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mercoledì, dicembre 31, 2003
 

In risposta a Durden

Prima di tutto: sei sicuro di essere davvero tu? Io di persone che hanno visto episodio I in Inghilterra ne conosco solo una, ed è Fra. Non è che ti sei calato un pò troppo nel personaggio e ti sei diviso come nel film? Vabbè, torno a parlare della nuova trilogia, consapevole di abbandonare con questo definitavemente i propositi di studio odierni. E' tutta colpa tua e lo sai. Mollica e il suo Do-Re-Ciak-Gulp lasciamolo lì dov'è, lui si diverte, lo pagano bene e sono tutti contenti. Da questo punto di vista è abbastanza innocuo. Pensavo di aver detto il possibile su questi due film e invece trovo sempre qualcosa di nuovo. Invito tutti i lettori di questo blog a fare come Gabry o chi per lui, dite la vostra!!! Passiamo alla risposta.

Tu dici di non seguire il giudizio della massa, e non voglio metterlo in dubbio. I fatti sono però che le tue opinioni sui film che hai citato, i vari Star Wars e "Le Due Torri", sono quelle predominanti. Questa risposta potrebbe anche non essere indirizzata a te, ma alla stragrande maggioranza delle persone là fuori. Io non dico che là fuori tutti sono influenzati dalla critica. Spesso per essere influenzati basta un piccolo segno; una risata in sala mette in ridicolo una situazione che vuole essere seria; il silenzio di tomba rende un film comico molto poco divertente. Ci sarà un motivo per cui nei telefilm mettono le risate registrate. Ancora possono influenzare il consiglio di un amico, di un genitore, un parente, un conoscente, un'intervista alla televisione, un servizio del tg, il determinato spazio che un giornale dedica a quel film. Tutto ciò concorre a creare uno scudo, nel caso negativo, o una accoglienza in quello positivo quando ci rechiamo in sala. Chi è andato a vedere "Le Due Torri" si aspettava il seguito de "La Compagnia dell'Anello": gli stessi personaggi, gli stessi moduli espressivi. Era, per così dire, a casa. Non voglio dire che "Le Due Torri" sia un brutto film, solo che molti non si sono accorti della peggiore prestazione rispetto all'episodio precedente. Tutto qui. Mi ucciderai, ma mettendo a confronto il Gimli de "Le Due Torri" e il Jar Jar di Episodio I, per quanto lo abbia odiato, preferisco il secondo. Anche solo per una questione di sincerità. Entrambi sono due buffoni, messi lì come spalla comica. Al di là del loro successo in questa parte, fa male vedere Gimli agire come un completo imbecille. Jar Jar no, fa male inserio nel contesto del film, ma non come personaggio in sè. E qui sono arrivato a parlare di Episodio I. Come per "Le Due Torri" il pubblico si aspettava di vedere un "Guerre Stellari" atto quarto, anche se al passato. La botta, concedimelo, è stata forte. Il futuro Darth Vader è un bambino poco sopportabile, Obi Wan Kenobi poco più di un personaggio secondario. Il legame con i vecchi episodi finisce lì. Nemmeno le ambientazioni sono le stesse. Tatooine e Jabba non sono come li ricordiamo. E' naturale che in molti siano rimasti delusi, almeno a livello inconscio, prima del tempo. E poi c'è il film, preso nel singolo, staccato da qualsiasi altro confronto. A George Lucas si possono criticare diverse cose: prima di tutto quel Jar Jar Binks che non riesce nemmeno ad avvicinarsi alla ironia dei due droidi originali, restando abbastanza fastidioso. In secondo luogo la trasformazione della dottrina Jedi da religione mistica a qualcosa di più terreno, grazie all'invezione dei Midi-Clorians che proprio andavano evitati. Terzo difetto, di sicuro il più grande, è il ritmo discontinuo. Non dice male il Mereghetti che "la storia procede a sbalzi". Ritengo la parte iniziale con la visita alla città subacquea il punto più basso dell'intera esalogia. Poi piano piano la storia si riprende e comincia a ingranare. Ma che cosa abbiamo sul versante dei pregi? Si, quelli che tu hai chiamato "tanti bellissimi effetti speciali privi di senso alcuno". Perchè dici privi di senso alcuno me lo saprai spiegare meglio tu stesso. Intanto o ti dico che di fronte all'evidente qualità degli effetti speciali, facilmente realizzabili con tutti i soldi di George Lucas, c'è anche un loro utilizzo sconosciuto alla maggior parte dei blockbuster odierni. Per capirci: coi soldi è facile creare delle astronavi al computer, molto meno metterli insieme e creare delle sequenze che funzionino. A mio parere qui tutte le scene d'azione funzionano. Non mi stancherò di dire che in Episodio I assistiamo al migliore duello con le spade laser di tutta la saga. La corsa dei "pod", soprattutto allungata come sul dvd, è fantastica. Più in generale il blocco finale rende giustizia allo spirito di "Guerre Stellari". Come alla fine de "Il Ritorno dello Jedi", e la nuova trilogia è piena di rimandi alla vecchia, assistiamo a una battaglia su tre fronti, ognuno decisivo per la riuscita degli altri. Il ritmo è incalzante, l'azione ai massimi livelli. Il tutto è montato in maniera superba, con i passaggi da un ambiente all'altro decisi alla perfezione. La festa finale richiama direttamente quella di "Guerre Stellari". Stesso clima, stessa inquadratura finale. No, Lucas non ha perso la mano come qualcuno ha detto. Ha creato, quello si, un film imperfetto, soprattutto ai fan più duri e puri, a cui il solo nominare "Episodio I" dà sui nervi. Imperfetto per alcune scelte che prima ho citato, corrette abilmente nel secondo episodio. Nonostate questo lo reputo ancora, dopo innumerevoli visioni, un bel film. Ma ora passiamo a "Episodio II", quello a cui assegni più spazio nel tuo commento. L'ultima volta che ne avevamo parlato avevi detto di non aver resistito oltre la fine primo tempo. Spero che tu lo abbia visto tutto almeno una volta, almeno per non fare esempi di cui tu non possa avere un riferimento certo. Dunque, chiariamo la questione della perfezione visiva e sonora. Mi riferivo, più che alla scelta di inquadrature o temi musicali, alla loro qualità di riproduzione. Episodio II è stato uno dei primi film (il primo credo sia "Honolulu Baby" di Maurizio Nichetti) ad adottare per quanto riguarda la ripresa lo standard digitale. Ciò vuole dire che non viene più utilizzata una pelllicola ma un vero e proprio hard disk. Oltre ai grandi vantaggi in fase di montaggio si riesce a ottenere un immagine senza alcun difetto, con colori dal contrasto perfetto e la benchè minina imperfezione visiva. Talmente perfetta che qualcuno la ha criticata, ma non si sta discutendo di questo. E' innegabile anche dal più accanito detrattore di George Lucas che con il Dvd di Episodio II si possegga il film più performante dal punto di vista tecnico fino ad oggi. Passando poi all'analisi visiva vera e propria, cioè quella direattamente imputabile alle scelte compiute dal regista, non posso che essere della stessa opinione. Parlando di ambientazioni Episodio II ne contiene, oltre a quelle "classiche" come Tatooine e Coruscant, arricchita da uno scorcio di vita notturna, anche due nuovi pianeti. Kamino, con la sua pioggia incessante, e Geonosis, il campo di battaglia per l'inizio della guerra dei cloni. Entrambe sono fantastiche e meritano un applauso per il loro design, facendo dimenticare la già citata città subacquea di Episodio I. Anche Naboo riesce ad essere più affascinante, abbandonando l'azione il palazzo reale e spostandosi nella zona dei laghi (ovvvero il lago di Como). Più di "effetti speciali" perchè non parliamo di scene d'azione? Discutere sugli effetti speciali in un film del genere non ha senso. Quasi ogni cosa, a cominciare dall'esercito di cloni fino a passare a molte delle ambientazioni, è stata creata al computer. Il risultato? Fino a pochi anni fa poteva essere scarso, ma al giorno d'oggi, e questo film, ma anche il Gollum de "Le due Torri", ne è la prova, il risultato è eccellente. E' difficile abituarsi al vecchio pupazzo Yoda dopo aver visto quello nuovo, convincente come non mai. La tecnologia non è il demonio. Tutto sta nel come usarla. Il rischio è quello di eccedere; farsi trasportare dallla fantasia, ormai libera da qualsiasi ostacolo, e esagerare. E' quello che hanno detto per episodio I, e in parte può essere vero. Certo è che quando ci si trova davanti a scene d'azione così incredibili viene da benedire il progresso tecnologico. La guerra dei cloni non avrebbe mai avuto luogo, Yoda non avrebbe mai combattuto contro il conte Dooku. Tu dici che gli effetti speciali "saturano il cervello di esplosioni e colori che assuefano, non avendo ragione reale". Una piccola cosa devo chiederti. Hai notato che nei soli due film finora usciti sono accaduti più eventi che nell'intera trilogia originale? Là si parla della lotta ribelle per distruggere l'impero, qui invece di come l'impero si sia formato. Sono film molto più "politici" dei precedenti, in cuila trama si dirama in diversi livelli, ognuno atto a potare a ciò che sappiamo: la fine dell'ordine jedi, la nascita di Darth Vader e dell'Impero. Solo lo spettatore meno attento, oppure opportunamente prevenuto, non può aver notato le trasformazioni politiche in atto da Episodio I. La gente è strana. In Episodio I si lamentava perchè c'era poco azione e poi critica il secondo perchè ce n'è troppa, sbagliando in tutti e due i casi. Ma arriviamo alla questione più spinosa, da cui credo non mi libererò mai: i dialoghi. Ovvero "qui gli attori parlano come in una delle peggiori telenovelas sudamericane", con chiaro riferimento al mitico serial brasiliano "Tormento d'amore: la vera storia del conte Dracula", che conosco io e altri due. Prima di tutto invito sempre a vedere il film in lingua originale, e, se proprio non si riesce fare a meno, con i sottotitoli (della stessa lingua!). Perchè se è vero che il doppiaggio rispetto a Episodio I, in cui aveva toccato il fondo, è migliorato, rimane sempre una voce di Anakin degna di un quattordicenne e una recitazione non sempre ai massimi livelli. Non mi piace comunque essere estremo. Se i dialoghi fossero così eclatanti non avrei problemi a dirlo. Invece ho individuato dei punti in cui essi si fanno più deboli rispetto allo standard del film, che è comunque di tutto rispetto. Diciamolo subito, ciò su cui cade l'occhio subito, o meglio l'orecchio, sono gli scambi di battute fra Anakin e Padmè. Ho già detto che in certi momenti si cade nel "Bacio Perugina", ma per il resto la situazione non mi sembra così tragica. Tu dici anche: "ma ti rendi conto che un coglioncello accusa il suo maestro cavaliere jedi di non lasciargli i suoi spazi, di non lasciarlo crescere?". Anche se la situazione è più complessa di come la dipingi, si, mi rendo perfettamente conto. Mi rendo anche perfettamente conto che la scena a cui ti riferisci, ovvero lo sfogo di Anakin dopo aver ucciso i predoni Tusken (ex sabbipodi) non poteva venire fuori meglio, e personalmente la amo molto. Era difficile rendere in un unico momento la rabbia repressa di Anakin, la sua volontà di onnipotenza, e il suo rapporto conflittuale con Obi-Wan. Ricordiamoci, e non sto svelando niente di nuovo, che Anakin diventerà Darth Vader in seguito al combattimento col suo maestro. Ricordate: "Ora sono io il maestro?". Questo rapporto quasi edipico, che lo lega al padre ma nel contempo lo porterà a cercare di ucciderlo, è presente nelle dosi giuste in tutto il film. Il carattere irruento, quasi fastidioso di Anakin, è ben esemplificato dai suoi momenti di ingenuità, quando si getta dal taxi volante durante l'inseguimento finale nella stessa misura in cui alla fine si scaglierà contro il conte Dooku da solo, evitando una collaborazione con il suo maestro. Lui è il prescelto, colui che porterà "balance" (ti giuro, non mi ricordo come lo hanno espresso in italiano) nella forza. E infatti sarà lui a uccidere l'imperatore ne "Il ritorno dello Jedi". Di per se George Lucas è già da lodare per aver fatto tornare le fila tra una trilogia e l'altra, per aver creato una continuità invidiabile avendo già il finale scritto. La sceneggiatura è ai livelli di Dawson's Creek? Puntualizzando che Dawson's Creek non l'ho mai visto per intero e l'unico film del suo creatore, "Killing Mrs. Tingle", mi è sembrato, al di là di certi limiti, un bel film, capirai che ho davvero pochi strumenti per completare l'equazione. Allora sostituiamo "Dawson's Creek" con "un qualsiasi telefilm per teenager", che credo sia quello che intendi tu, ok? Mi spiace ma non posso ancora essere d'accordo con te. La sceneggiatura di Episodio II la posso mettere e non a caso, a diretto confronto con quella de "Le Due Torri", così parliamo un pò di entrambi. Nel secondo capitolo della saga Tolkeniana le strade della compagnia sono divise in tre: ci sono Frodo, Sam e Gollum che si dirigono verso il monte Fato, Aragorn, Legolas e Gimli, che si uniscono a Theoden e ritrovano Gandalf, e infine Merry e Pipino che, una volta liberi dalle grinfie degli Uruk-Hai viaggiano insieme a Barbalbero verso Isengard. Tre percorsi, tre storie differenti che si alternano per l'INTERA DURATA del film, ovvero 180 minuti. Episodio II si può schematizzare così:

parte iniziale (un percorso):

Obi-Wan e Anakin a Coruscant.

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parte centrale (due percorsi):

Anakin parte per Naboo insieme a Padmè.

Obi-Wan investiga sul misterioso cacciatore di taglie.

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parte finale (un percorso):

Obi.-Wan e Anakin si ricongiungono nell'arena di Geonosis.

Battaglia finale e conclusione.

Ora, a parte te, gli altri mi ritengono così pazzo nel preferire questo schema narrativo rispetto a "Le Due Torri"? Da questo punto di vista Mereghetti è legittimato a dire che "sembra di assistere alla più costosa sequenza di raccordo della storia del cinema". Non mi trovo solidale con questa affermazione perchè la trovo riduttiva, ma almeno ammetto che è abbastanza fondata secondo una certa ottica. Strutturalmente trovo che Episodio II non abbia pecche, e stiamo già parlando di sceneggiatura. Passando poi alle sequenze singole mi spiace che a me abbiano colpito così tanto e a te no. Trovo l'inseguimento iniziale emozionante, la parte centrale cupa e drammatica, la battaglia finale assolutamente fantastica. "Non creano nè tensione, nè emotività, nè epicità." Certo, come qualsiasi altro film se hai delle riserve. Per me tutti questi sentimenti sono presenti nel film. Da sole basterebbero le musiche di John Williams, che nella nuova trilogia sta facendo faville, ma di cui pare tu non ti sia accorto. Come io conservo questa opinione del film, lasciami conservare anche questa: sono convintissimo che tu abbia visto questi due episodi in mala fede. Capisco che secondo te Episodio I non è all'altezza dell'originale, o anche peggio. Comprendo anche la tua insofferenza verso il secondo film, diretto successore del primo, di cui deve riprendere personaggi e temi. Se devo dire la verità faccio fatica a trovare da parte mia una condanna così forte verso delle determinate pellicole. Perchè è facile fare di tutta l'erba un fascio, spegnere il videoregistratore a metà oppure dire che "Episodio I è merda" invece che ammettere i suoi lati positivi. Ripeto, non preoccuparti, tutto il mondo la pensa come te. Della gente si è anche mobilitata in gruppo per una petizione atta a far sloggiare Lucas dalla sala di regia e affidare il tutto a Spielberg. E io mi sono vergognato molto per questi fan, che vogliono togliere la creazione di un uomo dalle sue mani per passarla a un suo amico. Per fortuna, dico io, Lucas stavolta è stato regista di TUTTI e tre i film, invece di uno solo come la trilogia precedente. E secondo me si vede, e molto in meglio. Ripeto, non voglio farti cambiare idea. Quello che ti consiglio di fare è questo: prenderti questi due film, o anche solo il secondo se con il primo è troppo difficile, e riguardarteli INTERAMENTE (magari in originale), sgombrando la mente da ogni pregiudizio che ti sia venuto in testa negli ultimi 5 anni. So che quest'ultima cosa è umanamente impossibile, ma mi sembra l'unico metodo, più delle parole, per dimostrarti la mia tesi.

Ora voglio un attimo fare il punto sui film e gli autori che hai citato nel commento: Riporto: "...su un punto non ci troveremo mai d'accordo: la fascinazione. Quando ne parli per Tarantino ti do ragione appieno. Non è estetica, è arte. Ma quando parli della perfezione visiva e sonora dei due episodi prequel di Star Wars stai bestemmiando, e Porco Dio bestemmi davvero. " Requisiti fondamentali per capire ciò che sto per dire: 1)aver visto "Kill Bill" e Episodio I e II. 2) Aver letto la mia spiegazione (più sopra) su cosa intendo per perfezione visiva e sonora. Ora, paragonare Tarantino e George Lucas è un'operazione da azzardo puro. Eppure facciamolo. Tarantino, e sono il primo a dirlo, è un genio del cinema. "Kill Bill" è illuminante nella sua pienezza visiva, nel suo ritmo concitato, nelle sue canzoni travolgenti. E' il film del regista americano che si basa meno sulla trama. Spicciola, senza fronzoli; la sposa si deve vendicare: come in un videogioco deve affrontare diversi nemici per arrivare al boss finale, Bill. Questo schema semplicistico viene ribadito ancora di più dal taccuino, in cui vengono pian piano eliminati tutti gli sfidanti. Quello che però sarebbe stato un normale film d'azione nelle mani di Tarantino diventa oro. Dalla sua sedia di regista-sceneggiatore, come il dio palazzeschiano (devo far vedere ogni tanto che qualcosa la studio, no?), gioca con tutto. Dalla sequenza cronologica ai colori, fino alla logica pura. Il film nelle sue mani diventa qualcosa di più rispetto a quello a cui siamo abituati. E infatti la critica ha parlato di cinema post-moderno, non sempre però in termini positivi. Eh si, perchè Tarantino è fin troppo consapevole di questa sua dote. Il suo stile sta cominciando a insospettire qualcuno, che dubita che alla fine tutto sia soltanto... stile. La domanda a mio parere troverà una vera risposta solo con l'uscita del suo prossimo film, e non parlo di Kill Bill volume 2. George Lucas, e qualcuno potrà rimanere sorpreso, ha lo stile più classico del mondo. Mettete a confronto Episodio II e Kill Bill. Nel secondo troverete ralenti, slow motion, frame stop, carrelli vertiginosi, riprese inconsuete (dal basso, dall'alto), addirittura cartoni animati. In Star Wars non c'è nulla di tutto questo. Pochi primi piani, mai primissimi piani. La telecamera si muove solo nelle scene d'azione più concitate, e anche lì non sempre. Un modello che richiama l'epoca d'oro del cinema: Howard Hawks, Griffith, Lang (C-3P0 non è altro che l'androide di Metropolis), solo per citarne alcuni. Spielberg è molto più "moderno" di lui. E non c'entra che Lucas è più vecchio. O forse si. Comunque si vede sempre un estremo rigore per l'immagine, una confezione davvero di stampo "classico". Mi scuso per la ripetizione dei termini, ma mi sembra l'esempio più calzante. Guardiamo anche solo le inquadrature finali:

Episodio I: tutti i personaggi sono sulle scale in una ripresa frontale, quasi geometrica. (vedi finale di "Guerre stellari")

Episodio II: Anakin e Padmè da un lato di spalle, C-3P0 e R2-D2 dall'altro, controluce. (vedi finale de "L'impero colpisce ancora")

Kill Bill Volume 1: Sophie Fatale in mezzo busto di fronte. Sulle sue spalle le mani di Bill, di cui vediamo solo il ventre.

Ora che ci penso non mi viene in mente un'inquadratura in tutti e cinque gli episodi in cui la macchina da presa tagli una faccia. Voglio dire, di Bill non vediamo mai il volto. La camera si ferma sempre prima. Una mano, il corpo... in Star Wars tutto ciò che non deve essere rivelato non scompare mai dall'inquadratura. Il volto senza maschera di Darth Vader in "L'impero Colpisce Ancora" è girato, ma presente. Jango Fett è anch'esso di spalle. Hai capito un pò di più cosa intendo? Evitiamo di dire che uno stile, più moderno, è migliore dell'altro. Tarantino è bravo e sa come gestirsi, ma nei film moderni vediamo talmente tante schifezze legate a questa concezione di "macchina che può osare" che non riesco a non stimare alla follia Lucas anche per questo. Qualcuno può pensare che stia facendo un'analisi approfondita, ma guardate che sto scoprendo davvero l'acqua calda. Anche senza sapere queste cose l'occhio di uno spettatore le registra lo stesso. Si ritorna al discorso sull'"analisi dei film" che avevo avuto con TheZar un pò di tempo fa. Ora però voglio tirare in ballo un film che Durden apprezza molto, credo nella stessa misura in cui io apprezzo le opere di Lucas. Si, ora parlo di "Fight Club", che anche il Castel ama tanto. Metto le mani avanti e affermo che, anche se ai tuoi occhi può sembrare poco, lo avrò visto almeno un 4 volte, e in tempi non remoti. E' questa una pellicola che mi aveva molto colpito al cinema quando ero andato a vederla con Berto e Fra in lingua originale. Dico subito: è un bel film. Ciò non toglie che ci siano dei "ma". David Fincher è un grande autore e "Seven" è un grande film, migliore di questo. Qual'è il problema di "Fight Club". Prima di tutto è troppo ambizioso. Non è una cosa negativa se si riesce a soddisfare ogni pretesa, ma a mio avviso così non avviene. L'inizio è folgorante, e non parlo dei titoli di testa, fin troppo debitori di una moda lanciata dal regista stesso, quanto della storia di Edward Norton, uomo oppresso e schiacciato dalla vita dei nostri giorni. I dialoghi sull'Ikea, sulla pubblicità, rimangono davvero in testa. Diciamo che tutto si attesta su standard ottimi fino a un inevitabile rottura. Non so se il romanzo di Chuck Palaniuk, da cui il film è tratto, seguisse questa condotta, e con quali risultati, so solo che nel film la rivelazione della doppia identità, paradossalmente, aggiungendone una ne toglie un'altra: quella del film. Fintanto che il film si rivela un dura critica contro la società moderna e le sue convinzioni è apprezzabile, pur nella sua stravaganza visiva, talmente estrema da essere quasi canonizzata, e suonare quindi falsa. No, non so dire se nel libro questo improvviso cambiamento riesce a far reggere la struttura interna. Per come è fatto nel film no. Certo, è molto bello vedere Edward Norton e Elena Bonham Carter che guardano i grattacieli crollare con "Where is my Mind" dei Pixies. Se per caso cambiando canale beccassi quell'istante mi fermerei a gurdarlo fino ai titoli di coda. Eppure, visto nella interezza del film, suona un pò vuoto. Il film osa troppo; come Icaro vola troppo vicino al sole e si brucia le ali. La pena è quella di non diventare un "classico", ma si accontentarsi solo dell'etichetta di "piccolo cult", fatto che, davvero, avrei preferito non succedesse. Basta, se sei arrivato fin qui meriti un premio, se ti va rispondimi ancora, sarò felice di replicare nuovamente.

P.s: di "Master & Commander" posso aver detto che alcune battaglie, o più in generale la maestosità di certe inquadrature, concorrono a rendere la vicenda epica. Sul fatto che "Le Due Torri" sia epico, piena ragione a te. Nelle parole? No. I dialoghi soffrono di una vena moralistica (riascoltati il discorso di Sam alla fine), o di una pomposità eccessiva che li rende inferiori al precedente. Nei suoni? Mhhhh... si, anche se le musiche sono più o meno le stesse de "La Compagnia dell'Anello". Nei colori? Si, visivamente è bellissimo. Non un capolavoro di regia, ma molto ben fatto. Al 2004!

postato da Phemt | 16:23 | commenti (2)
 

Quale macchia?

Anthony Hopkins è senza alcun dubbio un simpatico sessantenne. Nicole Kidman è una splendida trentenne, molto più splendida che trentenne. Ed entrambi sono due bravi attori, che valgono molto, soprattutto la Kidman, che ormai ha raggiunto guadagni stellari e, per una volta tanto, meritati rispetto ad altre star che ammetto mi stanno antipatiche (Julia Roberts?). Prima di firmare per un film devono esserci forti motivazioni alla base. Ecco, tutto questo ragionamento mi fa capire che qualcosa è andato storto. Ne "La Macchia Umana" Hopkins interpreta un professore di lettere classiche, Coleman Silk, che viene ingiustamente accusato di razzismo. Abbandona il lavoro e diventa amcio di uno scrittore solitario (Gary Sinise). Lo scandalo è però di nuovo dietro l'angolo, quando la gente si accorge della sua relazione con una trentenne (Nicole Kidman) che fatica a fare i conti col suo passato e soprattutto col suo ex-marito che la perseguita (Ed Harris). Il passato del professore è però più incredibile e addirittura più doloroso, custode di un segreto che non ha mai svelato a nessuno, e di cui noi veniamo a conoscenza attraverso i lunghi flashback che intervallano il film. La storia è vera, ed è stata riportata nel libro, vincitore del premio Pulitzer, con lo stesso titolo. A osservarla così, dall'esterno, conoscendone tutte le sfaccettature e i colpi di scena che purtroppo non posso rivelarvi, la trama colpisce molto. Eppure il film no, e questo è davvero molto grave. Non c'è mai quella scintilla, quel coinvolgimento che ti appassiona. Ti lascia distaccato, dubbioso, anche per il grande mistero del professore, ma più divertito che realmente interessato. Ci sono molte cose che non vanno. L'altroieri ho parlato dei dialoghi, e di come questi non funzionino al cinema come nella vita reale. Un dialogo realistico sarebbe il più delle volte noioso e inutile al fine della storia. Nel cinema bisogna dare informazioni, sottolineare concetti, fornire indizi, evidenziare psicologie. Il rischio, ed è il caso della scena su Naboo in cui Anakin si confessa a Padmè, è quello di cadere nel ridicolo. Fino a poche scene prima il tutto reggeva. Il discorso sul tipo di governo, il bacio sul lago, la conversazione a tavola. Alla fine però, quando bisogna davvero confermare ciò che ormai era palese, il risultato, nonostante gli sforzi degli attori, diventa quello di un Bacio Perugina. E anche se funziona molto meglio in lingua originale (come sempre) si dimostra lo stesso un punto debole del film, il neo più evidente di un prodotto altrimenti quasi perfetto. Guardate (sempre in originale, mi raccomando!) la scena su Tatooine, in cui Anakin dimostra per la prima volta la sua rabbia. E' di ben altra pasta. Tornando a "La Macchia Umana" mi devo basare solo sulla versione doppiata, carente delle inflessioni dialettali della Kidman, ma comunque esplicativa uguale. Si, perchè qui non è problema di parole o di recitazione, in cui sia Hopkins che Nicole Kidman, non hanno nulla da imparare. Il guaio è un'altro: il film è zeppo di dialoghi fuori luogo. Perchè la ragazza al ristorante prende e se na va via appena vede l'amico? Ci si può arrivare, ma sul momento è spiazzante, naturalmente in senso negativo. Almeno prepara lo spettatore. Invece no, ci sono molti cambiamenti repentini, improvvise liti che escono dal nulla, e che dovrebbero spiegare il carattere dei personaggi, turbolento e straziato da ciò che hanno passato. eppure tutto sempre così, e mi ripeto, fuori luogo. L'impressione è quella, molto probabilmente a ragione, di scenette create apposta per dare agli attori lo spazio di esibire la loro bravura. Ci riescono, ma il risultato è ridicolo, soprattutto perchè questi momenti vanno decisamente per la maggiore nell'economia del film. E anche quando stiamo per aderire a questo volere, a questo gioco di bravura, quando il coinvolgimento è lì lì che sta affiornado...ZAC! Ecco i flashback, pronti a spuntare nel momento meno opportuno. Senza contare che 3/4 di questi inserti sono completamente inutili, come la lunga scena di corteggiamento iniziale. Se proprio vogliamo salviamo il balletto, almeno si vedono due tette e una figa che Nicole Kidman mostra poco nel film (bella analisi, vero?). Anche il personaggio di Gary Sinise, che tra è pure il narratore (si sente due volte, bella roba), rimane poco più di un estraneo nella confusione genarale del film. Idem per Ed Harris, che almeno ha pure lui i momenti per dimostrare che fa bene il pazzo. Velo pietoso riguardo la scena finale, molto hollywood, molto cool, in cui lo scrittore affronta il marito pazzo e fanno quattro chiacchiere (se vi chiedono com'è, dite che è mooooolto profonda), e quella in cui Nicole Kidman si confida con una gazza! Immancabile il protagonista che balla con il suo amico mentre canticchia (i momenti più atroci del doppiaggio in generale) e spogliarello della Kidman, in cui però, lo dico per coloro che hanno uno scopo ben preciso per vedere il film, non si vede . Il tutto condito con quattro o cinque infarti e dei dialoghi sul Viagra che rendono ogni scena sexy fra i due protagonisti una sorta di siparietto comico. Si potevano evitare. In definitiva mi ha dato questa sensazione: romanzando una storia che è già stata romanzata si corrono grandi rischi. Neppure il messaggio antirazzista del film riesce a diventare valido, soffocato dai troppi difetti del film. Insomma, romanzare qualcosa che è già stato romanzato rischia di sfociare nel ridicolo. Mister Robert Benton incappa in tutti gli errori possibili, dando al tutto l'aroma di lasagne bruciate: un buon piatto sprecato. Sul dilemma genetico poi che ha assalito la sala mi documenterò. Resta il fatto che anche questo aspetto (davvero, non posso dire nulla!!!) doveva essere trattato con più tatto. Così com'è, ancora una volta, crea solo risate.

Passiamo a cose più amene! Dopo il cinema ieri sera la RUDOTECA®, di cui ho parlato poco su queste "pagine", si è arricchita di un nuovo titolo: CARNOSAUR!!! A presto la completa recensione!

Stasera è LA sera. Sabba è a Parigi, Berto disperso nella bassa, e io.... boh! Non lo so ancora. Spero di non finire qui a casa con i miei, potrebbe danneggiare gravemente la mia piccola mente già fragile di suo. Ogni fineanno mi mette la tristezza, una profonda tristezza, soprattutto poi se la passerò come quest'anno. Ogni capodanno per me significa "compleanno in arrivo" e quest'anno il contatore delle decine cambia numero. 20... questo si che è triste. Al 2004!!!!

postato da Phemt | 11:55 | commenti (2)


lunedì, dicembre 29, 2003
 

Limbo

E' da un pò di tempo che non vedo pubblicati sul mio blog i bei post che mi soddisfano, come quello dedicato a Star Wars, oppure a Kill Bill, ancora sulla storia Nintendo. E' un pò di tempo che non li vedo e chissà quanto ci vorrà prima che ricompaiano, qui, fra due sempre più lunghi rettangoli blu scuri. No, questo non è uno di quei post. Per crearne uno ho scoperto che c'è una regola fondamentale che difficilmente si può infrangere: non bisogna pensare a scrivere tanto, che è proprio quello che mi piacerebbe di più fare in questo momento. Non sono invasato dalle prodezze registiche di Tarantino, nemmeno mi trovo reduce dalla Terra di Mezzo. Si, ieri ho rivisto per l'ennesima volta Episodio II e mi ha colpito ancora una volta. Prima di tutto per il comparto visivo e sonoro che può vantare, un "dettaglio" che non potevo notare a fondo con una tv vecchia di almeno dieci anni, ormai sempre più cupa e assolutamente poco definita. La gente può continuare a condannare Lucas per aver adottato lo standard digitale, io non ci trovo che lati positivi. Solo chi ha avuto la fortuna di assistere a una proiezione digitale, e quindi per forza di cose al Multiplex arcadia di Melzo, può veramente capire quanto sia impressionante la differenza dalla normale pellicola. Al Lux 1 lo stesso identico film, questa volta in pellicola, cambiava completamente faccia. Colori cupi, immagine sporca e piena di macchie, sbavature a non finire... tutti "dettagli" che uno qualsiasi dei presenti in sala non avrà minimamente notato, proprio per l'assenza della controparte digitale. Attualmente non c'è dvd che possa vantare il comparto tecnico di Episodio II: più che il suono, impressionante anche in altri prodotti, è ancora una volta l'immagine a spaventare. Difficile spiegarlo a parole. Il motivo per cui molti si sono scagliati contro questo nuovo modo di riprendere è appunto la sua troppa perfezione. Spielberg ha dichiarato che non si convertirà mai al digitale, che vuole continuare a vedere quelle sottili imperfezioni della pellicola, che la rendono così viva, reale. Non credo di avere abbastanza motivazioni per schierarmi con l'uno o con l'altro, l'unica cosa che posso constatare è che l'ultimo episodio di Star Wars è ciò di più impressionate i vostri lettori dvd possano leggere. Il secondo motivo è l'effettiva qualità del film; una cosa in particolare mi ha colpito. E' molto facile ridicolizzare i dialoghi di un film se si è nella disposizione adatta. Voglio dire: il cinema, come il teatro prima di lui, non può avere il linguaggio della vita comune. Questo è un dato di fatto assai poco scontato. Il tipico dialogo che ho a tavola con i miei genitori è molto poco cinematografico. Le parole, le frasi, i gesti della vita reale non sempre funzionano al cinema. Ci vogliono altri modelli, più adatti a una trattazione cinematografica, che per sua natura poco ha da spartire con la realtà. In poche frasi bisogna riuscire a comunicare il più possibile. Percorsi interiori che nella vita quotidiana richiedono giorni, settimane, mesi per essere comunicate agli altri devono risultare chiare in un lasso di tempo assai breve. Il cinema è addizione e sottrazione, non lo dico io. Allora via le parti inutili, che non servono, perchè bisogna arrivare dritti alla questione, comunicare con lo spettatore prima che con il referente nel film. Non sto cambiando idea rispetto ai dialoghi di Episodio II; erano e rimangono, a mio parere, il punto più debole di una struttura altrimenti solidissima, anche se solo in alcuni punti specifici. Prima ho parlato di una "disposizione adatta" e intendo spiegare meglio questa espressione. Mi è successo più volte di trovarmi con degli amici, o con i miei genitori, e vedere una continua rincorsa alla critica. Uno fra la folla se ne esce con la sua arguta affermazione, evidenziando la pocoa attinenza con la realtà di quella particolare situazione su schermo. Gli altri, e qui forse si sfocia nella sociologia, dovendo quasi per forza sorridere alla sua battuta, o seguono a ruota e cercano di non rimanere esclusi dal gioco. Con questo metodo è molto semplice demolire più di un capolavoro. "Casablanca" ne uscirebbe distrutto. E sia chiaro che non mi sto riferendo solo ai dialoghi, ma a tutti gli aspetti del film, dall'ambientazione ai personaggi. "Senso", di Luchino Visconti, mi ha fatto sorridere più di una volta, e non era certo nelle intenzioni del regista! Il problema è il solito, quello che lamentavo quattro giorni fa: ci riteniamo tutti dei critici professionisti. E' giusto giudicare, dire la propria, mettendo in evidenza lati positivi e negativi, tutti verbi che rientrano a diritto nella definizione di "critica". Il guaio è che nessuno vuole fare la figura dell'imbecille. E' molto più semplice distruggere un film che ammetterne i pregi, soprattutto se tutti intorno a te, dai giornali alla televisione, dicono la stessa cosa, e qui si ritorna al discorso di prima. C'è un programma molto interessante, almeno negli intenti, la notte fonda sulla Rai. Credo si chiami 12° Round, e un personaggio famoso viene messo in mezzo a un ring, da dove dovrà rispondere a tutta una serie di domande volutamente provocatorie che hanno come scopo quello di metterlo in difficoltà. Ma poco importa questo; alla fine della trasmissione la conduttrice ripete sempre la stessa frase, rivolta alla telecamera: "Pensate con la vostra testa.". Parole sante, ma molto complesse da mettere in pratica. Senza voler fare del citazionismo, nessun uomo è un'isola. Tutti noi siamo influenzati dal mondo che ci circonda. Essendo uscito Episodio II in contemporanea mondiale posso dire di aver ricevuto assai poca influenza, escludendo la mia passione per la saga. Eppure alla fine della proiezione tutti erano entusiasti, io in primis. A nessuno passava per la testa di aver visto un film brutto, nè mediocre, nè bellino. Eravamo tutti più che soddisfatti. Poi, come per Episodio I hanno iniziato a spargersi le opinioni del mondo intero. Tutti hanno la propria opinione e detengono il sacrosanto diritto di non apprezzare un dato film. Eppure ciò che leggevo, sentivo intorno a me, non corrispondeva con quello che effettivamente avevo visto qualche mese prima. Anch'io piano piano mi stavo un pò piegando alla loro idea. Quest'ultima visione ha fugato ogni dubbio che poteva essermi rimasto. E' evidente che ormai su questa saga vige un grande pregiudizio. In pochi hanno accettato che Episodio I potesse essere anche al di sotto dello standard della trilogia oringinale, fatto su cui si può discutere, e quindi non c'è più stato sforzo utile. Sono quasi contento che in molti abbiano abbandonato i lidi della "Galassia lontana lontana", perchè allo stesso modo tutto il mondo che ne avesse parlato bene avrebbe generato un'altra schiera di cloni, questa volta in positivo. E credo che questo sia accaduto con, guarda caso, quello che molti hanno definito "il Guerre Stellari" del XXI secolo, ovvero la trilogia de "Il Signore degli Anelli" di Peter Jackson. La gente era così indaffarata a parlare bene del primo episodio, cosa giustissima peraltro, che praticamente nessuno si è accorto che "Le Due Torri" è nettamente inferiore. Anzi, la maggior parte di coloro che ho sentito lo reputano addirittura migliore de "La Compagnia dell'Anello". Matrix? L'hype generato dall'incredibile battage mediatico, conseguente al successo dell'originale, ha fatto sì che la popolazione mondiale si recasse in massa in sala a vedere "Matrix Reloaded". Anxhe il ragazzino di 12 anni poteva a buon ragione dire che "Matrix" era alto cinema senza essere contraddetto dal padre professore, dopotutto la critica del globo intero diceva così! E allora via al delirio, incarnato in una massa di quaranta- cinquantenni che cercano di seguire attentamente l'incomprensibile trama del secondo episodio e che, ne sono sicuro, all'uscita del cinema si saranno scambiati dissertazioni filosofiche sul combattimento tra Neo e l'agente Smith. Meno male che questa volta il film fosse davvero estremo nella sua sfacciataggine e qualcuno fra i soliti si sia giustamente accorto che lo stavano prendendo per il culo. E' esattamente questa la sensazione che ho avuto nel vedere "Matrix Reloaded", e con la stessa aspettativa mi sono recato a vedere il terzo, scoprendo invece un film migliore, addirittura rispettabile dietro la sua patina di falso intellettualismo. Dicevo che sono contento di questo abbandono della saga stellare. Alla fine essere circondato da gente che ti da solo ragione non è tutta questa bellezza. E invece mi trovo un compagno di università che ama Fellini, Visconti, Scorsese, Coppola e mi viene a dire che Episodio II è una merda e io ho una ragione per parlarne, per tirare fuori tutta quella magia che solo quel film mi ha dato. Grazie.

Ecco, ero partito con l'intenzione di scrivere tanto pur senza avere un argomento e ho ripegato sullo scrivere poco e adesso mi ritrovo con un post fiume. Meglio. E' giusto parlare a lungo di ciò che ci appassiona, e, quasi come controprova, possiamo individuare ciò che realmente ci appassiona da quanto ne parliamo. Stasera dovevo essere al cinema con Gabry, a rivedere "Lost in Translation" e perdermi in un Giappone trasognato. Eppure la stanchezza mi ha colto. Sono sicuro che se ci fossi andato sarei uscito dalla sala più arzillo di prima, e nonostante questa consapevolezza al momento non me la sentivo di andare. Molto probabilmente passerò il capodanno qui, a casa con i miei, una cosa che mi ero ripromesso non sarebbe mai più successa. Ma tutti sono da altre parti, e le cose stanno così: io sono qui. Pietro giustamente opterà per unirsi ai suoi amici. Sabba è a Parigi, uno dei posti in cui andrei subito senza farmi alcun problema. Come sarà vivere a Parigi? Forse sono solo domande stupide che mi escono alle 23:34 di un 29 Dicenbre 2003, davanti alla consapevolezza di passare un periodo di estrema inattività e partecipazione sociale proprio in un momento in cui tutto il mondo lo richiede a gran voce. Forse è come vivere qua. Non penso. Forse sarei dovuto anch'io andare a Parigi, trovarmi un lavoretto e mettere da parte quei soldi necessari per imbarcarmi su un treno, dormire in un albergo e mangiare per le strade. Stimo davvero tanto quelli che lo fanno, che riescono a conciliare la vita universitaria e il lavoro, mentre io ce la faccio appena a seguire le mie misere 3 lezioni a settimana. Oggi è arrivata la bolletta del telefono, 60 € di traffico internet, troppo per i gusti di mio padre. Con 30€ al mese ci avrebbe pagato un abbonamento ADSL. Paragoni inutili e infruttuosi. Tutto ciò significa però che dovrò diminuire ancora la mia presenza sulla rete, davvero minima. Non morirò di certo, eppure qualcosa mi induce a pensare che il tempo sottratto alla rete non lo userò comunque in modo utile. Che post assurdo...

Se non scrivo prima di mercoledi, buon 2004 a tutti.

P.s: è saltato il blog. Inavvertitamente, anche se mi sembra incredibile, ho cancellato quasi tutto l'html. Cercherò di ripristinarlo al più presto nella sua interezza.

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venerdì, dicembre 26, 2003
 

No Mario, No Party!

Venerdì 26 Dicembre 16:50 - Post da aggiornare abilmente domani per riferire l'andamento della serata agonistica. Eh si, perchè prima della annunciata nottata non stop sullo stile di quelle estive, stasera antipasto con Mario Party e scusa scusa toh, cercando disperatamente qualcuno che prima o poi ci menerà, ma soprattutto lui, IL GENTLEMAN. Fra ieri e oggi ho guardato le recensioni del dizionario sui vari film usciti negli ultimi due anni e da me visti. Sono completamente d'accordo con lui su "The Ring", quello giapponese, che si becca un bel ***, su "Gangs of New York", **1/2, per evidenti tagli della Miramax. "Darkness" meritava qualcosina in più (*1/2), soprattutto era migliore di "Nameless" (**) che ho trovato davvero insulso. "Dungeons & Dragons" si becca giustamente * ma preferivo una recensione più lunga che mettesse in luce la cattiveria che spesso contraddistingue questo critico, che si limita solo a dire: "Il vero spettacolo doveva essere vedere Jeremy Irons firmare per questa scemaggine (più o meno)". "8 Mile", pensa un pò Castel, è valutato **, ovvero non male, e Mereghetti punta il dito sul doppiaggio Italiano che non riesce a rendere bene lo slang americano. Molto d'accordo su "La Compagnia dell'Anello", ***, di cui vengono messi in evidenza i grandi pregi, ma forse "Le due Torri", **, meritava un 1/2 punto in più, ed è qualcosina di più de "la più costosa sequenza di raccordo della storia del cinema". "Matrix Reloaded", *1/2, non viene neanche troppo silurato (sempre nei limiti del film in questione, si intende...), mentre, caso stranissimo che non avevo mai riscontrato nelle precedenti edizioni, il critico milanese ha rimaneggiato la recensione di "Matrix", l'originale, che passa da *** a **1/2, e ha evidenziato il suo invecchiamento precoce e sottolineato maggiormente i debiti verso la fantascienza precedente. Peccato, non credo se lo meritasse, restando il fatto che anche così è valutato molto positivamente. Invece ho scoperto che il Mereghetti da completamente fuori di testa per Marco Bellocchio, e appioppa a "L'ora di Religione" un bel ****, il massimo, e a "Buongiorno, Notte!" un ***1/2. A me questi film non hanno fatto lo stesso effetto. Meritatissimo invece il *** a "La Meglio Gioventù". Basta voti, che sono abbastanza inutili, anche se devo ammettere che una volta entrato nel meccanismo di questo dizionario dicono davvero molto; a domani il resoconto delle follie serali. Bau.

Sabato 27 Dicembre 12:00 - Non aspettatevi un granchè; l'evento della serata è stato incontrare lo Zar sulla sua jeeppina rossa che se ne andava da casa Ghiretti. Per il resto di partite a Mario Party ne abbiamo fatta solo una, durata ben due ore, vincitore assoluto: Pietro, che adesso mi ha raggiunto nella clssifica generale. Sono molto combattuto: mi rendo conto che per mettermi in pari con lo studio non dovrei fare altro da oggi a metà gennaio, ed è ciò che avevo pensato ieri sera mentre andavo a letto. Però si sa, quello è un momento particolare, in cui si fanno sempre delle promesse con se stessi che, appena vedi il sole fuori dalla finestra... PUFF, svaniscono d'incanto. La mia idea alle 2:30 di ieri notte era di non usare i 150 € ricevuti a Natale per comprare giochilli; in definitiva devo ancora finire "Majora's Mask", che sembra abbastanza immenso, "Wario Ware" è la droga definitiva e anche ad "F-Zero" non sto facendo proprio dei progressi da gigante. Aggiungiamo che sempre per le feste mi sono arrivati anche 4 film da vedere (tutti gli Indiana Jones e "Le Due Torri") e pure a "Episodio II" ci ridarei un'ennesima occhiatina... Insomma, volendo ne avrei con cui occupare il mio tempo, se proprio non volessi studiare. Eppure ci sono questi due giochi, "Mario & Luigi", rpg per Gameboy Advance, e soprattutto "Mario Golf" per Gamecube che mi stuzzicano non poco. So che è molto più semplice scegliere di studiare rispetto alle cose che già ho in casa, molto meno di fronte a queste due "novità", contando anche che sono due titoli mooooolto succhiatempo; il primo infatti è un mezzo rpg mezzo platform esaltato in ogni dove, e so già mi prenderebbe da dio, "Mario Golf" invece va ancora oltre. Chiunque non abbia mai provato un gioco di golf non ha idea di quanto possa essere divertente; mi ricordo ancora io e Berto che di tutto "Animal Crossing" usavamo solo il vecchio gioco "Golf" per Nes. Idem a Monkey Ball 2. Se li prendessi sarebbero senza alcun dubbio la morte del mio studio. Oddio, non di quello relativo Italiano, perchè sono sicuro che grazie alla scadenza così vicino la pippa al culo mi farebbe muovere il suddetto. Ma "Teoria e Tecniche della Comunicazioni di Massa"... eh, quella è una cosa dura da mandare giù...

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giovedì, dicembre 25, 2003
 

Alla faccia vostra

Spocchiosi rompicazzo

ovvero Mereghetti è Dio

e Morandini non capisce un cazzo

(detto in "soldoni")

Qualche settimana fa vi avevo messo a confronto una recensione del Morandini e una del Mereghetti, prese dai rispettivi dizionari del cinema, per evidenziare le loro differenze. Ricapitolando Morandini è molto più "critico", nel senso classico, mentre Mereghetti, a mio parere riesce a evidenziare i meriti reali di un film legati anche all'impatto emotivo che questo riesce a creare, non silurando tutti i titoli moderni. Per intenderci Mereghetti a "Rocky Horror Picture Show" dà il massimo dei voti (****), mentre Morandini un *** così, senza il minimo entusiasmo. Oggi mi è arrivato il Mereghetti nuovo, quello del 2004 e devo ammettere che l'indice di gradimento, inteso come condivisione di idee, verso questo critico è cresciuto a dismisura, relegando Morandini a vecchio intellettuale snob. Dico solo questo: Star Wars: Episodio II L'attacco dei Cloni (***). Cioè tre stelle. Per chi non abbia confidenza con questo dizionario dico subito che un film per meritare questo punteggio deve essere davvero bellissimo. Ed è ciò che avevo pensato subito appena visto al Multiplex Arcadia di Melzo, cosa che credo di avere dimostrato abbastanza con i post precedenti. Non tutti però erano della mia opinione. Come per l'episodio precedente (che effettivamente si prestava ad alcune critiche, soprattutto, come ha giustamente sottolineato Zar, alla luce degli illustri predecessori) una massa di insulti è piovuta dai giornali e in particolare dalla rete. Addirittura gli anti-oscar avevano delle nomination per L'attacco dei Cloni. Devo ammettere di essere rimasto abbastanza sconcertato. Di film posso dire di averne visti tanti, e riesco abbastanza bene a discernere ciò che è ben fatto dalla pellicola poco riuscita. Perchè ero così entusiasta di un film che tutti gli altri schifavano? Un momento: tutti gli altri che non sono venuti al cinema con me. Quelli che mi hanno accompagnato a vederlo, e non sono stati pochi, avendolo rivisto 4 volte in sala, hanno convenuto con me che il film è davvero bello. E non credo si siano trattenuti dal criticarlo per la mia semplice presenza. C'è effettivamente qualcosa che non quadra. Fino a qualche tempo una buona parte della critica, capitanata da Morandini, era decisamente contro questo prequel. Tutto ciò mi instillava il germe del sospetto: sono effettivamente un fanatico? La mia passione per questa saga è così potente da non farmi notare che il film è, effettivamente, una boiata pazzesca? Qualcuno la può pensare così, e anch'io fino a qualche ora fa ci andavo cauto, come posseduto da qualche strana malattia che mi altera la percezione. Ma adesso, non per vantarmi, ma il Mereghetti mi apre il cielo. NON SONO PAZZO!!! Ci sono anche critici, a cui il film è piaciuto, e non solo: è anche superiore a "L'impero colpisce ancora"(**1/2) e "Il Ritorno dello Jedi"(**1/2). Non volgio dire che perchè lo ha detto Mereghetti è la verità assoluta. Voglio invece ribadire che qui c'è qualcosa che non va: perchè a Mereghetti, critico cinquantenne che ha visto migliaia di film, il film ha fatto impazzire e a una miriade di ragazzi ha fatto cagare? Passiamo a una domanda preliminare: queste persone lo hanno effettivamente visto, o si sono fermate a metà come mi ha detto qualcuno? Secondo me le cose stanno così: la maggior parte dei miei coetanei, ma non solo, sono estremamente critici. Bella cosa direte voi, e sono d'accordo. Ma c'è un limite, che qui secondo me si è passato decisamente. Il ventenne (dico così perchè è un'età più vicina alla mia) che sto prendendo in consederazione si crede un grande intellettuale, vuole saperne di tutto, coi suoi amici discute su ogni ambito culturale, sempre con fare saccente e, ormai è la parola che preferisco, SNOB. Le cose secondo me stanno così: Episodio I è stato un film al di sotto delle aspettative, che erano decisamente enormi. Lucas lo sapeva e difatti La Minaccia Fantasma sembra fatto per accontentare ogni fascia di spettatori, dal bambino all'adulto fan, deludendo un pochino almeno tutti e due. Era abbastanza prevedibile. Con Episodio II Lucas ha raccolto le lamentele e ha limato i "presunti" difetti del primo episodio. Per chi lo accusava di essere troppo lento ci ha messo più azione, chi odiava Jar Jar Binks (tutti) lo vedrà tre minuti se va bene. Non solo per l'avvicinarsi cronologico alla trilogia originale, Episodio II effettivamente ha un feeling più "Star Wars" della Minaccia Fantasma. E cosa succede all'uscita del film? Gli stessi che lo avevano cricticato continuano a farlo, nella stessa maniera. Non importa se il film è migliore, nella schiera dei "presunti critici" ormai Star Wars è fallito, morto, Kaputt. La pellicola fa schifo perchè è giusto dire che fa schifo. Lo dicono tutti, perchè pensarla diversamente? E quindi si assiste a un esercito di uomini in malafede che si recano nel cinema e iniziano a evidenziare tutte le imperfezioni e i difetti in questo e in quel punto. Coinvolgimento: zero. Un pò come se io andassi a vedere un film sul Papa. A parte lo Zar ho visto in poche persone accendersi qulla luce negli occhi nel parlare di Episodio II. Lì, per le strade di Parma a manifestare, sembravamo due massoni che si incontrano per caso. Perchè tutti gli altri non hanno la nostra passione? Dobbiamo piegarci anche noi a ciriticare un film che ci ha fatto andare giù di testa? Ma Episodio II lo avete visto/sentito/gustato? Perchè esistono i pregiudizi???? Piantatela di seguire quello che dice quel critico o quel giornale. Io sto citando Mereghetti perchè la sua idea è IDENTICA (non scherzo) alla mia, non certo per legittimare la mia posizione. Finalmente qualcuno che conta che si pronuncia a foavore. Spero di non finire in galera estrapolando qualche riga dalla sua scheda: "Più ricco e strutturato del precedente, il secondo episodio della saga di Guerre Stellari è caratterizzato da maggior cupezza e romanticismo, e solo occasionalmente alleggerito da battute. Ed è il film in cui Lucas più chiaramente mostra l'influenza del suo nume, David Wark Griffith (!!!!!): per la ricerca di innovazione tecnologica (è girato interamente in digitale), la megalomania demiurgica, lo sperimentalismo narrativo." Segue una parte in cui mette in relazione gli eventi del film ai fatti contemporanei post-11 settembre, una interpretazione discutibile ma ben argomentata. Poi "Sono molte le sequenze memorabili: lo scontro sul piovoso pianeta Kamino fra Obi-Wan e Jango Fett; l'inseguimento automobilistico iniziale, fra echi di Blade Runner e il Quinto Elemento; la battaglia tra jedi, creature e robot nell'arena di Geonosis, che pesca dal Gladiatore e Starship Troopers; l'epico e inaspettato duello di spede laser finale fra il vecchio Yoda e il conte Dooku." E poi sottolinea quello che nessuno, neanche io, ho mai sottolineato abbastanza, ovvero la musica di John Williams, che crea un tema favoloso e inarrivabile: "Memorabile il nuovo tema musicale di John Williams, composto per le sequenze romantiche tra Anakin e Padmè." Tutto ciò perchè? Per provare che Episodio II è un capolavoro? Affatto, perchè non lo è. Ho già evidenziato quelli che secondo me sono i suoi difetti, e dovreste sapere tutto su come la penso. Però fa incazzare sentire delle persone che il film lo hanno visto a malapena o magari prevenuti e ci sputano sopra, perchè fra tutti i film della saga è quello che lo merita meno. Anzi, non lo merita affatto. Intorno ai suoi sorpassabili difetti si nota un film incredibile, di grande forza visiva e emotiva, uno dei tasselli più preziosi oltre che della saga anche del film di avventura moderno. Alla faccia di chi dava George Lucas morto come regista, questa non è la prova che è vivo, ma il segno che anche per il più grande critico cinematografico italiano questo film è validissimo, mentre Morandini continua a evidenziare i suoi punti più attaccabili e dire frasi come "Renzo e Lucia battono Anakin e Padmè 3 a 0". Ma per piacere.

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mercoledì, dicembre 24, 2003
 

Regalo di Natale

A natale siamo tutti più buoni...

Tutti, mica io.

Seguendo l'esempio (si, ho copiato) del Castel, uomo che vedo più a Bologna che a Parma, eccovi il post di Natale, quello in cui ognuno di voi imparerà a odiarmi!!! Cominciamo subito:

Pietro: per Natale Babbo Phemt ti porterà una scorta a vita di Coca-Cola, un'armadio pieno di caffè Lavazza, e un bello scatolone di cocaina. In questo modo verrai ultrastimolato, comicerai a correre per la casa e solo la camicia di forza potrà tenerti a freno. E poi vedrai che la briga non ti coglierà 9 volte su 10.

Sabba: la cara Martina per le feste si becca un drogato bisessuale preso dalle strade bolognesi che si stabilirà a casa sua e ci proverà spudoratamente. Come se non bastasse la sua parrucchiera avrà fregato un pò di cocaina a Pietro e nella foga taglierà di netto la sua frangia. Babbo Phemt può anche questo. Vorrebbe anche augurare la versione di Greco alla maturità, ma tanto c'è già, perchè sforzarsi?

Castel: Lui mi ha augurato tante cagate, e io vorrei ricambiare, ma i suoi bagni rosa sono tanto carini e soprattutto stanno bene del loro colore. Allora gli auguro una giornata di questo tipo: ancora a letto riceverà una telefonata dall'Ila che lo chiama dal concerto di Gabry Ponte organizzato da Alleanza Nazionale. Alzandosi troverà Capucci e la dottoressa Caraceni nel suo bagno che stanno facendo le cosacce e lo inviteranno con frasi tipo: "Daaaaai Casteeel, vieni a espormi la tesina!", "Qui sotto ho un lucido che non ho ancora messo sul web!", oppure "Voglio comunicare con la massa che hai nei pantaloni!". Sconcertato andrà in cucina e prenderà un'aspirina, scoprendo dopo qualche minuto che si trattava di Viagra. Ce l'avrà quindi duro per tutta la giornata, si, proprio quella in cui deve tornare a salutare le vecchie suore. La sera invece non riuscirà a dormire perchè la tv, modello poltergeist, si accenderà da sola e gli trasmetterà tutte le puntate di "Excalibur" e "Protestantesimo" che si è perso. Auguri.

Berto: Per Natale Babbo Phemt non farà il ragalo a te, bensì a Hierro e Torlai. Essi vinceranno una vacanza premio in casa tua, in cui il primo sarà libero di rompere di nuovo il tuo giradischi e bruciare i numeri del "Manifesto", mentre il Secondo girerà per casa cantando le canzoni del "Signore degli Anelli".

Ekatherine: Babbo Phemt ha pensato a qualcosa di particolare per te: un orologio preciso come la mano di un Parkinsoniano. Questo gingillo segnerà sempre l'orario sbagliato, naturalmente avanti, mooooolto avanti, e non si sa mai che con questo metodo una volta arriverai al momento stabilito. P.s: funziona anche da sveglia, ma invece di suonare emette peti puzzolenti, così non lo puoi spegnere e fare finta di niente. PRRROOOT.

The Zar: allo Zar suonerà alla porta uno strano individuo. Si, è proprio Vignali, che gli svelerà il segreto: "IO SONO TUO PADRE!!! Unisciti a me, e insieme potremo govenare la viabilità di Parma come padre e figlio!!!". A quel punto sarai anche tu un cavaliere Gentleman.

postato da Phemt | 23:24 | commenti (6)
 

Buco nell'acqua?

Peter Weir: un nome importante, molto importante. Al di là infatti del suo valore come autore è stato il primo regista, nel lontano 1975, ad aprire con "Pic-Nic ad Hanging RocK" gli occhi di Hollywood verso la terra dei canguri. Il cinema australiano ha cominciato, se non ad esistere, a essere notato e apprezzato. Molto probabilmente senza di lui Nicole Kidman, Hugo Weaving e Russel Crowe avrebbero impiegato molto più tempo per essere notati dai capoccia statunitensi. Proprio Russel Crowe è stato scelto come protagonista dell'ultima fatica di Peter Weir, "Master & Commander", inattivo dai tempi di "The Truman Show". La pellicola si può dire inizi col botto. Dopo un paio di minuti ci si trova subito nel mezzo dell'azione, e l'impianto surround del Warner Village viene messo alla prova, superandola egregiamente. Se c'è un lato abbastanza inattaccabile di questo film sono le scene d'azione: potenti, frenetiche, colossali, ben girate e altrettanto ben montante, anche se fin troppo veloci alcuni momenti. Sono un godimento per gli occhi e per le orecchie, su questo si può dire ben poco. Ecco, mi accorgo di aver messo le mani avanti, evidenziando quello che a mio parere è uno dei lati migliori della pellicola, perchè quello che sto per dire non è certo un elogio. "Master & Commander" a mio modesto parere non solo non riesce a prendere il largo, ma affonda anche vicino alla costa. Cosa c'è che non va? Niente di particolare, nessun grosso difetto evidente, eppure io sono arrivato alla fine del film chiedendomi dove volesse andare a parare il regista. Non parla come dice qualcuno dell'ossessione di un capitano di cercare la nave nemica, come una sorta di moby dick, perchè, pur essendo presente questo elemento, il film non spinge abbastanza in questa direzione. Non è nemmeno il racconto di un'amicizia, quella fra il capitano Russel Crowe e il medico Paul Bettany (già visto in Dogville), poichè anche qui l'importanza è sempre in forse. Si tratta allora delle avventure della "Surprise", nave inglese nelle acque del pacifico, e del suo equipaggio? Forse questa è la soluzione più giusta. Ma anche in questa ottica il film non riesce a soddisfare, appunto per quegli inserti di cui sopra, l'ossessione del capitano e il rapporto col medico, che la delegittimizzano un pò ogni volta che fanno capolino nella narrazione. Arrivato a casa ho letto la recensione di Ciak, tra l'altro entusiastica, e ho scoperto che Peter Weir ha tratto personaggi e vicende da una serie di romanzi molto famosi, e che hanno ispirato addirittura Gene Roddenberry nel creare Star Trek. Allora qualcosa mi è tornato alla mente. Guardando "Master & Commander" si ha l'impressione di vedere una puntata di un telefilm. E non tanto perchè il film inizi in medias res o perchè non abbia una vera e propria conclusione, quanto per i suoi personaggi, che Peter Weir tratteggia e ci presenta come se fossero volti a noi conosciuti. Anzi, forse non ce li presenta nemmeno. Il capitano, il medico, l'ufficiale codardo, il bambino mutilato, vengono trattati come persone note, presupponendo un attaccamento emotico da parte nostra che non si riesce a creare. Perchè dovrei commuovermi quando il giovane marinaio si suicida, se in tutto il fim lo si vede quattro o cinque volte? Se almeno i personaggi fossero pochi, invece qui sono una moltitudine, e sfido gli spettatori a distinguerli tutti. C'è decisamente qualcosa che non va in questo film. Perchè pur essendo epico e emozionante non riesce mai a smuovere? Perchè quando il capitano pronuncia piangendo i nomi dei caduti nella battaglia al pubblico non fa nè caldo nè freddo? Questo è un problema grosso. Un film che non sa emozionare ha sbagliato qualcosa. Qualsiasi pellicola ben riuscita, dal film comico a quello drammatico, riesce a creare qualcosa dentro lo spettatore. Qui al massimo si crea confusione, si mettono in gioco diversi elementi che si scavalcano a vicenda senza che uno arrivi mai a prevaricare. Gli attori non sono male, fanno onestamente il loro lavoro; Russel Crowe non sarà da Oscar come dice qualcuno, ma si comporta in modo giusto senza mai esagerare. Insomma, la confezione è ottima, è qualcos'altro che manca. Chiamatela pure "anima". I successi e le disgrazie della surprise non mi rimarranno comunque in testa a lungo, sono già lì, pronte per essere dimenticate. E tutto questo perchè non riescono a dare niente, a comunicare un sentimento, un emozione chiara, decisa; piuttosto il film ne comunica molte, fin troppe, al punto che si perdono come nell'oceano. Insoddisfazione, ecco il sentimento predominante di "Master & Commander", almeno da parte mia. Non so quante statuette si porterà a casa questo film, senza alcun dubbio è un titolo mooooolto "oscar style", tragico e emozionante (almeno sulla carta) al punto giusto. In questo senso si vedano le forzature addirittura tragicomiche del dottore che viene colpito per sbaglio da un fucile amico mentre guarda un albatross, il bambino a cui viene amputato un braccio, e lo stesso che ottiene il comando della nave (!!!). Tutti espedienti molto hollywoodiani, che con la realtà hanno ben poco a che fare, ma che creano (dovrebbero) il giusto momento emotivo. Continuo a stimare Peter Weir, la mano è sempre la sua e lui è un grande autore. Non voglio però nemmeno dare tutta la colpa alla sceneggiatura. Diciamo solo che è una bella occasione mancata. Guadagnerà di sicuro molto bene, ma scomparirà in mezzo a una marea di film, anche più smaccatamente hollywoodiani di questo, decisamente più riusciti. A domani.

P.s: prima del film ho assistito al trailer di Scary Movie 3, che, non vorrei sbagliare, ma credo di aver letto sia passato registicamente dai fratelli Wayans (Scary Movie 1 e 2) ai fratelli Zucker (L'aereo più pazzo del mondo, Una pallottola spuntata...). Mi sembra si noti abbastanza, e non solo per la presenza di Leslie Nielsen. La presa per il culo di 8 mile, imperdibile per il Castel ("Qual'è il tuo sogno?" "Avere un sogno!"), e Micheal Jackson sotto il vestito della bambina sono da morire dal ridere. Chissà se tutto il film sarà all'altezza!

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lunedì, dicembre 22, 2003
 

Film panettone

dei miei coglioni

In grande ritardo rispetto a TheZar e con notevole meno ironia e genialità mi appresto a parlare di "Natale in India", mosso anche dalla completa saturazione pubblicitaria di questo film. Per circa un mesetto ci siamo beccati gli allegri guasconi che, gambe incrociate, si alzavano compiendo gesti più o meno idioti. Da pochi giorni oltre al nuovo trailer che mostra scene del film abbiamo assistito a una vera e propria invasione televisiva. Una intera puntata di "Porta a Porta" dedicata a Natale in India, Tg che dedicano interi servizi, Boldi inviato da Vespa che intervista le commesse e chiede: "Qual'è la tendenza per questo natale?" "Tutti hanno detto che andranno a vedere "Natale in India". Devo ammettere che ultimamente, diciamo più o meno un mesetto fa, quando per la prima volta faceva capolino il trailer del film, avevo acquistato un comportamento assai diverso rispetto alla mia precedente condanna senza appello. Vedendo quegli imbecilli fare appunto gli imbecilli, muovendo le braccia senza senso e attuando smorfie demenziali, un pò scappava da ridere anche a me, come quando guardi un bambino piccolo che per fare ridere si atteggia in modo esagerato, molto simile a quello dei sei protagonisti. Questo mio atteggiamento, proprio anche di alcuni critici che oltre ad assolvere questa serie riescono anche a trovarci elementi positivi, ha iniziato a mutare con la saturazione di cui sopra. Dopo essermi recato in sala molte volte e aver assistito a film davvero meritevoli di essere segnalati, come spero di aver fatto adeguatamente su questo blog, ha iniziato a starmi leggermente sul cazzo che tutti i programmi televisivi vertessero su questo singolo prodotto. Certo dovevo aspettarmelo, sono ormai tre anni che la premiata ditta "Parenti-De Sica-Boldi-Izzo-Salvi-Fichi D'India" sbanca il botteghino natalizio. Nessuno però mi aveva preparato agli spezzoni del film mostrati a "Porta a Porta". Se esiste la parola insulsaggine, è buona cosa utilizzarla in questa occasione. Gag trite e ritrite, legate a gente che cade dall'elefante o che inciampa per strada. Una pena assoluta. Qualche critico vuole anche venirmi a convincere che questo film è lo specchio della popolazione italiana. No, mi spice ma non posso crederci. Gli italiani non sono come li dipinge Neri Parenti, nè come quelli di Muccino o Ozpetek. E dicendo questo non intendo dire che ho fiducia nell'italiano medio, che ha votato Berlusconi e quindi può essere tacciato di qualsiasi infamia, ma mi riservo quel barlume di speranza per credere che tutto non sia perduto. Non posso neanche condannare gli attori; alla fine Massimo Boldi ha visto che quando recita un ruolo serio (Festival) nessuno lo segue, a parte la critica che comunque non significa soldoni. Hanno trovato una formula vincente, che giunta ormai alla sua terza incarnazione, senza contare i precedenti Vacanze di Natale, Bodyguard e vari, si è rivelata la vera miniera d'oro del cinema italiano. Qualcuno sostiene addirittura che i film de "Il Signore degli Anelli", film natalizio per eccellenza nel resto del mondo (non è un modo di dire, è proprio così), da noi venga spostato a Gennaio per non rubare incassi ai vari "Natale in...". Non ho gli strumenti adatti per affermarlo, però non risulta difficile crederlo, in fondo tutto torna. E questo è abbastanza deprimente. Anzi molto deprimente. Perchè tutto questo discorso porta a una sola, inevitabile domanda: siamo davvero messi così male? C'è una penuria tale di buoni film da dover ripiegare sul film di Neri Parenti? A questa domanda posso rispondere, perchè possiedo le conoscenze necessarie: no. Conosco una manciata di titoli che indipendentemente dai gusti personali possono essere annoverati come "bei film". I migliori li potete leggere qui a destra, anche se ormai "Kill Bill" lo dovrò togliere causa irreperibilità. Ce ne sono comunque altri, ugualmente meritevoli di essere visti. Tutti sbandierano che "Natale in India" è il FILM DI NATALE, il titolo ideale da andare a vedere con tutta la famiglia, dai bambini piccoli ai nonni. Io vorrei fare una proposta diversa per tutte queste famiglie intenzionate a vedere l'ultimo episodio della saga natalizia italiana. Andatevi a vedere "Love Actually". Le intenzioni non sono molto diverse da quelle di "Natale in India". Entrambi fanno parte di un genere ben rodato con un unico scopo: macinare quattrini. Se però il film italiano utilizza le armi della risata stupida, legata cioè a stilemi e a meccanismi obsoleti e terra-terra, il titolo inglese sfoggia elementi più dichiaratamente natalizi: è il trionfo dei buoni sentimenti, delle storie a lieto fine, dello sdolcinato senza però mai raggiungere la melassa. Merito anche di un umorismo che senza pretendere troppo riesce sempre a raggiungere il suo scopo: divertire. A conti fatti questo è il vero film di Natale: una vagonata di buoni sentimenti e tante risate. Io sono il primo a battersi contro le sdolcinatezze e il melenso, sono uno che di fronte al romantico tirato per le lunghe inizia a sentire lo stomaco rivoltarsi. Eppure "Love Actually" è un esperimento, se così si può chiamare un film così ben collaudato negli anni, davvero ben riuscito, un mix invidiabile dei due elementi sopra citati. Sia ben chiaro che questo film non è certo la priorità assoluta di questi giorni in materia cinematografica. C'è un certo "Zatoichi" in giro che appaga in modo assai maggiore gli occhi, le orecchie e il cervello. Idem per "Lost in Translation". Se però state cercando il "film di natale", come a presupporre un nuovo genere cinematografico, e avete già scartato "Alla ricerca di Nemo" per qualche stupido pregiudizio, allora "Love Actually" è una scelta decisamente più azzecata rispetto a "Natale in India", il vero film per tutta la famiglia, riscontrabile anche dalla diversa età dei protagonisti del film. Oltre a questa motivazione, che mi sembra di per se sufficiente, aggiungo che in questo modo boicotterete quello che ormai è diventata la vergogna del cinema italiano. Non se ne può più. Un giorno avevo detto che se qualcuno mi avesse pagato il biglietto sarei anche andato a vedere "Natale in India". Adesso no, ho raggiunto il radicalismo delle grandi battaglie, e invito anche voi a fare lo stesso. NON andate a vedere questo film, sconsigliate i vostri amici dal farlo, i vostri parenti. E non perchè ci siano troppe parolacce come qualche moralista ha evidenziato, ma perchè non vi sentite rappresentati da questo cinema italiano, o se volete, da questo cinema tout court. E' una battaglia persa in partenza, ma almeno qualcosa, anche se in piccolo, si può iniziare a costruire. Da parte mia giuro di mantenere un intransigenza ai massimi livelli verso questo tipo di prodotti. Le cose devono cambiare. E' inconcepibile che il cinema italiano vada a identificarsi con questo tipo di prodotto, e i primi che possono fare qualcosa siamo proprio noi spettatori. A domani.

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E' qui la festa?

Il clima festifero si sta rovesciando su di me sotto forma di iperattività verso quei passatempi che amo coltivare. E' un periodo in cui dovrei studiare come un pazzo, in realtà mi sono trovato troppi motivi per evitarlo. Prima di tutto ho deciso di piantarla di andare a letto in un orario compreso fra le 2 e le 4 solo per scrivere qualcosa da mettere sul blog. Ultimamente ho notato che i miei post sono stati dei resoconti delle mie serate o delle mie giornate. Molto male, non mi ero prefisso questo. Con ciò non voglio dire che eviterò le cronache dei momenti più divertenti. Soltanto desidero tornare all'approccio iniziale, legato cioè a critiche o recensioni, segnalazioni, polemiche, discorsi assurdi o imprechi. Ma ho detto che questi mie giornate stanno diventando molto intense, ed è giusto spiegare il perchè. Il primo motivo è quel "Zelda: Collector's edition" che mi è arrivato via posta qualche giorno fa, o meglio, "Zelda: Majora's Mask" in esso contenuto. Mi mancava infatti questo tassello, di cui avevo sempre sottovalutato l'importanza. Oddio, nessuna rivoluzione rispetto a "Ocarina of Time", la grafica è praticamente la stessa, e le musiche poco si discostano. Due però sono gli elementi di forza. Uno è l'incredibile feeling che il titolo riesce a comunicarti, forse l'elemento più importante per un videogioco. Che cosa sarebbe "Metroid Prime" senza quel suo mondo fantastico, così irreale e allo stesso tempo per qualche ora più reale di ciò che ci circonda? Anche lo stesso "Ocarina of Time", non sarebbe nient'altro che un giochino senza quella terra pulsante di vita che è Hyrule. Questo "Majora's Mask" mi ha dato la stessa sensazione, ovvero quella di essere momentaneamente catapultato in un'altra dimensione, con le sue leggi e le sue regole. Entrare nel gioco, viverci dentro, affezionarsi a posti e personaggi, a canzoni e a nemici. Il coinvolgimento emotivo di questo titolo è molto vicino, per il poco tempo che ci ho giocato, all'episodio precedente. Il secondo elemento di forza, che contraddistingue questo titolo da altri ugualmente ben caratterizzati, è il gameplay stesso. Per finire il gioco ci vogliono tre giorni. Al termine di questo lasso di tempo la luna si schianterà contro la terra e addio a tutti. Come è possibile però completare tutta l'avventura in sole 72 ore di tempo (naturalmente del gioco, non effettive)? Semplice, grazie alla buona vecchia ocarina sarà possibile tornare indietro al primo giorno in qualsiasi momento, mantenendo gli stessi oggetti. La gente però con la quale avevate parlato non saprà minimamente chi voi siate! Dovrete ricominciare tutto da capo, naturalmente giovando dell'esperienza fatta precedentemente. Saprete perciò quando capita un determinato avvenimento, conoscerete codici, informazioni, segreti che la gente non vi ha ancora detto, e così via! Come il vecchio episodio per Nintendo 64 però anche questo si preannuncia enorme, ergo bisogna dedicarci un sacco di tempo. L'altroieri ho anche deciso di comprare l'acclamatissimo "Io Uccido" di Giorgio Faletti, talmente osannato da destare qualche sospetto. Anche in questo campo sono poco più che all'inizio, per cui il libro mi piace si, ma non mi sembra nemmeno così incredibile. Ammetto però che mi prende come pochi libri ultimamente, perciò anche questo tomo diventa un mio ineluttabile succhiatempo. Non ci crederete, ma queste due cose da sole mi stanno incasinando non poco le giornate. Eppure me li godo entrambi un casino. Aggiungiamo i pomeriggi annunciati da dedicare a cruente sfide mariopartesche e lo studio se ne va alla notte fonda. Domani mi riprometto di parlare di un argomento solo, lo giuro. Nel frattempo, a domani.

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giovedì, dicembre 18, 2003
 

Liberi!

Come se non lo fossi stato già prima, da oggi sono ufficialmente libero e in vacanza. Di solito per le feste faccio molto meno che durante periodo feriale, ora che cosa devo inventarmi, smettere di respirare? Che bello, ieri non ho potuto aggiornare il blog perchè ho avuto una giornata un pò piena e stamattina sarei stato più stanco di quello che già ero, cioè non poco. Ieri infatti visita ai prof, pomeriggio Marioparteggiante 5 (ha vinto Pietro) e serata Kitanesca, che non è una parolaccia ma sottintende la visione di un film girato da Takeshi Kitano. Chiunque non lo conosca si sparga il capo di cenere, anche perchè oltre a film che ammetto essere lenti e anche un pò pesi (ma assai belli) ha anche fatto pellicole più abbordabili da un pubblico occidentale, almeno come modello della narrazione. "Zatoichi" è davero bello, con un finale ballato trascinantissimo e un colpo di scena che in un suo film non ti aspetti. Avete notato come ultimamente il Giappone sia parecchio di moda, soprattutto al cinema? E' uno dei pochi posti che visiterei a ogni costo, peccato si trovi dall'altra parte del mondo e sia così caro... Per ora mi consolerò col ristorantino giapponese del Barilla Center, quando aspetteremo abbastanza da riuscire a ordinare. Per cambiare argomento c'è un libro abbastanza bizzarro che il Feltrinelli Village ha esposto in vetrina; si chiama Birra, e l'autore è Micheal Jackson. Ora, mi rifiuto di credere che un omonimo del famoso ex-nero non abbia scelto un nome d'arte nel momento in cui pubblicava un libro, per cui deve essere proprio lui che ha scritto un libro sulla birra. Un ottimo consiglio per feste, visto che è anche scontato del 15%, e un motivo, dice il saggio, ci sarà. Oggi mi sono autocostretto in aula Mascarella per 6 ore consecutive a vedere 2 film e assistere a una lezione. "Rashomon" lo avevo già visto, ma un pò sonnecchiante, per cui alla fine pensavo di non aver capito la fine. Bella storia, non c'è niente da capire. "Senso" invece non l'avevo mai visto, gran bel film, senza dubbio, ma dubito che mi metterò sul divano e dirò: "Cosa guardo oggi? Ma si, dai! Guardiamo Senso!". Piuttosto recupero quello di Tinto Brass con Gabriel Garko e Anna "labbrapiùgrossedelmondo" Galiena. Ah, Tinto Brass, ieri notte era ospite de "L'alieno", l'amena trasmissione di Italia 1, e dichiarava di volere Di Pietro per un suo flm, perchè lo trova molto sexy. In effettti in campo politico non è che girino proprio degli adoni... In questo periodo mi sta prendendo una strana sindrome. Capiterà anche a voi che i parenti richiedano qualche "aiutino" per i regali di natale, anzi, diciamo pure la risposta esatta. Il grande difetto che mi è saltato fuori in questi ultimi anni lo potrei descrivere come "consapevolezza delle pretese esagerate". Quando mi madre mi dice: "Tuo zio vuole sapere che cosa ti piacerebbe per natale..." a me vengono subito in mente un milione di regali. Il problema è che, e, a differenza di qualche anno fa, ora me ne rendo conto, sono tutte costosissime. Mi sento un verme, però sono le uniche cose mi vengono in mente. E allora mi devo scervellare e tirare fuori tanti regalini che poi forse, in fondo, non voglio neanche tanto. Il dubbio sta tutto lì: dire o non dire? Se dico mi prendono per il bambino viziato, se non dico si lamentano con mia mamma o, la peggiore ipotesi, una vera tragedia, chiedono a mia mamma, che conosce i miei gusti come io conosco la situazione del Bangladesh. Si vedrà. A proposito di mia mamma e cose spassose, oggi mentre io non c'ero ha trovato nella cronologia il sito "fuck u- fuck me", segnalato dalla Marta sul meraviglioso blog dello Zambo. Per chi non lo avesse visitato (CANI!) si vendono interfacce hardware, inseribili tranquillamente in un slot libero del vostro case, magari sotto al cd-rom, un coreografico fallo vibrante per femminucce o un bel buco per i maschietti. Credo veramente che tutto il sito sia un fake, o almeno lo spero, quello che so per certo è che ogni pagina è l'apice dello spasso. Pare, me lo ha riferito mio padre, che mia mamma ci sia rimasta molto male. Ma è mai possibile, tralasciando il fatto che ruga nella cronologia? Ora però ho fatto una cosa molto bella. Ho impostato come Home Page "Chiesa Cattolica.it" e sto cercando disperatamente un wallpaper del papa, impresa più difficile di quanto possiate pensare. Basta, per oggi ho finito, arrileggerci a domani.

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martedì, dicembre 16, 2003
 

Memoria piena!!!

Troppe, troppe, troppe cose sono successe oggi che meritano di essere menzionate. La prima in ordine di importanza è la bocciatura della legge Gasparri da parte di Ciampi. Ben fatto! Avete visto in tv quelle persone in piazza che cantavano "Ciampi è un bravo ragazzo"? Finalmente una buona notizia. Non tutto però è deciso. La maggioranza potrebbe anche non cambiare il testo di una virgola e riapprovarla, e per legge Ciampi sarebbe costretto a firmare. Per fortuna che l'ala più "centrista" del governo, Casini e compagnia, hanno dichiarato che non sarà più favorevole se non avverrano significativi cambiamenti. Si spera quindi che nel caso peggiore almeno non vinca la votazione. Si spera. Altre follie prese dalla lettura bolognese de "La repubblica". Adel Smith ha gettato il crocifisso fuori da una finestra dell'ospedale!!! E tutto questo perchè in quella camera è ricoverata sua madre. Ora, qualcuno di voi, come l'intero paese, potrebbe trovare questo gesto esagerato e offensivo. So anche io che questo personaggio è legato all'integralismo islamico ed è criticato anche dai suoi simili, però, per il gesto in se, ho provato un pizzico di ammirazione per Adel Smith, anche solo perchè il lanciare qualcosa dalla finestra è sempre dissacrante e esagerato. Capitemi; un uomo che cammina per strada e si becca un crocifisso in testa mi fa molto ridere. Passiamo ad altro: se non avevate mai visto una puntata de "La Grande Notte" ieri sera era l'occasione adatta. E non perchè era l'ultima puntata, ma perchè è stata forse la più scoppiettante e divertente. Per il Castel (che fine hai fatto?) dico solo che un ospite era Andrea Biavardi, per chi non lo sapesse inventore e direttore di "Men's Health" e "For Men", il quale si è dimostrato più intelligente di quanto pensassi (ha dichiarato le sue riviste come fortemente ironiche) anche se ha dato l'impressione di sopportare poco l'ironia bastarda di Gnocchi e Crozza. Ricordarsi ogni singola battuta, filmato, o scenetta è impossibile, perchè erano davvero tanti. Molto azzeccato l'aver ripreso l'uomo che si guadagna da vivere suonando la propria pancia, già esaltato da Ghezzi e il suo Blob, e la scelta delle "Grandi Domande", che con "E Shakespeare dove lo mettiamo?" e "Lei è bello?" (sono frasi estrapolate da programmi televisivi) ha raggiunto i massimi livelli. Peccato dover seguire Gnocchi e Crozza solo a Quelli che il Calcio, un pò per l'orario (la Dmenica pomeriggio ho, volutamente, meno tempo libero del Lunedì notte), un pò perchè non si possono esprimere al meglio in una trasmissione ad hoc. Vediamo un pò, cos'altro dovevo dire? Ah si, se vi capita andate a vedere "Lost in translation", bellissimo film di Sofia Coppola su un amore impossibile tra un attore ultracinquantenne e una ragazza insoddisfatta del proprio matrimonio. E poi, cosa non da poco, è ambientato in Giappone, per il quale la regista mostra molta ammirazione ma anche un pò di critica (razzismo? noooo). Non ho voglia di sparare cazzate sul significato ontologico del film, rapporto edipico, e perdita della traduzione. Per una volta dico solo che è un gran bel film, già a partire dal titolo. E poi lei è bellissima e gira sempre in mutande (semitrasparenti). E la prima inquadratura è il suo culo. E Bill Murray, per chi non lo avesse capito da 20 anni, è bravissimo. Stop. Altro? Si, ho scoperto che i pensionati bolognesi fanno solo una cosa al pomeriggio: vanno al cinema. Oggi mi sono trovato circondato da arzilli vecchietti che avevano letteralmente riempito la sala. Ero l'unico coi capelli ancora castani. Bravi ragazzi (?), andate al cinema e piantatela di guardare Paolo Limiti o Michele Cucuzza come i vostri coetanei parmigiani. Mi chiedo in effetti chi vada al Warner Village di pomeriggio. Oddio, se studiassi a Parma (e proiettasse anche film meno commericiali) sarei quasi sempre là. Ma io, lo so, sono una mosca bianca. Qualcuno mi ha anche detto che vogliono costrutire un'altra multisala al Campus. Ben venga, più sale ci sono meglio è. L'importante è che non proietti gli stessi film che ci sono in centro e al Warner Village, come attualmente avviene fra questi due. Pensandoci bene devo ammettere che il Barilla Center ha cambiato un bel pò questa zona. Prima vedevi una persona a piedi ogni dieci minuti, adesso è un via vai continuo di famigliole che arrivano a parcheggiare fino a casa mia!!! Povera Ona, è passata dalla quiete più assoluta al caos (casino?). Devo seriamente fare il piano di studi e iniziare a studiare. Ma prima... ( e te pareva) BALDORIA. Eddai, è Natale!!! Domani superdormitona, pomeriggio SuperMarioParteggiante 5 e serata Takeshi Kitano, con "Zatoichi" al Multiplex. Yuppie. Credete che sia pazzo? No, ultimamente sono solo molto tendente al nonsense. Oggi in via Zamboni, di fianco al teatro, c'erano dei lavori in corso e un tizio con un martello pneumatico faceva un rumore assordante. La prima cosa che ho pensato è stata quella di mettermi davanti a lui con corna e testa che ondeggia su e giù, da vero metallaro.Vabbè, non l'ho fatto, ma mi sono divertito lo stesso al pensiero. Grande divertimento anche durante la lezione, quando due ignare studentesse mi hanno chiesto gli appunti delle due lezioni precedenti. Io, consapevole del livello demeziale dei miei appunti, formati da scrittura incomprensibile e disegni bizzarri, ho cercato di farle demordere. Alla fine gli ho consegnato il quaderno lo stesso. Mi stavo sputtanando dentro guardando le loro facce scandalizzate, ma ancora non capivo bene il perchè. In effetti, leggendo indietro, ho notato che quelle pagine erano abbastanza assurde. A parte che in mezzo agli appunti ci caccio di punto in bianco miei pensieri, bestemmie fantasiose e altre amenità, i disegni di quelle lezioni erano davvero stupendi. C'era un cazzo con un proiettile sul glande, la faccia di un nero che diceva "Io Bongo grosso pene" e una frase scritta a caratteri cubitali: Attenzione imminente espolosione coglioni". Io e l'Elisa ci siamo trattenuti solo perchè ce le avevamo vicine. Ah, che belle cose. A domani (o forse dopodomani).

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lunedì, dicembre 15, 2003
 

L'allegra azienda di

Wario

C'è una tizia che sta correndo a tutta velocità sulla sua vespa. E' in ritardo spaventoso e mancano pochi minuti per poter timbrare il cartellino in orario alla Gelateria in cui lavora. Si concede qualche chilometro in più, cosa che però non passa inosservata alla pattuglia dietro di lei. La iniziano ad inseguire a sirene spiegate. Lei però non si può permettere di fermarsi, deve timbrare il cartellino!!! Preme un tasto sul manubrio e un piccolo essere con la proboscide esce dal retro dello scooter. Si carica e spruzza acqua sulla volante. Non basta. Preme un altro bottone e dallo stesso buco esce un mini-gorilla che tira un pallone da calcio contro gli inseguitori. Ancora troppo poco contro quella pattuglia che ora può vantare un seguito di rinforzi notevoli. La ragazza utilizza l'ultima risorsa: una scimmia che mangia banane e lancia le bucce dietro di se, aiutata da un casco ipertecnologico. Ho forse iniziato a bere? No, è solo una delle situazioni folli e fuori di testa di un grandissimo gioco per Gameboy Advance, "Wario Ware". Ho citato questa, ma ci sono anche scienziati che devono usare urgentemente il cesso, un bulldog taxista, un alieno con l'astronave incidentata, un ragazzino collezionista delle console Nintendo... E tutto viò solo per introdurvi alla pazzia di questo titolo, veramente da schizzati. In realtà il vero punto del gioco è il suo gameplay, fortemente collegato alla sua natura folle. Ogni livello è infatti un susseguirsi sempre più veloce di minigiochi brevissimi, minimali, stilizzati, ma divertenti da morire. Non ci sono dei tasti precisi, sono tutti relativi al contesto, cioè ai più di 200 mini giochi. Un esempio. C'è un boccetto di collirio che si muove sopra a una testa chinata all'indietro. Basterà premere il tasto quando il contenitore è perpendicolare all'occhio per passare il livello. Tutto questo, che consta di comprensione del meccanismo, preparazione e infine reazione, nel giro di pochi secondi (di solito 5, spesso accelerati). Il risultato è un carambola di risate, imprecazioni, divertimento, divetimento, divertimento. E ancora divertimento. E' difficile spiegare un titolo del genere perchè molto diverso dai giochi che siamo abituati a conoscere, lenti, complessi, lunghi. Qui tutto è immediato, veloce, frenetico. Penserete quindi che dopo qualche partita venga l'ora di prendere la piccola cartuccia nera e di riporla nella sua scatola. Sbagliato. Chiunque abbia provato questo gioco sa benissimo che non è così. "Wario Ware" unisce l'intrippamento tipico di giochi come Tetris o Puzzle Bobble alla varietà di un Mario Party. Sono giochi che hanno ben poco a che fare fra loro, ma che contengono elementi, sensazioni, affini a questo gioellino. Anzi gioiello, punto e basta. Molte volte si sono sprecate le parole "Geniale" o "innovativo" per titoli che in realtà avevano ben altri meriti. "Metroid Fusion", per tirare in ballo un capolavoro del Gameboy Advance, è splendido, ma non innovativo. "Pokemon sapphire" e "ruby" saranno dei gran giochi finchè vuoi, ma a livello di gameplay sono degli upgrae dei titoli precedenti. Lo stesso dicasi per "Advance Wars". Ultimamente molti sono i prodotti che cercano di spacciarsi per originali, in realtà i capoccioni sanno bene che è rischioso buttarsi su qualcosa di totalmente nuovo e quindi a rischio bocciatura (naturalmente a livello di vendite). "Super Monkey Ball" è forse il gioco che più di ogni altro si avvicina allo spirito di questo "Wario Ware". Entrambi hanno la stessa filosofia: tirare fuori dall'idea più semplice il divertimento più grande. Stamattina mi sono divertito come un matto sul treno a infilare dita nel naso, schiacciare talpe, saltare corde, recuperare moccoli. Anche l'Elisa, che di videogiochi ha visto questo e forse un altro ancora, si è appassionata da matti a questo titolo che nasconde dietro una gnoccaggine più estrema lo spessore dei giochi immortali, come Tetris appunto. Non volglio parlare poi dei tanti giochi Nintendo citati, da Duck Hunt fino a Mario Clash passando per F-zero. Risentire, anche per 5 secondi, le loro musichette, emoziona sempre. E poi oggi mi sono comprato l'adattatore per le cuffie, così sul treno me lo posso ascoltare senza che nessuno mi rompa. A domani.

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domenica, dicembre 14, 2003
 

We are the

Champions

Ci sono serate che passano così, uguali a tutte le altre, destinate a finire nel dimenticatotio della nostra memoria, in quel flusso indistinto di ricordi. La nottata di ieri poteva benissimo finire così. Eppure... Tutto inizia con Basilicanova e il concerto di Silent Heaven+Urban Crew. Pietro, Berto, Zambo, sappiate che lo ho fatto esclusivamente per voi. Di sentire il gruppo di Latino neanche la minima voglia e quindi via, verso Basilicagoiano e una fantomatica tombolata che i cartelli disseminati per la provincia urlavano a gran voce. Raggiunta la patria della Silvia ci siamo resi conto che anche il solo entrare in quella squallida e lontana costruzione leggermente illuminata avrebbe avuto grandi ripercussioni sul nostro umore. E allora ritorno a Parma, capatina da MacDonald (incredibile l'alienazione del personale: dopo aver parlato per qualche minuto con la Marta di amenità il commesso ha detto, con fare gentile: "Ciao, posso servirti?"), e ritorno in via Savani. Lì c'è stato il ritrovo e, dopo aver lasciato la mia auto a casa, abbiamo potuto procedere con l'operazione "ScusaScusatoh". Io, Berto, Pietro, Marta e Zambo alla conquista dell'odio dei cittadini parmigiani. E' stata senza alcun dubbio la serata più folle e idiota di tutte, anche per la varietà e l'invenzione che abbiamo proposto. La Marta chiedeva agli uomini solitari se volessero sposarla, alle coppiette instaurava il seme della gelosia con un "Ciao amore!", ho ripescato dal repertorio gabrico il mitico "MI HANNO TOLTO IL GESSO DALLA BEGA!", senza trascurare i più classici "IN MINIERA" e naturalmente lo "ScusaScusatoh". Anche Berto si è prodigato in infrazioni più o meno avventurose del codice della strada (via Repubblica in contromano con repentino accorgimento e conseguente inversione), e la Marta ha minacciato di pisciarsi addosso più volte. Siamo addirittura capitati alla pasticceria di via Emilia ove ho incontrato Chicco, meglio conosciuto come "quellabruttabestiachehafinitoIkaruga". Ma nessuno poteva immaginare come si sarebbe conclusa la serata, che, nonostante l'ottimo livello di soddisfazione raggiunta fino a quel momento, ha superato ogni limite. Eh si, perchè alla terza passata in via Repubblica io, posizionato a sinistra, individuo un uomo di spalle con un lungo cappotto nero appoggiato sulle spalle, capelli lisci castani tirati indietro e, in generale, un'elevata eleganza, che mi ha spinto ad avvertire gli altri: "Ragazzi, guardate, qui c'è un GENTLEMAN!". Appena la Golf grigia transita vicino a quell'uomo ci caccio un bell'urlo che perde molto letto su un blog: "GENTLEMAN!". E cosa vedo mentre il motore spinge e noi ci allontaniamo? Mi vedo la faccia di Pietro Vignali che mi guarda basito senza proferire parola, un'espressione impagabile, di una persona davvero senza parola. Subito io e Pietro esclamiamo, in un misto di stupore e ilarità: "Ma era Vignali!!!". Ho pianto dal ridere per i seguenti 5 minuti. Vi sfido a superare la nostra serata ScusaScusatoh. Molto difficile. Il giorno che anche Ubaldi cadrà nelle nostre grinfie potremo davvero dire di essere i RE di questa pratica. Intanto che noi faevamo queste amene cose Saddam è stato catturato e Parma si è beccata l'authority alimentare. Cosa vuol dire questo? Che tantissimi funzionari stranieri si stanzieranno nella nostra ridente cittadina emiliana, e saranno potenziali vittime delle nostre scorribande. Un ultima cosa, davvero molto importante, per te che stai leggendo questo post:

 

C'HAI TORLAI!

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Ci vediamo

 

Smoking Skull

Ernesto, 170 anni

LA VILLETTA

 

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venerdì, dicembre 12, 2003
 

La notte degli

oltretorrenti

Qualcuno di voi potrebbe non crederlo, ma esiste un muro a Parma, proprio come a Berlino. Non è fatto di mattoni e non è alto; chiunque lo può attraversare quando gli pare, utilizzando gli appositi passaggi. Questo muro, che beffa!, si chiama proprio Parma, ed è un torrente. Esso divide la città in due parti distinte, molto diverse fra loro, per comodità le chiameremo la parte buona e la parte malvagia.

La parte buona: Nella parte furba ci stanno appunto le persone più furbe. E' la zona principale e include piazza Garibaldi, simbolo del centro storico, che si estende in maggioranza da questo lato. La gente è felice, merito soprattutto dell'ambiente che li circonda, prospero e sereno. Include anche piazzale della Pae, il Teatro Regio, la Stazione, le vie più importanti e, da poco, anche il nuovo Barilla Center. Ci abitano Berto, Sergio, Flavio, Gabry, Io, Francesco, la Ona e la quasi totalità delle persone che conoscete.

La parte malvagia: A poco servono i tentativi di rivitalizzare questa parte di città, come il blockbuster appena aperto. Le persone che vi abitano sono esseri deformi, che escono dai loro antri quando calano le tenebre. Quando si muovono alla luce del sole riescono a cavarsela con i portici di via d'Azeglio o le sue strette trasversali, ben poco illuminate. C'è sempre un traffico pazzesco e tutto è estremamente grigio. Da questo lato la vita sta pian piano scomparendo, o meglio, si sta trasformando. Ogni tipo di depravazione è concessa, la gente abita addirittura in vie che portano il loro cognome, in barba alle regole! Non fatevi ingannare. Se qualcuno cerca di farvi attraversare il ponte è solo per piegarvi al proprio volere. Le gelaterie sono pessime e il miglior ristorante è il Macdonald. L'ospedale è n realtà un covo di mostri assetati di sangue, che compiono orribili esperimenti sui pazienti della parte buona. La popolazione ha il complesso del "noi siamo venuti dopo" e tutte le attività si stanno estinguendo, chiudendosi gli abitanti nei loro antri demoniaci. Gli autobus che percorrono questa zona sono i più vecchi in circolazione. Le strade puzzano. Addirittura il Palasport sta chiudendo, forse perchè non si scoprano i terribili riti che sono avvenuti al suo interno. Non è un caso che il cimitero si trovi qui. In realtà tutti gli abitanti, anche quelli che all'apparenza sembrano come noi, non sono altro che esseri immondi, sospesi fra la vita e la morte.

Ora che anche voi siete venuti a conoscenza della verità vi invitiamo alla collaborazione. Non ci può essere futuro nella nostra città e, chissà!, nel mondo intero, se voi non deciderete di collaborare. Finchè gli "oltretorrenti" rimarranno dalla loro parte non ci sarà pericolo per la nostra specie. Fonti sicure però ci informano che molti di questi non umani tentano quotidianamente di infiltrarsi nelle nostre file, minacciando la nostra esistenza. Se non ci decidiamo a fare qualcosa immediatamente molto presto potremmo trovarci invasi. Centinaia di oltretorrenti cercano di unirsi alle nostre donne, ai nostri uomini. La progenie di queste unioni non può che essere maledetta, il seme del diavolo che cercherà di intaccare la nostra purezza. AGISCI ORA! CONTRIBUSICI AD UN FUTURO MIGLIORE PER TE E PER I TUOI FIGLI! DENUNCIA UN OLTRETORRENTE! UNISCITI ALLE NOSTRE FILA E IMPEDISCI CHE IL GENERE UMANO GUNGA ALLA FINE DEI SUOI GIORNI!

Può essere ripetitivo, ma è imperativa l'immediatezza. Se conosci qualcuno di questi esseri, se è tuo amico, se è il tuo fidanzato/a, non illuderti, presto tenteranno di prendere anche te! Vieni subito ai nostri uffici e denuncia i nomi di queste persone. Per una città migliore, per un mondo migliore.

postato da Phemt | 21:58 | commenti (10)


giovedì, dicembre 11, 2003
 

Una nazione di

preti

Guida rapida alla liberazione da 2000 anni di cazzate

Requisiti fondamentali: prima di tutto dovete possedere una casa, una capanna, baracca, tenda. Indispensabile è anche un cestino, che può essere vuoto ma meglio ripieno di pattume puzzolente e liquido. L'ultimo "ingrediente", senza il quale l'esperimento non può avvenire è un bel crocifisso; si, quel cadavere bianco (o forse lo avete dipinto insieme alle vostre miniature di Warhammer) attaccato ad una croce, con una scritta che sembra il nome di un supermercato. Una volta appurato di possedere tutti questi oggetti potete passare alla fase successiva.

Istruzioni per l'uso: Prendete il crocifisso, ma va bene anche l'icona appesa sopra il letto dei vostri genitori, avvicinatevi al cestino/bidone/cassonetto, e posizio