenere pericolosa questa tendenza, che esclude completamente la rivista o il quotidiano sostituendogli il rispettivo gadget. "Compro il dvd con l'Espresso". E' un concetto a cui ho pensato. Ma alla fine se prendo il dvd, mi ritrovo anche con L'espresso, e me lo leggo tutto. Stessa cosa se fosse Panorama, la Padania, o il Secolo D'Italia. Ciò non è male, nonstante ci faccia rincorrere con ritmi forsennati tutte le uscite editoriali. Ma ormai l'edicola è diventata qualcosa di più, è anche un pò videoteca e libreria. Chissà se un giorno inizieranno a venderci i videogiochi. Un pò lo hanno già fatto, ma è lontana la comparazione con il mercato del video e dei libri. Chi vivrà...

Ultimo appello; domani (oggi) andate in piazza. Troverete degli animatori che vi faranno fare, insieme alle altre persone che catturano, una stupida conta. No, non vi voglio male, è che se vincete quel gioco, come ho fatto io, vi regalano due biglietti omaggio per entrare al Warner Village che aprirà regolarmente Venerdì prossimo (ah, è ufficiale: 7 sale e nessuna digitale: nel 2005 dovrò tornare a Melzo...). Anche nel caso di sconfitta vi regaleranno un ingresso omaggio per la sola giornata di Giovedì 4. Quindi ci guadagnate in ogni caso. A domani.

postato da Phemt | 23:59 | commenti (6)


giovedì, novembre 27, 2003
 

A Parma ce li

sogniamo

La giornata di oggi è stata così piena di avvenimenti, scoperte, sorprese, che dovrei fare almeno 4 post della mia lunghezza standard. In particolare ho scoperto delle realtà che rendono Parma una città sempre più chiusa e provinciale. Viaggiando incontri le persone più incredibili. Ultimamente ho ascoltato la discussione di due neri che parlavano in Inglese della situazione dei rispettivi paesi, con un'analisi politica davvero approfondita. Oggi al ritorno da Bologna un insegnante di pianoforte ha chiesto, così per fare due chiacchiere, al passeggero di fornte a me, sulla cinquantina, che valore avessero i "Topolino" che sfilava e infilava nelle buste plasticate. Quest'uomo ha iniziato parlando delle valutazioni dei suoi fumetti, poi ha iniziato a parlare di musica con una padronanza dei termini tecnici che hanno fatto impallidire anche il suo interlocutore. Ha iniziato a parlare di Emerson Lake and Palmer, della loro musica, degli strumenti che colleziona, dei suoni che producono e della loro storia parlando praticamente alla pari con un laureato al conservatorio. Ha anche lasciato il suo biglietto da visita per organizzare degli incontri e mostrare i suoi amplificatori. Tutte queste persone incredibili non avevo mai avuto al possibilità di notarle fino a due mesi fa. Quello che però mi ha lasciato più sconvolto, nel senso buono del termine, è quello che ho scoperto passando per caso in piazza maggiore, luogo in cui non transito mai. Mentre la attraversavo per andare al Ricordi mediastores ho notato due persone, una più o meno della mia età e un'altra sulla cinquantina che discutevano a voce alta, quasi come per farsi capire da tutti, in mezzo alla piazza. Incuriosito, vi erano altre quattro persone, non di più, ferme che assistevano, ho ascoltato i loro discorsi. Parlavano di politica. Affascinato da quella discussione, di cui però non mi capacitavo, perchè questi due si sono messi a fare salotto in mezzo alla piazza?, sono rimasto fermo e piano piano ho capito. L'uomo più anziano non riferiva le sue parole al solo ragazzo, ma anche a quei pochi che gli erano intorno. Non era il primo pazzo che passava; la sua padronanza del linguaggio, la voce così potente, da persona che sa farsi sentire, e soprattutto le idee che esprimeva indicavano un personaggio particolare. Di fianco a lui c'erano una bicicletta sul cavaletto, una scaletta di quelle pieghevoli, aperta, e una serie di quotidiani e libri che uscivano da una borsa di plastica. Dopo circa un'ora e tre quarti di permanenza sono arrivato a queste conclusioni: quest'uomo è dal 1989 che ogni Giovedì, dalle 11 alle 15 salvo pioggia, si ferma in piazza maggiore e dal secondo gradino della sua scala fa scuola, dibattito, cultura, confronto. In meno di dieci minuti quelle quattro persone erano diventate una folla, che ascoltava incantata il dibattito fra questo "vecchio idealista", come si è autodefinito, e un ragazzo iscritto ad Alleanza Nazionale. Ogni persona che passava di lì poteva, ed era incoraggiata, a dire la sua. Non pensate neanche lontanamente a una assemblea di istituto del Romagnosi o un salottino politico televisivo, in cui tutti parlano all'unisono e si offendono. Qui incredibilmente OGNI singolo individuo, dalla signora di Napoli in gita col marito, alla mamma che accompagnava a casa il figlio, parlava in modo estremamente disciplinato e rispettoso. Non si è mai visto uno scavalcamento, una persona che saltasse sulla voce. Il merito è anche di questo uomo meraviglioso, che d'ora in poi chiamerò Ferdinando, che incitava chiunque passasse di lì e dicesse fra se e se una frasetta di commento: "Signora, si fermi qui, dica la sua, rimanga cinque minuti ad esprimere la sua opinione..." e con esito negativo le salutava garbatamente: "arrivederci, buona giornata signora!" Tutto questo mi ha lasciato davvero basito. Qualsiasi persona di qualsiasi età è passata di lì e ha detto la sua, alimentando una discussione che per interesse e profondità lascia di stucco ogni programma di approfondimento televisivo. Perchè è la gente, quella comune, che abita a Bologna o che passa di lì per caso, che arriva e dice la sua. Formando una visione d'insieme che non ti danno gli espeti di storia o i poltici che fanno salotto da Vespa. Passando un'oretta lì ad ascoltare ho potuto conoscere l'opinione di una vecchia napoletana, quella di una ragazza mia coetanea, di un quarantenne che, incrociando per caso la folla, ha iniziato a fornire perle di saggezza. Ma su tutti soprattutto lui, Ferdinando, un uomo, e lo sottolineerò per sempre, meraviglioso, che grazie a questa sua attività , lo ha ammesso lui stesso, continua ad entrare ed uscire di prigione. Perchè mettete dentro queste persone? Voglio vedere in cella Vespa, non questo genio!!! I libri che aveva oggi, e da cui traeva di tanto in tanto citazioni utili alla discussione, erano "Lettere Luterane" di Pier Paolo Pasolini e l'ultimo libro di Cossiga. Il fatto ancora più pazzesco è questa sua concezione: relegando ,quei pochi italiani che leggono, i loro libri a impolverarsi sullo scaffale, fanno solo del male al paese. Una persona che ha i mezzi di acquistare un libro deve anche fare lo sforzo di comprare una seconda copia da fare girare. Lui la chiama "Biblioteca Itinerante"; oggi il ragazzo di A.N., ma potevo prenderlo anch'io se mi facevo avanti, si è portato a casa il libro di Pasolini, che conteneva nel retrocopertina il preciso obbligo di passare a sua volta il testo una volta finito di leggere. Stessa cosa per quelllo di Cossiga. Naturale che se tutte le persone fossero come questa l'Italia sarebbe un paese diverso. Se dovessi parlare di ogni singolo argomento toccato, che ha spaziato dal pluralismo in televisione al nuovo corso di Alleanza Nazionale, non finirei più, e donerei a quella che è stata una discussione organica e affascinante per il suo ordine un caos che non gli è propria. Da oggi in poi credo che la lezione di Italiano del Giovedì verrà fatta sugli appunti. Davvero, non avete un'idea della persona con cui potreste avere a che fare, per non parlare della gente che gli è intorno. Invito tutti voi, L'elisa era con me e non ne ha bisogno mentre al Castel non sono ruscito a dirlo, a venire qualche Giovedì a Bologna. Vale abbondantemente i 5 € del biglietto andata e ritorno. In particolare lancio questo invito a Dario, che non potrà che apprezzare questa persona, ma anche Gabry, che è lì spesso, o Flavio, o Sergio. Anche solo per un Giovedì solo, dire che ne vale al pena è poco. Il mondo ha bisogno di queste figure, semplici cittadini che si istrusicono e combattono per informare e mettere in relazione le idee degli altri. Forse non ho fatto cenno al fatto che ohni opinione venisse da lui, ma non solo, rispettata e ascoltata, e anzi lui stesso invitava coloro che dissentivano a esprimersi. Davvero incredibile. Il titolo di questo post viene da questo semplice pensiero: a Parma una cosa del genere non sarebbe mai successa. L'uomo sui trampoli che esprimeva le sue opinioni in piazza Garibaldi, lo stesso che si era incatenato a San Marco a Venezia, veniva tacciato da quei merdoni e ignoranti dei parmigiani come pazzo. Sarà durato un giorno se va bene. Me lo immagino Ubaldi che lascia la sua bella piazzetta piena di teste di cazzo in balia di un elemento così discorde, l'unico che potrebbe far notare ai fighetti seduti all'Orientale che in fondo, dietro questa cittadina tutta bella pulita e perfettina, in cui sono all'ordine del giorno Porsche e Ferrari, c'è una sozzura di cui non abbiamo un'idea. Più frequento Bologna e più penso a queste cose. Perchè il nostro capoluogo di provincia potrà essere più sporco, più malfamato, più trafficato, ma è mille volte più vero e, soprattutto, più vivo di questo sputo di cittadina. Chiunque sia davvero interssato a conoscere gli spuntie i discorsi saltati fuori stamattina non deve far altro che chiedermi di persona.

Passo al lato film, oggi giustamente in secondo piano, nonostante la presenza di tre capolavori assoluti. Uno è quel "Tempi Moderni" che credo (credevo, il Castel non lo aveva mai visto) ognuno di noi abbia visto almeno una volta, che basta a non scordarlo mai più. C'è chi dice che Buster Keaton sia superiore a Chaplin; non so, di keaton ho visto un solo film, ma deve davvero essere pazzesco per superare un tale genio. Un'altra pellicola è "Scarface", quello originale del 1931, non quello di De Palma con Al Pacino, che comunque non ho visto. Quel poco che ha detto il Castel sul suo blog basta a descrivere questa opera d'arte, capolavoro del cinema hollywoodiano, alla faccia di coloro che ritengo le produzioni commerciali, come effettivamente "Scarface" è, inferiori a quelle indipendenti e con pochi mezzi. L'ultimo titolo merita un discorso più ampio. E' "La Regola del Gioco" di Jean Renoir. Dapprima sembra quasi una normale storia di amori e tradimenti, sullo sfondo di un vacanza di innumerevoli e altolocati ospiti in casa di un Marchese e la sua bella moglie, di cui tutti sono innamorati. Non mostra immediatamente la sua vera faccia. sembra quasi una normale commedia con molti spunti umoristici. Poi andando avanti con la narrazione si assistono a delle reazioni da parte dei personaggi talmente insolite dal nostro modo di sentire, ma anche da quello che esternavano in precedenza, che ci lasciano completamente spiazzati. Alla fine si capisce tutto. La frasee finale -"Ti dirò, quel marchese ha gran classe!" -,pronunciata dopo che è successo più o meno di tutto, non lascia spazio a controversie interpretative. E' un'accusa bella e buona all'alta società del tempo, o anche alla società in toto. Il Castel lo vedrà domani pomeriggio, e non voglio svelargli di più. Sappi che quello che, durante una lunga visione, ti starà sembrando un film tutto sommato normale, alla fine ti lascerà estasiato.

Spendo anche due parole per il compleanno della Marta, che è questo sabato. Sei pronta a ricevere un bel Cadavre Magique da appendere allo specchietto della tua Pluriel? Diciamo anche che hai fatto un bel casino col giorno in cui volevi "festeggiare", visto che si era rimasti d'accordo per Sabato e poi qualcuno è saltato fuori con Venerdì. Ma tanto Venerdì non posso assolutamente, quindi...

Ah, il 3 Dicembre è anche il compleanno di Flavio, l'alfettaro pazzo che vedrete ogni tanto sfrecciare in via Sidoli, ormai diventata la sua pista preferita.

Concludo riformulando l'invito alle discussioni del Giovedì. Altro che stampa o telegiornale.

A Domani!

postato da Phemt | 22:58 | commenti (8)
 

Pietro e la sua

Mercedes

classe X (-Box)

Evviva!!!! Ho capito il modo per creare dei commenti lunghi (si, a me piace anche leggerli i commenti lunghi): indirizzare il post a qualcuno. Grazie alla risposta di Pietro ho da scrivere per almeno due ore. NON VI LIBERERETE PIU' DI ME!!!!

Mi ha inoltre fatto davvero piacere constatare che il buon Piotre la pensi come me, da vera persona cresciuta fra porcospini blu, echidne rosse e volpi arancioni. Io ho fatto lo stesso con un idraulico italiano (che è sputato -avete mai notato?- a Mario Magnotta!!!!). E mi rallegra anche il fatto che abbia indirizzato la discussione verso i lidi giusti, citando Cantini e il suo anti-aliasing. Mi fece riflettere quello che disse questo personaggio a Barbiano circa due anni fa; egli sosteneva che la migliore console (prima ancora che uscisse) non poteva che essere l'X-Box. Il motivo è presto detto: il Gamecube e la Playstation 2 non hanno mica dentro una Geforce 3, un disco fisso, così tanat memoria ram e un processore così potente. Quello che mi sto chiedendo tutt'ora è: possibile che esistano ancora dei discorsi del genere? Cosa minchia me ne frega se lo scatolo verde ha la migliore grafica, il dolby digital, il disco fisso (che bello, installiamo i giochi come su pc!!!)? Non voglio nemmeno criticare l'aspetto esteriore, una dimostrazione che la console è stata concepita da americani, o i joypad, così grandi che per i giapponesi li hanno dovuti ridisegnare. Questi sono difetti che io reputo tali, ma assolutamente trascurabili in quello che deve essere l'obiettivo principale del compratore di una console: I GIOCHI. Io non voglio dare addosso all'X-Box perchè dietro c'è Bill Gates, che comunque ci mancherebbe altro monopolizzi anche questo settore, ne abbiamo abbastanza di Windows, ma per la sua "filosofia". So che qualcuno, tipo Gabry, si sta rivoltando nel LETTO per l'utilizzo improprio di una parola così importante, ma è giusto capirci. Forse è meglio parlare di strategia. Ti assicuro che le miei previsioni sul parco software di questa console, pensati ancora prima del suo lancio, sono ad oggi assolutamente azzeccate. Ti dico sinceramente: se avessi davvero molti soldi non sono sicuro comprerei anche l'X-Box. Il dreamcast si, ma l'X-Box non credo. La console della Sega rimane a mio parere assolutamente più importante a livello storico di quella Microsoft. Posso citarti una marea di giochi assolutamente fenomenali nati su dreamcast: Shenmue, Sonic Adventure 1 e 2, Soul Calibur, Resident evil code veronica, Rez, Virtua Tennis, Phantasy Star Online, Samba de Amigo( un gioco musicale con delle maracas), Ikaruga... quest'ultimo mi sembra quasi un simbolo; uscito non più di sei mesi fa, è stato prodotto solo per dreamcast e gamecube. Due macchine che hanno più di un elemento in comune. Il più attento avrà notato come i giochi citati fossero quasi tutti marcati Sega; non so cosa dirvi, se non che alcune case hanno di fatto inventato i videogiochi e tutt'oggi creano prodotti molto diversi dal titolo medio. Sega è una grande, uno degli ultimi baluardi del gioco nudo e crudo, dell'invenzione, della sperimentazione, della fantasia. Se dovessi avvicinare un nome a quello di Nintendo sarebbe senza alcun dubbio Sega, e vedo che i loro due loghi uno vicino all'altro non ha lasciato perplesso solo me; "Cavoli, non avrei mai pensato di vedere que due marchi uno sopra l'altro." sono le parole del Castel davanti alla schermata iniziale di F-Zero GX. Perchè mi rende triste l'X-Box e la sua filosofia degli steroidi al silicio? Perchè mi sembra inconcepibile che tutta una serie di giovani, dai 5 anni alla mia età, ma anche oltre, preferiscano collezionare giochi di calcio del aggiornati annualmente, simulazioni rallistiche fatte coi piedi, inssomma giochi che dietro una grande popolarità nascondono solo un gran vuoto, quando sono disponibili perle di qualità estrema. Il dreamcast è stato apprezzato solo fin quando era la console più potente (sigh!) sul mercato. Poi, con l'uscita della Playstation 2, un nome che denota sia la grande inventiva dei dirigenti Sony sia la determinazione a creare più una firma da stilista che una console vera e propria, tutti si sono dimenticati della Sega e si sono gettati sulla PLAYSTATION, che il solo nome è sinonimo di videogioco e lo dice anche il tg. Il gettare la spugna di una società così vecchia e illustre come Sega è indice che qualcosa è cambiato. "Mala tempora currunt" direbbe qualcuno. Io invece, da vero cinista, la formulerei in un altro modo: ci siamo lamentati per anni che il nostro hobby ci rendesse dei nerd e all'improvviso abbiamo dovuto fare i conti con il fatto che fosse diventata una moda. La Playstation è moda. E applausi vanno alla Sony che è riuscita a rendere il suo marchio una moda. Questa società, esaminando bene i fatti, non è l'orco cattivo. E' solo una delle più grandi ditte giapponesi che ha deciso di cambiare le regole di un settore con una strategia aggressiva e più adulta, più conforme alle mode del momento. Discutere se sia la Sony che si è plasmata sulle mode o la moda che è stata creata dalla Sony è un pò il discorso dell'uovo e della gallina. Ma abbiamo perso di vista L'X-Box. La prima grande differenza che si nota rispetto alle console tradizionali è la matrice tutta a stelle e striscie; il che, inevitabilmente, avvicina i titoli nativi ai giochi per pc, da sempre predominio degli occidentali. Credo sia questo il vero motivo per cui si possa chiamarlo "un pc travestito da console". Nonostante molte case giapponesi si siano impegnate nel creare opere per lo scatolo, nessuna di queste è riuscita a modellare un titolo degno di menzione. Ed anche una conversione eccellente, come Shenmue 2, artisticamente il miglior titolo X-Box, scompare di fronte a Halo o Midtown Madness. Chiedete a un possessore della console verde se conosce Halo e se conosce Shenmue 2; otterrete una risposta affermativa e una negativa. Qual'è a mio parere l'utento medio dell'X-Box? Prima di tutto deve essere una persona over 20, che ha conosciuto i videogiochi poco e male durante l'infanzia e quel poco che ha visto lo ha visto su pc. Egli è una persona che bada al sodo, che per lui è la scheda video, la forza bruta di macinare poligoni ed effetti speciali. Vede l'X-Box come la naturale evoluzione della sua Geforce (o meglio vedeva, ole schede video corrono...); egli è un patito di tecnologia, uno che cambia computer ogni anno o meno, che vuole sempre essere all'avanguardia, che muore dalla voglia di dire al suo amico: "Hai visto che grafica favolosa?". E' la stessa cosa che diceva il commesso di pacman mentre faceva provare a un cliente "Dead or alive 3". Nessuno naturalmente gli ha spiegato che quel gioco è uguale al 2, e vince chi ha più fortuna nello schiacciare i tasti a caso. Mi fa tristezza pensare che questo è lo stereotipo che l'italiano medio ha in mente quando pensa al videogiocatore. Almeno non è più un emarginato coi brufoli chiuso in cantina... Eppure esistono persone diverse, gente come me e molti altri che non dubitano a chiamare questa forma di intrattenimento "Arte", senza farsi nessuna remora morale. Conosco giochi in grado di far impallidire la produzione cinematografica media hollywoodiana in quanto emozioni, stile, ispirazione. E' emblematica la trasposizione al cinema di Resident evil; fa capire come i boss delle major ci credano dei ragazzini che seguono qualsiasi vaccata che abbia il nome del loro videogioco preferito. Almeno mi hanno detto che si vede la figa di Milla Jovovich, che comunque ho trovato già in rete. E' bene chiarire una cosa che traspare dal discorso di Pietro: "Halo" non è un gioco della Microsoft. Era ed è un prodotto della Bungie, in seguito acquisita dalla Microsoft. Bill Gates non ha programmato Halo. Capisco però il discorso che fa il tuo amico; Halo ormai vuol dire X-Box; X-Box vuol dire Microsoft; Microsoft vuol dire monopolio mondiale. Non voglio che anche il mondo dei videogiochi diventi monopolio di Microsoft; se dovessi comprare Halo, e non è escluso che lo faccia, lo comprerei esclusivamente per Pc, che è anche meglio. Pensandoci meglio L'X-Box non è nè un Pc nè una console. Del Pc non mantiene la stessa incredibile libertà, mentre ha perso tutta la semplicità di una console. Si potrebbe passare al discorso della macchine ibride: l'N-Gage è scomodo sia per giocare che per telefonare. Quale insano di mente progetterebbe una console con lo schermo verticale? Nokia, continua a vendere telefoni!!! Alla fine tutto si riduce a questo: una manciata di compagnie (Sega e Nintendo su tutte, ma anche Namco, Konami, Capcom) hanno creato un mercato e lo hanno portato avanti secondo le loro regole, fino a un giorno in cui quel mercato è diventato molto importante; troppo importante perchè le grandi case non pensassero a spartirsene una fetta. Molti si sono buttati in campo: Philips, Nec, Matsushita, ma solo Sony è risucita a imporsi, trasformando un mondo completamente nuovo, in cui il marketing, gli slogan, le cifre, contavano assai di più della qualità effettiva dei giochi. Grande merito è stato anche l'aver portato l'universo dei videogiochi nella nuova, e per certi versi criticabile, era del 3d, favorita dal ritardo mostruoso del Nintendo 64, che, ne sono sicuro, se fosse uscito prima della Playstation avrebbe regnato indisturbato. Gli ultimi anni non hanno fatto altro che accentuare questa tendenza. Con la discesa in campo di Microsoft, ma anche di Nokia, si assiste sempre più a un tentativo di accaparrarsi il trono delle vendite; il che equivale, ai giorni nostri, al trono tout court. Le vecchie case hanno reagito male a questo cambiamento: Sega ha continuato una politica ormai vecchia, fregandosene della pubblicità e del marketing, e questo ha sancito la sua sconfitta, sempre parlando del campo hardware. Nintendo ha subito un duro colpo col Nintendo 64 e per obbedire alle nuove leggi del dopo Playstation, deve scrollarsi di dosso la sua fama di produttrice di giocattoli per bambini; il che non era e non è vero, ma non ci vedrei lo stesso niente di male. Grazie alla gallina dalle uova d'oro Gameboy, che presto verrà attaccato duramente, e una situazione economica più stabile di Sega è riuscita comunque a stare a galla. E ha sfornato, purtroppo in ritardo(o forse è segno che qualcuno ancora ci tiene alla qualità), una nuova console che all'apparenza sembra un giocattolo e tecnicamente fa storcere il naso ai "tecnici". Io ammetto di essere contentissimo di questa scelta; esteticamente reputo il Gamecube magnifico; piccolo, quadrato, viola. Urla "stile!" da ogni angolazione. E rispecchia appieno la filosofia Nintendo, che è anche la mia. I videogiochi sono fatti per divertirsi. Questa console è un giocattolo, fa andare videoGIOCHI e solo quelli. Non legge dvd e non ci puoi scaricare gli mp3 o i film. Non è un computer. E' una console, così come noi la abbiamo inventata nel 1983. Punto. Se poi tutto questo non fosse stato supportato da una collezione di titoli di una tale qualità allora sarebbe stato davvero uno spessore per il tavolo rotto. Eppure è la console per la quale possiedo più giochi, vuoi anche perchè ora i soldi me li gestisco io, ma non esagero nel dire che è ciò che si avvicina di più al super nintendo, se non lo uguaglia. Ti dà la stessa incredibile voglia di rimetterci sempre le mani accanto, ti ritrovi in treno a pensare a quante incredibili emozioni hai provato il pomeriggio prima. Non è un caso se la persona con cui passavo i pomeriggi davanti al Nintendo e al Super Nintendo 13 anni fa sia la stessa con cui oggi ho ripreso a fare lo stesso. Credo che anche lui, assente dal mondo delle console da una decina di anni, provi di nuovo le stesse emozioni, gli stessi stimoli. Oggi ho passato un pomeriggio davanti a F-Zero GX, a cercare di vincere tutti quei difficilissimi campionati ai vari livelli di difficoltà. Alla fine gli ho completati tutti, una soddisfazione che non provavo da diverso tempo. E' il tipico gioco che ti sembra così semplice e conciso alla prima partita ma che poi inizia a dispiegarsi in tutta la sua enorme mole e la profondità senza fine.

Ho detto fin troppo per dovermi alzare alle 6 domattina. Dite la vostra, oh voi che siete riusciti a giungere fin qui. Buonanotte.

postato da Phemt | 00:22 | commenti (6)


martedì, novembre 25, 2003
 

Inconvenienti actually

Non so per quale strana ragione ma non riesco a vedere più gli altri blog. Fra tutti l'unico accessibile sembra essere quello di Sabba, che probabilmente ha fatto un patto con Splinder per essere il solo sito visibile. Dubito che quelli che hanno commentato al post di ieri abbiano letto tutto sino in fondo, ma me lo dovevo aspettare. Noto con sommo piacere di avere radici comuni al Castel e anche allo Zar: Ducktales lo finivo più o meno una volta al giorno, era oscenamente facile, mentre Megaman 2, che proprio semplice non era, lo devo finire tutt'ora. Se volete le rom non dovete fare altro che chiedere. Sabba ha notato con circa una settimana e mezzo di ritardo il polverone creato dalla Guzzanti e non ammette di essere una prevenuta esibizionista snob. Tiè! L'unico invece da cui mi aspettavo una replica, cioè Pietro, non si è fatto vivo. Peccato. Oggi dovevo andare a vedere "The Cameraman" di Buster Keaton alle 13 (il che implica partenza alle 11:30), ma sonno mi colse e ho deciso di aderire alla rassegna in ligua originale del martedì. Film della settimana: "Love Actually". Avete presente "Quattro matrimoni e un funerale", "Notting Hill", "Il diario di Bridget Jones", insomma la tipica commedia romantica inglese degli ultimi 10 anni? Il regista e sceneggiatore di questo film è colui che stava dietro a tutti quei successi, il che dovrebbe far presagire l'andamento della pellicola. "Love Actually" non è un film che esce verso natale, è IL film di Natale. Tutto è pianificato alla perfezione; è la storia di otto coppie estremamente diverse ma accomunate dalla stessa città (Londra, of course). Coniugi in crisi, patrigni alle prese col primo amore del figliastro, due attori di film porno che si innamorano, il primo ministro inglese che impazzisce per una sua cameriera, un ragazzo che si innamora della moglie del suo migliore amico, uno sfigato che parte per l'America alla ricerca di pupe, uno scrittore che viene tradito, una vecchia rockstar che cerca di scalare le classifiche di Natale... le vicende sono così tante e così ingegnosamente intrecciate da meritare degli applausi. Si può storcere il naso finchè si vuole, ma "Love Actually" funziona come un motore tedesco; è impeccabile. Si parla di una vera macchina che strappa a seconda dei casi lacrime, risate, sentimenti. Una gallina dalle uova d'oro progettata a tavolino, che unisce tutti i lati migliori delle commedie sopra citate per renderlo la pellicola natalizia per eccellenza, la scatola dei buoni sentimenti. Sia ben chiaro che non c'è nulla di negativo in quello che sto dicendo; ammettiamo per una volta anche noi maschi di solito restii a far trapelare la benchè minima sensibiltà, che una pellicola del genere possa piacerci. In sala c'era anche l'Elisa, che, pur ammettendo di non aver capito tutti i dialoghi, come me d'altronde (cacchio, capisco meglio l'americano dell'inglese), si è fatta delle sane risate. In certi momenti la vicenda si fa davvero irresistibile, e una buona parte delle gag sono basate sulla lingua inglese (vi è anche un momento in cui si parla italiano), per cui mi chiedo come sia stato tradotto nella nostra lingua. Non voglio svelare la trama, anche se è prevedibile ai massimi livelli (ma non tutte le storie finiscono bene!!!), e quindi mi limito a nominare la sfilza di grandi attori che hanno partecipato a questo "progetto", perchè così si può definire. Non si è voluto davvero lasciare il minimo dubbio sul successo di questo film, chiamando la quasi totalità degli attori inglesi più famosi. Ci sono tutti; Hugh Grant (immancabile), primo ministro inglese, Colin Firth, il pupillo della prof.Anedda, Liam Neeson, Alan Rickman, Keira Knightley (bellissima), Emma Thompson, Rowan Atkinson (Mr.Bean), Holly Hunter. Splendido Billy Bob Thornton che ci regala un presidente degli Stati Uniti arraffone e puttaniere. Insomma: una commedia che compie alla grande quello che si era prefissa. Divertire, commuovere, emozionare, e soprattutto guadagnare tanti soldoni. Che finchè tutte i film natalizi saranno fatti con tale maestria io continuerò a donare con piacere.

postato da Phemt | 22:51 | commenti (8)
 

Chi non muore...

...si rilegge. E' la prima volta che lascio un "buco" di tre giorni in questa bluastra raccolta di pensieri, e di sicuro non sarà l'ultima. I motivi sono vari, e vanno dallo studio, che ieri sera mi ha precluso la scrittura, all'ora tarda, raggiunta in data di sabato e che non poteva allungarsi ulteriormente, sempre per cause di studio domenicale. Se infatti tutti i professori consigliano di mollare i libri e svagarsi il giorno prima dell'esame io vado decisamente controcorrente e faccio l'esatto contrario, anche se devo ammettere di stare migliorando. Tutto ciò che nei giorni precedenti era arabo diventa magicamente italiano, e mi rendo finalmente conto si cosa avevo letto nei giorni scorsi. E poi c'è troppa roba decisamente migliore di studiare, anche il solo poltrire. Abbandoniamo ora l'incantato mondo del non-secchione e parliamo di due filmettini niente male che ho avuto l'onore di vedere durante la mia assenza. Sabato mi sono diretto alle volte del Capitol parmigiano, che dovrebbe cambiare nome in ossequio dell'omonimo bolognese, e mi sono pappato l'ultimo film dei fratelli Coen, fra gli autori americani che preferisco. "Intolerable Cruelty" (non mi abbasserò a chiamarlo secondo il penoso titolo italiano, scoprite voi cos'è) è una commedia brillante. E' una pratica che si potrebbe avvicinare a quella tutta tarantiniana di Kill Bill, il rimaneggiamento dei vecchi generi cinematografici. Nulla di nuovo, si intende, ma va configurandosi come una moda sempre più in voga fra gli autori per così dire "diversi" della nuova Hollywood. E, vedendo questo film, non posso che accogliere con gioia questo moderno recupero e adattamento. Finchè tutti i film con queste intenzioni si comporteranno, alla prova dei fatti, in modo così egregio è lecito considerarla una gran buona moda. Il modo migliore per interpretare questa pellicola lo ha definito George Clooney in un'intervista: "E' la seconda parte di una trilogia sull'idiota, cioè me, iniziata con Fratello dove sei". Visionando infatti l'avvocato di successo Messy che continua a specchiarsi per vedere se i suoi denti sono abbastanza bianchi non si può che giungere alla stessa conclusione. Ma liquidare in questo modo un'opera così complessa e articolata nella sua disarmante semplicità sarebbe errore non da poco. Chiunque non rida di gusto davanti ai tic di Clooney, non sogghigni ascoltando i dialoghi al vetriolo con Catherine Zeta-Jones, oppure non si lasci trasportare dalle irresistibili situazioni in cui si vanno a cacciare i personaggi deve davvero essere prevenuto. Ma intendendo con questo non una persona che ce l'abbia con quaesto particolare film, ma qualcuno che sia talmente accecato da un desiderio critico che talvolta sfocia nella stroncatura preventiva, nell'inevitabile estraneità ai meccanismi, di certo ben conosciuti e prevedibili, di una commedia talmente classica. E' un esempio che comunque può essere fatto per qualsiasi genere o film. Per quanto mi riguarda cerco sempre di essere il più "pulito" possibile quando vado al cinema o guardo qualche cosa alla tv. Mi sforzo di giudicare in modo obiettivo, che non esiste realmente ma solo idealmente, tutte quelle pellicole di fronte alle quali inizialmente storco il naso. "Hulk" era stato bocciato praticamente da tutti; ho deciso comunque di andarlo a vedere, anche per rispetto, o meglio fiducia, nei confronti del regista, e mi sono fatto la mia idea. Che non è certo positiva, ma è comunque diversa da tutti quelle critiche che gli sono piovuti addosso. Tornando ai fratelli Coen uno spettatore consapevole e sereno non può che uscire deliziato dalla sala, per vari motivi; in primo luogo grazie a un attore che amo tantissimo, molto più di certi belloni che vanno per la maggiore (tipo Brad Pitt, che con Seven sembra aver dato il meglio), fantastico nel ricreare un personaggio ossessionato dal suo stesso successo; ma anche per una sceneggiatura tanto semplice e prevedibile quanto viva e scoppiettante. E poco importa se alla fine la sottile ironia che pervade tutto il film lascia spazio ad un finale più hollywoodiano; sono peccati di poco conto di fronte a cotanta maestria. Mi fa piacere notare che alla fine l'unica persona che ha amato il film sia stato l'amico più "alla mano", bonario, e semplice che abbia. Per apprezzare un film servono ben poche seghe intellettuali, l'occhio spedisce il messaggio al cervello ed è lui il vero giudice. Inutile tentare di correggere il tiro. Con questo non dico che qualsiasi porcheria ci venga proposta vada bene. Chi cerca di appagare troppo i sensi, vista e udito, spesso cade nella trappola della noia. Chi vuole creare opere di alto contenuto sovente trascura di nutrire i nostri occhi e le nostre orecchie. I veri capolavori sono esenti da questi errori. In fondo sono contento che quella che doveva essere una misera "recensione" di un film abbia sconfinato in questa trattazione teorica, perchè mi serve per parlare della seconda perla che ho avuto l'onore di vedere oggi. Naturalmente in senso contrario rispetto al precedente. "La Morte può Attendere", ennesima puntata delle avventure di Bond, James Bond, non aspira certo all'eternità, ma neanche a qualche cosa di più umano. A volerla dire tutta è dai tempi di "Goldeneye" (1994?) che l'agente 007 non è ricompensato con un bel film. Premettendo che Pierce Brosnan come Bond mi piace, quest'ultima opera si attesta su livelli di risata involontaria. Ho anche oggi cercato di essere il meno cattivo possibile, ma ormai sembra che questa serie abbia preso la piega della farsa. A questo punto la prossima puntata buttiamola sul ridere, alla Jerry Zucker. BAstano poche parole per descrivere questo Bond: prendete tutte le caratteristiche negative del moderno film d'azione, quello da catena di montaggio, e mischiatele insieme. Le battutine di 007 sono ormai penose, egli stesso è diventato un sordido puttaniere che si scopa la prima che incontra. I dialoghi cercano di essere ironici e simpatici, anche troppo, visto che non c'è spazio per una battuta "normale", che non esageri in un senso o nell'altro. L'azione è esasperata, ingigantita ai limiti del possibile, ma almeno fosse girata con uno stile un pò personale! E invece no, ci becchiamo sempre i soliti ralenti inutili e la telecamera che continua a girare come le palle degli spettatori. Non è neanche questione di aspettative; qualcuno potrebbe obiettare che da un film di James Bond ci si deve aspettare in definitiva questo. Oltre a citare di nuovo GoldenEye cercherei di ricordare che ai tempi di Sean Connery, continuando comunque a esssere una produzione artisticamente altalenante, le cose erano diverse. Solo oggi purtroppo si può associare il nome di Bond a quello di film d'azione di seconda scelta. Vabbè, basta sprecare fiato; concludo dicendo che quello prima (Il Mondo non Basta) era anche peggio, e che ci sono così tante battute idiote da riempire quello spazio a sinistra per un mese. Mentre sto scrivendo queste righe il buon Castel si sta gustando Memento e non posso che invidiarlo per la boccata d'aria fresca che si sta regalando. Spero anche che riesca a rivalutare, in parte, quella Carrie Ann-Moss che tanto ha odiato nel secondo doppio Matrix, che, avendo piluccato i primo su Italia !, scompare senza alcuna riserva di fronte all'originale.

E adesso un'ultima cosina che mi ha suggerito Piotre. Precisando che si poteva capire il tuo giudizio riguardo alla musica di F-Zero GX ("non si può proprio togliere l'audio?") non sono d'accordo con la tua visione finale. Tu dici che ti dà più emozione guidare una Lotus che, per quanto virtuale, cerca di avvicinarsi come stile di guida a quella reale a un gioco come F-Zero che "inventa" gare a bordo di fantastiche astronavi, spinte oltre i 2000 Km/h. Io invece sono dell'opinone opposta, e cerco anche di spiegarti il perchè non solo in base a quelli che sono i miei gusti personali, ma anche a una disquisizione di natura teorica. Collegherei questo discorso al cinema, perchè, mi spiace per voi, è quello che ho scelto di studiare all'università, nonostante questa concezione sia raggiungibile anche dal bambino di cinque anni. Il cinema, come i videogiochi d'altronde, NON è la realtà. E' una selezione, un punto di vista, una finestra sul mondo, ma non è IL MONDO. Quando alla tv vedo il filmato delle Twin Towers che crollano non posso dire che quelle sono le twin towers che crollano. O meglio, posso dirlo in quanto accetto la CONVENZIONE del mezzo televisivo o cinematografico che sia. Quelle non sono le torri gemelle; sono due rettangoli grigi che si stagliano su uno sfondo azzurro. Questa è un'immagine catturata, rubata, strappata e selezionata della vicenda. Io ho un punto di vista che è solo uno. Certo, quell'immagine, quella combinazione di colori e suoni, viene rielaborato dalla mia mente e catalogato come "le torri gemelle che crollano". Ma non posso affermare che quella è la realtà. Potrà creare in me sconcerto, paura, dolore, tristezza, ma quella è solo un'immagine. Bisogna abbandonare l'idea di un cinema "realistico". Prima che il Castel o l'Elisa mi sputino in bocca devo ammettere che questo esempio è stato fatto dalla nostra prof. (che ricordo essere bona) di Cinema. Quello di catturare, di rinchiudere la realtà in un rettangolo è sempre stata l'utopia dell'uomo. Ma nel momento stesso in cui seleziono qualcosa e lo sottopongo ad una struttura finita, come è il rettangolo, snaturo l'idea stessa di realtà, che non è finita ma sfugge. Seguendo questo sogno si è arrivati al cinema "camp", che, epr chi non lo sapesse, prevedeva la relale uccisione o ferimento degli attori. Ma non possono venirmi a dire che quelle immagini rappresentano la morte, in quanto quella persona sullo schermo sta morendo davvero; no, quello è un rettangolo. Anche lo stesso genere documentario è consapevole di questa mancanza della macchina cinematografia, per non chiamarla impossibilità. Il cinema è quindi CONVENZIONE di realtà. Ci può essere un film più o meno realistico, ma non un film realistico tout court, che è, e rimane, pura utopia. Evitando ora il trasferimento di questa concezione alla storia del cinema, che se qualcuno richiede potrei fare, passiamo ai videogiochi. Qualcuno, diciamo coloro che conoscono questo mondo dall'esterno, potrebbe pensare che lo scopo del videogame è quello di simulare il reale. E' un concetto che anche molti giovani hanno in testa. Quest'idea viene però negata a partire dall'origine stessa di questo mezzo; il primo videogioco della storia, "Space War", era una battaglia fra astronavi. Si capisce bene quindi come lo scopo non fosse quello di "simulare", quanto quello di DIVERTIRE. Pac-Man, Space Invaders, Joust, sono tutti giochi caratterizzati da una evasione fantastica, illogica e anti realistica, atta solo al puro appagamento. I tempi però erano quelli che erano; stiamo parlando dei primi anni '80, e la tecnologia non era in grado di simulare una realtà come quella di una moto o di un'automobile. Certo è che i primi passi in questa direzione vennero fatti, e passando per i vari Out Run, Hang On e simili le simulazioni di guida hanno iniziato a farsi spazio, diventando un luogo fisso in ogni sala giochi. Ultimamente, e parlo degli ultimi 5-10 anni, si è cercato di ricreare in casa dell'utente un mondo che rispetti le regole e le leggi del mondo reale. E' il caso del Flight Simulator della Microsoft, che ogni anno regala ai possessori di un pc e di una buone dose di pazienza l'opportunità di pilotare un'aereo di linea, sottoposto alle ferree leggi di un vero aereoplano. Inutile dirlo, il manuale è una sorta di bibbia, solo grazie alla quale dopo un mese circa forse riuscirete a decollare. Gran Prix Legends si è spinto oltre, proponendo un modello di realismo applicato alle auto del passato. Questi giochi che ho citato possono essere considerati, ed è giusto che lo siano, dei capolavori. Ma secondo me cercano di sfuggire a una regola ben più rigida di quelle che vogliono simulare: anche qui, parlare di realismo è impossibile. Per quanto tu stia guidando una Lotus, con un volante Force Feedback, con la frizione, anche con tre schermi per creare un effetto panoramico, il salto è impraticabile. Lo voglio dire una volta per tutte: questa ricerca spasmodica del realismo (e di conseguenza del FOTOrealismo) sta apportando gravi danni all'industria videoludica. Si sta cercando di raggiungere un livello che appartiene a un'altra sfera, irraggiungibile. E' una battaglia persa in partenza. Tra pochi mesi uscirà GT4, uno dei simulatori di auto più famosi a livello mondiale. Più auto, più piste, una grafica migliorata ( e chi ha visto il 3 può capire la difficoltà di questa affermazione). Non sto dicendo che GT4, o il 3, che io possiedo, sia un brutto gioco. Anzi, altrimenti non l'avrei comprato. Sto solo dicendo che questa non è la via giusta. Se guardo a fondo vedo che questa è anche la ragione per cui preferisco il Gamecube alla Playstation2; la Nintendo produce ancora videogiochi con le intenzioni di quel Donkey Kong dei primi anni 80. GT3 mi è piaciuto molto nonostante abbia dovuto demordere per la difficoltà, ma solo con altri titoli posso dire di essermi davvero divertito. Paragonare l'esperienza di una simulazione del reale all'esperienza di un gioco come "Metroid Prime" o anche un "Doom" è una cosa difficile, perchè difficile sono i termini che si possono usare per l'uno o per l'altro. Io non voglio guidare una Lamborghini Murcielago, io voglio visitare un mondo sconosciuto, voglio viaggiare a 2000 Km/h sbattendo i miei avversari fuori dalla rampa, voglio viaggiare sui mari trasportato da una barca parlante, voglio sperimentare l'insania dei misteri dell'umanità, voglio acchiappare fantasmi in una casa stregata, voglio saltare da una collina all'altro con un propulsore ad acqua, voglio rotolare come scimmia in una palla, voglio evitare la pioggia di colpi nemici e distruggere tutte le astronavi avversarie. GTA3, che oramai conoscono anche i polli, riesce a combinare elementi realistici a situazioni videoludiche da manuale. Ma non è bello perchè alla radio posso sentire le canzoni di Micheal Jackson; è bello perchè i programmatori hanno saputo creare un mondo che SI ISPIRA e fa la parodia della realtà e insercirci una struttura di gioco azzaccata. GTA Vice City rilancia la formula, ed è giusto non chiamarlo add-on, ma comincia a sentire la pesantezza della formula. Innovare, innovare, innovare. Non solo a livello di gameplay, anche visivamente. Cosa mi importa del fotorealismo? La realtà ce l'ho davanti agli occhi tutti i giorni, vederla riprodotta a dovere su uno schermo può impressionarmi per i primi tempi, ma poi diventa inevitabilmente "imperfetta". Quando i simulatori di guida arriveranno alla perfezione, sia tecnica, riproducendo perfettamente i modelli fisici, visivi, sonori, della realtà, quale sarà il passo successivo? Dove si andrà avanti? Una volta arrivati al massimo livello riproducibile, oltre che a un continuo aggiornamento del parco macchine e piste, si potrà arrivare solo all'accettazione dell'imperfettibilità. Inevitabilmente si assisterà a un riflusso verso quelle che sono forme più artistiche, personali, inventive. Mentre un tempo si cercava di trasporre nei quadri ciò l'occhio umano vedeva, oggi l'arte ha decisamente superato questa condizione. Senza parlare di impressionismo, che è in fondo erede del naturalismo, si può invece citare l'espressionismo. Si arriverà quindi a un espressionismo videoludico? No, tale fenomeno in una certa maniera già esiste, e anzi, e la modalità secondo la quale il videogioco si è creato. Certo il discorso per il gioco elettronico è assai diverso a quello della pittura, dovendo il primo puntare SEMPRE al DIVERTIMENTO, ossia a un intrattenimento. Perchè Metal Gear Solid 2 si può dichiarare un progetto fallimentare? Semplice, perchè cerca di coniugare il film al videogioco, facendo prevalere, grazie agli innumerevoli filmati, il primo. Cinema, Arte, Videogioco, sono mondi che pur intrattenendo strette relazioni a livello formale obbediscono a regole completamente diverse. Tutte e tre prevedono la partecipazione emotiva. Il videogioco fa di più, perchè inserisce anche la partecipazione in prima persona dello spettatore, che quindi diventa giocatore. Comprendendo che mi sono un pò perso cerco di arrivare al punto, ovvero alla diversa concezione di emozioni che un videogioco può trasmettere. Anch'io in sala giochi provo emozioni molto forti giocando a Sega Rally 2, con il volante che attua resistenza e il sedile che si muove. E ben venga questo tipo di intrattenimento. Quello però che voglio dire è che il videogioco è sostanzialmente invenzione, non riproduzione della realtà, ma fuga dalla realtà. E questo può configurarsi nello stesso modo a Monkey Island come a Vice City, a Hyrule come nella Londra di The Getaway. Chiaro questo concetto si può passare alla reale valutazione del gioco. Ma continuo a ribadire sempre la stessa cosa: che una corsa sul Blue Falcon a Mute City, sia più emozionante di una Pagani Zonda a Montecarlo, nonche più liberatorio. E, intendiamoci, neache così più facile.

postato da Phemt | 01:04 | commenti (9)


venerdì, novembre 21, 2003
 

Largo

all'

avanguardia

Pubblico

 di

 merda

venerdì freddo buio oscurità

mattina dormire svegliarsi giocare moderato click-clack

simpsons divertimento telefonare sergio avviso chiamata tu-tu-tu

studiare freddo rompere coglioni weow-weow

brum-brum quattro uscire lenti contatto ottico fattura povertà benzina beep-beep dimenticanza biglietto

ritorno prendere biglietto ritorno riparare amplificatore cellophane negozio angolo cassetta rocco siffredi produzioni

casa entrare collegare cavi maiale dio fatica buio luce pochezza abbondanza tempo perfezione prova audio esattezza giocare berto mario kart

telefono caterina ritter sport dling-dlong ciao

f-zero felicità berto andare campionato smeraldo vittoria godimento

gioco eccellenza no ripetitività vomito colori programmatori testa anomalia genialità capolavoro

trovare sala giochi posto quale no conoscenza memory card

votare sondaggio esiguità voti pulp fiction maggioranza no comprensione teste cazzo

sera internet studiare sergio buono brutto cattivo possibiltà ringu due sky possibiltà metà oscurità stephen king incertezza sonno

capire lettori incomprensione domanda

postato da Phemt | 21:00 | commenti (16)


giovedì, novembre 20, 2003
 

L'Atalante dei miei

marrons

Il titolo è in onore della proiezione di oggi. Avete presente la sigla di Fuori Orario, quel simpatico contenitore notturno curato da Enrico "zi, zi, zi" Ghezzi? Quella scena è presa appunto dal film L'Atalante, di Jean Vigo. Inutile dire quanto questo, fra tutti i film degli "albori" che abbiamo in programmazione, fosse quello che mi premeva di più vedere, poichè da tempo sono devoto al misticismo ghezziano. Bene, stamattina, oltre a trovare un'edizione non proprio felice, quella tagliata e rimaneggiata dopo la morte del regista (si capiva dal titolo, differente), ho anche avuto l'onore di sorbirmelo in un francese stretto e confuso come solo l'audio vecchio di 70 anni può essere. Ah, e naturalmente senza sottotitoli. Dopo mezz'ora di totale frustrazione ho optato, al contrario dei miei compagni di corso, per la fuga e il recupero dell'opera in una versione almeno sottotitolata in francese. E sarà un'impresa. Ma come è possibile, mica conosciamo tutti il francese parlato a menadito! Ok i film muti con didascalie in inglese, possono passare. Ma un film interamente in francese!!!! Questa mia incazzatura è passata però nel pomeriggio, complici quattro ore di piacevoli proiezioni. Il primo film visionato è "La Folla", di King Vidor, 1928, di cui non voglio parlare molto perchè ne aveva intenzione il Castel. Vi basti sapere che è una pellicola bellissima e che tratta argomenti senza tempo, come i sogni che ci creiamo e l'inevitabile scontro con la cruda realtà. E' una descrizione proprio da macellaio, ma vi basti sapere che può considerarsi un antesignano del cinema neorealista italiano, vedi "Ladri di Biciclette", pur non condividendone il finale tragico. Ma a volerla dire tutta il lieto fine qui è stato imposto dalla produzione. Fate un pò voi. Ciò di cui invece posso vantarmi è la mitica "Antologia delle Avanguardie", composta per il 75 % da Luis Bunuel. Val bene per queste pellicole il termine "surrealista". Il primo film, il famosissimo "Un Chien Andalou" è infatti la trasposizione sullo schermo dei sogni del regista e di Salvador Dalì. Folle. Vi basti sapere che inizia con un occhio umano che viene tagliato da una lama, prosegue con una donna che raccoglie una mano per strada e si fa investire, e finisce con un uomo che ha dei peli ascellari al posto della bocca. Giusto per non parlare di tutta la disquisizione teorica che vi è dietro. La seconda opera, "L'age d'or", è volendo ancora più fuori di testa. Mucche che dormono sui letti, un pazzo che prende a calci cani e ciechi, giraffe che volano dalla finestra... anche se qui il "messaggio" è più preciso, ovvero l'attacco alla morale borghese dell'epoca. Non a caso i fascisti bruciarono il cinema in cui si proiettava. Basta, non ho voglia di parlare in modo più approfondito di questi film, sono stanco e ho sonno.

Oggi ho letto che il programma di Sabina Guzzanti è stato definitivamente sospeso; o meglio, lei può registrare le cinque rimanenti puntate, e una volta completate saranno visionate e valutate. Ditemi voi se questo non è un regime. Apprezzo in questo senso il richiamo a questo tema di Luca e Paolo ieri sera alle Iene. Peccato che qualche servizio prima si fossero dimostrati delle vere teste di cazzo andando a incontrare l'Imam cacciato dall'Italia per fargli pronunciare parole di pace. Certe volte, è proprio vero, si calca un pò troppo la mano.

postato da Phemt | 22:55 | commenti (6)


mercoledì, novembre 19, 2003
 

Le associazioni dei

genitori

Ieri doppio post, in onore dell'intervista a Max "Bar Gianni" Bonu. Avete letto tutti la sua intervista, vero? Spero di si, perchè è davvero bella, ci si fanno un sacco di risate. Ma che cosa volete capirne voi, che state ascoltando Guccini e siete per l'aborto? Mostri! Una cosa però devo concederla al vecchio rappresentante, d'istituto e di consulta: quando dice che non ne può più del buonismo e del "politicamente corretto" non posso che dargli ragione. Poi capisco che molto probabilmente abbiamo della stessa frase un'idea completamente differente, ma fa lo stesso. Se un giorno vorrete il mio appoggio, non dovrete fare altro che scagliarvi contro chiesa, buonismo e "politicamente corretto". Mi avrete dalla vostra parte. Ma una cosa che odio ancora più di tutte queste cose messe insieme sono le ASSOCIAZIONI DEI GENITORI. Mi viene un conato di vomito a sentire queste parole, ogni sacrosanta volta. Lo avrete capito bene dal mio lontano post "cara mamma..." ma ogni tanto sento il bisogno di trovare nuove offese per questi biechi individui. Perchè questo sono, loschi figuri che non sanno che cazzo fare dalla mattina alla sera e allora decidono di rompere un pò i coglioni al mondo. "No, questo cartone è troppo violento." "No, questa trasmissione contiene troppe parolacce." "A quell'ora non si possono mostrare culi, il mio povero Adalgesio potrebbe rimanere molto turbato" La maggior parte di questi rompicazzo sono genitori che vogliono scaricare, consciamente o meno, l'educazione del proprio figlio sulla televisione o altri mezzi di comunicazione. E' questo a mio parere il vero problema. Ma perchè cazzo non spieghi a tuo figlio una buona volta che i bambini non nascono dalla cicogna, che il preservativo non è un palloncino unto, e che la gente, prima o poi, muore tutta? No, è molto meglio farlo vivere in un mondo di rose e follettini, in cui è tutto sempre bellissimo, nessuno si fa mai male, nessuno soffre, nessuno dice una brutta parola. Tanto prima o poi il bambino ti becca mentre ingroppi la mamma, caro papà. E lì cosa dici, che stavate facendo la lotta? Ma come siete violenti! Davvero, queste persone proprio non le reggo. Io non sto dicendo di urlargli in faccia che babbo natale non esiste, quelle si che sono davvero stronzate, no, sto dicendo di fare vivere i figli in maniera libera e consapevole, consci che nel mondo esistono le cose cattive, le cose brutte e il dolore, ma che queste non sono le parolacce, o i culi e le tette. E invece no, continuiamo a farci del male. Beppe Grillo a Striscia la Notizia ha detto delle parolacce, ed ecco subito il polverone. A morte Canale 5 e Striscia la Notizia. Certo che con un bel biiip è tutto diverso, eh si, come direbbe il buon Nanni, "è un pò tutta un'altra cosa". Ora, io questi genitori li prenderei e li metterei tutti in un frullatore, così voglio vedere se non gli scappa un bel madonnone. Ma fate un pò vedere qualche culo e qualche paio di tette a quei vostri poveri figlioli, che non gli fa mica male!!! Dalla tv si dovrebbe togliere ben altro: Socci, Vespa, Maria de Filippi (ARRRRRGH!), Maurizio Costanzo... questa educazione "repressiva" non può essere altro che dannosa. Svegliatevi bambini!!! Il vostro papà e la vostra insopportabile mamma vi vogliono legare, far rimanere per sempre piccoli! C'è più violenza nell'ideologia della Barbie che in una puntata di X-Files o in un film di Gigi e Andrea. La differenza? Che la prima ve la regalano i genitori a natale, mentre i secondi hanno il bollino rosso, e quindi tutti a nanna, che sennò da grandi diventate dei maniaci o peggio degli OMOSESSUALI! Eh si, perchè mi rendo conto che molto spesso, creando tutti questi tabù (ma cosa ci vuole a spiegare a tuo figlio che A va inserito in B? Il fatto è che questi vermi non hanno mai le palle per dire le cose come stanno), si facilitano comportamenti di ostilità verso la materia proibita. Perchè un genitore che non esplica al figlio il sesso, non parlerà neanche degli omosessuali, rendendoli così all'occhio del bambino dei mostri. Certo, questo è un caso tutto sommato roseo rispetto al genitore che li disprezza apertamente. Per molti infatti avere un figlio omosessuale sarebbe una disgrazia. Bene, continuiamo così, "facciamoci del male" (oggi Nanni Moretti spunta più spesso del solito). Questo non aiuta l'integrazione degli omosessuali, e crea quelle tragedie che conosciamo tutti; penso che molte persone preferirebbero farla finita piuttosto che dichiarare al proprio padre il loro "difetto": Ma tanto va tutto bene così, le fette di prosciutto sugli occhi sono sempre il metodo migliore; e più facile. Stupendi Luca e Paolo che alla fine de "Le Iene show" si rivolgono ai bambini dicendo "va tutto bene!". Dicono più che mille parole.

Ma qualche cosa vorrei dirla anch'io, non ai genitori, ai bambini. Se qualche sera non avete sonno e vi siete stufati di stare nel vostro letto, andate piano piano verso il televisore più vicino e mettete su Italia 7. Se l'ora è quella giusta vedrete delle cose molto interessanti.

postato da Phemt | 19:37 | commenti (9)


martedì, novembre 18, 2003
 

"Si, e poi noi

non mangiamo

i bambini..."

Dall'intervista a Max Bonu su Alice non lo sa. Quante banalità sui ragazzi di sinistra riuscite a trovare nel testo? Sempre che non stiate cantando "la Locomotiva" mentre sputate sulla bandiera...

"Perché decide di farlo a destra?"

"La militanza a destra parte spesso da una reazione di dissenso allo status quo delle cose. Inutile nasconderlo, è difficile parlare di militanza a destra, perché le scelte fanno parte di una sensibilità personale che deve confrontarsi con quello che è un panorama politico molto ampio, che è impossibile rinchiudere nella parola "destra". I giovani militanti di oggi sono riusciti a sfatare quelle etichettature che ci avevano costretti a essere in disparte nella politica con la P maiuscola e a uscire da una divisa caratterizzante che, agli altri, è apparsa spesso più importante delle idee. I giovani non sono solo quelli che sfasciano Genova, non sono solo quelli che sputano sulla bandiera. Ci sono giovani che scelgono la vita rispetto alle droghe, che scelgono le identità nazionali rispetto alla massificazione, che la bandiera la tirano fuori anche quando non gioca la nazionale, che preferiscono una vita alla scelta dell'aborto e che non vedono nel "Che" e in Guccini nulla di così attraente. Siamo stanchi del buonismo imperante in televisione e nelle scuole, dell'egemonia culturale delle sinistre e del "politicamente corretto". Ci pare poi estemporanea una storia scritta, in malafede, con la penna rossa o con quella dei vincitori, e ci paiono ormai maturi i tempi perché nelle università e nelle scuole trovino spazio i grandi autori e pensatori della cultura vicina alla destra.Sarebbe impossibile in così poco spazio esprimere tutte le ragioni per le quali si milita a destra, ma chi condivide con noi la militanza e chi lo ha fatto in passato, ben conosce i motivi di una passione e di una fede dura a morire nel tempo."

postato da Phemt | 23:20 | commenti (12)
 

La sai l'ultima sui

carabinieri?

Mentre oggi tutta Italia rispettava il minuto di silenzio per i caduti in Iraq, io mi trovavo in stazione a discutere di quanto fosse triste questa nazione, che si accorge della guerra in corso solo quando muoiono dei suoi concittadini. La palma del viscidume la darei senza alcun dubbio al nostro amato presidente del consiglio, che non è riuscito a trattenere le lacrime al funerale dei carabinieri. Ma non tanto per il gesto ipocrita, ci aveva già abituato con il pianto per i profughi albanesi, quanto per il fatto che se non fosse stato per lui, quelle persone sarebbero ancora qui in Italia. Ma chissenefrega, sventoliamo la bandiera italiana, appendiamola alle finestre, al balcone, fuori dal nostro negozio, dalla nostra automobile. Non ce l'avete? No problem, arriva capitan Feltri, che insieme al suo quotidiano ci regala un comodo tricolore, utilissimo anche per i prossimi europei. Quello che mi chiedo è questo: ma l'abbonato a Libero (che ha tutto il mio disprezzo) avrà ancora un pò di spazio libero in casa, fra bandiere, carte da gioco e crocifissi? Non so e non mi interessa, preferirei allora abbonarmi a For Men, che ha la stessa levatura intellettuale e al contempo ti regala le carte da gioco con le superfighe. A parte tutto, mi spiace davvero per queste povere persone fatte saltare in aria, ma tanto quanto quelle altre 400 di diversa nazionalità, inglese o americana che sia. Se qui però i funerali vengono utilizzati come strumento dai media, è altrettanto, se non maggiormente, disgustoso che in America le tv non parlino dei loro morti, di proposito, of course. In questi giorni Bush è in visita a Londra, dove gli stanno riservando l'accoglienza che merita. Molti personaggi famosi sono arrivati per criticare il buon texano, incluso il grandissimo Michael Moore, di cui dovete avere visto, vi obbligo, "Bowling for Columbine". Intanto nascono le prime polemiche per il programma di Sabina Guzzanti, Rai8t. Sia la stampa che il pubblico, grazie ai molti ascolti, hanno apprezzato questo esperimento, anche se non sono mancate le voci leggermente discordanti; chiunque abbia preso la Repubblica oggi avrà letto l'articolo di Sebastiano Messina, che ha un'opinione molto simile alla mia. L'attacco era quasi inevitabile: querele da parte di Mediaset e un nuovo "forse" sulla messa in onda di domenica prossima. Non sono mancate anche le critiche della comunità ebraica, causa la definizione "razza ebraica" pronunciata dall'attrice. Ma per favore! Sono andati a incriminare una parola, quando l'intera frase era la più intelligente della puntata. Per chi se lo fosse persa, Sabina si lamentava di tutte le critiche di antisemitismo piovute dopo il sondaggio sullo stato più pericoloso per la pace. La gente pensa che quello stato sia Israele, seguito dall'America. Volete processare la gente per quello che pensa? No, è più facile chiamare tutti "antisemiti", e sollevare il polverone del razzismo, che in questo caso non c'entra proprio niente, e lo sanno bene. No, Israele, e non gli ebrei, proprio "Israele", è il paese più pericoloso per la popolazione europea. Punto. Il bello è che finalmente qualcuno in tv lo ha detto chiaro e tondo. Perciò non andate a criticare la Guzzanti per ciò che ha detto; a livello di contenuto è stata una trasmissione assolutamente fantastica, che non si può neanche tacciare di faziosità, perchè tutto quello che veniva proposto era stato pubblicato da importanti quotidiani, come l'incremento degli spot su mediaset, portato alla luce da repubblica. Chi invece dovrebbe muovere delle "accuse", ma io parlerei di suggerimenti, sono i critici televisivi. Il comico deve fare il comico, se no la satira salta, diventa informazione, che anche se appropriata, non è più satira. Tornerò sull'argomento quando succederà qualcosa di nuovo. E' da un pò che non vado al cinema, e mi sto rendendo conto che presto potrei perdermi alcuni film interessanti e a rischio pensione. Sfrutterò la riduzione del mercoledì sera e mi godrò i fratelli Coen, con quel "Intolerable Cruelty" (non cito neanche la stupida traduzione italiana) che credo ancora residente al multiplex. Siete tutti invitati. A domani sera!

Mi è appena arrivato via e-mail il nuovo numero di Alice non lo sa, il settimanale fazioso di informazione a Parma. Andate subito sul sito, c'è un'intervista al nostro ex-rappresentate di istituto, Max "Aurea Parma" Bonu!!!!

postato da Phemt | 23:08 | commenti (3)


lunedì, novembre 17, 2003
 

Di Guzzanti ce n'è uno solo

Chiunque di voi abbia preso un giornale oggi avrà senza dubbio letto gli articoli su rai8t, il nuovo programma di Sabina Guzzanti andato in onda ieri notte su rai3. Per chi non lo avesse fatto riassumo così: ieri pomeriggio il programma era stato bloccato. Motivo: non compatibile con il momento storico. E allora perchè oggi c'era ancora la DeFilippi in tv? Per fortuna si sono resi conto della stronzata e hanno cambiato nuovamente idea, Rai8t poteva andare in onda. Tutto questo nel giro di un'oretta massimo. Sarà ancora meno però la gente che ha effettivamente visto lo show, ieri alle 23:30. Io lo ho visto e quello che voglio fornire è il mio personale parere. Parto dicendo che non ho mai amato molto Sabina, ritenendo di molto superiore il fratello Corrado. E' proprio una questione di comicità. Se Corrado in ogni personaggio in cui si cala fa ridere e pensare, Sabina fa solo pensare, e occasionalmente ridere. C'è anche da dire che la sorella è sempre stata più legata ad un ambiente teatrale rispetto a Corrado, che ha preferito la televisione. Questa diversa inclinazione è stata molto evidente ieri sera. Non più una finta trasmissione come nel "Caso Scafroglia", ma una sorta di monologo, inframezzato da alcuni sketch. Prima della sigla Sabina e un'altra attrice (una dell'Ultimo Bacio) hanno fatto il verso alle nuove presentatrici delle reti rai, per l'occasione sedute su un materasso invece del solito divanetto, con alle spalle un muro crepato. La scenetta era di per se divertente, ma trooooooppo lunga!!! Non servono cinque minuti per farci capire che queste sono due cerebrolese. Poi silgla (davvero bellissima) e poi inizia il programma vero e proprio. Sabina si è presentata con una katana, facendo il verso alla Uma Thurman di Kill Bill, e ha iniziato a parlare di Berlusconi, della legge Gasparri, dell'informazione in Italia... tutto interrotto da piccoli frammenti, brevi, anzi, certe volte troppo lunghe, scenette, come quella in cui Paolantoni fa la parte di Jerry Scotti in un clone di "Chi vuol esser Milionario". Tutto questo serve per sottolineare il fatto che l'Italia è al 53° posto come livello di informazione (era la risposta esatta del quiz), cosa peraltro che sapevamo già. Davvero non ho capito la funzione di questo inserto, come di altri, nella trasmissione; non fa ridere, fa pensare, informa, ma sono cose già dette prima da Sabina stessa. E allora? Il monologo continua, mentre spunta qualche accenno di imitazione storica, come per esempio D'alema. Partono dei filmati che mostrano la differente disribuzione degli spazi pubblicitari con il nuovo governo, tutti seri, quasi da telegiornale. Poi Sabina si "trasforma" in Bruno Vespa (con i soliti nei finti, che pena!), e finge una punta tipo di porta a porta, con vari ospiti, tra cui Gollum (un sempre bravissimo Marco Marzocca), il tipico giornalista di destra (credo sia l'attore che fa Aldo Moro in "Buongiorno Notte"), e altri ancora. Non mancano le imitazioni della stessa protagonista, fra cui brillano Lucia Annunziata e la giornalista che fa 8 e mezzo con Ferrara (ma, indovina un pò, non mi ricordo il nome!). Inutile quella di Berlusconi, che inveisce e si incazza. Insomma, avete capito, non mi è piaciuto molto. Il motivo è principalmente uno: non è proprio satira. E' uno spettacolo teatrale, un testo, che si vuole travestire da satira, e lo fa con l'inserzzione di alcuni stacchetti inutili o poco riusciti, spesso fuori luogo. L'attacco al governo è stato davvero molto duro, come è giusto che sia, aggiungerei, e a questo punto risulta davvero inutile mettere il siparietto dei margheritini che dicono stupidate intorno a un tavolo ("Sviluppo sostenibile? Perchè si tiene su da se!"). Certo, all'inizio della puntata è stato puntualizzato che, in un mondo in cui i politici fanno i comici, i comici possono anche fare i politici. Non mi sembra una giustificazione valida. Si vede che dietro a Rai8t c'era la voglia di fare qualcosa di diverso, qualcosa di provocatorio ma in modo nuovo, un programma che si allontanasse dalla satira tradizionale, che, è bene specificare, NON è Zelig (dice bene la Guzzanti, quello è solo intrattenimento, a parte Cornacchione, che se ne è andato). Eppure secondo me si è preteso troppo. Coniugare una dialettica prettamente teatrale con i modelli specifici della televisione non è semplice. Certo, se Rai8t fosse l'unico esempio di satira intelligente che abbiamo avuto negli ultimi anni lo accoglierei anch'io a braccia aperte, ma di esempi illustri ce ne sono stati. Uno su tutti il già citato "Caso Scafroglia", che faceva davvero assaporare qualcosa di nuovo, ma anche Luttazzi, a cui però hanno fatto Ciao Ciao. Insomma, per me Sabina Guzzanti ha preteso troppo: coniugare informazione "seria" e satira, riuscendo a non essere realmente nessuna delle due. Un pò come il film di Hulk, anche se è un pò fuoriluogo. Preferisco ancora il fratello, che riesce a creare una satira più intelligente, meno diretta ma nel contempo più profonda. Chiunque abbia visto qualcuna delle sue puntate mi capirà. Chiudo dicendo che anche Mace Windu muore in Episodio III (lo ammazza Anakin con l'aiuto di Darth Sidious) così il Castel sa anche questo ed è più incazzato. A domani!

postato da Phemt | 20:43 | commenti (12)


domenica, novembre 16, 2003
 

"Odio i nazisti"

Tempo di bilanci anche per il secondo sondaggio, sempre in tema lucasiano. Partiamo subito con i risultati: "Indiana Jones e l'Ultima Crociata" ha stravinto, totalizzando, con 6 voti, più punti degli altri due film messi insieme. Al secondo posto c'è l'originale "I Predatori dell'Arca Perduta", con 3 preferenze, e in coda si ferma l'avventura di mezzo, "Indiana Jones e il Tempio Maledetto", con un misero votino. Come mai una vittoria così schiacciante? Io una ragione ce l'avrei, ed è la presenza di Sean Connery nel cast, che alle ragazze non dispiace. Ma analizziamo più a fondo tutti e tre le pellicole.

Indiana Jones è nato dalla (incredibile) mente di George Lucas, e questo lo dovrebbero sapere anche i sassi; il nome "Indiana" è stato infatti preso dal suo cane. Dopo uno scambio di idee fra Spielberg e Lucas fu deciso il tutto. Soggetto e produzione di Lucas, sceneggiatura di Lawrence Kasdan (altro grande nome), e regia di Spielberg. Da qui può nascere spontanea la domanda: il merito di questi tre film va attribuito a Lucas o a Spielberg? Se con merito si intende l'inventiva geniale, in questo caso creare dei film che rifanno il verso alle pellicole di avventura "seriali" in voga negli anni '40 (in cui sono ambientati i film), allora la palma va a Lucas. Questo è un processo che funziona benissimo "dall'esterno", ovvero ripensandoci in un secondo momento. Ma una volta che sei davanti al film...beh, dio (Zeus, Odino, Leo Ortolani) benedica Spielberg. Certo, parlare di Lucas vuol sempre dire parlare di un prod-autore, come lo definisce Enrico "zi, zi, zi!" Ghezzi. E allora facciamola finita e diciamo che il merito è in parti eguali, pur non nascondendo la simpatia maggiore che nutro per Lucas. Bella storia, quella di Indiana Jones. Pensate che originariamente doveva interpretarlo Tom Selleck; si, proprio Magnum P.I.. Grazie a dio era impegnato con la suddetta serie e così si preferì utilizzare un non più giovane attore, con passato da falegname, che molti avevano già amato in Guerre Stellari e L'Impero Colpisce Ancora. Altro grazie infinito per questa scelta, perchè anche Harrison Ford ha il suo indiscusso merito nel successo (anche artistico) di questa saga. I Predatori dell'Arca Perduta, cioè i nazisti, ma non solo. Come nel migliore fumettone c'è anche un'antagonista degno di questo nome, l'archeologo francese Bellocq (si scrive così?). Una volta trovata anche la spalla (Marion), il gioco è fatto. Mi spiace che il titolo che ha creato questo mito, e che ritengo il migliore, abbia ricevuto solo 3 voti, di cui il mio. Forse perchè è quello più lontano da noi e che, per ovvi motivi di palinsesto, abbiamo visto meno. Sinceramente non riesco a trovare difetti in questo film. Ogni scena, ogni inquadratura, trasudano stile e genio. Per non parlare poi della storia, davvero indimenticabile. Pure a livello di dialoghi si può notare la netta superiorità rispetto ai due seguiti. Non so che altro dire, mi semra che il film si spieghi da solo. Meglio quindi passare al secondo episodio, su cui si può sprecare qualche parola di più.La prima cosa che si nota di "Indiana Jones e il Tempio Maledetto" è che effettivamente Lucas aveva inventato i prequel ben prima di Episodio I. La critica lo considera, oltre al film meno riuscito della trilogia, e ci potrebbe anche stare, un titolo tutto sommato mediocre. E invece credo che sia ora, come dice Claudio Masenza su Ciak, di rivalutare questo episodio. Se devo dirla tutta da piccolo, e intendo fra i cinque e i dieci anni, vedevo molto di più Indiana Jones che Guerre Stellari, a cui mi sono appassionato veramente solo più tardi. E in particolare questo "Tempio Maledetto" era il film che guardavo più spesso. Forse per la natura più tetra e misticheggiante, non legata a miti cristiani, o perchè è l'episodio più "incalzante" della saga. E per incalzante intendo che l'azione non si ferma mai. Qui si vede molto di più il debito verso quei serial di avventura, e i personaggi finiscono da una parte all'altra senza una ragione precisa, vengono sballottati dagli eventi, e reagiscono davvero solo di fronte al pericolo di morte (Mereghetti). Qui non c'è logica. Si parte in Cina (mitico il club Obi-Wan!!!), si parte in aereo, si finisce per caso in India e qui si recuperano le tre pietre rubate a un antico villaggio. E' il meno razionale dei tre, quello che mi emozionava di più. D'altronde tutto ciò che sto dicendo può benissimo essere visto come un lato negativo, ed è cos' che lo ha sempre visto la critica, come un passo indietro rispetto ai "Predatori". Ammetto la superiorità del primo, è effettivamente un film migliore, ma non accetto che la gente lo sminuisca così senza dargli nessuna possibilità di appello. Fortuna e gloria quindi a quell'unica persona che ha votato questo episodio minore, ma senza dubbio altrettanto, se non, per certi versi, più, affascinante. Al terzo episodio, di cui mi ricordo ancora la locandina appesa in via Cavour e i trailer alla tv (ma non lo ho visto al cinema, mannaggia!), la saga cerca di recuperare lo stile del primo episodio. Altro argomento sacro, il Graal, ancora i nazisti, ma con una novità non da poco: l'introduzione di Sean Connery, padre di Indy. Questo basta a differenziare abbastanza quest'ultima (ma ancora per poco) pellicola dalla prima. I dialoghi fra i due sono forse la cosa più esilarante del film, che tuttavia, per ritmo e scelte narrative, rimane inferiore ai "Predatori". Si, sono ancora convinto che sia per questo che "l'Ultima Crociata" piaccia di più: il rapporto fra i due Henry Jones, Jr. e Senior. Adesso devo solo scervellarmi per trovare un nuovo argomento da sondaggio. Vabbè, lo butterò lì. A domani.

postato da Phemt | 23:04 | commenti (6)
 

Il nulla...

Che non è quello cattivo della Storia Infinita, ma quello mentale che mi attanaglia oggi. Oggi sono incredibilmente disposto alla stupidità, e mi rendo conto che quando si parla di demenza non riesco a scrivere tanto come per gli altri argomenti "seri". Come si fa a descrivere la sensazione di totale rimbecillimento che ti attanaglia quando parte una gara a chi schiaccia le noci nel modo più assurdo: il re è sempre Pietro, che ce la fa con due dita, un mostro. Ma anche la testa di Berto ha dimostrato un'ottima durezza, tra l'altro già collaudata con le lattine. La cosa più sputtanante è però stato Fra, che ha riservato delle perle Zen della massima autorevolezza, di cui due ne trovate qui a sinistra. Adesso ho delle castagne nascoste nella mia macchina, e chissà quando le troverò tutte. Spero solo che Berto abbia rimesso a posto l'utilissimo giubbotto catarinfrangente. Poi... il Gabbo si scopre che vuole fare il Dams musica e si sorprende che io non sia ad Architettura (!!!), Buzzi ci informa che esiste un tipo di canguro che ha la faccia da cammello, e in Nuova Zelanda c'è la discesa più ripida del mondo, da cui si sono lanciati tre allegri beoni in un carrelo della spesa, ora residenti al cimitero. La 147 di Flavio è l'incrocio fra un'astronave, una discoteca, e un concerto di Eros Ramazzotti. La batteria della Punto dell'Elisa è come la casa delle libertà, cioè fa un pò come cazzo gli pare. Il Castel usa le ridotte in retromarcia ed è l'unico che possa affrontare un fuoristrada. Cantini ha elogiato un pò troppo F-Zero per i suoi precedenti, da X-Boxaro convinto. Massi è l'unico essere sulla faccia della terra che non ha capito Kill Bill e continua a preferire Sarabanda. A rutti vince Berto. Ma a terronaggine Flavio è il re. Sergio è a casa malato. Che altro? Mah, penso proprio che non potrò attuare il capodanno così come lo avevo concepito (a Parigi...) per misericordia ne confronti del portafogli di mio padre. Il conte Dooku muore all'inizio di Episode III (lo decapita Anakin), così lo sa anche il Castel che voleva rimanere vergine di Spoiler e lo ho fottuto. TOH!

postato da Phemt | 14:34 | commenti (3)


sabato, novembre 15, 2003
 

Post Mattiniero

Nintendo only

Contando di tornare a casa molto tardi stanotte, anticipo l'appuntamento quotidiano. Ma state tranquilli, oh voi lettori di questo blog (che ho scoperto essere 8 dal poll di Indiana Jones), questo è un post "inutile". L'unico che forse lo leggerà è Berto, perchè torno di nuovo sul tema videogiochi, trovandomi a corto di parole riguaro attualità e cinema, e poi perchè è giusto parlarne. E non solo: è un post Nintendo only. Si tratta del presente e del futuro prossimo della casa di Kyoto che ha creato il modo di concepire il videogioco.

Presente: attualmente la Nintendo può ritenersi soddisfatta, almeno a livello di vendite hardware. Grazie al taglio di prezzo del Gamecube in tutto il mondo le vendite sono salite vertiginosamente, fino a quintuplicarsi rispetto al passato. Arrivare ai livelli della Playstation 2 è ormai utopia e quindi ritengo questa improvvisa impennata come il miglior momento della console cubica, che continua a vendere di più in America che in Europa, fatto analogo al Nintendo 64. Il Gameboy Advance non ha mai avuto problemi a scomparire dagli scaffali dei negozi, e questo successo si rivela stabile anche ad oggi, con l'introduzione dell'ibrido telefono-console-lettore mp3 della Nokia, l'N-Gage, che meriterebbe un discorso a parte. Insomma, come dice il buon Marco, dal suo buchetto di via Venezia: "Ora non avete più scuse (per non comprare il Gamecube)!!!". Tuttavia i successi in campo hardware sono indossolubilmente legate all'offerta del software; basti pensare che in Giappone il cubetto ha superato per diverse settimane la Ps2, grazie all'uscita del nuovo episodio di Final Fantasy. Che cosa offre quindi in questo momento il Gamecube, e cosa offrirà nel periodo natalizio, da sempre grande banco di prova generale? I grandi titoli non mancano, e per la maggior parte sono già disponibili. Si parte con quel Viewtiful Joe che si rivela il miglior ragalo che Capcom potesse fare a Nintendo: stupendo da vedere quanto da giocare, il nuovo eroe in calzamaglia possiede una cosa che manca a tutti i perosnaggi concorrenti, e mi riferisco in particolar modo a Sony e Microsoft: stile. Una qualità che trasuda da ogni schermata, da ogni musica, da ogni nuova mossa idiota che possiamo fargli compiere. Un misto fra i power rangers e i fumetti americani, Viewtiful Joe è il gioco più originale e innovativo di quest'anno. Punto. Non a caso è candidato ai Bafta awards inglesi, il premio per i migliori esponenti in campo televisivo e artistico. Una settimana dopo ecco un'altra "sorpresa", se così si può chiamare un titolo atteso da 5 anni. F-Zero GX è il grande patto fra Sega e Nintendo, l'alleanza finale dopo molti anni di battaglie, e la definitiva consacrazione del team AV dopo i due Super Monkey Ball. Scartata la plastica ci si trova davanti al gioco più veloce, adrenalinico, folle da molto tempo a questa parte. E difficile. Si, perchè se ha una caratteristica da condividere con il buon Joe, è proprio la difficoltà, che qui si fa quasi proibitiva. E' una bella lecca. Imparare a guidare bene non si attua con poche partitelle quà e là. Da questo punto di vista il gioco parte in quinta, almeno parlando dello Story Mode, la modalità più impegnativa del gioco. E' tutta una questione di fare curve millimetriche, sorpassi azzardati, utilizzare intelligentemente i salti e il boost, calibrare ad arte le statistiche della vettura. Ciò fa di F-Zero un'opera quasi monumentale, che necessita di grande sforzo e volontà da parte del giocatore, ma che soddisfa anche in modo inappagabile. Un bel mattoncino nella storia dei videogiochi. Finora ho avuto esperienza diretta dei giochi descritti. Ma bisogna anche trattare quelli che verranno o che mi sono, a malincuore, perso. Ieri è uscito anche in terra europea Mario Kart Double Dash!!, terza incarnazione del gioco nato originariamente su supernes e poi copiato da ogni parte del mondo, senza mai raggiungere i livelli dell'originale e del suo seguito ufficiale. Leggendo le recensioni on-line, e soprattutto Gamespot.com, la più autorevole e "severa" (e vorrei ricordare che Metroid Prime ha preso 9.7) rivista sul web che tratta videogiochi, ho notato molto poco entusiasmo verso questo titolo. Quasi freddezza, visto che viene liquidato con un anonimo 7.9. Perchè? Andando a leggere il commento si scopre che secondo il recensore la vera mancanza è quella che Nintendo aveva sbandierato a destra e a manca: l'innovazione. Per la prima volta infatti non si controlla un solo personaggio su un kart, ma ben due sullo stesso kart. Il primo è adibito alla guida, mentre il secondo ha il compito di ostacolare con ogni mezzo gli avversari, attraverso il lancio di gusci, banane, macchie d'olio etc... Se a prima vista questa novità sembra davvero eccezionale, si rivela dopo qualche partita solo marginale. Il succo è questo: Mario Kart non è cambiato dall'ultima volta che lo abbiamo visto. Il che è senza dubbio un bene per quelli che lo avevano amato (e chi no?), ma era d'obbligo aspettarsi qualcosa di più da un gioco urlato ai quattro venti come rivoluzionario. La classica formula è arricchita, ma non rinnovata. Consci di questo, il recensore passa ad elencare la qualità che ha sempre contraddistinto questa saga, ovvero il divertimento, soprattutto in multiplayer, qui espanso fino ad 8 giocatori collegando in LAN (come su pc) due gamecube. Innegabilmente raggiunge livelli esagerati. Ma questo si sapeva già, dovrò invece verificare con mano l'effettiva poco importanza del gameplay a due personaggi. Si cita anche uno dei difetti individuabili anche nelle altri recenti produzioni Nintendo. I personaggi non stanno zitti un attimo!!! Certo, belle voci, simpatiche, carine, ma ci vuole un limite!!! Sono inorridito quando ho giocato alle nuove versioni di Zelda e Super Mario World su Gameboy advance. Sono assolutamente identiche, con solo l'aggiunta di fastidiose frasine o urletti ogni volta che si compie l'azione principale (più o meno ogni secondo). E' davvero insopportabile sentire Link che urla "Yahhh!!!" ogni volta che tira una spadata. E STATTE ZITTO!!! Il secondo grande titolo Nintendo previsto per Natale è il quinto capitolo di una serie ormai a cadenza annuale: Mario Party 5. Naturale aggiungere che, come i film di Woody Allen, sfornandone uno all'anno, non tutti possono essere di qualità. Per chi non lo conoscesse si tratta dell'evoluzione in campo videoludico del classico gioco dell'oca, infarcito da Minigames, oggetti, e tutta una serie di bastardaggini ai danni degli avversari. Possedendo il 4 mi rendo conto che quello di quest'anno non potrà cambiare di molto, e le foto mostrate non fanno altro che confermare quest'ipotesi. Inoltre si aggiunge Gamespot, che gli affibia un bel 6.7. Non c'è niente da stupirsi. L'aggiunta di qualche minigioco non può creare un capolavoro, soprattutto se parliamo di un titolo impossibile da giocare in singolo. Le cose non sono cambiate molto quindi, ma resta pur sempre uno dei titoli più divertenti e "bastardi" in circolazione, anch'esso copiato a più parti ma mai raggiunto. Ed è normale che nessuno si aspettasse una rivoluzione. Per quello si aspetta Donkey Konga o il Wario Ware casalingo. Come si prospetta dunque la situazione Nintendo per il natale 2003? Non eccelsa, ma di sicuro di qualità, contando anche il taglio di prezzo della console e l'offerta di capolavori abbastanza recenti (trovare nei negozi Metroid Prime a 29 € non è cosa da poco) a prezzo ridotto. Certo è che per farsi davvero notare rispetto alla concorrenza qualcosa di più vada fatto.

Futuro: Ovvero il 2004. E' iniziata da tempo il grande ballo mediatico rigurado alle nuove console: la Sony sta già lavorando alla Playstation 3, Microsoft è in trattativa con ATi per la scheda video del suo X-Box 2 (però, che originalità!), e Nintendo ha già affermato che la sua nuova console casalinga, per ora chiamata in codice N5 (la quinta console nintendo), sarà stavolta puntuale all'appuntamento e, anzi, potrebbe arrivare prima delle concorrenti, a fine 2005 in Giappone. Questa afermazione mi dà molto da pensare, perchè mi riporta alla mente un'altra grande che ha lanciato la sua macchina in anticipo su tutti. E' la Sega, e la console è il Dreamcast, che, anche grazie a una buone dose di sfiducia del pubblico e una publicità inesistente, si è ritrovata con un hardware "vecchio" e inferiore alle successive Ps2, X-Box e Gamecube. Risultato: tutti l'hanno abbandonata e ora la Sega fa solo videogiochi. Non vorrei che questa smania di arrivare primi a tutti i costi non si tramuti poi in una sconfitta tecnologica e di pubblico, cose che l'attuale Gamecube grazie a dio ha evitato. Alla fine del 2004 arriva però la PSP, la "playstation portatile", debutto di Sony nell'unico campo, quello delle console portatili, in cui Nintendo è ancora re. Se chiedi a un giornalista di citarti una console casalinga dirà senza dubbio Playstation, ma parlando di console portatili citerà ancora il Gameboy. Spero proprio che questa situzione non cambi nei prossimi anni, e ciò implica che la casa di Kyoto dovrà obbligatoriamente aggiornare, o rinnovare, il suo Gameboy Advance, che risulterà obsoleto con la discesa in campo di Sony. E la Nintendo cosa fa? Annuncia che per ora (ma non ci credo) il Gameboy Advance rimarrà così com'è, e stupisce tutti con la notizia di una nuova macchina da gioco per il 2004. Che non è nè il successore del Gamecube e neanche il nuovo Gameboy. Cos'è allora? A sentire loro qualcosa di mai visto e provato, un'esperienza completamente nuova e innovativa. Se da un lato ciò affascina e ci fa immaginare chissà quale marchingegno (ologrammi?), dall'altro fa rabbrividire, perchè questa descrizione si può adattare perfettamente all'unico fallimento della Nintendo, lo sconosciuto (almeno in Europa) Virtual Boy. Devo riporre quindi tutta la mia fiducia nelle loro teste, sperando che siano ben consci degli errori passati.

postato da Phemt | 13:40 | commenti (3)


venerdì, novembre 14, 2003
 

Tutti incazzati

Sembra essere una tendenza di tutti quelli che scrivono, quella di avercela con qualcuno o con qualcosa. Minerva ce l'ha con Fini e con la sua legge contro le droghe leggere. Dario ce l'ha con il mondo dell'informazione. Il Castel lo segue a ruota. Sabba ce l'ha con Fini ma soprattutto con Gabry. Forse l'unico a non avercela con qualcuno è lo Zambo che forse un giorni si ricorderà che ha riaperto il blog (nel frattempo io ho lanciato dalle sue pagine un'iniziativa culturale, andate sul link a destra). E io, con chi sono incazzato?

Con Bruno Vespa. Si, ancora. Ma non perchè ieri sera ho seguito tutta la puntata di Porta a Porta, no, e neanche quella prima. Mi è bastato vedere di sfuggita lo schermo che ha alle sue spalle, quello con il titolo che cambia ogni 5 minuti. Ieri sera c'era scritto: "il nostro 11 settembre". IL NOSTRO 11 SETTEMBRE? EH? COSA? Mavaffanculo te e tutti i tuoi ospiti del cazzo. Se quei militari sono morti è soprattutto per colpa del nostro governo, che appoggi così tanto. MAi avevo visto una figura più viscida e schifosa, un vermilinguo che vive nel mondo reale, e non nella terra di mezzo. Un mostro fissato con i modellini (chissà se conserva ancora quello della casa di Cogne, non si sa mai, potrebbe servire), che piange quando parla del papa, che organizza puntate commemorative per Cossiga, che sputa su qualsiasi buongusto un uomo possa avere. Ultimamente una puntata era dedicata ai venditori televisivi: maghi, cartomanti etc.. con addirittura l'esclusiva di un intervista a Wanna Marchi e al maestro di vita Don Ascimiento. Io sono l'ultima persona che vuole assolvere quel verme umano di Wanna Marchi (anche se persone così stupide da rivolgersi a lei meritano tutte le truffe del mondo) ma l'atteggiamento di Vespa mi fa partire il cervello. Perchè naturalmente era una continua presa per il culo degli invitati, con battutine ironiche, risatine, ammiccamenti, venivano trattati davvero da imbecilli. Mi ha colpito soprattutto il trattamento riservato ad un cartomante molto giovane e visibilmente effemminato, che aveva accetato al volo di partecipare alla trasmissione e si scagliava lui stesso contro molti dei venditori di fumo dell'etere. Non voglio neanche dirvi quanto sia stato trattato da imbecille, da merda, da deficiente. Frasette tipo :"Ah, lei è laureato in giurisprudenza, e come mai non è diventato avvocato?" Risatina. "I suoi genitori devono essere molto fieri di lei" Sorrisino "Insomma, lei quindi non dà la certezza ai suoi clienti?" Ammiccamento. E mentre questo squallido essere, che non può neanche essere paragonato ad un