|
venerdì, gennaio 30, 2004
Rael e gli Eloìm
Se dovessi iniziare una rubrica sulle religioni più strane, come mi piacerebbe fare, la prima della lista sarebbe questa. O forse Damanhur. Comunque ieri sera io, Berto, la Marta e il Castel siamo finiti, sotto consiglio dello Zambo, a una conferenza di Raeliani. Purtroppo siamo arrivati mezz'ora prima che chiudessero la baracca e quindi ho appreso ben poco su questo bizzarro (ma quale religione non lo è?) credo. Dunque: Dio è un alieno e Satana un suo oppositore politico. Dio ha creato la razza umana e l'ha stanziata su questo pianeta. Noi uomini però, nudi e senza tecnologia, non avremmo mai potuto sopravvivere all'evoluzione senza un progresso scientifico che ci permettesse di affrontare i pericoli del mondo che ci circonda. Le grandi scoperte scientifiche non sono state scoperte a caso: è impossibile. E' evidente che Dio ha mandato su questa terra degli esseri speciali che si mischiassero agli uomini e li guidassero sulla via del progresso. Se Berto e la Marta volevano scappare dopo 5 minuti io ho trovato il tutto dannatamente interessante. Cazzo, questi stanno rileggendo la religione come se fosse un libro di fantascienza! E' fantastico! La cosa incredibile di questi tizi è che, al contrario degli altri credi, si sforzano di essere dannatamente razionali. O meglio: hanno modificato la visione tradizionale della creazione e della storia dell'umanità di modo che possa sembrare razionale. Certo, razionale, non comprensibile. Difatti anche tutte ciò in cui credono si basa su un assioma di fede: noi certe cose non possiamo capirle perchè siamo tecnologicamente inferiori, ma stanno comunque così. Pensavo di trovare una massa di esaltati e stregoni e invece ho trovato tre persone evidentemente consapevoli di essere derisi (tutti quelli presenti lì, cioè tre gatti, erano lì solo per metterli in difficoltà, e molti ridevano) che non cercavano di diffondere il proprio credo, ma solo di presentarlo alla gente, cercando di spiegare ogni evento che veniva loro portato come esempio. Certo, gli altri tre non saranno della mia opinione, ma, al pari di un libro di fantascienza, sono molto curioso di conoscere meglio il loro messaggio. E in mezzo a queste visioni Asimoviane c'era anche (ovviamente) un attacco della chiesa tradizionale che non poteva non farmi piacere. Hanno in particolare messo in evidenza l'assurdità della pratica del battesimo, cosa che ho sempre creduto, ma non avevo mai sentito dire da nessuno. La religione non è qualcosa che ti può piovere dall'alto mentre sei ancora in fasce, è una scelta che si deve compiere da adulti, quando si è maturi e consapevoli. E in effetti il numero complessivo di cristiani nel mondo si riduce notevolmente se si va a scavare bene in profondità e si scopre chi davvero segue ciò che dice il papa. Comunque dopo una mezz'oretta Berto e gli altri non ce la facevano più e siamo usciti. Il Castel ha fregato la bandiera dei Raeliani che di corsa abbiamo portato in macchina e siamo schizzati via. Se alla finale di Champions League vedete della gente con una bandiera azzurra strana, siamo noi. Inoltre il baule delle meraviglie della Golf sta diventando sempre più prezioso. Quello a destra, per la cronaca, è il Castel!
P.s: i Raeliani sono superdotati.
giovedì, gennaio 29, 2004
Tornare a giocare
(in pratica se non sei Berto, Pietro, o al massimo lo Zar, non leggere)
E' da un pò di tempo che non parlo più di videogiochi e non a caso. Semplicemente ho passato un periodo in cui non sentivo il bisogno di mettermi davanti alla tv e prendere in mano il joypad. Pure Mario Party è un pò che lo snobbiamo. Qualcuno potrebbe dire "Finalmente, è segno che stai crescendo! A 20 vuoi ancora attaccarti a quei cosi?". Sono parole che potrebbero benissimo uscire dalla bocca di mio padre, ma anche di mia madre, che ha un fratello trentaseinne amante dei videogiochi. No, sono tutte stronzate. Non si possono passare dei periodi? Non credo che il motivo sia da attribuire a fattori esterni: non avevo molto da studiare e neppure stavo fuori tutto il giorno a bighellonare. E' stato anzi un momento in cui non avevo praticamente nulla da fare. E allora perchè non ho acceso il Gamecube? Boh. Comunque se il titolo di questo post è giusto vuol dire che qualcosa è cambiato, e infatti negli ultimi giorni mi sono riavvicinato con gioia a questo mondo. Stare lontano da qualcuno che fa parte della tua quotidianità magari fa male per la sua assenza, ma quando ti ci riavvicini scopri cose che prima non vedevi così chiaramente. Che "F-Zero GX" fosse un gran gioco lo avevo detto abbastanza su queste pagine virtuali, eppure tornare a guidare i bolidi della Amusement Vision dopo molto tempo è illuminante. Se prima non volevo sbilanciarmi a definirlo un capolavoro, come molte riviste e siti hanno fatto, ora non posso negare la verità: è un capolavoro. Di questa categoria possiede tutto: tecnicamente impressionante, frenetico, longevo all'infinito, divertente, divertente, divertente. Possiede, come tutti i giochi basati sull'agonismo, quella continua sfida che ti impegna fino in fondo per superare ogni ostacolo, padroneggiare al meglio la tale curva, battere quel campionato alla difficoltà più elevata. E di difficoltà ce n'è in abbondanza. Penso che sarebbe già un grandissimo traguardo riuscire a padroneggiare correttamente almeno un paio delle oltre 30 astronavi, tutte diverse, presenti nel gioco. Tutta questa profondità si scontra con l'immediatezza e la velocità sconvolgente della gara; quando tutte le auto partono e ti ritrovi a dover controllare la tua, o fai proprio schifo e voli fuori alla prima curva, o non molli fino alla fine. Pure le musiche che in un primo momento mi avevano fatto rimpiangere le chitarre elettriche del suo predecessore ora le trovo fantastiche (a parte qualche tema che mi rimane indigesto). Dopo questo "ritorno a casa" ho deciso di riprendere in toto quei titoli a cui stavo giocando qualche settimana fa. Allora di nuovo sui campi di "Mario Golf", grandissimo gioco, non un capolavoro, ma curatissimo e profondo. Il suo maggior limite alla fine è proprio quello di essere un gioco di golf, ovvero le partite sono lunghe e possono risultare monotone alla lunga, anche se credo che con 4 giocatori di buon livello riuniti intorno alla tv la sfida si accenda decisamente. Il ritorno che però si è rivelato più emozionante è stato ricominciare sull'emulatore i primi due "Megaman" per Nes, due titoli con cui io e il mio amico Luca ci "rimbambivamo" giornate intere alle elementari, e ne vado più fiero che mai. Cazzo che belli!!!! Governare quel piccolo omino blu per i vari livelli è una delle cose più appaganti che esistano. Chissenefraga se i due giochi si assomigliano e concettualmente sono praticamente identici. Per una volta fatemi gridare: viva la serialità!!! Come si fa a non commuoversi sentendo le musichette di Cutman, Gutsman, Elecman, Flashman, Bubbleman... perchè quel suon stridulo e metallico che il Castel critica spesso mi emoziona più delle orchestre di Metal Gear Solid 2? Oddio, ho tirato fuori un titolo su cui dovrei parlare per una settimana, criticatissimo, ma che, sorpresa!, uscirà positivamente da questo post! Perchè? Semplice; dopo la mezz'oretta godosissima passata ieri sera su "Megaman" stamattina mi sono deciso a provare "Splinter Cell" per Gamecube, gentilmente prestatomi da quel Luca di cui sopra. E' una settimana che ce l'ho in casa, tutti lo ritengono splendido, dai, usalo! Dopo circa un'oretta di gioco sono arrivato a una triste conclusione, certamente molto soggettiva, ma triste: i giapponesi sanno fare i videogiochi 20 volte meglio che noi occidentali. E' tutta una questione di approccio, di, chiamiamola così, mentalità. A partire da Pac-man e le prime esperienze nei bar, i videogiochi sono diventati sempre più complessi. E non solo come progettazione; è naturale che a Pac-man ci avranno lavorato un paio di persone e oggi ci sono team degni di un film hollywoodiano per completare l'ultimo giocone. No, io sto parlando dell'approccio che il giocatore ha nei confronti del videogioco. "Metal Gear Solid 2" ha ambizioni da kolossal cinematografico. E giocandolo sembra di assistere a un film. Ma questo è un bene? Se cerchiamo attentamente i punti deboli di questo titolo scoprimao che il suo maggior difetto è la presenza quasi ossessiva di sequenze non giocabili. Un tempo si chiamavano filmati, il concetto è rimasto lo stesso: si blocca l'azione, l'interattività che rende il videogioco diverso dal media televisivo e cinematografico, e si narrano dei fatti con una visuale prestabilita. E questi momenti in "Metal Gear Solid 2" sono fatti in modo magistrale; come film risulterebbe meglio di certi prodotti di successo che si possono trovare nelle sale. Però questa portata filmica arriva a spezzare completamente il ritmo di gioco. Si assiste a uno sbilanciamento clamoroso tra giocato e non giocato, tra interattivo e passivo. Perchè la gente utilizza i videogiochi? Per divertirsi. Il divertimento provato con un videogioco è per forza differente rispetto a quello provato vedendo un film. Se ciò non fosse vero, questo media non avrebbe neanche senso di esistere. Eppure "Metal Gear Solid 2", quando si può prendere in mano il joypad e muovere quel dannato Solid Snake (o Raiden) funziona dannatamente bene. Chi può negare che alla Konami ci sappiano fare? Nessuno. Per questo attendo trepidante "Metal Gear Solid: the Twin Snakes" per Gamecube, remake del primo episodio che io non ho mai provato. Torniamo ora a "Splinter Cell". Dopo aver assistito a una banale presentazione in computer grafica (tra l'altro una scena è identica all'inizio di Episodio I) prendo il Wavebird e inizio a giocare. Oddio, a giocare... Se c'è una cosa che non sopporto nei giochi sono i tutorial, la prova su schermo di quel processo durato trent'anni di cui parlavo prima; complicandosi sempre più i giochi, moltiplicandosi i tasti e le funzioni, si è arrivati a un livello in cui la parola "immediatezza" può benissimo essere gettata nel water. Guidare Sam Fisher, il protagonista di "Splinter Cell", lungo il tutorial mi ha fatto capire diverse cose. Primo: "Splinter Cell" non fa per me. Dopo un'oretta di gioco a cercare di governare questo bestione e fargli salire tubi, grate metalliche e scale, ho spento il Gamecube e ho salutato l'agente segreto a tempo indefinito. Se in un gioco il feeling con il personaggio, la mappatura dei tasti, insomma l'interfaccia non è programmata nel migliore dei modi, allora ogni sforzo artistico è quasi inutile. Perchè in "Legend of Zelda: the Wind Waker" o anche "Super Mario Sunshine" non avevo fin da subito problemi a muovere la telecamera e qui invece bisogna compiere sforzi sovrumani affinchè il personaggio non venga inquadrato o ci venga presentato un bel primo piano della sua nuca? Chi ha progettato questo sistema di telecamere? Bocelli? E ancora: il fatto che nel joypad ci siano 7 tasti, 2 leve e una pulsantiera, non implica necessariamente che vadano usati tutti!!! Si vede che 'sto gioco arriva da pc. Purtroppo qui non c'è una tastiera, molto più versatile in questo senso. Anche le movenze di Sam Fisher, volgiono essere il più realistiche possibili, ma risultano solo goffe e stupide. Viva Raiden, le sue capriole, i suoi pugni fulminei e i cambi di direzione immediati. Lode a "Metal Gear Solid"e alle sue telecamere fisse! Perchè se sono fatte bene funzionano molto meglio di un giocatore che si deve improvvisare regista. E il resto del gioco? La trama di Tom Clancy, il comparto tecnico, la sfida? Mi spiace, ma se bisogna annoiarsi per tutto il tutorial e bisogna spendere una pesissima ora a imparare tutti i movimenti, allora non voglio neanche imbarcarmi in questa impresa. Perchè farlo? Perchè dopo il gioco è bello? Ho capito, ma ora? Anche quel gioco che io considero inarrivabile che è "Metroid Prime" possiede un tutorial. O meglio, un livello introduttivo. Eh si, perchè c'è qualcuno che ha capito che forse è meglio imparare a giocare nel gioco stesso, strada facendo. E mica è un'idea nuovissima. Anche in "Metroid Prime" vengono usati praticamente tutti i tasti del joypad. Anzi, tutti. Eppure dopo pochi emozionanti minuti, perchè la storia è già in itinere e costruita a livelli magistrali, siamo quasi un tutt'uno con la protagonista Samus Aran. E attenzione: questo gioco lo hanno fatto degli americani!!! Evidentemente però questi tizi del Colorado hanno capito qualcosa che molti loro connazionali, ma anche europei, non sono riusciti a inculcarsi in quella testaccia contorta. Ci vuole IMMEDIATEZZA! Il che non vuole dire che il gioco sia facile, veloce e poco impegnativo. Significa soltanto che in poco tempo il giocatore riesca a sentirsi completamente padrone di ciò che comanda. Se sbaglio una curva in "F-Zero GX" è solo per colpa mia, non certo perchè l'astronave risponde in ritardo o perchè i tasti siano troppo e disposti male. E solo in questo modo posso raggiungere il divertimento. Seconda cosa che mi ha fatto capire il tutorial di "Splinter Cell": bisogna fare un passo indietro. Perchè amo Nintendo? Perchè me ne salta fuori con delle frasi come "i giochi di oggi sono troppo complicati, dispersivi, e alla lunga noiosi". E' vero! Per Shigeru Miyamoto il gioco perfetto è quello che può essere provato utilizzando un solo tasto. Perchè il joypad del Gamecube ha il tasto "A" in posizione centrale e più grosso degli altri? Semplicemente perchè deve essere il tasto più importante, adibito alla funzione principale. Tutti gli altri devono ruotare intorno a lui in posizione subordinata. E' lui il re. E Nintendo non solo dice queste cose, ma le dimostra con i suoi giochi, che, mi spiace per chi è contrario, sono i più dannatamente divertenti da provare. Certo, ci sono anche titoli occidentali che capiscono la lezione e forniscono una adeguata dose di svago. "GTA 3", capolavoro assoluto, ha fatto scuola. Perchè dietro una storia ben architettata c'è anche un mondo vivo e pulsante in cui puoi vagare tranquillamente con la massima libertà. Come nei vari Zelda o Mario. Ovviamente dopo il grande successo di questo titolo tutti hanno cercato di offrire la stessa libertà, naturalmente eccedendo. Ci vuole sempre una misura. E allora a "Splinter Cell" io preferisco il vecchio Megaman, che saltella di qua e di là, ma è una gioia per la mente, per le orecchie e anche per gli occhi, perchè quando la grafica, seppur limitata dal tempo, è fatta bene, risulta apprezzabile anche a distanza di anni.
mercoledì, gennaio 28, 2004
Carnosaur
Titolo del post interamente dedicato a questo film che ha occupato il pomeriggio mio, del Castel e di Berto. Nato dopo il successo di "Jurassic Park", quando i dinosauri erano molto più di una moda, "Carnosaur" è però una pellicola che si distacca in maniera netta dal suo ispiratore. Scordatevi dell'uomo che nel ricreare gli antichi rettili perde il controllo e ne rimane succube; qui è tutto molto più chiaro e premeditato. Una insigne professoressa, interpretata dalla due volte candidata all'oscar Diane Ladd, modifica di proposito il dna di alcuni polli e riesce ad ottenere da essi uova di dinosauro. Questo è però il primo passo. Una volta che anche le persone avranno mangiato le uove, credendole perfettamente normali, inizieranno inconsapevolmente a procreare dei giganteschi rettili. Il suo piano è ormai chiaro: rimpiazzare la razza umana, per sua natura distruttrice e bellicosa, con la più pacifica razza dei dinosauri, gli abitanti della terra milioni di anni fa. Alcune persone però si accorgono di ciò che sta accadendo e cercano di ribellarsi. Purtroppo non c'è speranza per loro; anche quando la salvezza sembra vicina, è in realtà inutile opporsi all'inesorabile meccanismo di morte che è stato innescato. Detta così la trama può sembrare banale, superficiale. In realtà il regista non vuole seguire il clima avventuroso scelto da Spielberg, che, vi assicuro, vedrete con un ottica diversa dopo la visione di questo film, quanto creare un clima di attesa, quasi inconcludente, in cui lo spettatore si vede pian piano trascinare verso un oblio inevitabile. La messa in scena si presenta piuttosto sobria, con ambienti spogli e luci soffuse, molto spesso solo naturali, e anche le inquadrature concedono ben poco al virtuosistico, risolvendosi per lo più nella staticità. Sempre su questa linea, gli effetti speciali, che soffrono di un budget evidentemente ridotto, si piegano alla sobrietà complessiva e cercano di mostrarsi il meno possibile, relegando il cattivo della situazione, il dinosauro, in una posizione di male quasi assoluto, totale e incombente proprio perchè quasi totalmente assente. Il dinosauro in fondo è poco più di un pretesto, una facezia legata alla moda del momento. Qui si parla dell'uomo e della sua sopravvivenza, che viene messa a repentaglio proprio nel momento in cui crede di compiere un passo avanti. Il tentativo, e il film lo annuncia, quasi in modo inconscio, è vano. Perchè vano è cercare di cambiare la situazione quando i mezzi non ce lo consentono. Come l'ecologista che cerca di impedire alle ruspe di distruggere l'ambiente, così l'uomo dovrebbe comprendere i propri limiti e accettare la sua situazione, senza aspirare ad un modello ovviamente irraggiungibile. Io credo che l'ora e poco più di questo film mi abbiano insegnato questo. Mi piacerebbe prestarvelo, ma purtroppo alla fine della visione abbiamo pensato di riversare le emozioni che questa pellicola ci ha creato dentro direttamente sulla cassetta. Eccola:

Mi scuso profondamente con lo Zar per aver preso il modello dalla sua recensione di "Natale in India". Da parte mia mi sono tuttavia sforzato di scrivere frasi che in realtà hanno un fondo di verità. Ciò che ho scritto sembra una stronzata, ma in realtà E' TUTTO VERO, e vi sfido a tirare fuori una frase a caso e chiedermi il perchè. Sarò felicissimo di rispondere.
Maturità con Latino

Maturità con Greco

Solo Nomination è
Nomination
Solo poche righe: poche ore fa è stata resa pubblica la lista delle nomination agli Oscar. 2 in particolare i film che spiccano: "Il Ritorno del Re" e "Master & Commander". Devo dire quale preferisco? Al polpettone di Peter Weir concedo solo un adeguato rispetto per la confezione e l'impegno: suo, degli attori, e della troupe. I due titoli dovrebbero essere rispettivamente a quota 11 e 7 nomination. Guardando meglio però nella lista ufficiale c'è qualche cosa che non mi va molto giù: come al solito i film fantasy si beccano tutte le nomination tecniche ma saltano quasi a piè pari quelle più importanti. Non è certo il caso dell'opera di Peter Jackson, che ha dalla sua miglior film, regista. montaggio e sceneggiatura, ma almeno uno del cast (Sean Astin?) poteva figurare nella lista degli attori... 11 nomination sono comunque tante e spero vivamente che, almeno quest'anno, la Academy cambi tendenza e consegni al miglior film della saga l'unico premio che davvero gli manca. Ricordiamo che nel '77 "Guerre Stellari" ricevette solo 2 statuette, penso per il suono e gli effetti speciali: solo questo basta per far capire come vengono trattati i film fantasy dalla giuria degli Oscar. Ci sono inoltre cose che mi hanno fatto molto piacere. "Lost in Translation" e quell'idolo del suo protagonista, Bill Murray, sono entrambi candidati (miglior film, miglior attore). Tutto il rispetto anche per Ken Watanabe, giustamente presente al contrario di Tom Cruise, che nel film è tutta una smorfia. Di sicuro io come migliori attori premierei questi due: il primo perchè si merita un tale riconoscimento dopo una carriera fatta di interpretazioni favolose; il secondo perchè fra gli altri candidati è senza alcun dubbio quello più carismatico e capace, un vero Toshiro Mifune dei nostri tempi. Per le attrici mi trovo più in difficoltà, anche perchè molti dei film presenti devono ancora uscire qui da noi. Incredibile comunque, pur non avendo visto il film, l'inclusione di Renèe Zellweger e l'assenza di Nicole Kidman. In definitiva credo che questo debba essere l'anno del re, e tutti i segnali puntano in quella direzione. Certo, non si può mai sapere, e spiace che alcuni degli altri candidati, i fantastici "Lost in Translation" e "Mystic River", non possano ricevere il giusto onore. Purtroppo sono capitati nell'anno sbagliato.
martedì, gennaio 27, 2004
Memoria visiva
Oggi è il giorno della memoria e, giustamente, Dario mi ha invitato a parlare di qualche film sull'argomento. Prima però vorrei fare una mia considerazione.
Non mi sarebbe mai passato per la mente di dedicare una giornata a questo tema, e, dopo aver letto il messaggio dello Zar, mi sono chiesto il perchè. Secondo una mia modestissima opinione il giorno della Memoria è nello stesso tempo giusto e sbagliato. E' giusto perchè non si può cancellare tutto ciò che è successo e fare finta di niente. Nemmeno si può minimizzare l'accaduto perchè al giorno d'oggi gli Israeliani massacrano i Palestinesi. E' preoccupante vedere delle persone deliranti ammettere che è tutto falso, una montatura. Poverelli. Nello stesso tempo però, trovo ingiusto dedicare una giornata ad un argomento così importante; è nella mia testa, non posso farci niente. Trovo demenziale che un solo giorno stia a simbolo della Shoa. E quindi ho capito perchè difficilmente avrei parlato dei film che mi accingo a indicarvi: di queste cose è giusto ricordarsi sempre. E' un dato di fatto, un evento triste e crudele che, anche se non abbiamo passato in prima persona, rimarrà nel dna dell'uomo. E' giusto che ogni anno si celebrino i milioni di morti, e a questo è utile un giorno simbolico, ma è ancora più giusto vivere con questa consapevolezza, sempre ferma nelle nostre menti. Io odio San Valentino perchè non c'è nessuno che mi può dire quando devo fare dei regali a chi amo; odio il giorno dei morti perchè le persone a noi care che non ci sono più ce le portiamo dentro ogni giorno della nostra vita. E per lo stesso motivo, scusatemi, mal sopporto l'esistenza di una giornata della Memoria, che mi sembra dire: "Ehi, oggi ti devi ricordare che una cinquantina di anni fa sono morti milioni di ebrei!". So che è indispensabile la sua esistenza, e lì deve restare, ben inteso, però l'uomo, e io in particolare, è contraddittorio, e può essere favorevole a una determinata cosa pur provando un leggero fastidio di fondo per come può venire interpretata. Basta deliri, si passa ai film.
Da quando sono stato invitato a scrivere del cinema che parla dell'olocausto, ovvero stamattina alle 7, non ho avuto molto tempo per pensare a qualche titolo. Ehi, dovevo scrivere un tema sul fantastico di Igino Ugo Tarchetti. Sul treno comunque qualche nome è saltato fuori, anche se sono i film più banali che si possano citare. Certo, banali, però a pensarci il primo che mi è saltato alla mente diserta i lidi televisivi da un pò troppo tempo. Troppo crudo? Tutti lo abbiamo noi lo abbiamo visto e ci ricordiamo del successo strepitoso che ottenne nel 1993. E' naturalmente "Schindler's List", indiscusso, ma il Pelo non concorda, capolavoro di Spielberg. Capisco che lo spettatore più pignolo possa essere indispettito dai temi prediletti dal regista americano (la famiglia, i bambini...) ma in questo caso c'è poco da dire. Era un film meraviglioso e lo rimane. Girato in un bianco e nero da lacrime, questo film fiume riesce davvero a toccare corde che difficilmente riescono ad essere raggiunte. Non c'entra l'argomento, indubbiamente drammatico, qui la bravura di Spielberg si vede tutta. Prima di tutto nella regia e nella storia, vera, di un industriale tedesco (Liam Neeson) che salva 1.100 ebrei facendoli lavorare nella propria fabbrica. Ma anche nella scelta degli attori e dei collaboratori; al già citato Neeson si affianca uno straordinario Ralph Fiennes, e il solito John Williams commenta il tutto nel modo migliore. Chi di voi non si ricorda della bambina dal cappotto rosso, geniale invenzione visiva che da sola meriterebbe applausi senza fine? Il risultato non si è fatto attendere: 7 oscar. Peccato davvero che la tv ultimamente lo abbia snobbato. Mi ricordo di un tempo in cui lo avevano trasmesso in prima serata, ma credo che ad oggi il bigottismo imperante non renda più possibile vedere un tale gioiello alle 21 di sera. Non sia mai che i bambini rimangano scioccati dalla realtà! Io lo ero andato a vedere al cinema insieme ai miei, e quello che mi aveva più sconvolto era l'essere entrato in sala in ritardo. Passando agli altri due film mi accorgo che effettivamente ho scelto tutti titoli premiatissimi alla notte degli Oscar. I più maligni, e ignoranti, fra voi potrebbero dire che è per l'argomento trattato. Mi spiace, ma qui si parla davvero di filmoni, fatti ad arte. Andando quindi in ordine cronologico troviamo il caso italiano del 1997: "La Vita è Bella" di Roberto Benigni. E' bene distinguere subito: tutti quelli che non amano questo film odiano Benigni. Non vedo altro motivo per disprezzare una pellicola così entusiasmante. Il grande merito di "La Vita è Bella" è indubbiamente la presentazione inedita dell'olocausto: per nascondere al figlio la verità di un evento che non capirebbe (e chi può capirlo?) il campo di concentramento viene trasformato in un grande gioco, con un ribaltamento che riesce davvero, per contrasto, a rendere al meglio l'efferata insensatezza di questo avvenimento. Il film di Benigni è un gioiellino di arguzia: la prima parte, scanzonata e brillante, serve soprattutto per introdurre quella successiva, che è il vero fulcro del titolo. Qui non si parla di comicità agrodolce, quanto di una commistione geniale di elementi comici e drammatici. E, incredibilmente, i primi non intralciano i secondi, ma li rafforzano. Comunque è quasi inutile parlare di un film di cui tutti hanno esperienza.Il terzo titolo invece, vuoi anche per la relativa vicinanza temporale, è di sicuro quello meno conosciuto. O meglio, che pochi di voi avranno visto, perchè la fama anche per questo film è grande. Quando Roman Polanski ha deciso di ritornare a quei giorni bui che aveva vissuto, si è affidato anch'esso a una storia vera, quella di Wladislaw Szpilman, un giovane pianista ebreo che viene a conoscere i dolori della persecuzione nazista. In realtà la storia de "Il Pianista" non è più incredibile di quelle di molte altre persone, eppure il tocco di Polanski e soprattutto la seconda parte del film riescono a rendere questo film decisamente importante. Se infatti per la prima metà non c'è molta differenza di temi rispetto a analoghe esperienze cinematografiche (la vita in famiglia, la deportazione...) nell'ulitma parte il protagonista compie un viaggio di disumanizzazione e imbarbarimento, cercando di sopravvivere in mezzo alle macerie dei bombardamenti, che rendono "Il Pianista" decisamente singolare. Anche questo titolo ha avuto grande (e meritato) successo alla notte degli oscar: statuetta a Polanski e al giovane protagonista Adrien Brody. Dopo questa veloce e grossolana carrellata di "olocausti al cinema" si può sintetizzare così: ognuno di questi autori aveva come obiettivo segnalare allo spettatore l'orrore della Shoa. E ciascuno di questi registi ha seguito una via differente; Spielberg è senza alcun dubbio il più corale, e "Schindler's List", pur nella sua apparente povertà, ha le fattezze del kolossal; Benigni ha attuato un singolare rovesciamento parodico della tragedia, rendendola in questo modo più viva che mai; Polanski invece si è mostrato più tradizionale nella prima parte per poi indagare la componente disumanizzante dell'olocausto. Tutti e tre sono dei grandissimi film, meritevoli di ogni singolo premio che hanno ricevuto.
Volevo chiudere con un appello che niente c'entra con il cinema. E' in edicola con Repubblica uno dei fumetti più belli e importanti degli ultimi anni. L'autore si chiama Art Spiegelman e il libro in questione è "Maus". Il "caso" vuole che questo sia uno dei più toccanti documenti sulla persecuzione degli ebrei. Prendetelo al volo perchè vale ogni centesimo speso. A domani.
domenica, gennaio 25, 2004
Allegria!
Dopo la visione della messa su RaiUno cosa c'è? Tagliarsi le vene? La domenica è sempre una brutta giornata. E' brutta perchè è la fine di qualcosa e il giorno dopo sai che tutto ricomincerà. Quando poi bisogna passare la giornata a studiare si raggiungono livelli di disperazione massimi. Il bello è che, se anche non avessi da studiare, non saprei lo stesso cosa fare. E allora forse è meglio lo studio, per mettersi davanti a se un bel premio , che nel mio caso credo consisterà nella visione di un film qualsiasi, unico requisito: che lo sappia a memoria. Non ho voglia di imbarcarmi su una nave che non conosco. Ho almeno un paio di titoli che non ho mai visto, ma il timore che si rivelino insoddisfacenti o pesanti mi spinge verso lidi sicuri, film che vedo da sempre. C'è chi è affezionato a delle canzoni e le ascolta in continuazione: così io, solo che le mie canzoni durano sulle due ore abbondanti. E poi trovarmi davanti un titolo che alla fine non mi entusiasma potrebbe far girare davvero male questa domenica. O soddisfazione completa o niente. Intanto mi sento in obbligo di consigliarvi "Furyo", misconosciuto film dell''83 con titolo italiano messo a caso (in originale è "Merry Christmas, Mr. Lawrence"), con David Bowie e Takeshi Kitano, entrambi molto bravi. Un film sulla vita e sulla morte, sull'amicizia e quando l'amicizia si trasforma in qualcosa di più, sulla lealtà e sul sacrificio... insomma un pò di tutto. Ma reso davvero bene. Di certo non è il genere di film che mi potrei mettere a guardare oggi. Tornerei al volo a vedere "Il Ritorno del Re", sarebbe il massimo per rallegrare il mio umore domenicale, ma non ho un soldo e allora aspetterò giovedì o venerdì per accompagnarci anche mia mamma. Altro? Si. Il Castel sul suo bloggonzo dice che "Il Mucchio Selvaggio" non lo ha affatto preso. Mi trovo d'accordo con lui. E' anche vero che la mia modalità di visione di questi film in cassetta è proprio disastrata: li metto su verso mezzanotte e li guardo a letto. Inevitabile che dopo circa una mezz'oretta, un'ora se va bene, debba andare a stoppare causa impagliamento imminente. In questo modo ci metto circa un due-tre giorni e, mi rendo conto, anche il miglior capolavoro diventa una schifezza. Eppure ci sono film che mi hanno entusiasmato anche visti così: "Giù la Testa", "I 400 colpi", "Rocky Horror Picture Show"(beh, questo è più diventato una nuova religione...)... Eppure il titolo di Peckinpah, al di là della sua portata concettuale e trasgressiva rispetto al western tradizionale, non mi ha minimamente preso almeno fino al massacro finale. Mah, forse dovrei rivederlo... molto triste comunque. Ergo oggi è meglio non rivederlo!!! Ho notato che il poll qui di fianco è lo stesso da circa un mese, e anche l'immagine e il midi andrebbero cambiati. E' un pò che cerco dei bei fotogrammi di un qualsiasi film de "Il Signore degli Anelli" ma le rare volte che li trovo fanno pena. Mi chiedo se sia possibile prenderli dal dvd e piazzarli su internet senza che mi mangino la casa. Roba da avvocati. Intanto ieri sera ho riguidato la Golf, gentilmente concessami da Berto, dopo un anno e mezzo dall'esame di guida. Figata. A domani o, più probabile, dopodomani.
sabato, gennaio 24, 2004
10 anni di battaglie
per la libertà
Mentre vi assistevo non potevo fare a meno di ridere. Eppure adesso sono profondamente scosso, impaurito. Vedere una folla infinita di persone con bandieroni appaludire Berlusconi nei suoi più sfrenati deliri aveva qualcosa di incredibilmente grottesco: non era un comizio politico, era lo stadio. E Berlusconi non era un politico, era una rockstar. Brividi... Quando ho sentito le poche frasi che il Tg1 ha trasmesso del suo discorso mi sono ricordato della diretta che Rete4 offriva dell'evento e ho cambiato canale. Per l'aver schiacciato un semplice bottone so già che stanotte avrò gli incubi. Chi non l'ha visto non può capire. SEMBRAVA IL DUCE!!! Sparava una massa incredibile di stronzate e la gente lo osannava! Faceva le domandine, come un animatore: "Abbiamo fatto bene a scendere in campo?" "SIIIIIIIII!!!". Lui ha salvato la democrazia e ci ha salvati da quei brutti comunisti. Mi spiace non riuscire a dire molto sull'accaduto, sono davvero sconvolto. Silvio che alla fine del discorso impone le mani sul pubblico con la canzone di Forza Italia in sottofondo è qualcosa di paragonabile alle due gemelle di "Shining". Peccato che questa sia la realtà. Sto male. Aiuto!!!! MA IN CHE CAZZO DI PAESE STIAMO VIVENDO??? Scappiamo in Francia! Scappiamo in Germania! In Burkina Faso! HO PAURA! Una signora intervistata ha detto che Berlusconi per lei è una figura religiosa. AHHHHHH!!! Non voglio sentire! A quando il potere spirituale?
giovedì, gennaio 22, 2004
Fine dell'Anello
3 anni di attesa. Più o meno una decina di lavorazione complessiva. E finalmente la saga cinematografica de "Il Signore degli Anelli" è giunta alla sua conclusione. Letteralmente col botto. Se a Gennaio 2002 ero rimasto profondamente colpito dalla bellezza del primo capitolo, davvero magico, ora, appena tornato a casa dalla visione de "Il Ritorno del Re" quasi non riesco a trovare le parole per descrivere questo film e, in generale, l'intera trilogia. Già soltanto trasporre quell'oggetto di culto che è il libro scritto da Tolkien 50 anni fa in pellicola senza tradire lo spirito originario sarebbe degno di lode. E questo Peter Jackson lo ha fatto in modo GRANDIOSO. Chiunque abbia letto il romanzo, come me, che fanatico di questa saga non sono, non potrà non convenire che il miracolo è stato compiuto. Ma qui si va oltre; perchè questi tre lungometraggi, anche per un estraneo al mondo di Tolkien, risplendono come tre gemme dall'inestimabile valore. Se "La Compagnia dell'Anello" è stato folgorante e tuttora mi incanto a guardarlo, "Le Due Torri" si è rivelato un episodio di raccordo un pò sottotono, ma migliorato dall'edizione estesa, "Il Ritorno del Re" è la summa di tutti gli elementi positivi dei due precedenti episodi. Ogni personaggio che abbiamo imparato a conoscere in questi due anni all'improvviso sembra staccarsi dalla pellicola e diventare uno che abbiamo sempre conosciuto. Sam, Frodo, Gandalf, Eowyn, Pippin, Merry, Aragorn... è davvero dura dopo tre ore e mezza di intense emozioni staccarsi da questi piccoli e grandi eroi. Come, e forse anche più, alla fine del libro, quasi scappa una lacrimuccia a pensare: "Ecco, è finito.". In questo momento me ne sto qui, davanti al computer, ascoltando "May it Be" di Enya, l'unico elemento de "La Compagnia dell'Anello" che nessun altro può superare, e non so cosa scrivere. Perchè tutte le considerazioni e le critiche che mi ronzano in testa si fermano davanti a come mi sento adesso, ai sentimenti che queste tre ore e mezza di pellicola mi hanno provocato. Proverò le stesse sensazioni alla fine di "Episodio III"? Non lo so. Eppure in questo momento mi scopro legato emotivamente alla saga di Peter Jackson in un modo che non avrei mai creduto. Gabry diceva che Il Signore degli Anelli è epico. Io, alla luce di questo conclusivo episodio, lo trovo molto di più. Sarà una mia debolezza, ma quando vedo un film che amo davvero vengo colpito a livello fisico. Ammetto di provare i brividi ad ogni apertura e chiusura di un film di Guerre Stellari; la vista mi si appanna. Davvero non pensavo che mi sarebbe successo anche con questo film. In fondo a Guerre Stellari, ma anche Indiana Jones e molti altri, sono attaccato fin da piccolo; sono cresciuto con quei film. Con "Il Signore degli Anelli" no. Eppure mi riesce a trasmettere le stesse identiche sensazioni. E ogni volta che ho riguardato "La Compagnia dell'Anello" lo ho trovato più bello. "Il Ritorno del Re" invece l'ho visto una sola volta, poche ore fa. Ma so già che diventerà classico, senza tempo, come il libro di Tolkien. Perchè spiegarvi che le ambientazioni sono incredibili e sorpassano di gran lunga quelle precedenti? Perchè dirvi che ogni singolo attore è favoloso (anche Orlando Bloom, dai!), che le battaglie sono mastodontiche e indimenticabili, che gli effetti speciali sono perfetti, che Gollum non ha paragoni, che ogni singolo elemento si raccorda perfettamente con il resto? Perchè dirvi tutto questo quando potete comodamente uscire di casa e andarlo a vedere direttamente? Qualcuno ha detto che 3 ore e mezza sono poche. Ha ragione. La portata emotiva di un simile capolavoro non può essere contenuta in 202 minuti. Come per gli altri film, l'edizione in sala è piena di personaggi e situazioni mancanti o poco trattate. Le maggiori omissioni? Principalmente due: Saruman e Vermilinguo non ci sono, e Aragorn è trattato in modo minore rispetto agli altri personaggi. Ma questo verrà "aggiustato" nell'edizione estesa. Ma intanto che ci sono butto lì anche quelli che a mio parere è il difetto più evidente di quest'opera mastodontica. L'epilogo è sviluppato un pò malino, trascinandosi dietro troppo a lungo. Sarebbe stao meglio, come dice lo stesso Jackson nel commento al primo film, un raccordo esplicito con il prologo, ovvero: voce narrante di Galadriel che spiega il destino di ogni personaggio. E la canzone finale non regge con le due precedenti. Basta. Per il resto perfezione. E sarebbe davvero inutile cercare il pelo nell'uovo quando una pellicola ti riempie così tanto. E' bello essere sazi. Ne riparlerò in modo più distaccato un'altra volta.
mercoledì, gennaio 21, 2004
Simpatici e antipatici
vol.2
Ewan McGregor Il nuovo Obi-Wan Kenobi mi è sempre stato simpatico fin da Trainspotting. Poi è arrivato, appunto, Guerre Stellari, e se in Episodio I non aveva molti momenti per farsi notare, in Episodio II si è mostrato più che convincente. In Moulin Rouge! canta splendidamente. Si aspetta il nuovo Tim Burton, Big Fish, e ovviamente Episodio III! Simpatico
Nicole Kidman Bella da far paura, l'ex signora Cruise (ma si può preferire Penelope Cruz a lei?), è anche spaventosamente brava. Con Kubrick e il suo ultimo "Eyes Wide Shut" si lancia come attrice impegnata e ora la vogliono tutti. Fantastica in "Moulin Rouge!", mitica in "Dogville". Sempre brava ne "La Macchia Umana", di cui rimane, insieme ad Anthony Hopkins, l'unico lato positivo. Si aspetta il drammone di "Cold Mountain" di Anthony Minghella,. che, bisogna sempre ricordarlo, ha realizzato quella vaccata di "Il Talento di Mr.Ripley". Ora sta con Lenny Kravitz. King Kong ha trovato la sua preda. Simpatica
Gabriele Muccino Il regista del nuovo cinema italiano (!!!) è in realtà un borghesino piagnucolone, anche quando parla di occupazioni. Che servono naturalmente per fare la prima scopata. Certo, non è da buttare via, e devo ammettere che con la macchina da presa ci sa senza dubbio fare, ma da qui a osannarlo come è stato fatto... Sembra che con "L'Ultimo Bacio", indubbiamente un film carino anche se discutibile nei contenuti, abbia trovato la formula perfetta, e l'Italia lo ha premiato col suo successivo "Ricordati di me". Però io quando penso a lui, non so perchè, ma mi viene in mente della gente che urla, sbatte le porte, piange e scappa. Una famiglia disastrata insomma. Non c'è paragone con la leggerezza e l'intelligenza di Virzì. Antipatico
Silvio Muccino Basterebbe dire una parola: il fratello. Un pò come Alberto Angela è il figlio. Questo insopportabile essere, protagonista di "Come Te Nessuno Mai" e interprete di "Ricordati di Me" e "Il Cartaio" (ma Argento lo hanno ricattato per prenderlo?), riesce a rendersi fastidioso anche senza fare nulla. Peccato che putroppo faccia anche qualcosa. Accento romano di quelli neanche divertenti ma biasciconi, faccia da schiaffi, o badilate se preferite, movenze da scimmia. Forse un giorno sarà il nuovo Alberto Sordi. E io il presidente della repubblica. Antipatico + +
Peter Jackson Sembra un hobbit uscito dal set dei suoi film. Eppure l'uomo che ha rilanciato la Nuova Zelanda in toto grazie a soli 3 film, è anche uno dei registi più incredibili di oggi. E anche prima de "Il Signore degli Anelli". Sulla scia di Sam Raimi ha girato, sempre rigorosamente nella sua terra natia, dei mini cult come "Bad Taste" e "Dead Alive", e ha proseguito ad Hollywood con "Sospesi nel Tempo". Chi avrebbe mai detto che sarebbe stato lui l'uomo capace di compiere il miracolo, ovvero trasporre al cinema la saga di Tolkien. Nessuno. Tuttavia l'ha fatto, e con il miglior risultato possibile. Il George Lucas del 2000? La situazione è molto diversa, e pare che non commetterà lo stesso errore del regista di San Francisco, rimettendosi subito al lavoro sul suo prossimo film: il remake di "King Kong". Simpatico + +
Micheal Moore Ha vinto un oscar grazie al suo documentario "Bowling a Columbine", grandioso, arrivato dopo una decina d'anni di attività, sempre in campo documentaristico legato alla denuncia sociale. Anche la sua professione di scrittore, che lo ha portato ormai a quota tre libri, continua senza intoppi, con la sua sferzante ironia. E' un pò il simbolo dell'Hollywood che si è svegliata e si è ribellata contro il governo Bush. E si può dire, a ragione, che l'abbia svegliata lui. Si cimenterà mai con un film vero? Simpatico + +
Monica Bellucci Quasi valgono le parole di Jessica Rabbit: "Non sono cattiva, è che mi disegnano così". E i genitori di Monica hanno fatto senz'altro un buon lavoro estetico. Peccato invece per il resto. "Malena" crea un nuovo genere di film, da collocare sotto il porno e l'erotico, cioè il film-sega. Nei nuovi Matrix si vede pochissimo ma riesce a fare dei danni micidiali, soprattutto quando si doppia da sola in Italiano. Vi giuro, parla meglio l'inglese e il francese!!! "Irreversible" è una boiata con pretese intellettualodi che ha di positivo appunto solo lei nuda. Il tempo però passa, e presto la sua bellezza svanirà... che cosà farà poi? Inoltre, una che sposa Vincent Cassel deve proprio avere qualcosa che non va. Antipatica +
Micheal Keaton Perchè nessuno lo utilizza più? Basso, poco atletico e decisamente lontano dalla figura dell'adone. Eppure è stato il miglior Batman di sempre. Vorrà dire qualcosa... Qualche apparizione in Soderbergh e Tarantino, tra l'altro nei panni dello stesso personagggio, il poco sveglio agente dell'Fbi Ray Nicolette, e poi più niente. Alla fine degli anni 80 e nei primi 90 facevano la coda per contenderselo, Tim Burton su tutti (i 2 Batman e "Beetlejuice"). Bravissimo nella commedia come nei ruoli più drammatici. E simpatico di natura. Non basta? Simpatico +
martedì, gennaio 20, 2004
Un piccolo appunto:
Dancer in the Dark: 
Simpatici e antipatici
Per maggiore chiarezza e sincerità verso quei due che leggono i miei bizzarri post, voglio mettere in chiaro quelle persone, registi o attori, che mi stanno sulle balle irrimediabilmente e segnalare invece coloro per cui nutro una grande simpatia e ammirazione. Almeno in questo modo capirete perchè un film bellissimo con dentro Julia Roberts mi abbia fatto decisamente schifo.
Julia Roberts - Mi sta sul cazzo quella sua aria acqua e sapone. Il sorriso più bello di Hollywood? Ma per piacere... dopo "Pretty Woman" non trovo altro film in cui possa digerirla, a parte "Ocean's Eleven", ma per merito dei compagni di sesso maschile. Fosse poi così bella!!! I personaggi che interpreta sono sempre le solite donnette insopportabili, forti e indipendenti che hanno rotto le balle. Anche un film divertente come "Notting Hill" me lo ha reso difficile da mndare giù.
Antipatica
Sandra Bullock - A parte "Speed" e quel fumettone che è "Demolition Man" ha sempre portato avanti la sua insopportabilità in maniera ferma e decisa. E anche nelle due pellicole appena citate poteva essere tranquillamente intercambiabile. Per fortuna qui da noi non è famosa come in America. Inutile.
Antipatica
Ben Affleck - Messo di fianco a Matt Damon, suo grande amico, gli fa fare la figura del genio. A parte una naturale propensione verso i filmacci (e lui non li aiuta...) è davvero odioso. Fra tutti quelli che potevano interpretare Matt Murdock, "Daredevil", proprio lui dovevano scegliere? A parte che non ci assomiglia un cazzo... si vede che quando sceglievano il cast hanno detto: "Ehi, se per Kingpin abbiamo preso un nero allora Matt Murdock lo può fare benissimo Ben Affleck". "Pearl Harbor" è lassativo, e non muore neanche alla fine. Ed è anche nel nuovo film di John Woo, accanto a Uma Thurman!!! Che cosa salterà fuori?
Antipatico +
Jennifer Lopez - ideale consorte della faccia da cernia Ben Affleck. E pensare che sono pure democratici... sigh! L'esotica J.Lo, che dovunque va si ricorda da dove è venuta (ma per favore...), ha iniziato bene: lo scoppiettante "Out of Sight" di Steven Soderbergh e "U-Turn" di Oliver Stone. E poi? IL NULLA.... o meglio: magari il nulla. Dopo si è buttata nella musica, regalandoci perle di rara rudezza. E nel video di "Jenny from the block" aveva anche un addetto all'indurimento dei capezzoli. Cosa c'entra? Niente.
Antipatica +
George Clooney - Fin dal policlinico di E.R. il dottor Doug Ross ha avuto la mia stima. Classe a non finire e grandi possibilità. Più che legittimo chiamarlo il nuovo Cary Grant. Frequenta registi dal palato fine, Coen e l'amico Soderbergh su tutti, ma non disdegna nemmeno i blockbuster, anche se con risultati peggiori. Ed è a
suo agio anche quando non deve fare lo sciupafemmine ("Fratello dove sei?" e il nevrotico avvocato di "Prima ti sposo e poi ti rovino"). Con i registi adatti e lui come James Bond verrebbe quasi da dimenticare Sean Connery.
Simpatico +
Brad Pitt - In Seven è meraviglioso, come, ma in misura leggermente minore, in "Fight Club". Però senza Fincher tende ad essere meno brillante e, anche se ultimamente si è un pò lasciato alle spalle la figura di belloccio palestrato, è sempre così che si pensa a lui. Non ha la verve e l'ironia "classic" del suo compagno in "Ocean's eleven". Da vedere in "Troy", nei panni di Achille.
Antipatico con riserve
Dario Argento - Non azzecca un film da dieci anni, eppure all'estero è considerato uno dei nostri migliori registi contemporanei. Un motico ci sarà, ed è da ricercarsi nella sua produzione anni '70 e metà '80, davvero innovativa per il panorama cinematografico. Eppure è fermamente deciso a non cambiare la sua formula. Non solo non si muove dal thriller che lo ha reso famoso, ma continua con i modelli e la struttura a cui ci ha abituato da trent'anni. E ciò costituisce, contemporaneamente, il suo più grande diffetto e il suo pregio. Non è detto che con la stessa formula riesca a creare un film valido. Incrocio le dita.
Simpatico
Nanni Moretti - Si possono condividere o meno le sue idee politiche, ma spesso chi non le accetta odia anche i suoi film. Che in realtà sono, per la maggior parte, bellissimi, e raggiungono almeno con "Caro Diario" il capolavoro. E' tuttavia un artista pieno di resistenze spesso incomprensibili. Escludendo i suoi attacchi cinematografici ai danni di autori in raltà validi, viene davvero da dire: "Scendi dal piedistallo!". E' un regista dichiaratamente chiuso, in se stesso e nelle sue idee antiquate. Un esempio può essere la sua incomprensione verso i registi che fanno pubblicità in "Aprile". Decisamente snob e piuttosto costruito, di facciata, visto dal vivo. Ciò non toglie che sia una grande cineasta, un bravo attore, e una persona che riesca a dirne qualcuna ai nostri politici. Solo la pianti un attimo di atteggiarsi a padreterno, faccia un attimo autocritica, e scenda fra noi comuni mortali.
Simpatico con riserve
George Lucas - Ha fatto cinque film in trent'anni. Ha creato la saga spaziale cinematografica più grande di sempre (insieme a quella, cartacea, della fondazione di Asimov) e nel contempo un impero finanziario: Lucasfilm, Industrial Light & Magic, THX e LucasArts. E' stato osannato quando ha ideato Guerre Stellari e odiatissimo quando ci ha rimesso le mani sopra. Ha uno stile e una concezione di cinema che rimandano agli albori e al kolossal, misto ad ambizioni tecnologiche smisurate. E, nonostante le critiche, continua imperterrito sulla sua strada. A ragione. Mi inchino ai suoi piedi.
Simpatico ++
Per motivi di spazio concludo qui, ma ci sono molti altri (Ewan Mc Gregor, Nicole Kidman, sean Penn, Muccino !!!!..., Peter Jackson, Tim Burton, Micheal Keaton...) che rimando a domani. Dite la vostra.
Canini Alternativi
Ieri lo Zar mi ha gentilmente chiesto qualche titolo di film sui vampiri, che non si rivelassero dei bagni di sangue (perchè no?) o robaccia tipo "La Regina dei Dannati". Da quello che ho capito cerchi quindi un film di vampiri "tradizionali", ovvero come sono nell'immaginario collettivo. Ho fornito qualche nome, spinto più per conoscenza indiretta che per passione, ammettendo il mio scarso interesse verso questi eleganti succhiasangue. Ho citato "Bram Stoker's Dracula" del dio Coppola, "Intervista col Vampiro" con i bellocci Cruise e Pitt (ma c'è anche Kirsten Dunst da piccola...) e pochi altri. Eppure mi erano sfuggiti quei film che più mi hanno catturato e appassionato, forse perchè non li ho mai considerati "film di vampiri". Anzi, solitamente cerco di non incasellare nessun titolo. I due film che ti sto per segnalare meritano a mio parere di essere visti (più il primo che il secondo) e apprezzati. Si discostano moltissimo dall'idea di vampiro tradizionale e si affacciano piuttosto nel cinema di genere. Vai...
Vampires (1998) di John Carpenter con James Woods, William Baldwin - Bisogna ammetterlo: James Woods (C'era una volta in America) con giubbottino di pelle e occhiali da sole è macho come pochi altri, duro come uno Schwarzenegger-Terminator, spiccio come un Kurt Russel- Jena (o snake) Plissken. Conoscere il cinema di John Carpenter è come fare un viaggio nel fantastico. Da 1997 Fuga da New York, passando per Halloween, La Cosa, e arrivando al più recente Fantasmi da Marte, l'ormai anziano regista americano ce ne ha raccontate di storie incredibili. Naturalmente in modo incredibile. Vampires è decisamente lontano da un tradizionale film di vampiri; è più un western, un film on the road, secco, cattivo, estremamente maschio. Il protagonista, un cattivissimo James Woods, è un cacciatore di vampiri al soldo del vaticano. Il migliore cacciatore di vampiri, alla guida di una banda di omacci che lo aiutano nella sua opera di sterminio. Qualcosa però sta cambiando: i vampiri, che possono vivere soltanto di notte, sono sulle tracce di un antico artefatto che gli permetterebbe di sopportare la luce del sole, il loro unico punto debole. E anche la chiesa che il protagonista serve fedelmente potrebbe avere una parte in questa faccenda... Vedere dei paletti giganti legati a corde d'acciaio conficcarsi nel petto dei vampiri e poi tirarli verso la luce del sole è abbastanza forte. Non c'è la minima compassione o via di salvezza in questo mondo. Tutto è marcio è tutto va distrutto. In un scenario appunto da western come può essere il New Mexico un uomo va alla ricerca delle sue prede, senza fermarsi davanti a nessuno. Violento, spettacolare, crudo... ha ragione il Mereghetti quando dice "lontano anni luce dagli horrorini che si fanno oggi". A Carpenter non gliene frega proprio niente di inquietare lo spettatore; la sua concezione è materiale al 100%. Cinema sporco, crudele, secco. Niente moraline, lieti fine o qualsiasivoglia atto di pietà. I vampiri diventano molto meno eleganti quando vengono tirati da una carrucola in pieno deserto. Grandi musiche dello stesso regista, che condivide con il nostro Argento la passione per il metal. Bollarlo come un filmetto è facile. Eppure quando appaiono i titoli di coda ci si sente sazi come raramente succede. E qui non si parla più di genere horror o di azione: si parla di John Carpenter. Entusiasmante oltremodo.
Dal Tramonto all'Alba (1995) di Robert Rodriguez con George Clooney, Quentin Tarantino, Harvey Keitel, Juliette Lewis, Salma Hayek - Robert Rodriguez è un ragazzaccio. Solo unendo due genialodi come lui e l'amico Quentin Tarantino, autore del soggetto e anche attore, si poteva ottenere un pasticcio del genere, ovviamente in senso buono. E chi non riesce ad accettarlo per quello che è, ovvero una grossolana accozzaglia trash e splatter, cambi blog. Perchè chiudersi nelle proprie convinzioni vi esclude automaticamente il divertimento che un film del genere, in realtà molto più intelligente di quanto crediate, può offrirvi. George Clooney, insieme al fratello pazzoide Quentin Tarantino (fantastico!), fanno una rapina e si introducono nel camper di un prete spretato con i suoi due figli. Se fino alla prima metà il film sembra relativamente "normale" è dopo l'entrata in un bizzarro locale notturno che il registro cambia improvvisamente. La gente del posto infatti si rivela essere dei vampiri, e i clienti le loro vittime. E qui si sfocia in un lago di sangue e assurdità superato solo da Peter Jackson e il suo Dead Alive (Splatters, gli schizzacervelli qui da noi). Uomini con la pistola pubica, paletti elettrici, bombe di acqua santa... altro che parodia, qui si passa decisamente nel fuori di testa. Ed è proprio questa schizofrenia, questo scarto creato dall'improvviso colpo di scena la più grande genialata del film. Ovvero: prendere tutti i buoni propositi dello spettatorunculo medio, catturato dal tradizionale svolgersi degli eventi, e catapultarlo in un opera splatter. Cosa avrei dato per essere in sala quando lo proiettavano la prima volta... E' proprio quel tipo di film inteso a smuovere i cosiddetti "matusa". Certo, non è un capolavoro, e Rodriguez non è Tarantino, eppure per la sua concezione e l'alta dose di follia e divertimento rendono questa pellicola meritevole di essere vista da tutti. Piantatela di fare i ragazzini per bene e mandate giù "Dal Tramonto all'Alba"!!!
NESSUN PALINSESTO
Non sono brutto
Esisite un momento nella vita di un uomo in cui bisogna fare delle scelte.
Non sono brutto
Andrò avanti fiero nell'aspetto così come una lucciola si scambia con una lanterna.
Non sono brutto
Passa l'acqua sotto il ponte della mia girovaganza.
Non sono brutto
La dolcezza nel profumo di questa vita è come anice su una torta.
Non sono brutto
Libero di sporcizia le mie labbra come portatovaglioli.
Non sono brutto
Miraggio di un salvagocce che cala le gocce di questa fatica.
Non sono brutto
Vago per la strada della mia infelicità come un globulo rosso deformato.
Non sono brutto
La flessione in questa paranoia stringe la mia neurite nel portfolio della mia anima.
Non sono brutto
L'unico risarcimento per una vecchiaia di compassione sarà un clacson nel mio cuore selvaggio.
Non sono brutto
Non voglio più inzupparmi nel latte amaro di un'esistenza eunuca.
Non sono brutto
Passo le notti a ingollare periferiche ninfali della mia stanca patata.
Non sono brutto
Continuo a ponzare i miei pensieri in un mondo ostile.
Non sono brutto
La terra reclama le mie membra.
Nel prossimo palinsensto, sospeso tra gioia e dolore, Phemt non ci sarà.
*Come avrete capito questo post non è stato scritto da me, ma da Sabba e Berto, che si sono divertiti a complicarmi la vita. Ora nuova passwored per l'e-mail, CHEPPALLE!!!*
lunedì, gennaio 19, 2004
Chi è Ichi?
Ichi è un killer spietato, sanguinario. Quando uccide non ci va leggero, ed è difficile che i muri rimangano del colore che avevano prima che lui arrivasse. Ichi ha una tuta di pelle nera, con un grosso 1 piazzato sulla schiena. Ma, soprattutto, Ichi è uno sfigato; un povero giapponese coi capelli a caschetto con grossi problemi di erezione, che deve tenere a bada con delle pillole. Da piccolo è stato vittima dei "bulli", che lo picchiavano e lo deridevano. Hanno addirittura preso una sua amica e l'hanno stuprata davanti ai suoi occhi, senza che lui riuscisse a reagire. Anzi, in fondo, voleva unirsi alla festa. Oddio, lui non vuole uccidere. Ma delle persone, che hanno notato il suo incredibile talento, lo spronano a vendicarsi, a sterminare tutti gli altri "bulli" cresciuti che popolano la città. E che naturalmente fanno comodo a loro. In effetti Ichi è un piagnucolone; quando deve compiere il suo lavoro si lamenta e piange, ma non può fare a meno di tirare fuori la lama dal suo tacco e fare a fettine le persone con la sua forza inumana. "Ichi the Killer", neanche dico che qui non uscirà mai, lo ho conosciuto molto per caso. Sfogliando "Nocturno", una rivista di cinema per così dire estremo o alternativo, mi sono imbattuto in un immagine di questo film: una stanza con i muri pieni di sangue, un uomo ossigenato con un impermeabile viola al centro. Sotto la didascalia: "Ichi The Killer", l'ultima frontiera della violenza. "Wow" mi sono detto, "appena vedo mio zio gli dico di procurarmelo!". Ed eccolo infatti qui, sul mio pc. La cosa bizzarra è che mai mi sarei aspettato un film simile! Leggi "Ichi The Killer" e ti immagini un adrenalinico action movie pieno di teste tagliate e braccia che volano. E per i primi 40 minuti della pellicola la sensazione è quella. "Cavoli" dici fra te e te "questo Ichi (che non si è ancora visto) deve essere proprio un figo formidabile, una nuova icona del cool" E invece quando finalmente viene fatta luce sugli avvenimenti, scopriamo che Ichi è un poveraccio in una ridicola tuta di pelle che si sposta su una mountain bike. "Ehi, c'è qualcosa che non va..." In effeti ci vuole molto per rendersi conto che il film si inoltra nelle zone più estremo della farsa e del bizzarro. Il cattivo di turno è un masochista che cerca solo di essere picchiato più forte dai suoi avversari; è sempre vestito in modo assurdo e la bocca gli continua oltre i lati delle labbra. Quando si accende una sigaretta il fumo gli esce dalle guance, e riesce ad aprire la sola bocca grazie all'utilizzo di due piercing che gliela dividono dalla faccia. L'uomo che guida Ichi è un povero vecchio che alla fine del film si dimostra più palestrato di Schwarznegger in Predator. I due gemelli Killer si divertono a stracciare gli arti ai nemici e trovano i clienti delle prostitute solo fiutandogli le parti basse. Senza parlare poi di Ichi, che spezzetta le persone con i piedi mentre piagnucola. Capolavoro del trash? Nuovo Sam Raimi? Non proprio. In effetti a posteriori suscita rispetto un film che riesce a fingersi serio per i primi quaranta minuti per poi virare in bizzarrolandia. E anche la regia è ottima, addirittura con richiami allo stile di David Fincher. Eppure tutto suona ben poco godibile mentre lo si guarda. Prima di tutto è troppo lungo: 2 ore e 10 di torture e assurdità sono pesanti, anche perchè mal bilanciate. E poi se in certi momenti il film si mostra volutamente sopra le righe, in certi momenti sembra prendersi troppo sul serio. Intanto che ci sei, spingi il pedale fino in fondo. Forse ho avuto questa impressione perchè mi aspettavo decisamente dell'altro, forse no. Se volete però vedere qualcosa di fuori di testa dategli un occhio, se lo trovate (impossibile!). Vabbè, al massimo ve lo passo io.
Oggi finalmente presi i biglietti per "Il Ritorno del Re". Giovedì alle 14, sala 7 of course (se no sai che non andavo al Multiplex se dovevo stare nelle salette di merda...). E nello stesso giorno ho scoperto che a Melzo, ma anche al Medusa multicinema di Bologna fanno la maratona con tutti e tre i film ( i primi due nella versione estesa, mai visti al cinema). Epporc... Tanto chi ci sarebbe venuto con me a vedere 11 ore di film? Non mi viene in mente nessuno così pazzo. Peccato.
domenica, gennaio 18, 2004
Il drammone del
sabato sera
Sean Penn, Benicio Del Toro e Naomi Watts. Fin da subito è giusto delinare i punti di forza di un film che, privato di essi, sarebbe tranquillamente relegato al più infimo cinema di provincia. E sarebbe fortunato. "21 Grammi", se non sbaglio presentato alla Mostra del Cinema di Venezia, è sostanzialmente una di quelle tragedie difficilmente concepibili. Un ex-carcerato ora fondamentalista cattolico (Del Toro) investe per sbaglio un padre con le sue due bambine e, sconvolto, scappa. Nel frattempo la madre (Watts) viene a sapere dell'incidente e autorizza la donazione degli organi di suo marito, il cui cuore andrà a un malato cronico (Penn). Quest'ultimo cerca il nome del suo salvatore e scopre la tragedia che vi è dietro. Cercando di conoscere la moglie del donatore se ne innamora e inizia con lei una relazione. Ma lei è ossessionata da colui che gli ha distrutto la famiglia, e convince il suo attuale amante a cercarlo e a ucciderlo, senza sapere che il trapianto si è rivelato alla fine fallimentare. Trama buttata così, velocemente, senza tenere conto dell'intricato ordine cronologico in cui vengono narrati i fatti e l'enfatizzazione eccessiva che gli viene attribuita: Naomi Watts si droga, Sean Penn rompe con la fidanzata e si ritrova nuovamente in fin di vita, Benicio Del Toro è visto come un assassino dai suoi figli. Non so da che parte l'ho sentito o se esiste veramente, ma credo di ricordare una frase molto intelligente: il troppo stroppia. Esempio lampante questo film di Inarritu, che sembra famosissimo ma non riesco a trovare sul dizionario. Quando si spinge troppo sul pedale del dramma il rischio diventa molto forte: il ridicolo. C'è bisogno di un accurato bilancio, di un equilibrio, necessario naturalmente in ogni pellicola, che eviti che il film si trasformi velocemente in una puntata di Beautiful. Tragedia non vuole dire film d'autore. Macchina da presa a mano e traballante non vuol dire cinema d'autore e, sia chiaro, Von Trier e il suo "Dogville" per fortuna non sono solo questo. E se tutte queste situazioni estreme consentono a tre grandi attori, perche Naomi Watts da David Lynch in poi è annoverabile fra le grandi attrici, di sfoderare tutta la loro bravura, viste in modo più largo fanno gridare: "Che sfiga!". L'iniziale mordente che può commuovere si trasforma, in seguito all'ennesima tragedia, in farsa. E a poco serve una lezioncina mistica finale sul peso dell'anima, appunto quei 21 grammi del titolo, troppo corta, troppo tardi.
Appunti. Film da rivedere: "The Killer" di John Woo.
sabato, gennaio 17, 2004
E' mancata all'affetto dei suoi cari...

Alfa 147 1.9 Jtd
di mesi 6
Addolorato ne da il triste annuncio il padre Flavio Angioni.
Parma, 17 Gennaio 2004
Filippo Ziveri, con Ciuffo, Heidi e Lea sono vicini a Flavio per la perdita della cara
Alfa 147
Vero e finto horrror
nipponico
Come dire: horror di marca e horror di imitazione, preso alla bancarella. Credo sia difficile per un occidentale comprendere appieno la piccola rivoluzione che un titolo come "Ringu" di Hideo Nakata abbia creato in patria e poi, grazie al remake di Gore Verbinski (quello de "La Maledizione della Prima Luna"), in tutto il mondo. Appunto dopo questo abile rifacimento che, ammetto, non ho ancora visto, anche qui ci siamo accorti dell'importanza e della novità portata da un titolo simile. Aggiungo e chiudo subito: ci voleva un remake? Lasciamo perdere. Il fatto davvero importante è la ventata di aria fresca che questo film ha creato nel "genere horror". Sono sempre molto restio a parlare di "genere", mi da quasi fastidio ammettere l'esistenza di certe scatole chiuse, che creano sempre delle divisioni, lacerano, separano pellicole da altre che in realtà hanno molti più elementi in comune di un titolo dello stesso "genere". Ma parliamo allora di "Horror", perchè "Ringu" di questo tratta. Perchè il film di Nakata ha rinnovato un genere che può vantare radici così lontane? La trama è un punto molto forte a suo favore, tratta da un romanzo di Koji Suzuki. La videocassetta che uccide porta con se una concezione talmente irrazionale e anche lontana da qualsiasi rapporto causa- effetto tradizionale da creare davvero qualcosa di inquietante. Se "Le Verità Nascoste" è l'esempio più vicino a noi di spavento creato col botto, l'esplosione, il colpo, l'apparizione improvvisa, "Ringu" si riallaccia a una concezione che, senza compiere alcun sacrilegio, possiamo condurre anche allo "Shining" di Kubrick, che, e sia chiaro, è molto più di un film horror, ma condivide certe scelte col film giapponese. Non spavento, ma inquietudine, instillata nello spettatore a piccole dosi crescenti: il rumore di un triciclo sul corridoio di legno, il fruscio di una videocassetta muta; una giovane ragazza che si rivela un cadavere putrefatto, l'immagine della giornalista che in foto si scopre deformata. Piccoli segni che concorrono a crerare uno stato d'animo, di tensione, di estenuante attesa. La paura di vedere. Vedere le due gemelle in fondo al corridoio così come il filmato incomprensibile, e quindi terribile per la nostra mente, di una ragazza e un pozzo. Sarà azzardato recuperare un capolavoro di Kubrick per accostarlo a un film relativamente recente (1998) ma in un epoca davvero triste per un genere come l'horror ( mi viene in mente "The Haunting") mi sembra almeno legittimo rovare punti di contatto fra due opere così diverse. Perchè se "Ringu" ha tutti questi pregi, una trama solida e intrigante, un modo di far paura efficace e controcorrente e una resa visiva notevole, è anche vero che forse in seguito ci si è fossilizzati su questo. Non è una novità: quando un film ha grande successo tutti cercano di imitarlo. Solo in patria ha avuto un sequel dello stesso autore (Ringu 2), un prequel (Ring 0), e una serie televisiva. E poi arrivano gli emulatori, e non mi aggancio al remake americano. Ieri sera ho visto "Ju-On: Rancore" di Takashi Shimizu, 2002. E ho davvero capito quanto il film di Nakata sia stato importante per il cinema giapponese contemporaneo. E, per contrasto, di quanto sia un bel film. Ju-On, che è in realtà la somma di due opere per la tv dello stesso autore, inizia con una spiegazione scritta: Ju-On è il rancore dei morti che risiede nel luogo del loro trapasso. Dell'intera pellicola è il fatto più chiaro. Diviso in microsequenze, apparentemente dedicate ognuna a un personaggio, narra di una casa e dei fantasmi che la abitano. Senza mai spiegare veramente qualcosa. Eppure raggiunge il suo scopo, ovvero fare paura, secondo i moduli collaudati di "Ringu". Fruscii, ronzii, gatti che miagolano ma non ci sono, scricchiolii... ed è anche abile in questo. Il bambino che miagola, per il suo effetto straniante, colpisce davvero e non si dimentica. Il grande difetto del film è pero questo: finisce quando credi che sia a metà, lasciando allo spettatore una tremenda certezza: sei stato preso per il culo. Si, è giusto spaventare, ma qui si tratta solo di quello. Non è possibile creare un'abbozzo di trama, farla proseguire a casaccio, e poi aspettarsi che lo spettatore sia sazio. Lo potrebbe essere se non ci fossero esempi precedenti. E, paradossalmente, "Ju-On" non esisterebbe senza "Ringu". Tutta la buona volontà profusa nel terrorizzare lo spettore scompare di fronte a una banalità e un vuoto di contenuti che fa davvero cadere le braccia. E alla fine non vuole dire proprio niente. E' la parola che ripeto più spesso ultimamente ma permettetemi di usarla ancora: peccato.
Oggi al Warner Village, pioggia permettendo, per prenotarsi i posti per "Il Ritorno del Re", ultimo episodio di una saga che amo alla follia e da cui, viste anche le recensioni, mi aspetto MOLTISSIMO. Ovviamente in sala 7. A domani.
Moretti hai toppato
Forse che per una volta attiro l'attenzione del vecchio Giulio Recusani? Credo di no. Anche perchè il titolo è abbastanza fuorviante e Moretti c'entra solo indirettamente. Il film di cui voglio parlare è infatti "Henry Pioggia di Sangue" (Henry: Portrait of a Killer) di John Mc Naughton, 1990, anche se è stato girato nell'86. Che cosa lega questo titolo al regista romano. Molto semplice. Chiunque di voi abbia visto "Caro Diario", e chi non lo ha visto è meglio che lo faccia subito, si ricorderà quella scena esilarante in cui Moretti si reca di notte a casa di un critico cinematografico per leggergli la sua recensione del film che ha appena visto al cinema. Si, quel film è proprio Henry, e Nanni non ci va giù leggero. Prima si fa vedere in sala mentre guarda il film, selezionando le scene più violente e dure di tutta la pellicola. Poi inizia a scagliarsi contro i critici, mettendo il dubbio il fatto che loro, certi film, li abbiano davvero visti. E infatti eccolo di fianco al letto del critico, che lo supplica di smettere, a leggere l'articolo relativo al film di Mc Naughton, che più o meno faceva così: " Henry uccide la gente. Così, senza rimorsi, senza colpe. Per divertimento, per necessità. Il suo amico Otis invece è diverso. Lui è un cattivo, un perverso. E infatti, in confronto a lui, Henry è diverso. Henry è un buono." Continua così per un pò e alla fine esplode: "Ma ti rendi conto delle cazzate che scrivi?". E' davvero una sequenza divertente. Peccato che nei suoi film Moretti dimostri un'insofferenza leggermente esagerata verso pellicole, soprattutto americane, che non meritano di essere trattate in quel modo. In "Aprile" si lamenta di Micheal Mann (davvero un mito) e del suo "Heat": "Com'era il film?" "Mah, ci sono un poliziotto e un assassino, si incontrano al bar e si dicono: - ma in fondo noi due siamo uguali, facciamo lo stesso mestiere". Chi ha visto il film con Al Pacino e Robert DeNiro sa quanto questa sia una semplificazione assurda di un film veramente eccezionale. Sempre nello stesso "Aprile" porta sua moglie incinta a vedere "Strange Days", per abituare suo figlio alla visione di bei titoli. Tornato a casa, insonne, inizia a recitare le frasi del film (essendo di fantascienza ha un gergo molto particolare e abbastanza ridicolo in un ambito diverso dal suo) e poi scoppia: "Oddio, ho fatto vedere a mio figlio una cazzata!". Esagerato anche in questo caso. Il film di Kathryn Bigelow non sarà un capolavoro, ma a comunque una sua dignita. Forse però la volta in cui toppa alla grande è proprio per "Henry". Ma non tanto per ciò che dice. E' vero, Henry uccide la gente, Henry è un pazzo, un sadico, un omicida nascosto sotto la faccia di un uomo qualunque, che ha ammazzato al madre e non si ricorda più con quale arma. Henry vive con un suo amico, Otis, conosciuto in prigione, e che è, se possibile, molto peggio di lui. Otis è un maniaco, un pedofilo, uno spacciatore. Quando a casa loro arriva Becky, la sorella di Otis, i rapporti diventano necessariamente molto complessi. Becky prende in simpatia Henry, pur conoscendo i suoi precedenti violenti, mentre suo fratello non si lascia scappare alcuna occasione per approfittare di lei. Con grande disapprovazione di Henry, che nel frattempo inizia Otis all'omicidio, portandolo con lui a uccidere gli sconosciuti. In realtà la reazione di Moretti è comprensibile. "Henry" è uno dei film all'apparenza più semplici e poco articolati. I dialoghi sembrano irreali, assurdi, così come la violenza che condotta nei confronti delle vittime. Eppure proprio questa è la chiave di volta del film. Basterebbe il fatto che la violenza, seppur presente, non è mai spettacolarizzata, usata ad effetto speciale, per colpire. Molto spesso avviene fuori campo; la maggior parte delle volte ci vengono presentate le vittime già morte, escludendo completamente l'atto. E' una pellicola molto più intelligente e raffinata di quanto si possa credere a una prima occhiata. Anch'io, giunto ai titoli di coda, ero propenso alla visione di Moretti, sconvolto proprio da questa semplicità, leggerezza. Non è una pellicola articolata, ogni cosa scorre via molto naturale. Non c'è mai riverenza, stupore, ammirazione per l'omicidio. I due protagonisti uccidono in maniera meccanica, come automi. Non è violenza utilizzata per fare spettacolo, come potrebbe sembrare a prima vista e come forse ha creduto Moretti. E' in realtà un affresco molto critico di un dramma, di una persona condannata, senza via di uscita, che anche di fronte alla salvezza sceglie di continuare per la propria strada (favolosa la scena finale). E in questo modo, nella sua evidente povertà, scuote in modo incredibile, proprio per la patina di normalità, di quotidianità che viene affibiata a questi omicidi. Ancora più crudele perchè senza via di uscita. Henry quasi crea compassione, imprigionato in questa gabbia di morte. L'introspezione psicologica che i vari dialoghi dovrebbero fornire, e che, proprio per la loro natura allucinata e esasperata, sembrano non fare, esce chiara nell'affresco complessivo dell'opera. E allora fategli un piacere: non chiamatelo un filmetto.
giovedì, gennaio 15, 2004
Tetsuo e Tom Cruise
samurai
Chi è Tetsuo? E' un uomo, un giapponese come un altro, un impiegato che si reca al lavoro con occhialoni e valigetta. Ma "Tetsuo" è anche uno dei film più sconvolgenti e seriamente allucinanti di sempre. Si, perchè questo uomo qualunque improvvisamente inizia a trasformarsi. Strane placche metalliche gli compaiono in faccia, tubi iniziano a spuntargli dal corpo, addirittura il modo in cui percepisce la realtà attorno a se cambia. Alla fine la trama è tutta qui, se di trama si può parlare. Forse è più giusto chiamarla allucinazione. Molto vicino alle atmosfere oniriche lynchiane e al senso splatter di Sam Raimi, questa pellicola, datata 1989, colpisce duramente e lascia completamente spaesati. C'è un filo logico? Un intreccio? Qualche volta durante la visione mi è capitato di azzardare ipotesi (la trasformazione è dovuta a una maledizione? Una placca metallica nel cervello? E l'incidente in auto?) ma ho capito che è tutto inutile. "Tetsuo: The Iron Man" va preso così, come un sogno, un viaggio allucinato e allucinante, una visione bizzarra e incredibile. Dal punto di vista visivo e stilistico è davvero eccezionale; sembra quasi di assistere alla lezione di regia per i videoclip che verrano negli anni successivi. Non mi sembra di esagerare dicendo che questa pellicola, sconosciuta ai più ma con una grande risonanza fra i più informati, ha davvero fatto scuola, in modo simile, se mi consentite il paragone, a "The Killer" di John Woo, che ha visibilmente cambiato il modo di intendere le sparatorie nel cinema degli anni '90. E' difficile, parlare di questo "Tetsuo", come per tutti quelle opere, che siano quadri, libri o film, che sfuggono a un qualsiasi voglia incasellamento. Non è un horror, non è un thriller, non è drammatico, volendo aderire a quella assurda voglia di dividere le pellicole in generi. Come si fa a spiegare "Strade Perdute", ennesimo incubo di David Lynch, forse il più sfuggente e controverso? Le cose stanno diversamente per "Mulholland Drive" o l'ormai classico "Velluto Blu", in cui è possibile delineare almeno un accenno di trama. Qui no. "Tetsuo" sfugge alle regole consolidate; come il suo protagonista l'immagine si trasforma, accelera, si ferma, procede a scatti. Cambia, un cambiamento inumano, crudele, assolutamente inatteso per lo spettatore, ancorato alle sue certezze. E proprio come i grandi viaggi Lynchiani anche questo "Tetsuo" si trasforma, ancor più di ogni altro film, in "esperienza". Esperienza visiva, ma anche interiore, profonda. L'immagine, di un bianco e nero potentissimo, aiutata da musiche e rumori geniali (ma sarebbe più semplice elencare cosa non è geniale in questa pellicola), si trasforma in sensazione potentissima, dura, drammatica e dolorosa. Davvero prezioso questo film, da vedere almeno una volta.
Invece "L'Ultimo Samurai" è l'esempio più lampante di film "classico", intendendo con questo aggettivo l'aderenza alle mode hollywoodiane. Tutta la pellicola è al servizio di una cosa, prima di tutte le altre: Tom Cruise. Ogni inquadratura, situazione, dialogo, sono costruiti per far risaltare l'ex Top Gun e le sue smorfie. Volendo essere un pò più cattivelli si potrebbe dire che quello che si cerca disperatamente, sia per Tom Cruise ma anche in altri ambiti, è l'oscar. Sembra tutto fatto su misura. Avete presente le belle situazioni drammatiche, quelle che fanno venire i lacrimoni o accendono l'orgoglio dentro di voi? Eddai! Cosa c'entra se le avete viste un migliaia di volte in altri film? Si, quei bei dialoghi pomposi, pieni di pathos, con frasone ad effetto! L'ultimo film di Edward Zwyck ne è pieno. E non solo! Elencare tutti i luoghi comuni, cliche, banalita?, presenti in questo "Ultimo Samurai" sarebbe davvero troppo lungo. Già dal primo momento in cui vediamo Tom Cruise è tutto chiaro. E', come direbbe il buon Gino, un'americanata. I massimi livelli si raggiungono quando il protagonista ordina a un imbranato soldato giapponese di sparargli, naturalmente solo per dimostrare che la sua mira è scarsa e che ha bisogno di più allenamento. E' davvero un peccato che certe pellicole così interessanti vengano rovinate da questa ideologia di fondo, questa patina che, più che spettacolaristica, perchè anche altri film sono spettacolari, è davvero... "da oscar". Melodrammone per famiglie, perfetto per quei pochi secondi che verrano estrapolati di esempio prima della premiazione. Fa male anche perchè molti elementi sono davvero fantastici. Gli ambienti, la fotografia, sono eccezionali. Le scene di combattimento si rivelano magistrali, con un attacco a sorpresa dei ninja nel villaggio veramente memorabile. E poi c'è lui, Ken Watanabe, il ribelle Kasumoto, samurai al servizio dell'imperatore che tuttavia gli muove guerra. Ragazzi, non c'è davvero storia: anche con tutti i primi piani dovuti a Tom Cruise e la sua quasi onnipresenza nell'inquadratura, questo grandioso attore giapponese gli ruba la scena a tutti gli effetti, e (ora le donne di tutto il mondo mi uccideranno) in quanto a fascino e carisma supera il divo hollywoodiano nettamente. Gran Kolossal quindi questo "Ultimo Samurai", più nel male che nel bene. Se avete amato, che ne so, "A Beautiful Mind", con cui l'insopportabile Ron Howard ha condotto una simile operazione, andatevi a vedere di corsa questo film. Prima di chiudere devo porgere dei ringraziamenti. A quelle gentili quarantenni sedute dietro di me: grazie. Grazie per non essere state zitte durante le 2 ore e mezza che durava la pellicola. Grazie per avermi informato dei vostri gusti per carnevale, per avermi svelato dettagli della trama che non avevo notato (l'imperatore è il figlio di Kasumoto!), per aver urlato, riso, commentato... credo che ieri sera sia stata la terza volta che avete messo piede in un cinema, e in totale il vostro decimo film visto per intero. Senza contare le telenovele. Insomma, mai come in questo caso è valido l'appello: IN MINIERA!!!!!
E ricordatevi di leggere il post qui sotto!!!
OMICIDIO COLPOSO
metti tre imbecilli e un loro amico che studia Durkheim
Tutto è iniziato con un messaggio: "Abbiamo investito una vecchia". Il destinatario era Flavio, che stava aspettando me e Sergio a casa sua per una seratina in compagnia. Ovviamente il pisano ha capito immediatamente la natura scherzosa di quel sms e non gli ha dato importanza. Giunti all'appartamento e trascorsa qualche oretta a parlare ci si inizia a chiedere che fine abbia fatto Gabry. Telefonata:
"Gabry, vieni o no?"
"E' che sto a studià..."
A questo punto si innesca la genialata:
"Gabry, Filo e Sergio non sono ancora arrivati. Hanno investito una vecchia!"
"Ma che è, uno scherzo?"
"No, no. Mi hanno chiamato che sono con i carabinieri!"
"Ma allora è una cosa seria?"
"Si, si! Dai vieni!"
"Ok, tra poco arrivo."

Sergio bendato in seguito all'incidente.
Dopo qualche secondo arrivano le chiamate al mio cellulare e a quello di Sergio, prontamente ignorate. Però quel tra poco si è tramutato presto in un'altra ora. Era necessaria un'altra telefonata:
"Gabry, allora vieni?"
"Ma si, è che stò studiando Durkheim, appena ho finito vengo... Hai sentito Filo e Sergio?"
"Si, mi hanno chiamato dall'ospedale... un casino!!!"
"Ma chi guidava, Filo o Sergio?"
"Filo, Filo... e tra l'altro da quello che ho capito la vecchia era sulle strisce!"
"Ah.... mò sò cazzi...."
"Dai Gabry, vieni!"
"Si, ok, appena ho finito arrivo." Altre chiamate sui nostri cellulari, senza risposta. L'atmosfera a casa Angioni si stava facendo indubbiamente esilarante. Iniziano le congetture sull'arrivo di Gabry e la nostra presentazione. Flavio tira fuori una benda medica e la passa attorno alla testa di Sergio, ferita nell'urto. La situazione rimaneva però sempre quella: noi tre da una parte, e Gabry che studiava dall'altra. Nuova chiamata:
"Gabry, sono arrivati..."
"Come stanno?"
"Filo è un pò sconvolto, Sergio invece fa il cazzone..."
"Non avevo dubbi. Passamelo..."
Arriva Sergio alla cornetta:
"Pronto Gabry?"
"Sergio, ma che è successo?"
"Eh niente... (ride) Filo ha tirato sotto una vecchia... (ride)..." Urla mie contro Sergio che non capisce l'entità della tragedia.
"Ma... Sergio... è grave?"
"Eh si... il fatto è.. vedi... che ERA INCINTA!!!!"
A quel punto io e Flavio non potevamo più rimanere nella stessa stanza e abbiamo iniziato a correre verso camera sua ridendo...
"Ma, stai scherzando?"
"Magari... (ride) cavoli Gabry, è omicidio colposo! Gli hanno già ritirato la patente..."
"E cazzo...." Sergio continua a fare risatine e io cerco di farmi sentire dall'altra parte della cornetta insultando ad alta voce Sergio e quella vecchia di merda che è spuntata all'improvviso...
"Ma Filo è molto sconvolto?"
"Eh... insomma Gabry... capiscilo... HA UCCISO UN BAMBINO."
"Cazzo... ma adesso cosa possono fargli?"
"E' un casino... avrà la fedina penale sporca (ride) e poi... vedrai... alla fine... GLI MANGIANO LA CASA!"
"Ah..."
"Dai Gabry, vieni subito!"
"Ok... arrivo immediatamente."

Gabry è visibilmente scosso per l'accaduto.
Come potevamo mandare avanti uno scherzo tale senza ridergli in faccia? Non lo sapevamo, ma l'abbiamo fatto. Alla fine, l'unico che ha riso, ma doveva farlo, è stato Sergio. Arriva Gabry; io sono seduto sul divano afflitto che non so cosa fare.

Non so più cosa fare. HO UCCISO UN BAMBINO!
Flavio e Sergio sono seduti a tavola, e Gabry si unisce a loro. Inizia a chiedere altre informazioni. Io parlo poco, Sergio commenta e ride, Flavio invece fa il preoccupato. All'improvviso suona il telefono di casa. E' Carmelo, dall'ospedale (in realtà Sergio e il suo cellulare in tasca). Deve portarci le ultime notizie: non si sa se il feto ce la farà. Gabry non sa visibilmente cosa dire, c'è molto silenzio. Cerca di convincermi a dirlo a mio padre, ma io non voglio. Dobbiamo aspettare notizie più certe dall'ospedale. Arrivano: il bambino è morto.

Flavio risponde al telefono. Non sono buone notizie.

Sergio stringe il feto fra le sue braccia. Non ce l'ha fatta.
Non c'è più nulla da fare. Gabry si propone per guidare la mia macchina e venire a casa mia, seguito da Sergio e Flavio. E' deciso.

Per ciò che ho fatto è necessaria la pena più grande: LA MORTE!
Scendiamo in strada, e, mentre ci stiamo dividendo per recarci alle relative automobili devo dire a Gabry ancora una cosa:
"Gabry?"
"Eh?"
"Solo una cosa però..."
"Cosa?"
Tie'!!!! Faccio un salamone e mi allontano ridendo. Sergio e Flavio fanno lo stesso . Gabry non ci è rimasto molto bene:
"Siete degli stronzi. Non capite un cazzo."
Torniamo su in casa e gli raccontiamo tutto prima di andare ognuno a casa propria. Che bella serata!!!

|