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sabato, luglio 31, 2004
La feccia dei morti viventi
Mi trovo nuovamente a fare un post su un film bruttissimo che ho appena visto al cinema con la consapevolezza che stasera, ai giardini san Paolo, dovrò assistere a qualcosa di simile. Ho detto simile perchè "La Chiesa", pur essendo del mitico Michele Soavi, colui che ha regalato al mondo quel capolavoro trash di "Dellamorte Dellamore", faticherà non poco a raggiungere i livelli di "House of the Dead". Questa pellicola giustamente uscita in piena estate e senza un minimo di promozione, forse per vergogna postuma dei distributori?, è quanto di peggio possiate trovare al cinema in questo periodo. Ovviamente se si esclude "Street Dance Fighters", rispetto al quale si colloca un gradino più in alto per il fatto di mostrare almeno un paio di tette. Certo, non è Miss Siemens, ma è sempre un bel vedere...
A qualcuno forse il titolo può aver acceso qualche lampadina in testa. E d'altronde qualsiasi essere umano che abbia frequentato, anche di sfuggita, un sala giochi nell'ultimo decennio si ricorderà per forza di quel cabinato con le due pistole in cui si spara agli zombie; "House of the Dead", appunto. Ora, perchè tirare fuori un film da questo gioco e non da, chessò, Virtua Fighter o Shenmue? Una decisione del genere è quanto meno bizzarra, visto che è complesso trovare un videogioco con meno trama di questo senza scomodare Tetris o Pac-Man. Lo scopo del gioco è prendere in mano la pistola e sparare a ogni cosa che si muove. Da questo punto di vista il film è mostruosamente coerente con questa filosofia, attestandosi come la pellicola più aderente al videogioco da cui è tratto. "House of the Dead" è insomma la storia di alcune persone che sparano ad altre, il tutto condito con una parte iniziale ridicola. Cinque ragazzi, due maschi e tre femmine, cercano di raggiungere l'isola in cui sta avendo luogo un gigantesco rave party. Per arrivarci chiedono aiuto alla nave di un contrabbandiere, il CAPITANO KIRK, perennemente inseguito dalle forze dell'ordine, ovvero l'agente CASPER e il suo compagno MAC GYVER. Dico, vi rendete conto? Arrivati sull'isola strane creature cominciano ad assalire i partecipanti e per sopravvivere si dovrà mettere mano alla preziosa merce che stava contrabbandando il capitano: una cassa di legno da cui continuano a uscire armni da fuoco come neanche le tasche di Eta Beta. E poi BUM, BANG, SPAM; BANG e PUM! E ancora PAM, BUM, SBAM e BABOOM! E aggiungete anche scene col vomito e la cacca, roba da Jackass. Detto in questo modo potrà sembrarvi un banalissimo e mediocre film d'azione come se ne vedono ogni giorno su SKYcinema MAX. E qui vi sbagliate; perchè a livello estetico "House of the Dead" riesce a raggiungere livelli di pura libidine pattumierese. Questo film in quanto a scelte stilistiche fa sembrare Mel Gibson un regista morigerato e tranquillo. Preparatevi all'ultima frontiera: avevate visto film che prendevano personaggi, frasi ("vittoria sfolgorante!") e situazioni da un videogioco. Ma non avevate mai visto un film che inserisse spezzoni del VIDEOGIOCO STESSO. Qui capita molto spesso, e con un effetto terrificante. Come cavolo posso apprezzare uno che nel bel mezzo di una sparatoria o anche, peggio, per collegare una sequenza all'altra, mi utilizza un filmato del gioco. Cosa cavolo possono pensare quelli che quel videogioco non l'hanno mai visto? Ma, a pensarci bene, che cosa possono pensare anche quelli che il videogioco l'hanno visto??? Ora vi sorprenderò, ma non è questa la caratteristica estetica più ributtante del film. Che cosa dire allora del CONTINUO E INCESSANTE utilizzo del Bullet Time? Avete presente Matrix, quando Trinity si blocca in aria e la telecamera le ruota intorno? Estendete questo effetto per un buon 50% di tutte le scene d'azione del film. Non solo poi durante i combattimenti, ma anche quando un personaggio muore viene utilizzata questa tecnica, con una dissolvenza dal nero al rosso che viene direttamente da Resident Evil. Il gioco, ovviamente. Basta, è inutile continuare, segnalare le innumerevoli citazioni verbali ("sembra di essere in un film di Romero...", "Ma chi sei, Gandalf?") e quelle stilistiche (a parte gli effetti di Matrix peggiorati quindici volte c'è un'inquadratura presa di peso da "La Compagnia dell'Anello", quella in cui il protagonista sfugge agli zombie nascondendosi sotto un albero). La cosa che mi ha fatto più tristezza del film è vedere lo storico marchio SEGA in uno striscione gigante. E questo non perchè questa casa meriterebbe di più ma perchè è una delle ultime volte che è possibile ammirarlo. In questi giorni infatti la storica casa di videogame è stata comprata da Sammy e la caratteristica e inconfondibile scritta blu sta inevitabilmente per scomparire. Non è un fatto da poco.
Lasciando stare per un attimo il cinema e le visioni orribili di questo periodo (anche "La Donna Perfetta" si è rivelato deludente), passo a parlare finalmente di STAR WARS. Questi giorni sono letteralmente zeppi di notizie. La prima e più importante è quella che già segnalai su queste pagine da un caldissimo vagone diretto a Rimini: il titolo ufficiale di EPISODIO III è "REVENGE OF THE SITH", scelta in un qualche modo prevedibile perchè collegata a filo stretto con il terzo episodio della prima trilogia, "RETURN OF THE JEDI". Facile da capire la contrapposizione fra Sith e Jedi e il marchio fatale che imprimono sui rispettivi film: l'episodio III vede l'ascesa al potere dei Sith mentre l'episodio VI sancisce la vittoria dei Jedi, o meglio dello Jedi, Luke, l'unico rimasto nell'universo. Poco prima inoltre c'è stata un'invasione di immagini veramente succulente, fra cui una foto di gruppo Wookie, una riunione fra Yoda, Obi-Wan e Bail Organa, e un bacio fra Anakin e Padmè. La più bella, quella che ritrae un osuro Anakin su un ponte che dovrebbe essere familiare, figura già in apertura di questo blog. Nelle prossime settimane provvederò a cambiarla con quele appena citate, in modo da farle gustare un pò anche a voi. Anche se non ve ne frega niente! Interessante poi la notizia di una celebrazione di STAR WARS nel parco MOVIE STUDIOS vicino al lago di Garda il 4 e 5 Settembre. Verrano distribuiti innumerevoli gadget e presentati in anteprima... SPEZZONI DI EPISODIO III, o meglio quello che è per adesso. Andando vestiti l'ingresso è gratuito... ovvio che tutto ciò mi solletica assai!!! E' il fatto di andarci da solo che mi rompe un pò...
Grandi novità anche per quanto riguarda la trilogia originale, in dvd dal 22 settembre. Uno di GuerreStellari.net è riuscito, non so come, a mettere le mani sul dvd de "Il ritorno dello Jedi" e sta ancora urlando al miracolo: qualità video e audio a livelli impossibili. La trilogia ne è uscita fuori completamente rinata, non si era mai vista così bene. Il che è facile da credere guardando il lavoro di restauro fatto dalla stessa Lucasfilm sulla trilogia di Indiana Jones; sembrano tre film usciti ieri. E' ancora mistero invece sull'inserimento o meno di Hayden Christensen come spirito di Anakin Skywalker alla fine del film. Nella versione da lui visionata lo scambio c'è stato (vi metto anche l'immagine) ma Rick Mc Callum, produttore, ha annunciato che non ci sarà. L'ipotesi più accreditata è che sia stato fatto dietrofront e che nell'edizione nei negozi apparirà nuovamente quel simpatico signore che siamo abituati a vedere fin da piccoli. Avendo visto il filmato con Hayden Chrsistensen posso dire solo una parola: SPERIAMO!!!
lunedì, luglio 26, 2004
Era bella la mostra mercato di Rimini comics. Appunto: ERA, visto che è finita ieri. Rimini poi è una città bruttissima. Bella sfacchinata per niente.
Ufficiale: il titolo di Episode III è "REVENGE OF THE SITH".
giovedì, luglio 22, 2004
Trash Village
Non so bene come, la situazione deve essermi sfuggita di mano, ma ultimamente mi reco al Warner Village solo per vedere dei filmacci. Ben consapevole, ancora prima di vederli, che sono dei filmacci. E' la musa del trash, l'amante dell'orrido, la voglia di farsi due risate che mi spinge a pagare il pur ridotto biglietto di 4.50 € per assistere a delle vaccate oppure la mancanza di qualche titolo davvero di richiamo e potenzialmente valido? Il periodo estivo in Italia non è un buon momento per provare a fare delle anche sommarie statistiche, ma proviamo a vedere la programmazione attuale del Warner Village di Parma, escludendo le iniziative che recuperano i film di questa stagione. Abbiamo dunque "La Donna Perfetta" di Frank Oz, "Timeline" di Richard Donner, "Harry Potter e il Prigioniero di Azkaban" di Alfonso Cuaron e poi "The Punisher" e "You Got Served/Street Dance Fighters" (non possono decidersi sul come chiamarlo? Sul cartellone c'è un nome, nella lista su internet e in biglietteria un altro). Cinque film quindi usciti nelle ultime settimane e ancora in programmazione. Di questi solo i primi tre si possono dire appartenenti ad autori abbastanza conosciuti; Frank Oz, oltre ad essere la voce di Yoda, è anche un buon regista di commedie, ad esempio "In & Out", Richard Donner è un discreto regista di film d'azione, sua è la serie di "Arma Letale", mentre Alfonso Cuaron è un giovane talento messicano che si è fatto conoscere nell'ambito del film "impegnato", perchè ormai quando non ci si prende a pugni e si spara si parla di cinema impegnato. Gli altri due sono personaggi praticamente sconosciuti e non vale la pena soffermarvicisi. A rigor di logica quindi una persona, come me, che può definirsi amante del cinema dovrebbe preferire i primi tre ai secondi due. Ma la situazione sta in questo modo: del primo gruppo ho visto solo "Harry Potter" mentre gli ultimi due nonme li sono fatti mancare. E nemmeno è stato molto brusco il passaggio fra aspettative e risultato finale. Il film di Cuaron si è rivelato l'episodio più ispirato e meglio riuscito finora del maghetto inglese, "The Punisher" è un film divertente ma assolutamente mediocre, con degli inspiegabili lampi di genio qua e là, mentre "You Got Served"... meglio lasciar stare. Applicando la stessa logica agli altri due titoli potrei dire che "La Moglie Perfetta" è una cattiva, ma in realtà innocua e conformista, commedia e "Timeline" un buon film d'azione senza troppe pretese sostenuto da un racconto solido, perchè in fondo Michael Crichton non è un completo imbecille. Sono due definizioni in ogni modo migliori di ciò che ho detto su "The Punisher" e "You Got Served". Perchè allora non andare a vedere "Timeline" e "Una Donna Perfetta", almeno fino ad ora? La risposta che mi sono dato, abbastanza da lettino dello psicologo, lo ammetto, è che in questo periodo sono abbastanza stufo della mezza misura. Ovvero del "bello ma..." oppure del "carino...", "gradevole", "ma si..."... Mi sono insomma fiaccato di vedere film che si possono definire solo buoni, di pellicole ben fatte ma nulla più. Ho voglia di rpovare qualcosa, di uscire dalla sala soddisfatto, imbambolato, stordito, sognante, anche solo molto divertito. Ieri ho rivisto "Scary Movie 3" e mi ha ricordato di quando l'ho visto in sala; sono uscito più allegro di prima, il film doveva far ridere e ha fatto ridere, punto. Ho voglia di un film che quando esci dal cinema non hai neanche il tempo di trovarci dei difetti. Senza dubbio ce li ha, ma non ti importa perchè ti ha dato qualcosa,anche per solo due ore scarse ti ha cambiato. Uscire ed essere soddisfatti. Non lo fanno solo i capolavori: "Ritorno a Cold Mountain" alla fine mi ha soddisfatto anche se è prevedibile e lagnoso, "L'Ultimo Samurai" mi ha soddisfatto pur essendo commercialmente hollywoodiano fino al midollo, e anche "Torque" mi ha soddisfatto nonostante sia quello che sia. Non è solo una questione di aspettative, che sono senza dubbio più basse per un film sulle moto che per la nuova opera di Tim Burton. E' proprio la capacità, quasi magica, di riuscire a stamparti un sorriso sulle labbra. E' una caratteristica che cambia molto da persona a persona, da sensibilità a sensibilità. Ecco, mi mancano questo genere di pellicole. E sono saturo di cosette ben confezionate e ligie al dovere senza fare un briciolo in più di quello richiesto. E allora cosa faccio? Stanco di una macchina perfetta che produce merendine confezionate preferisco andare a vedere quando quella macchina fa cilecca. O meglio i suoi prodotti più dannosi e disprezzabili, quelli che fanno più male. Come "The Punisher", ennesimo tentativo di fare soldi su un eroe marvel, questo il più meschino di tutti: il personaggio, bellissimo su carta, viene letteralmente stuprato nel passaggio al grande schermo e semplificato per un pubblico Van Damme Style, diventando un poveraccio che passa il tempo a scolarsi la bottiglia di whisky. Ma poi arrivati alla fine ci si rende conto che è forse meglio di quello che ti puoi aspettare dai primi terrificanti 30 minuti e che in fondo è godibile alla pari di un discreto film di Schwarzenegger. Molto macho e "sborone" insomma. "Street Dance Fighters/You Got Served" è invece la dimostrazione che MTV fa male. Non fraintendetemi, come canale di sola musica lo preferisco 1000 volte alla tristissima (ma chi cura la grafica?) Rete A, e, se cerchi bene, ti trovi il rock pesante il lunedì notte, le novità meno commerciali e più particolari a mezzanotte e l'Hip-Hop (Gh!) la domenica notte. Il problema è il resto del giorno, senza criticare troppo i programmi. E' la filosofia che mi demoralizza. Perchè MTV, ma anche All Music o Radio DJ, decidono che cosa tu devi ascoltare, che cosa devi comprare, che genere ti deve piacere. E' il mercato che guida MTV o è MTV che guida il mercato? Non saprei dirlo, credo che entrambe le affermazioni siano vere in diverse percentuali. Ad ogni modo non posso credere che i giovani americani siano come li descrive "Street Dance Fighters". Tralasciando la rappresentazione di un mondo dichiaratemente povero ma in cui poi i protagonisti girano col cellulare ultima moda e vivono in case perfett, non posso accettare che il sogno di un branco, anzi tribù!, di giovani sia quello di ballare in un video di Lil'Kim. Qualcuno forse può aver pensato che questo film proponesse degli valori ammirabili, come l'amicizia, il rispetto, il credere in se stessi. Tutte balle; l'unica cosa che questo film riesce a insegnare, al di là di una filosofia degna del più miserabile film Disney, è che bisogna mettercela tutta per iscriversi al concorso, vincerlo e figurare finalmente su Mtv. E chissenefrega se fino a dieci minuti prima il protagonista ha lavorato come fattorino per un criminale, tanto ci pensa l'amico che ha le conoscenze giuste a farlo stare zitto. Al massimo il debito con il boss lo si paga coi soldi vinti. E' questo che mi ha dato più fastidio di "You Got Served", la visione della vita che trasmetteva. Un mondo in cui la musica esiste solo in quanto serva delle coreografie, in cui gli idoli inarrivabili sono le pop-star, i ballerini e i vj di Mtv, in cui se muore un bambino perchè gli sparano per strada non ti chiedi se c'è qualcosa che non va nella società ma anzi l'accetti così com'è e balli per diventare ricco e famoso. Con tanta gioia di nonna. Io non voglio sputare sull'Hip-Hop o sul Rap, due generi di cui hanno cercato di spiegarmi la differenza ma non l'ho mai capita. L'Hip-Hop/Rap può essere anche buona musica, può dire cose buone e risultare apprezzabile. Io sono invece contro il Rap di Mtv, che l'ha trasformato da fenomeno e cultura delle minoranze disagiate a oggetto trendy, gusto dominante, massificato e seriale. Con l'imbarbarimento del messaggio originale. Sono stufo di rapponi che vanno in giro impellicciati e pieni d'oro così come mi fanno vomitare le star e i gruppetti pop inglesi. Guardate un programma dell'Mtv americana e una chart di Mtv Uk per capire quello che dico. Robe che in confronto i nostri Vj italiani sono degli alti intellettuali; ogni tanto almeno esce allo scoperto che quello che passa il convento non gli va mica tanto giù. Ma torniamo giustamente al cinema. Ho fatto l'esempio di due filmetti visti per gusto dell'orrido, per spirito di avventura, spinto dalla noia di filmetti "solamente" buoni. Certo, prima o poi queste produzioni perfettine e anonime le tornerò a vedere, ne sono certo, ma grazie a questa discussione sono arrivato alla conclusione che un mercato pieno di prodotti drasticamente "medi" porti a conseguenze devastanti per l'occhio e la mente dello spettatore. Il rischio principale che mi viene in mente è che la gente, ben nutrita di Hollywood con lo stampino, perfettina formalmente quanto vuota e poco originale come succo, arrivi a non riconoscere più quelli che sono i VERI capolavori, soprattutto quando sfuggono alle regole del cinema monderno e appartengono a epoche decisamente differenti per rappresentazione e gusto dominante. Come "La Notte dei Morti Viventi", un grandissimo film (e non uso la parola capolavoro solo perchè sminuirei film più importanti) che, ne sono sicuro, ieri sera ai giardini San Paolo è stato considerato come un filmetto ben riuscito NEL SUO GENERE. Non consci ovviamente che quel film, proprio quello, ha fatto epoca ed è considerato importantissimo non solo nel suo genere (horror?) ma nella storia del cinema tout court. Forse in pochi hanno carpito la crudeltà del finale e le densissime immagini di chiusura, con un branco di uomini che si comporta in modo anche più violento e irrazzionale dei non-morti. Questi sono film che non si possono vedere tutti i giorni, perle rare che escono fuori molto di rado. Ma che oggi ben pochi, e non soloper colpa loro, riescono ad apprezzare appieno.
Incredibile!!!! Il mio telefono sta funzionando!!!! Da non crederci, visto che oggi ho provato la connessione su un altro computer e andava bene, ergo c'è qualcosa nel mio pc. Questa maledizione però deve essersi presa un'oretta di riposo e finalmente sono di nuovo qui!!! Ovviamente per poco. Se tutto continuerà a filare liscio, cosa che dubito fortemente (sigh!) potrò anche tornare a scrivere post chilometrici su Episode III, La Notte dei Morti Viventi e Street Dance Fighters. Scrivo questo post così, di getto, senza nenahce avere letto i commenti precedenti. Comunque MISS SIEMENS RULEZ.
lunedì, luglio 19, 2004
E' ora di trattare argomenti seri:
vogliamo parlare di MISS MOTOROLA,
MISS SAGEM e MISS SIEMENS?
Crisi da GPRS
L'incazzatura che mi attraversa in questo momento è addirittura maggiore tenendo conto che un post simile (identico) l'ho già scritto ieri sulla comoda tastiera di un Nokia 3650, si, quello con i tasti disposti a cerchio!, ed è andato completamente in vacca. Proverò a spiegare brevemente la situazione: da qualche tempo Pit, orgoglioso possessore di un cellulare come il mio, ha cercato di aprirmi gli occhi sulle sue innumerevoli possibilità. Si parla di funzioni che neanche lontanamente avrei pensato potessero essere svolte dal simpatico "barattolone". Quella più succulenta era senza dubbio la possibilità di connettersi a Internet tramite GPRS senza limiti di tempo, grazie a una nuova offerta di Wind che permette di navigare quanto si vuole spendendo "solo" 19 euro al mese. Ovviamente la possibilità di girare per la rete in qualsiasi posto uno si trovi è allettante, ma non abbastanza da spendere 19 euro al mese. Il vero punto forte è l'eventualità di connettersi a internet senza limiti di tempo anche con il pc, usando "semplicemente" il telefono come modem collegato alla rete GPRS. Certo, non è un ADSL, ma visto che mai e poi mai convincerò mio padre a spendere 30 euro ogni 4 settimane per una cosa che neanche sa cos'è direi che è un compromesso accettabile. Io di solito, tirandomi un pò il collo, spendo sui 15 euro mensili per internet. Aderendo all'offerta avrei pagato qualcosina in più ma con diversi punti a favore come per esempio la possibilità di scaricare quello che voglio quanto voglio e, per i miei genitori, avere il telefono di casa sempre libero. Di contro bisogna anche pensare alla schiavitù dal telefonino, ma è poca cosa. Insomma mi ero deciso: lo faccio. Venerdì sera ho preso una ricarica da 45 euro e ho mandato il fatidico sms. Dopo un'oretta o due arriva il messaggio di risposta che conferma l'attivazione del servizio. Provo un attimo a vedere la mia casella e-mail dal cellulare e funziona tutto bene. Torno a casa verso l'una e mezza di notte e, un pò intimorito, perchè queste cose per esperienza so che hanno sempre dei problemi, attuo una connessione remota con il cellulare. E fila liscio. Navigo un pò in internet a una velocità tutto sommato paragonabile a quella del mio modem 56k (3-4k al secondo) e ogni tanto tiro su il telefono di casa per assicurarmi che la linea sia libera. Non ci credo. A venerdì notte quindi appartiene il post precedente, denso dell'euforia che appartiene solo agli stolti. Infatti il pomeriggio seguente qualcosa inizia ad andare storto. Il telefono si connette alla rete e al computer ma in pratica non riesce a scaricare nessun dato. Il risultato è che addirittura la pagina di Google risulta inaccessibile. Sul momento non mi allarmo troppo; dopotutto mi era successo qualche volta anche con il semplice modem di casa. Bastava scollegarsi, riprovare e come per magia la situazione tornava normale. Esco al pomeriggio e alla sera si ripete la stessa storia. Idem di notte, uguale alla mattina seguente. Oggi (Domenica) chiamo l'155, il numero verde di Wind-Infostrada. Dopo essermi districato fra interminabili menu con vocine registrate e aver sentito la canzone di Anastacia una quindicina di volte riesco a parlare con una persona umana. Spiego il tutto, mi chiede se ho scaricato le configurazioni dal sito (ormai le colleziono) e mi dice di provare a connettermi col WAP: "Ma col WAP pago!" "Si, col WAP paga, ma prima di fare una segnalazione devo farle provare una connessione anche sul WAP per vedere se è un problema di rete oppure solo di GPRS. Lei provi e poi richiami dicendo se funziona o no". Allora prendo il barattolone e schiaccio la terribile icona "Servizi", quella che se parte per caso è meglio andare subito a comprare una ricarica. Il WAP è terribile: ci sto non più di un 30-40 secondi, solo per provare se effettivamente va. Guardo la classifica costruttori di Formula 1 e mi sconnetto, totale chiamata.... 1,40 euro!!!! Ma chi cazzo lo usa il WAP? Ad ogni modo riprendo il telefono e ricompongo l'155. Dopo la solita trafila ovviamente finisco nelle mani di una persona diversa. Rispiego tutta la faccenda e quando spiego che ho appena provato il WAP come mi ha detto una sua collega si sente una risatina. Come a voler dire: "Non serviva a niente". Nel corso di questo secondo colloquio salta fuori un elemento a sorpresa; quando ripeto che il giorno prima sono rimasto connesso a lungo e ho anche scaricato diversi mega di roba la voce mi ferma: "Guardi, per correttezza le dico che con questa offerta può navigare quanto vuole, ma scaricare dati è a pagamento." "Ma scusi, ieri lo ho fatto senza pagare niente." "Non le è venuto fuori una volta terminata la connessione il messaggio del costo? Allora diciamo che è stato fortunato." Abbastanza perplesso vengo invitato a riprovare il giorno dopo, perchè è da venerdì che vengono segnalati problemi alla rete e nei week-end i tecnici non ci sono. Per curiosità riguardo l'opuscolo di Wind che parla del servizio e non accenna minimamente allo scaricare dati a pagamento. Mah! Nel frattempo Pit continua a navigare senza problemi e non paga nemmeno un centesimo per i dati che scarica, alla faccia dei problemi alla rete e alle postille dell'offerta. Nell'attesa che tutto torni normale, e quindi di poter parlare di tante cose che ho in mente, vi saluto. Per questa volta, spero l'ultima, col mio umile ma sempre ligio al dovere modem di casa.
sabato, luglio 17, 2004
Sono su internet senza usare il modem. Possibile?
Come dire: SENZA MANI!!!!
giovedì, luglio 15, 2004
LACRIMARUM!
SUSPIRIARUM!
TENEBRARUM!
Dario, perchè? Che cosa è successo? Il papà ti aveva picchiato in quel periodo? Avevi dell'altro per la testa? Si? E allora se pensi ad altro perchè ti metti a fare un film? Se qualcuno non comprende a cosa io mi stia riferendo vuol dire che ieri sera non era ai giardini San Paolo a vedere "Inferno", di Dario Argento. Non è la prima volta che fanno un film di Argento; già due anni fa nello stesso luogo avevo potuto godermi, senza nessun richiamo ironico, "Suspiria", il primo e insuperato horror della sa carriera. Che mi era piaciuto tanto da interessarmi all'autore e recuperare, senza fretta, gli altri famosi film dell'autore romano. Venire a contatto con le sue prime opere è una pratica deliziosa: " L'Uccello dalle Piume di Cristallo" e "Profondo Rosso" mi hanno favorevolmente impressionato, ma anche i più recenti "Tenebre" e "Phenomena" non sono da buttare. L'ultimo in particolare mi sembra un degno successore di "Suspiria" per quanto riguarda il filone horror del regista. Assolutamente indegno e anzi meritevole di incisioni con coltello sulla pellicola è questo "Inferno", chiaro tentativo di replicare il fresco successo di "Suspiria". Un tentativo che oserei definire spudorato: il finale, con il palazzo in fiamme e la fuga finale, è praticamente identico. Anzi, pure il palazzo somiglia moltissimo a quello del film precedente! Ovviamente se fosse presente un nocciolo di sostanza tutte queste auto-scopiazzature passerebbero un pò in secondo piano... peccato che qui, oltre a una tecnica pregevole ma anche quella già abusata fino alla nausea, si presenti il vuoto totale. Ho letto da qualche parte che una caratteristica dei film di Argento, horror o thriller che siano, è quella di mancare a tratti di logica. E' questo un "difetto" su cui si può volendo soprassedere se i risultati, intesi come riuscita complessiva del film, sono soddisfacenti: pensiamo per esempio a "Profondo Rosso" o "Suspiria". La piacevolezza e il clima di tensione avvincente fanni passare in secondo piano alcune discrepanze logiche. Nel titolo di ieri sera invece si nota perfettamente l'iter compositivo adottato per stendere la sceneggiatura, se di sceneggiatura si può parlare. E' questo: lungi dal partire da un soggetto compiuto e stabile, si procede con il costruire la vicenda dall'inizio fino alla fine come un susseguirsi di omicidi ad effetto, inseguimenti e scoperte inconsuete, bizzarre, terrorizzanti; accumulando in questo modo continui indizi e conseguenti domande si arriva alla conclusione completamente impreparati. Non resta che affidarsi a una sorta di deus ex machina che risolva ogni mistero precedente. O, a ben vedere, che non lo risolva, ma che assolva solamente il ruolo di portare a termine la vicenda narrata. "Inferno" è proprio così: ci vengono presentati moltissimi personaggi e quasi tutti, tranne uno, muoiono in circostanze misteriose. O meglio, vengono tutti, o quasi, accoltellati, ma non sappiamo da chi. Il finale non ci svelerà, come ci si può aspettare, chi è stato a compiere gli omicidi, perchè è stato detta quella cosa o perchè il tale personaggio ha fatto quella azione. Alla fine di questa ridicola boiata scopriamo che le tre madri cercate per tutto il film sono in realtà la morte stessa, il palazzo prende fuoco e il protagonista scappa. Embè? In realtà non c'è nulla da capire tranne la svogliatezza, oppure al furbizia, è questione di punti di vista, di un autore che ha voluto con facilità ripetere la performance di un opera davvero riuscita. E in effetti "Inferno" non è che la brutta copia della struttura e delle atmosfere di "Suspiria". E' forse qui che va rintracciata l'inzio della parabola discendente che ha portato il regista a schifezze come "Opera", "Nonhosonno", "La Sindrome di Stendhal" e l'ultimo "Il Cartaio". Sono tutti la prova che ripetere una formula ben collaudata non basta; deve esserci della, buona, sostanza in mezzo. Un ultima nota per le musiche che per una volta non sono state affidate ai Goblin, e si sente. Ovviamente in peggio. Il titolo dfi questo post è anche il testo del tema musicale principale, assolutamente fuori luogo. Dal Mereghetti : "Musiche atroci di Keith Emerson". Concordo.
Ultimamente è un periodo in cui mi cade tutto quello che tengo in mano, soprattutto alimenti. Questa maledizione è cominciata l'altra sera in un pub, quando ho rovesciato tutto il mio densissimo succo di pera sul tabellone di Scarabeo (tra parentesi un gioco pallosissimo!). E' poi continuata ieri sera facendo cadere sul lurido tavolaccio di Frank Focaccia l'ultimo pezzo del panino che mi stavo avidamente gustando. Almeno quello lo avevo mangiato quasi tutto!
martedì, luglio 13, 2004
Thora e Scarlett
Ho appena visto un film fantastico, regalo (insomma... 7€ ce li ho messi) dell'Internazionale della settimana scorsa: "Ghost World" di Terry Zwigoff. Una pellicola davvero piacevole, sarcastica, intelligente e ben fatta. Una di quelle opere che si fanno guardare con una leggerezza esemplare ma riescono a farti riflettere a lungo dopo la visione. Un pò come "Lost in Translation", la superlativa commedia di Sofia Coppola con cui "Ghost World" condivide un'interprete, la sempre bellissima Scarlett Johansson. In questo caso però la splendida attrice si deve accontentare del ruolo di coprotagonista, affiancando la compagna Thora Birch, ragazza travagliatissima, acida e sarcastica. Nell'estate post-diploma deve compiere molte scelte; deve decidere se andare a vivere con la sua amica Rebecca (Johansson), se trovarsi un lavoro oppure se trasferirsi dal maturo collezionista di 78 giri Seymour (Steve Buscemi). Come fare a prendere una decisione se nel frattempo tutto il suo mondo sta andando a rotoli? Suo padre sta riallacciando i rapporti con una insopportabile ex, i suoi sforzi nel corso di recupero di educazione artistica sembrano vani e Seymour sembra avere intrapreso una relazione con un'altra donna. Il finale è bellissimo e davvero toccante. Non so quanto il paragone sia azzeccato, ma vedendo questo film mi è tornato alla mente il bellissimo "American Graffiti" di George Lucas. Non tanto per i fast food anni '50 (ma che trasmettono musica rap!) ma per quell'indecisione che si trasforma in ansia sul non sapere bene cosa farne della propria vita. E' giusto rimanere con le persone che hai sempre conosciuto, con cui sei cresciuto e che ti hanno accompagnato per tutta la vita, oppure è meglio andarsene, cercare di costruirsi una nuova vita e nuove relazioni altrove? Certo, quello di George Lucas è un classico e un capolavoro, su un piano differente rispetto al film di Zwigoff. Che punta invece su molti altri temi, a cominciare da quello del titolo, quel mondo fantasma creato dalle relazioni con gli individui che ci circondano, tanto solide e indistruttibili all'apparenza quanto vacue al primo segnale di difficoltà. E poi c'è tutta la rappresentazione, fantastica, del mondo di questa ragazza, di un purista del blues che coltiva innumerevoli collezioni, di un minimarket frequentato sempre dai soliti pazzi. E poi c'è l'immagine, davvero un tocco di poesia, dell'anziano signore che ogni giorno aspetta sulla solita panchina un autobus che non arriverà mai perchè soppresso alcuni anni prima. E' davvero l'unico punto fermo su cui può contare la giovane protagonista? Senza parlarne ancora troppo consiglio vivamente a tutti voi di vedere questo gioiello, un film passato ingiustamente sotto silenzio ma che vale molto più di certe pellicole spesso gonfiate eccessivamente. Come per esempio "American Beauty" (piccola polemica), un film senza alcun dubbio bello ma sul quale si sono spese troppe, troppe parole. Una pellicola meritevole di lode ma, a ben guardare, forse un pò troppo compiaciuta e furbetta. Un pò mi spiace che Thora Birch verrà ricordata per quel film quando ce n'è un'altro, meno famoso e senza dubbio con minor appeal commerciale, che vale qualcosa di più. Questa pellicola era talmente bella che mi ha fatto venire una voglia matta di recuperare il fumetto da cui è tratta e che conoscevo solo di nome. Peccato che per me Letto Riletto sia off-limits...
sabato, luglio 10, 2004
Massacro incompreso
Sia ben chiaro, prima di cominciare, che questo post non vuole avere nessun intento polemico. Due giorni fa infatti è cominciata la rassegna estiva che ogni anno mi sollazza per due mesetti buoni: i Giardini della Paura hanno preso formalmente il via e hanno deciso di farlo con una pellicola di fama internazionale, "Non Aprite Quella Porta" di Tobe Hooper. Il motivo per cui ho inserito la postilla iniziale è che questo film pare essere stato disprezzato, o comunque poco gradito, da quasi tutti mentre a me ha fatto letteralmente impazzire. Qui voglio appunto cercare di analizzare i motivi che hanno condotto queste persone al loro verdetto. Prima, però, inizio dal mio:
"The Texas Chainsaw Massacre", perchè il titolo iniziale è a dir poco demenziale, è un film duro da vedere e da digerire. Il succo della faccenda è sconvolgere lo spettatore, accompagnarlo in una spirale di violenza e pazzia talmente forti da risultare poco credibili. Eppure a rendere estremamente autentico l'incubo narrato c'è il cartello iniziale, monito imprescindibile che attesta la veridicità dei fatti. Ovvio, nessuno può concepire che venga riportata una vicenda di cronaca senza romanzarla anche un minimo, ma questo c'entra assai poco. L'inquadratura iniziale è fenomenale: un carrello all'indietro che parte da un teschio e piano piano ci fa capire di essere un cadavere riesumato (lo dice la voce di sottofondo) e posto su una una croce del cimitero. L'orrore c'è, è vivo ed è in mezzo a noi. L'autostoppista introduce i ragazzi ignari al mondo che presto li accoglierà, un mondo in cui la logica è abbandonata e la regola è la follia. Si può parlare di inquietudine fino alla metà del film, quando le carte vengono scoperte e, a ritmo serrato, tutti i passeggeri del camper vengono massacrati uno a uno da leatherface. Fino all'ultima rimasta, catturata e introdotta nel gioco perverso e sadico della famiglia assassina. Quest'ultima parte è senza alcun dubbio la più disturbante, quella che maggiormente colpisce e sconvolge. La cena e il tentativo di uccidere la ragazza da parte del nonno mezzo mummificato supera il limite dell'allucinazione e giunge al surreale. Fino ad arrivare alla naturale conclusione, con l'ombra di leatherface che si staglia contro il sole e continua a brandire la sua motosega, un'immagine tanto bella quanto è fuori luogo il cartello finale italiano, con un punto esclamativo finale ("... e continua ad essere disturbata anche oggi!") inappropriato quanto il terribile titolo. Ma questo non conta più di tanto, il film è già riuscito a compiere il suo dovere ed è diventato nel tempo un cult. Giustamente.
Questo è il mio punto di vista personale, il modo in cui ho vissuto questo incubo in una notte d'estate. Ora viene la parte difficile, ovvero cercare di capire perchè per gli altri non è scattato quello che nel mio caso ha invece colpito nel segno. E' azzardato ma io ho qualche idea, se non altro perchè in ogni momento di risata fragorosa fra il pubblico mi rendevo ben conto del perchè. Questo è già tanto. Si, perchè "Non Aprite Quella Porta" ha causato momenti di ilarità in molteplici punti: per generalizzare, ma non troppo, diciamo che ogni movimento strano o comunque goffo (leatherface che sembra spaventato a sua volta dalle urla della ragazza, le sue movenze strascicate e innaturali), ogni frase fuori luogo (come quando, dopo aver ucciso cinque persone, si rimprovera leatherface di aver rovinato la porta) e ogni urla eccessivamente ripetuta scattava la risposta ilare del parco. Perchè? Semplicemente perchè questi elementi non vengono sentiti come propri del film del terrore. Ma forse qui arriviamo al succo del discorso: che cos'è un film del terrore, a parte un film che fa paura e che spaventa lo spettatore? Quali sono le sue caratteristiche, le sue proprietà? Cosa è consentito fare in un film del terrore e cosa invece è tabù? Applichiamo quest'ultima domanda al film in questione e alla particolare risposta del pubblico. Analizzando infatti tutti gli elementi che non sono stati digeriti dagli spettatori possiamo concludere che in un film horror non si deve: 1) far compiere movimenti goffi e innaturali, e quindi assimilabili al comico, ai protagonisti, e soprattutto al cattivo! 2) inserire righe di dialogo che esulino dal contesto e rompano il clima di tensione, come il rimprovero sulla porta 3) calcare troppo la mano con urla, gemiti, suoni, anch'essi arrivati al comico involontario. Queste le considerazioni che, molto sommariamente, si possono estrapolare dai dati in nostro possesso. La mia visione invece di questi tre difetti, queste tre grosse pecche è sensibilmente diversa. In generale ognuno dei punti sopra citati è da me visto come un'intuizione geniale e fondante per lo spirito dell'opera, dai gesti inconsulti di Leatherface ai dialoghi folli della famiglia che, con il loro riferirisi a elementi di tutti i giorni e passare sopra agli omicidi compiuti come se fossero qualcosa di normale, riescono a creare una dimensione in cui il terrore è l'aria che si respira normalmente. A tutto questo, ovvero al ribaltamento della logica comune, non può che opporsi la risposta irrazionale della donna; in mancanza di parole, poichè nulla può descrivere e giustificare quello che è successo, l'urlo, enfatizzato e ripetuto, è il solo modo per opporsi all'orrore in corso. La verità è che ritengo il pubblico medio, fra cui comunque non posso non includermi (altrimenti non potrei comprendere le loro ragioni di ridere), è abituato MOLTO male. Mi ricordo di qualche anno fa, quando con qualche mio amico passavamo delle sere a noleggiare film del terrore. Il più delle volte saltavano fuori dei titoli improbabili, solo raramente si poteva gustare qualcosa di ben fatto ("Nightmare", per esempio...). Il fatto estremamente limitante a mio, modesto, parere è che il 99% della gente vede i film catalogati in "generi". Si, lo so, questa discussione è già stata affrontata, ma è importantissima in questo caso. Per non girarci attorno e ripetermi all'infinito userò una frase che racchiude la conclusione delle mie idee: un capolavoro di un determinato genere cinematografico (commedia, horror, fantascienza, azione...) è anche un capolavoro nella storia del cinema. Con questo voglio dire che molto spesso, cioè sempre, si ragiona per compartimenti stagni e si finisce a una rassegna di film "horror" (ma chi l'ha detto?) a giudicare il grado di paura o di verosimiglianza di un film. Ed ecco che arriva lei, la verosimiglianza, uno dei più grandi flagelli di sempre. Anche Hitchcock si è sempre scagliato contro questa regola di Hollywood che imponeva che ogni cosa dovesse essere "possibile nella realtà", verosimile. Col tempo, e soprattutto nella Hollywood moderna, tutta la produzione si è spostata verso una riproduzione della realtà sempre più realistica. Il che, a pensarci bene, è una chimera. Il cinema non potrà mai rappresentare la realtà, il cinema è il mondo della finzione, dell'artificio. Ad ogni modo grazie a questa nuova concezione ogni genere, anche l'horror, ha iniziato a cambiare, e con lui il gusto della gente che, va ricordato, è frutto di ciò che si è digerito in precedenza. Ecco, "Non Aprite Quella Porta" è stato giudicato secondo canoni non solo odierni, perchè vorrebbe dire che oggi non si fa niente di buono, ma anche "alla moda". Pensavate che nel cinema non esistesse una moda? L'altra sera discutevo con un amico sui "capolavori". Un capolavoro è un'opera che resiste alla prova del tempo. Questo è vero, ma va anche di pari passo con l'apertura mentale di chi lo guarda. L'apertura mentale, la capacità di guardare un'opera senza giudicarla a priori o incasellarla, la possibilità di leggerla e di confrontarla con una apparentemente diversa: sono tutte conquiste più importanti di qualsiasi erudizione, di qualsiasi poesia a memoria, di qualsiasi conoscenza approfondita della storia, della filosofia, della letteratura, che presa in questo modo diventa solo erudizione. E' una conquista e un privilegio che, per esempio, questa riforma Moratti sta togliendo alle generazioni successive, sempre più vicine al mondo del lavoro e sempre più divise in base alla classe di appartenenza. L'apertura mentale è indispensabile anche al cinema, molto spesso considerato solo alla stregua di intrattenimento, ma base imprescindibile della cultura del novecento e di questo nuovo secolo e millennio. Perchè "Non Aprite Quella Porta", come i grandi film, non è solamente un bel film horror, ma un bellissimo film tout court, che ancora oggi riesce a dire molto di più sulla paura che certi presunti capolavori di oggi. Il messaggio, potentissimo, del film è ancora lì, sulla vecchia e malridotta pellicola. L'importante è non scambiarlo per qualcosa che non è.
martedì, luglio 06, 2004
Pazzia o genialità?
Quella che pongo come titolo di questo post è forse una delle domande più stupide e inutili di sempre. Come si fa infatti a distinguere il limite che intercorre tra follia e completa genialità? Tarantino ha fatto un film che cita tutti i generi che ama: ci ritroviamo così una sposa che si sveglia dopo quattro anni dal coma, capisce immediatamente quanto tempo è passato guardandosi il palmo delle mani, esce dall'ospedale e va in giro per il mondo a uccidere centinaia di persone armata solo di una spada e di una mano che riesce a cavare occhi. Pazzo o genio? Kubrick conclude il suo film più importante, "2001 Odissea nello Spazio" con il viaggio in paesaggi psichedelici suggeritegli da un viaggio acido. Pazzo o genio? Si potrebbe continuare a lungo, e forse sarebbe anche bene farlo. Ma non qui, non in questo post, perchè il campo di cui sto per parlare non è proprio paragonabile ai capolavori e alle menti appena citate.
Si, perchè oggi un videogioco mi ha lasciato a bocca aperta. Il titolo è "Metal Gear Solid: The Twin Snakes", il remake di un famosissimo e acclamatissimo videogioco per Playstation. Vi spiego quello che è successo. Durante una delle sequenza precalcolate, ovvero quelle in cui si guarda e non si gioca, decisamente un pò troppo abbondanti per quanto bene siano fatte, il personaggio principale sta parlando con un pezzo grosso che ha appena salvato. Viene a sapere che una donna già incontrata in precedenza e che attualmente sta vagando da sola nel complesso in cui si svolge il gioco è in possesso di un CODEC, ovvero una sorta di radiotrasmittente in dotazione anche al protagonista. Ovviamente lui cerca di conoscere la frequenza su cui poterla contattare, ma l'unica cosa che l'interlocutore riesce a dire prima di morire per ragioni sconosciute è: " It's easy: her frequency is written on the back of the package". Ovviamente quando viene data la possibilità di ricominciare a interagire con l'ambiente circostante la prima cosa che faccio è cercare una qualche scatola, pacco o roba simile in cui si possa leggere il retro. Eppure il mio personaggio non possiede nessuno di questi oggetti; l'unica cosa più vicina a un "package" è lo scatolone ("Box" però...) in cui ci si può nascondere per passare inosservati dalle guardie. Eppure dietro non c'è certo scritto niente riguardo a una frequenza. Inizio quindi una ricerca estenuante e infruttuosa su qualsiasi oggetto nel livello di gioco potesse assomigliare a un pacco, ma dopo un'oretta di incazzatura e frustrazione getto la spugna. Spengo e vado a fare dell'altro. Prima di mangiare, però, approfitto del fatto che il pc è accesso e mi guardo una guida che avevo scaricato da internet. La risposta ai miei quesiti mi ha lasciato di stucco. Non sapevo se incazzarmi, ridere o telefonare alla Konami Japan per congratularmi. Volete anche voi sapere la risoluzione dell'arcano?
E' semplice. Il "package" a cui si riferiva il personaggio nel gioco non è altro che la CONFEZIONE STESSA DEL GIOCO, ovvero la custodia modello dvd in cui sono contenuti i due dischi per Gamecube. Guardando dietro la prima volta, senza aver giocato, non si nota niente di particolare: è il semplicissimo retro di un videogioco. C'è un piccolo commento che spiega in breve la trama, la provenienza da Playstation e il pluripremiato sistema di gioco, mentre a destra sono presenti tre screenshot, ovvero immagini prese in-game, che mostrano come funziona il titolo. Nelle prime due viene mostrata l'azione vera e propria, con il personaggio che si sporge da un angolo per spiare le guardie o roba simile, mentre nella terza è presente la tipica schermata CODEC con cui si ha a che fare spesso durante il gioco. Niente di strano, uguale alle centinaia di giochi in circolazioni. Invece osservando meglio la terza immagine, quella CODEC, dopo aver superato il mio punto del gioco ed essere stati quindi sottoposti all'indovinello, si nota qualcosa di strano. In basso invece delle solite righe di dialogo c'è il solo nome "MARYL", la cui faccia è mostrata all'estrema sinistra dello screenshot. In mezzo c'è il suo codice, la sua frequenza: 140.19. Non riuscivo a crederci. Quei geni (si, sono dei geni!) hanno deciso di giocare sporco e piazzare un riferimento importantissimo e vitale per il proseguimento dell'azione AL DI FUORI del mondo di un gioco che tra l'altro si prende molto sul serio. Meta-videogioco o qualcosa di più? Non lo so. Se ne potrebbe parlare per paragrafi interi come fanno tanti critici per qualsiasi dettaglio anche meno importante di questo riferito ad altre opere e ad altri ambiti. Io invece ho voluto segnalarvi questa trovata incredibile e ciò mi basta, perchè parlarne ulteriormente sminuirebbe quella scintilla di genialità/pazzia, in fondo la stessa cosa, che mi sono gustato oggi.
Invece è molto giusto ricordare, A VOI TUTTI, che da domani sera iniziano i Giardini della Paura, quinto anno di scompensi cardiocircolatori gratuti nel parco più inquietante della città. Se nelle scorse edizioni era ammesso solo il cinema italiano (a parte "Zombi" l'anno scorso, con la scusa che era stato prodotto da Dario Argento) quest'anno già dal titolo, "SPAGHETTI VS HAMBURGER", si preannuncia all'insegna dell'alternarsi di film americani e pellicole nostrane. Grazie a ciò questa edizione si conferma la più succulenta, con dei capolavori come "La Notte dei Morti Viventi"di Romero e film cult come "Halloween" di Carpenter e "Non Aprite Quella Porta" di Tobe Hooper. Senza contare la scorpacciata ulteriore di Mario Bava che non fa mai male. Di seguito metto l'elenco dei film in programmazione. Ricordate: dal 7 Luglio ogni mercoledì alle 21:30. L'ingresso è gratuito ma l'arrivo in stra-anticipo obbligatorio, pena la totale mancanza di posti a sedere. Ci vediamo là!
- "Non Aprite Quella Porta" (The Texas Chainsaw Massacre) di Tobe Hooper
- "Inferno" di Dario Argento
- "La Notte dei Morti Viventi" (Night of the Living Dead) di George A.Romero
- "La Chiesa" di Michele Soavi (!!!!)
- "Halloween - La Notte delle Streghe" (Halloween) di John Carpenter
- "La Frusta e il Corpo" di Mario Bava
- "Essi Vivono" (They Live) di John Carpenter
- "Terrore nello Spazio" di Mario Bava
lunedì, luglio 05, 2004
Febbre Greca
Ieri sera, dagli studi di Radio 2, la Gialappas band sentenziava che una vittoria della Grecia agli europei avrebbe significato la morte del calcio. Guardando la partita non si poteva che dargli ragione: lenta, noiosa, pesante. Senza la simpatia e le stupidate dei tre milanesi forse non sarebbe finita più. E invece è finita, con una Grecia più contenta che mai e un Portogallo in preda a una momento di disperazione. Su questo blog avevo detto di tifare per la squadra ellenica, ma il loro culo sfacciato mi ha fatto cambiare idea in fretta. Una nazionale che vince la coppa continentale effettuando solo gol di testa su calcio d'angolo è irritante. Ad ogni modo questo non ha impedito a Zar, Eka e Minerva di truccarsi (pessimamente e cannando in tronco il disegno) la bandiera greca in faccia e andare in piazza a vedere i festeggiamenti. Peccato che non ci fosse poi troppa gente e che il casino, anche quando è partito il corteo in via Cavour, non fosse eccessivo. Completamente assente invece qualsiasi tipo di euforia o anche apprezzamento per la vittoria nel ristorante greco di Bologna in cui siamo finiti oggi sempre noi quattro, mentre accompagnavamo lo Zar in una infruttuosa ricerca di informazioni sul cambio di sede. Ma questi qui si rendono conto che non gli capiterà mai più una cosa del genere? Forse erano un pò rimbambiti dai cd masterizzati di musica greca che tendevano ad incepparsi ogni venti minuti. Oppure semplicemente facevano finta di essere greci e parlare male l'italiano quando in realtà in cucina si pappano i tortellini di nascosto. Boh, valla a capire la gente. Se l'Italia avesse vinto gli europei ogni scusa sarebbe stata buona per prolungare la baldoria. Visto che purtroppo così non è stato abbiamo girato per il capoluogo romagnolo cercando di soppravvivere a un caldo sfiancante. Lo Zar e Eka hanno così potuto vedere la sede di Italianistica (wow!), quella di Giurisprudenza, la vetrina dell'Ultimo Avamposto, il negozio di poster cinematografici, la gelateria Gianni e infine (anche se ci siamo andati subito) quella droga che risponde al nome di Feltrinelli International. Ognuno di noi (tranne Minerva) non ha saputo resistere all'acquisto di qualche libro sfizioso che difficilmente riusciremmo a trovare qui nella piccola Parigi (ah ah ah). In particolare io mi sono preso "Ivan il Terribile" in dvd, per continuare la mia collezione di film di Ejzenstein, e "Milestones", un grazioso volume che individua i trenta film fondamentali della storia del cinema. Oddio, qualche titolo è un pò discutibile (Lanterne Rosse?), ma la profondità con cui viene analizzato il primo film (ovviamente "Nascita di una Nazione"!) fa ben sperare per il resto dell'opera.
Mercoledì primo appuntamento con "I Giardini della Paura" e i suoi scompensi cardio-circolatori: "Non Aprite Quella Porta" di Tobe Hooper. Per tutti quelli interessati consiglio di arrivare una buona mezz'oretta abbondante prima dell'orario indicato. Quando gli eventi sono gratis, anche con il più sconosciuto e pesante film polacco, state sicuri che la gente accorrerà in massa. Io adesso metto on-line il post e cerco di vedermi "The Raven" di Roger Corman.
NON PERDETEVI L'ESCLUSIVO INCONTRO RAVVICINATO DEL TERZO TIPO AVUTO A PANOCCHIA.
QUI SOTTO!!!
I WANT TO BELIEVE

sabato, luglio 03, 2004
STELLAAAAAAAAAAAA!

1924-2004
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