|
lunedì, settembre 27, 2004
Hola???
"Hello, hello/ I'm at a place called Vertigo/ it's everything I wish I didn't know/ except you gave me something/ I can feel..."
mmmhhh... tre giorni che ascolto "Vertigo" e ancora non so come sentirmi. Da fan sfegatato degli U2 come posso ormai ritenermi dovrei essere estasiato, se non altro perchè una canzone del genere è perfetta per fare esplodere in pochi istanti uno stadio di corpi ammassati, per fare saltare e urlare contemporaneamente decine di migliaia di persone. Musica da stadio, come "Elevation", "Beautiful Day" e tante altre che hanno fatto la fortuna del gruppo iralndese e che li hanno portati a mastodontici tour per tutti gli anni '90. Chi è stato a Torino sa di cosa parlo quando dico che uno stadio può esplodere: quel 21 Luglio il Delle Alpi di Torino è esploso e 70.000 possono dimostrarlo. E allora cosa c'è che non mi va giù? Sono gli inserti in spagnolo, quel "unos, dos, tres, catorce!" (?) a inizio brano, quell'"Hola" e il "donde estas?" che chiede dove si trovi questo Vertigo, queste buffe e anche esilaranti vocette che mai avrei pensato di sentire in una canzone degli U2? Forse è solo perchè "Vertigo" mi sembra un'altra "Beautiful Day", un'altra "Elevation"? Il sapore è lo stesso, la formula praticamente identica. Eppure per tutti i mesi che hanno preceduto questo ritorno la band ha detto di essere tornata al rock delle origini, a "Boy", a "War". E io ci avevo creduto, complice anche la produzione di Steve Lillywhite, l'uomo dietro i primi 3 album. Dovevo aver capito la lezione: anche "All That You Can't Leave Behind" doveva essere il ritorno al rock, in realtà è stato solo l'addio all'elettronica. Due cose un pò diverse. Se tutto il nuovo album, "How to Dismantle an Atomic Bomb", seguirà lo stile del primo singolo allora saranno davvero lontani i tanto decantati ritorni alle sonorità spoglie di "Boy", e tutto punta in questa direzione. Dov'è il dramma? Voglio dire, gli U2 sono la prima band che ho imparato ad amare consciamente (prima, alle medie, c'erano stati i Queen, ma avrebbero potuto somministrarmi qualsiasi cosa), da "Pop" sono tornato indietro e ho recuperato 20 anni di discografia. La voce straordinaria di Bono e la chitarra di The Edge erano per me tutto. Ad oggi però le cose non sono più così semplici, perchè mentre ascolto questo ultimo singolo so che là in giro c'è un anziano signore che parla di un ago e del danno fatto, c'è n'è un altro che narra di pietre rotolanti e bussa alla porta del paradisoe uno più giovane che continua a dire che è nato negli USA; ci sono degli arzilli sessantenni che consigliano di dipingere tutto di nero e altri che raccontano una domenica mattina. E intanto "Vertigo" continua ad andare in loop su Winamp. Non dovrei sentirmi in dovere di chiudere immediatamente quella finestra? Si, è quello che farò... tra poco... mmmhhh...forse l'ascolto un'altra volta... solo una...
sabato, settembre 25, 2004
Poco da dire
Mi sento sempre un pò in colpa quando questo blog non viene aggiornato per molto tempo. Il vero problema è che in questo particolare periodo non trovo molti argomenti "freschi" di cui parlare. Certo, in questi giorni mi sto riguardando, e godendo oltre ogni misura, i tre episodi classici di Guerre Stellari rimasterizzati fino a superare la resa originale e non mi sarebbe difficile scrivervi un altro post. Appunto: un altro. Stessa cosa per il Nintendo DS, nuova e rivoluzionaria console portatile Nintendo che molto probabilmente manderà in pensione il buon vecchio Gameboy e la cui uscita attendo impazientemente; di lettori che potrebbero essere interessati a questo argomento ne individuo due scarsi (There e Pietro), e allora mi tengo l'eccitazione tutta per me e mi riservo di tirare fuori l'argomento solo quando lo avrò fra le mani. E allora cosa dire?
In attesa di argomenti più frizzanti non mi resta che testiomoniare la visione di uno dei film più ributtanti che esistano, "Yo Puta" di una certa Luna. Al tempo dell'uscita in sala, qualche mese fa, mi chiedevo come mai nemmeno il cinema più "underground" di Bologna non lo avesse tenuto per più di una settimana. La risposta è ovvia, questa pellicola è un cesso. Partendo dal progetto ambizioso di fornire una panoramica approfondita sul mondo della prostituzione la grandissima Luna arriva a creare una delle pellicole più esteticamente ributtanti degli ultimi anni, un condensato dei peggiori vezzi stilistici moderni. Accipicchia, da vedere "Yo Puta" è quasi più disgustoso di "House of the Dead", e su questo solo Berto può capirmi!!! Senza elencare ogni terribile soluzione visiva vi dico solo che in un certo punto il film diventa il menu del videogioco "Babes & Bikes" toccando il punto più basso dell'estetica cinematografica. E' ovvio che con un "vestito" del genere anche il contenuto perda facilmente significato. Questo non sembra però essere un gran problema visto che il significato è assente. Per il 90% "Yo Puta" è costituito da interviste a prostitute o persone che utilizzano il loro corpo per vivere, interviste che, dal punto di vista narrativo, sarebbero le vere interviste compiute dalla protagonista (Denise Richards), dottoranda in antropologia. Con questa formula, ovvero un mix di interviste "presunte vere" e fiction, l'operazione perde qualsiasi valore che poteva rimanergli. Non è un documentario e non è nemmeno un film. E' un terribile lungometraggio che dovrebbe stare nel cassonetto più lercio di Madrid. Senza contare che delle donne intervistate si vede praticamente tutto e di Denise Richards un bel niente. E allora, aggiungo io, vaffanculo.
mercoledì, settembre 22, 2004

USCITA USA 21 NOVEMBRE A 149 $ CON GIOCO INCLUSO
TRA MENO DI DUE MESI SARA' MIO!!!!
E stavolta ce lo becchiamo prima noi dei giapponesi!!!
Presto post inutile qui sotto.
giovedì, settembre 16, 2004
Gran belle tele
Eccomi qui svegliato da non troppo tempo e pronto a scrivere quello che volevo dire ieri notte alle 2 e mezza ma il mio fisico non mi ha permesso di fare. Argomento: "Spiderman 2".
Bando alle ciance e diciamo subito che è nu babbà; aveva ragione la stampa a dire che questo episodio è migliore del primo. Ogni sforzo è stato fatto per rendere questa pellicola superiore al film di 2 anni fa che, lo dico subito e poi non parlo più, è bello ma è stato troppo montato dalla critica, con un accoglienza forse esagerata. Nello stesso periodo, maggio 2002, si sono fatti battaglia due blockbuster da lungo attesi: "Spiderman" e "Star Wars Episodio II: l'Attacco dei Cloni". Ovviamente tutti si sono concentrati a lodare il primo e hanno completamemente snobato il secondo (eh certo, se è Star Wars e non è stato fatto dal 1977 al 1983 deve essere una schifezza...) quando a mio parere il film di Lucas ha moltissimi meriti in più rispetto a quello di Raimi. Ma torniamo ad oggi, Settembre 2004. Come dicevo i giornalisti questa volta sulla superiorità del secondo sul primo ci hanno azzeccato; riguardo invece al fatto che "Spiderman 2" sia di gran lunga il miglior film tratto da un fumetto mi trovo meno convinto. Oddio, forse come frase ci può stare, magari senza quel "di gran lunga". Dovrei rivedermi meglio il "Batman" di Tim Burton, che non riesco più a beccare da quando sono piccolo. Ma parliamo del film in se:
Già dai primi fotogrammi si sente profumo di netto miglioramento: il formato della pellicola è stato promosso dall'inspiegabile (per un film d'azione com'era "Spider-Man") 1:85:1 a un ben più spettacolare 2:35:1, il che per i profani vuol dire uno schermo di un bel pò più largo. Finalmente, verrebbe da dire! I titoli di testa questa volta sono davvero molto belli e presentano tavole disegnate che riassumono i fatti narrati nel primo episodio, davvero di ottimo gusto. Poi il film parte e ci si ritrova catapultati nella sfigatissima vita di Peter Parker, schiacciato fra lavoro, università e l'attività di supereroe. Per la prima mezz'ora/quaranta minuti aspettatevi ben poca azione: c'è bisogno dell'esperimento del dottor octavius per dare inizio alle danze vere e proprie. Saranno gusti personali ma il dottor octopus è sempre stato uno dei miei cattivi preferiti e Alfred Molina è a dir poco perfetto per la parte. Come, al contrario di quanto pensano Pelo e Marco, per me sono perfetti anche gli altri interpreti, Tobey Maguire e Kirsten Dunst (stavolta tinta e senza parruccone). La successiva ora e mezza continua in maniera molto gradevole, con combattimenti davvero ben fatti e scene di dialogo che mandano avanti la storia, fino alla conclusione più logica. Sam Raimi stavolta gira con uno stile molto più personale, e in mezzo alle sequenze già collaudate nel primo episodio si possono notare precisi riferimenti formali e non alla saga de "La Casa": la scena in cui il dottor octopus distrugge la stanza d'ospedale è significativa, con la soggettiva dei bracci meccanici che si avventano barcollanti sulle prede. E alla fine salta fuori anche una motosega in miniatura... In mezzo a tanta bellezza ho trovato però due difetti, uno grosso e, credo, oggettivo (poichè sia io che Dario lo abbiamo notato) e uno meno rilevante e soggettivo. Per quanto riguarda il primo devo ammettere che le molte scene di dialogo o introspettive, decisamente in maggioranza rispetto a quelle d'azione, spesso sono tirate per le lunghe e fanno sentire la loro pesantezza; senza parlare di alcuni pezzi completamente superflui, come il sogno con lo zio Ben. Non è una bella cosa da dire per un film fondamentalmente d'avventura. Per la prima mezz'ora, come ho detto introduttiva agli eventi successivi, questo modello è quasi d'obbligo e anzi è meritevole poichè mischia con successo le parti serie a necessari spunti ironici. Quando però l'azione prende il via avrei preferito una maggiore omogeneità fra le due componenti. Passando al secondo "difetto" devo ammettere di avere un piccolo difetto mio: non capisco Danny Elfman. I suoi coretti senza sosta mi danno abbastanza la nausea e li ritengo adatti in un solo film, "Batman", anche perchè è il primo con questo stile. Sentirmi più o meno le stesse musiche dell'uomo pipistrello in un film sull'uomo ragno non mi va molto giù. Comunque, forse anche in vista del migliore risultato complessivo, i suoi temi mi hanno dato meno fastidio del solito. Ma dovete scusarmi, io sono uno cresciuto a John Williams.
Un gran bel film quindi "Spider-Man 2", che non potrà far cambiare idea a chi già non apprezzava il primo episodio (Raimi è sempre Raimi, nel bene e nel male) ma potrà invece essere molto apprezzato da tutti gli altri. Al di là dei pregi, ma anche difetti, di un regista particolare come Sam Raimi credo che con questo film più che con il precedente si sia riusciti a rendere davvero giustizia al personaggio dell'uomo ragno, mio primo (se si esclude Topolino) e preferito fumetto. La sensazione di trovarsi dentro un ottimo numero cartaceo dell'arrampicamuri è totale e non credo che si sarebbe potuto fare meglio utlizzando uno stile più serioso e meno sensazionalistico. Soprattutto questo film mi ha fatto venire una voglia matta di ricominciare a prendere il fumetto, ma non la serie attuale, poichè per quanto mi riguarda l'Uomo Ragno è finito con la saga del Clone (1998?), quanto i primissimi albi, quelli di Steve Dikto e John Romita che ormai da più di 10 anni non ristampano in serie regolare. Speriamo che con l'uscita di questa pellicola alla Marvel Italia decidano di riproporre tutta la serie classica a un pubblico che, per limiti di età, non ha mai potuto leggerla. Intanto andatevi a vedere il film che è meglio.
P.S: a tutti quelli che come me pronosticavano l'arrivo di Venom come antagonista nel terzo episodio, "Spiderman 2" darà una sonora mazzata. Infatti concludo con una domanda: ma quanto avrà preso Willem Dafoe per quell'apparizione di 5 secondi (e chi conosce il fumetto dovrebbe già avere capito...)?
lunedì, settembre 13, 2004
Best Worst 2003/2004
Aprire un blog per dire stupidate e ritrovarsi con 11 mesi concentrati quasi solalmente sul cinema è una cosa che potevo aspettarmi visto gli studi che faccio. Prendendo spunto dall'annuale classifica degli incassi e delle preferenze stilata da "Ciak" in Agosto anch'io ho deciso di istituire questo post "miliare" per concludere una stagione cinematografica di commenti e recensioni e aprirne ufficialmente un'altra. Tutti coloro che hanno avuto la costanza e il coraggio di seguire questo blog dai primi giorni (complimenti! Neanch'io ce l'avrei fatta!) non troveranno idee nuove in questo post, che vuole solo fungere da estrema sintesi di un anno passato in sala. Ovvio che non molti film non verranno inclusi perchè da me non visionati, quindi non lamentatevi se la vostra pellicola preferita non è menzionata. E ora preparatevi al mio caotico modello di catalogazione:
Gli IMPERDIBILI : Ovvero i classici del domani, i film che da soli possono a rappresentare l'anno appena trascorso, pellicole che per nessun motivo bisogna lasciarsi sfuggire, che ti fanno uscire dalla sala puro, rinato. Credo che anche le persone passate di qui solo due volte abbiano chiaro in testa il film che maggiormente mi ha conquistato. O meglio i film, perchè quel geniaccio di Tarantino ha avuto l'accortezza di dividere un'opera idealmente di tre ore in due film indipendenti per stile l'uno dall'altro. Quella che all'inizio a molti sembrava una mossa commerciale e quindi deprecabile si è rivelata la migliore delle soluzioni. Volete la controprova? Guardatevi "Kill Bill volume 1" e "Kill Bill volume 2" di fila. L'esperienza complessiva non uò che risultarne intaccata. Perchè il "volume 1" e il "volume 2" sono due capitoli tanto diversi per ritmo, respiro, coinvolgimento quanto quanto meravigliosi se presi singolarmente. E poco importa se io continuo a vedere nella prima parte, più genuinamente geniale (scusate l'espressione...), il vero capolavoro. Questi due film rappresentano il culmine assoluto di questa stagione e una nuovo arrivo per Tarantino, che dovrà faticare non poco per presentarci qualcosa di altrettanto stupefacente. Come difficile sarà per Sofia Coppola ripetere l'alchimia perfetta di "Lost in Translation", pellicola di una grazia assoluta: due protagonisti perfetti, una città dalla personalità esagerata e un tocco registico dotato di leggerezza impensabile per una delle storie d'amore più belle che si possano trovare in sala. Di ben altra pasta è invece il cinema duro e senza fronzoli di Clint Eastwood, che on "Mystic River" regala un altro capolavoro alla sua già lunga lista. La terribile storia narrata nel film riesce a colpire come un pugno nello stomaco, non crea emozioni improvvise ma una solo, gigantesco, stato d'animo che passa attraverso lo stile rigoroso, e anche difficile, del regista statunitense. Senza contare le straordinarie interpretazioni dei protagonisti, giustamente premiati con l'oscar. Infine per conludere una pellicola di inizio stagione, mai apparsa su queste pagine e quasi dimenticata. Parlo di "Buongiorno, Notte" di Marco Bellocchio che tanto ha fatto discutere alla scorsa mostra del cinema di Venezia. Quando infatti la palma d'oro è andata a "Il Ritorno" invece che al film italiano è scoppiato il finimondo, con raicinema che addirittura ha dichiarato di non presentarsi più alla mostra (e infatti in questi giorni ha portato "Le Chiavi di Casa", ugualmente non premiato). Lasciando stare queste lamentele -anche dell'autore!- a mio avviso un pò infantili e vergognosamente italiane, il film è invece davvero un capolavoro. Ritrarre gli ultimi giorni di vita di Aldo Moro con una tale forza e espressività è davvero encomiabile. Senza parlare della grande importanza che riveste nel descrivere uno dei momenti più importanti della nostra storia recente. Ecco, quelli appena menzionati sono per me i film più importanti dell'anno appena passato, pellicole da vedere e possedere assolutamente. In una sola parola, classici.
I Pesi Massimi: Una volta elencati i capolavori assoluti che quest'anno ci ha regalato e che è giusto conservare gelosamente passiamo a quei titoli che dai primi non si discostano poi troppo, film incredibilmente validi, forse anch'essi capolavori, ma di sicuro meno fondanti per una essenziale storia del cinema. Partiamo da colui che ha completamente sbancato gli oscar, l'ultimo capitolo dell'epica saga tolkeniana, "Il Ritorno del Re". Saga che chiude col botto grazie all'episodio più spettacolare ed emozionante della trilogia, uno dei kolossal più mastodontici di sempre. Peter Jackson si dimostra adatto a narrare il classico di Tolkien e praticamente nessuno tra i fan può dirsi deluso. Meglio di così era difficile... Insomma, cinema spettacolare di altissima classe. Ben poco spettacolare è invece la rappresentazione "teatrale" messa in piedi da Lars Von Trier per il suo "Dogville", storia emozionante, profonda e toccante, che sconvolge e lascia il segno. Anche se il particolarissimo stile dell'autore sembra talvolta più furbetto che non originale... Sempre parlando di emozioni forti impossibile non includere l'ultima opera del visionario Tim Burton, "Big Fish", film che per l'inclusione di un circo si è cuccato subito l'etichetta di "felliniano" dalla stampa italiana. Mah! Per concludere cito in velocità "Anything Else", ritorno di Woody Allen alla sua vena migliore, e "Alla Ricerca di Nemo", ennesima prova che la Pixar dovrebbe lasciare la Disney e mettersi in proprio.
Onesti e ben Confezionati: Quei film insomma promettono uno spettacolo hollywoodiano realizzato ad arte, ben confezionato insomma, pellicole di grande richiamo per il pubblico che riescono a fornire un ottimo intrattenimento popolare senza per questo peccare in quanto qualità. Senza dubbio cose già viste, ampiamente collaudate, ma fatte con quella classe che non ti fa sentire preso per il culo, anzi. E' il caso del thriller Grishamiano "La Giuria", con degli efficaci Dustin Hoffamn, Gene Hackman e John Cusack. Oppure del simile per il continuo rimescolamento delle carte in gioco "Basic", del maestro d'azione John McTiernan. Sempre molto valido anche l'odissea di "Ritorno a Cold Mountain" di Antony Minghella o anche "L'Ultimo Samurai" di Edward Zwick, con un Tom Cruise praticamente invincibile ma perfetto per il ruolo. Sempre in tema di grande avventura non bisogna dimenticare "La Maledizione della Prima Luna", produzione Bruckeimer che per una volta azzecca bene le dosi degli ingredienti e mantiene senza dubbio quello che promette. Pure sul versante comico/commedia troviamo pellicole brillanti e ben realizzate: lo spassoso "Prima ti Sposo e poi ti Rovino" dei Coen, con Clooney scatenato, "Love Actually" che si dimostra perfetto come film romantico natalizio e "Scary Movie 3" di David Zucker, praticamente unico episodio della saga che merita di essere visto. E passando alle catastrofi non posso che attribuire la massima onestà a "The Day After Tomorow", film fracassone e contenente boiate ben più grandi di un'onda anomala a New York, ma almeno per un'ora e mezza diverte.
I Sopravvalutati: categoria bollente e che alimenterà non poche polemiche da più parti. Sia ben chiaro comunque che i film qui inseriti non sono necessariamente brutti, anzi... prendete per esempio "The Dreamers" di Bertolucci. E' una pellicola di tutto rispetto, magari fossero tutte così! Eppure mi dà un poco fastidio sentirne parlare in giro come "capolavoro". No, non lo è. E' una validissimo ritratto di un gruppo di giovani che amano il cinema e si devono confrontare con la vita, un pò meno del 68... Molto bello, ma "tutto qui". Di sicuro se non avesse scatenato un polverone tale non sarebbe finito in questa categoria. Idem dicasi per "Le Invasioni Barbariche" del canadese Arcand e vincitore dell'oscar per il miglior film straniero. Il film in se è bello, ma con le continue citazioni colte e i suoi personaggi che blaterano sui migliori artisti della storia sembra fatto su misura per pseudointellettuali di mezza età, che evidentemente hanno gradito tantissimo. Resta una validissima riflessione sulla morte e la storia di un figlio che si riavvicina a suo padre troppo tardi. Il resto sà un pò di superfluo. Ora passiamo invece ai film che considero a tutti gli effetti "brutti", ecco coloro che mi hanno infastidito... Su tutti troneggia "21 Grammi", il "coltissimo" film di Inarritu che vorrebbe commuovere e far riflettere sulla vita e sull'anima ma in realtà si presenta come la più grande collezione di sfighe mai inventato. Ricapitolando: un fondamentalista cristiano ubriaco investe e uccide marito e due figlie di una ex-tossica che trona a drogarsi ma viene sedotta da un uomo malato terminale che pensa di averla scampata ma in realtà non è così. Più drammatico di così si muore. Dal ridere. L'ultimo film del grandissimo Peter Weir invece mi ha lasciato allibito. Dopo aver visto "Master and Commander" mi chiedevo: "Ma dove voleva andare a parare Weir?". Tutt'ora non ho trovato una risposta adeguata e mi riduco a considerarlo una lussuosa puntata di un telefilm, estremamente ben confezionata ma assolutamente inutile. Concludo con Verdone e il suo "L'Amore è Eterno finchè Dura", commedia divertente purtroppo solo in alcuni momenti selezionati. Qualcuno ha gridato alla rinascita artistica dell'autore, a un nuovo corso più maturo. E' una mia impressione o anche qualcuno là fuori pensa che gli ultimi film del regista romano siano usciti da una fotocopiatrice?
Le Sorprese: E chi se lo aspettava? Chi pensava che dopo il miglior film d'azione di sempre la storia, apparentemente conclusa, potesse continuare? Che un seguito fosse probabile lo sospettavano molti, ma nessuno poteva prevedere un risultato così buono. "Terminator 3" ha due grandissimi pregi: 1) essere un ottimo film d'azione vecchia maniera (niente arti marziali, solo botte da orbi ed esplosioni) e 2) portare avanti la vicenda in maniera originale. E al giorno d'oggi scusate se è poco. Altrettanto inaspettato è giunto il remake del classico "Zombi" di Romero, "L'Alba dei Morti Viventi" di tale Synder, al primo film. E che debutto! Eliminato ogni messaggio contro il consumismo dell'originale il rifacimento brilla come ottimo film horror d'azione. Adrenalinico e con un ritmo azzeccato è questo il tipo di remake che si vorrebeb vedere tutti i giorni. Altra gradita sorpresa è il ritorno alla decenza della saga di Matrix, caduta ai livelli del trash più trash con quella fogna di "Matrix Reloaded". "Matrix Revolutions" è decisamente migliore, con scene d'azione più "sensate" e un finale che non ti aspetti, anche se il rischio sequel incombe terribilmente. Da apprezzare molto la mancanza quasi totale della Bellucci. In tema di saghe anche quella di Harry Potter si può dire rinvigorita da quest'annata cinematografica. Il messicano Alfonso Cuaron ci ha donato con "Harry Potter e il Prigioniero di Azkaban" l'episodio più scuro e adulto della storia del maghetto. Ma siamo sicuri che il merito sia suo e non del libro da cui è tratto? PAssando ad altro quest'estate ci ha regalato un piccolo gioiellino di azione a cervello spento, il thailandese "Ong Bak". Storia assente, dialoghi ridicoli ma tanta, tanta azione senza controfigure. Così estremo che il suo protagonista è stato chiamato da qualcuno "nuovo Bruce Lee". Il paragone è azzeccato anche per il film, le cui scene di combattimento divertono tutti tranne il Castell. Per finire il film più importante di questa sezione, il graditissimo ritorno al western di Kevin Costner, "Terra di Confine", pellicola d'altri tempi che praticamente nessuno avrebbe il coraggio di fare al giorno d'oggi. L'attore e regista premio oscar lo ha fatto e per questo la nostra videoteca si può arricchire del western più bello degli ultimi anni. Pe un pelo non lo infilavo nella sezione "Pesi Massimi". Forse avrebbe meritato.
Le Delusioni: rispettando un ordine cronologico il primo titolo su cui dovrei soffermarmi è "Hulk", ormai appartenente alla scorsa estate. L'asiatico Ang Lee non ha fatto un brutto lavoro complessivo. Lo stile vertiginoso e ispirato alle vignette dei fumetti ci sta tutto e anche gli interpreti non sono male. Però alla fine la sceneggiatura prende una piega quasi catastrofica e manda tutto a puttane. La mia ipotesi è che si volesse sperimentare qualcosa di nuovo e nel contempo rimanere aderenti al fumetto; il risultato è un potenziale bel film venuto male. Grandissima delusione poi per "Troy" di Wolfgang Petersen. Lo scandalo non è che un testo importante come l'Iliade sia stato ridotto a baraccone hollywoodiano, ma che questo baraccone convinca ben poco. La prima parte è a dir poco insulsa e le mastodontiche scene di combattimento scimiottano non poco quelle de "Il Signore degli Anelli", ovviamente con risultati diversi. La seconda metà è più godibile ma ormai il danno è fatto. Un grandissimo peccato. Quasi quanto quello di trasformare l'interessante rapporto fra il pittore Vermeer e la sua modella ne "La Ragazza con l'Orecchino di Perla" in un polpettone che, ancora una volta, inizia a carburare troppo tardi.
Le Porcate (Oh Yeah!): Qui ci si diverte. Anche se è innegabile che OGNI ANNO il numero di filmacci è di gran lunga superiore a quelli validi, l'annata 2003/2004 è stata particolarmente ricca di pellicole pessime. Che io in gran parte mi sono recato a vedere. Cominciamo da inizio stagione e troviamo subito "La Leggenda degli Uomini Straordinari", avventurona insulsa con Sean Connery che di sicuro per il potenziale del fumetto da cui è tratto si può considerare delusione ma è decisamente troppo brutto per inserirlo in quella categoria. Al contrario dei film sopra citati ciò che si salva è davvero poco (qualche battuta di Connery), il resto è davvero carente. E si capisce bene quello che intendo quando vi dico che il finale assomiglia pericolosamente a quello di "Dungeons & Dragons". Prima di Natale si poteva anche trovarein sala "La Macchia Umana", pellicola ispirata a un libro premio pulitzer. E si devono essere impegnati a trasformare una materia simile, senza contare il cast stellare, in una storia involontariamente comica. Fra Anthony Hopkins che inneggia al Viagra, Gary Sinise sotto psiocofarmaci, Ed Harris che fa (guarda un pò!) il matto e una Nicole Kidman che MAI in nessuna realtà parallela andrebbe a letto col vecchio protagonista della vicenda c'è di cui divertirsi. Fra parentesi di codesta attrice (che è la più bella del mondo, stop.) non si vede poi tanto, e quindi cade anche l'unico motivo per vedere questa sbobba. A Gennaio mi sono potuto deliziare con il comico "intellettuale" di Vanzina e delle sue "Barzellette". Adorato dall'Unità (ma Gramsci si sta rivoltando nella tomba) e accolto da più parti come ritratto fedele dell'italia contemporanea è in realtà uno dei peggiori film di sempre. Questa storia è davvero bella: all'uscita di ogni film con Boldi, De Sica e allegra brigata si trova qualcuno che li difende perchè vogliono rappresentare i vizi del nostro tempo. Io onestamente credo che tutti questi titoli siano solo sterco equino con cui l'italiano medio può andare al cinema e imbarbarirsi (si può dire?) ancora di più. "Le Barzellette" è il punto più basso di questa produzione, il film più terribile e agghiacciante, quello che davvero mi fa vergognare di essere Italiano. Certo però che a guardare la Francia non sono messi meglio: "I Fiumi di Porpora 2" non scherza in quanto fattore radioattivo. In pratica un film francese che vuole fare l'americano e prende spunti da mezzo secolo di cinema statunitense. Alla fine abbiamo fra le mani una ciofeca con una trama buttata su a caso e sequenze assolutamente inutili per l'economia del film. Da vedere per capire come NON va fatto un thriller. Altro film che mi sarebbe piaciuto catalogare solamente come "delusione" ma invece rientra a pieno merito nelle porcate è "Il Cartaio" del maestro (20 anni fa) Dario Argento. Gli unici meriti di questa scialba e prevedibile pellicola sono che Silvio Muccino viene ucciso in maniera atroce e che è tutto sommato meglio del preedente "Nonhosonno". Magra consolazione. A questo punto ci avviciniamo all'estate appena trascorsa, periodo in cui le case di distribuzione si sbizzarriscono e svuotano il loro sacco coi prodotti che nessuno sano di mente guarderebbe in inverno. Uno di questi è "Phone", ennesimo film più porcata che delusione. L'idea non è affatto male per quanto MOOOLTO simile al più famoso "Ring", ovviamente la realizzazione fa cadere le braccia. Quando ti propinano un momento di improvvisa tensione ogni 30 secondi finisci inevitabilmente con l'assuefarti e metterti a ridere. E dai, ci vuole un pò di contegno! E per finire i veri gioielli in negativo di questa annata, il primo dei quali è "Street Dance Fighters". Devo dire la verità: di film brutti ne ho visti molti e spesso per divertirmi volontariamente. Questo aborto/propaganda di Mtv non mi ha strappato una sola risata e mi ha fatto uscire dalla sala distrutto. L'ho già detto e lo ripeto: "Street Dance Fighters" è il modo migliore per diventare razzisti. Un film che la Lega dovrebbe conservare in ogni propria sezione sparsa sul territorio. Ma non c'è limite al peggio, infatti è rimasto "House of the Dead", un titolo così esteticamente ributtante da poter essere preso a manifesto del cattivo gusto. Inserti del videogioco, bullet time continuo usato su personaggi fermi che sparano, riprese allucinanti... Al contrario dei film citati fino ad ora "House of the Dead" è l'unico che meriterebbe a pieno titolo di essere acquistato e inserito con onore nella rudoteca. Almeno con questo le risate sono assicurate.
Credo di aver finito, no?
NO!
L'ho conservato per ultimo perchè niente per quest'anno, e credo almeno fino al sequel, potrà competere con la bruttura pestifera di "Van Helsing"."House of the Dead" almeno era un film low-budget destinato a un gruppetto di teenager brufolosi. Qui parliamo della Universal, di un regista famoso e di un SACCO di soldi. Ebbene, tutte le risorse finanziarie spese per questa pellicola hanno concorso a creare uno dei film più terribili di sempre. Non c'è elemento in "Van Helsing" che non risulti scandaloso. Qualcuno lo ha paragonato a un videogioco ma il paragone è impietoso: "Van Helsing" è peggiore di qualsiasi videogioco presente sul mercato. E' un condensato di tutti i lati negativi che si possono trovare al cinema. E' il film in cui si può trovare il peggior Dracula di tutti i tempi, il peggior Frankenstein di tutti i tempi, il peggior uomo lupo di tutti i tempi... devo andare avanti? La conclusione a cui sono giunto è questa: se c'è il male nel mondo è per colpa di "Van Helsing".
Il film "DANNO": Se questa pellicola fosse un personaggio di un gioco di ruolo sarebbe un multi-classe; è infatti sia una grandissima delusionesia una porcata mastodontica. L'elemento che le permette di occupare una categoria a se è l'alto livello di pericolosità che possiede. Questo film non solo è "brutto", ma fa anche male. Fa male in primo luogo al cinema perchè portatore di un credo estetico aberrante e degno della peggiore soap sudamericana, ma fa anche male alle persone che lo guardano, perchè la materia narrata, in se la più nobile che ci sia, viene portata avanti più con fondamentalismo che con fede. E non è un caso che "The Passion"sia piaciuto così tanto alla chiesa che, per una volta, ha tralasciato di condannare gli aspetti di estrema violenza e crudeltà (in fondo la sua storia ne è costellata) e ha accolto a braccia aperte l'opera estrema di padre Mel Gibson. Il paradosso è che in un'epoca in cui ogni fondamentalismo sembra venire condannato, un film del genere viene osannato e preso come "pellicola sacra". Il successo di questo film ci deve davvero preoccupare TUTTI, di qualsiasi religione o credo. Un cattolico sano di mente condannerebbe fortemente "La Passione". Quello non è Gesù, è Terminator. L'accoglienza calorosa da parte della maggioranza della popolazione è purtroppo un brutto segno dei tempi. E per questo ritengo che la cosa giusta non sia bollarlo come "carino", "passabile" o "così così", ma condannarlo, e in maniera forte e decisa. Perchè Gesù non è William Wallace e Mel Gibson è meglio che torni a fare Mad Max.
Esaurite le mie catalogazioni prefisse sul mio elenco rimangono fuori pochi altri film che per correttezza voglio inserire. E' sfuggito dalle varie categorie il particolare "Cantando Dietro i Paraventi", film elegante e dal contenuto ambizioso che però non mi ha convinto del tutto. Mi è sembrato che la forma rigorosa e d'autore si sia trasformata in questo caso in freddezza, rendendo un pò vani gli sforzi. Ho apprezzato molto invece "Monster" e "La Rivincita di Natale", due film che non c'entrano nulla l'uno con l'altro ma che risultano ugualmente validi. "Monster" è un ottima biografia di un serial killer, piena di sentimento e non estranea a proporre dubbi di natura morale; "La Rivincita di Natale" è il gradito e inaspettato ritorno di una squadra vincente, un film forse non necessario ma assai godibile. "Ladykillers" è invece il lato più debole dei Coen di quest'anno, già presenti nelle sale con il più azzeccato "Prima ti Sposo e Poi Ti Rovino". E infine concludo questo post esagerato con "Il Genio della Truffa", parentesi nella commedia del regista Ridley Scott che, nonostante quello che ne dicono, ho gradito e mi sento di consigliare.
Alla prossima!
martedì, settembre 07, 2004
Errata Corrige
Due righe che mi obbligo a scrivere prima di fiondarmi a letto, due righe scritte più che altro per correttezza. Stasera sono tornato a vedere "Fahrenheit 9/11" con Zar, Eka, Insjegner e Pincio (posso scriverlo?) che non erano ancora riusciti a trovare un momento giusto per guardarselo tutti insieme. Prima cosa: devo ritirare una parte di quello che ho detto nel mio post precedente, "A Spada Tratta". Lì "correggevo" il Castell affermando che la donna che mette la bandiera americana fuori dalla finestra ogni mattina e quella che alla fine si reca alla casa bianca sono due persone distinte. Invece aveva ragione lui. Quella è sempre Lila Lipscomb, che issa la bandiera, che piange davanti alla casa bianca ed è sempre lei che parla della disoccupazione a Flint. E' evidente che il mio livello alcolico da astemio è molto più alto di quello del Castell sobrio, e di questo chiedo sucusa. Tuttavia è pur sempre vero che ognuno dei momenti in cui Lila compare la vicenda si svolge DOPO che ha perso il figlio, e per questo ognuna di quelle parti non viene delegittimata della propria veridicità. Ciò che può trarre in inganno, e che mi ha fatto addirittura supporre fossero due persone diverse, è il differente stato d'animo che traspare da quella persona, le idee che comunica. Alla fine però è ben chiaro che tipo di personaggio sia Lila Lipscomb e come la si è voluta tratteggiare. Ella è prima di tutto una donna che possiede moltissimi familiari impegnati in azioni militari; quasi tutti i suoi cari sono soldati, e lei prende molto seriamente il loro ruolo. E' molto fiera del loro impegno e per questo non comprende perchè molte persone manifestino contro di loro, come per esempio durante la guerra del golfo. La gente però non è contro i soldati, è contro la guerra. Lila lipscomb ha capito questo e si dichiara una democratica conservatrice. L'ultima parte del film serve per mostrare come la sua situazione sia diventata tragica. Suo figlio voleva solamente servire il suo paese, è arrivato là e non capiva il perchè di tutto questo. E' morto e lei non riesce a capacitarsene. Questa storia è importantissima nell'economia del film perchè serve per descrivere quella parte dell'america che si arruola con le migliori intenzioni e poi viene utilizzata per scopi assai poco nobili. Salvo poi concludere la pellicola con una frase di George Orwell: "Non è importante dire se la guerra sia giusta o sbagliata; la vittoria non è possibile".
La citazione era molto più lunga ma invito nuovamente quelli che non l'hanno ancora fatto a vedere il film. Che, alla seconda visione, mi si è presentato ancora più perfetto della prima volta, quando non avevo potuto ammirare bene la sapiente struttura e le scelte magistrali compiute dal Michael Moore. Come, per esempio, le canzoni utilizzate, molto spesso prese da gruppi che allo stesso modo si battono per un mondo migliore, come i REM o Neil Young, la cui "Rockin in the Free World" è il brano migliore che si potesse scegliere per concludere il film.
lunedì, settembre 06, 2004
Maurizio chi?
Oggi ho sperimentato che mangiare davanti al televisore è dannoso, MOOOLTO dannoso. Ma non perchè spegne il buon vecchio dialogo fra figlio e genitori, come potrebbe obiettare una schiera di madri petulanti. Assolutamente non per questo. Le ragioni vanno cercate nell'alto rischio per le nostre vite che comporta l'ingoiare cibo mentre si segue il telegiornale. Prendete me qualche ora fa: stavo come ogni giorno ascoltando le notizie del tg2 e mi gustavo la pastasciutta appena fatta. All'improviso una oscura visione sullo schermo mi ha fatto andare di traverso il rigatone col sugo che ospitava la mia bocca. Ditemi voi se questa non è una pratica pericolosa!!! C'è mancato poco che non ci lasciassi le penne così, soffocato da un rigatone barilla. Ma che cosa aveva scatenato quella reazione in me?
All'apparenza non è stato nulla di clamoroso. Cioè, il servizio non conteneva nessuna notizia sconvolgente, era solo un resoconto di un discorso di Piero Fassino alla festa dell'Unità nazionale di Genova. E non diceva certo cose stupide, anzi. Quello che però mi ha colpito, e tanto, è stato vedere chi condivideva lo spazio sul palco insieme al segretario dei DS. No, no, non ci ho visto male, era proprio lui, inconfondibile.
Era Maurizio Costanzo.
Come chi? Maurizio Costanzo. Non conoscete Maurizio Costanzo? Ma si, è quel tombolotto burbero che vedi la domenica insieme a tutti quei tizi che ballano, cantano, si tirano le torte in faccia, fanno il salto in alto, il trenino, litigano intorno a un tavolo... ma si, dai, è quello che di notte sta in teatro insieme a tanti ospiti strani, con il signore coi baffoni che lo accompagna col pianoforte... quello che è sposato con la signora bionda e un pò mascolina che fa tutti quei programmi con i giovani. Non avete ancora capito chi è Maurizio Costanzo? Ma si dai, è quello...
E' quel Maurizio Costanzo, per esempio, che figurava nella lista degli iscritti alla loggi massonica P2 quando nel maggio 1981 ne fù scoperta l'esistenza. Poverino, lui non c'entrava niente, lo ha detto chiaramente anche in televisione. Aveva solo fatto la sciocchezza di farsi iscrivere dal fondatore della P2 Licio Gelli per non avere problemi con il suo lavoro. E poco importa che Angelo Rizzoli, durante il processo relativo a questa scoperta, abbia affermato che lui entrò alla Rizzoli sotto forte raccomandazione di Licio Gelli, che lo spinse anche a divenire direttore della "Domenica del Corriere" e a fondare nel 1979 il suo giornale personale, "L'Occhio". Cose da niente.
E' quel Maurizio Costanzo che, dopo questa brutta storia, venne salvato da Silvio Berlusconi, anch'esso iscritto alla P2, che gli concesse di creare il proprio show sulle sue reti.
E' quel Maurizio Costanzo che dal 1999 è diventato presidente di Mediatrade, società del gruppo Mediaset.
E' quel Maurizio Costanzo che ha fondato la "Maurizo Costanzo Comunicazione", società per 50% sua e per 50% di 21 investimenti, a cui fa capo Alessandro Benetton. Una società che dovrebbe occuparsi di creare siti internet sui personaggi della televisione, e nel cui consiglio d'amministrazione è entrata Marina Berlusconi.
E' quel Maurizio Costanzo a cui è stato affidata, sempre da Berlusconi, la direzione della sua emittente ammiraglia, Canale 5.
Ora, dopo questo brevissimo excursus nei suoi ultimi 25 anni di attività, mi sorge spontanea una domanda. Perchè quest'uomo figurava non seduto fra il pubblico ma sul PALCO della festa dell'UNITA' NAZIONALE al fianco di Piero Fassino? Certo, qualcuno può dirmi che era là per fare il moderatore. E allora io rispondo: ma stiamo scherzando??? Forse è meglio ripeterlo:
MA STIAMO SCHERZANDO???
Il mio livello di sdegno ha raggiunto vertici forse anche più alti quando, navigando su internet, ho scoperto che Maurizio Costanzo avrebbe dovuto essere un candidato DS per le appena trascorse elezioni europee.COSA???? Non mi sembra sia stato così (potrei sbagliarmi...) ma già solo il fatto che una simile voce sia passata per la rete e, soprattutto, che un personaggio simile compaia sullo stesso palco insieme al segretario del più grande partito di sinistra (centro-sinistra... tra poco solo centro) italiano mi fa andare su tutte le furie. Ma possibile che nessuno abbia detto niente? Vi sembra normale che un fatto del genere accada senza che la gente si lamenti?
Qui servono davvero a poco le scuse, non c'è verso. Ha ragione Luttazzi quando dice che da certa gente bisogna stare alla larga, separarsene, far capire che loro e noi siamo due cose separate, distinte. Basta Vespa, basta Costanzo, basta Mondadori ed Einaudi. E' assurdo vivere in un paese in cui si può assistere a delle scene come quella di oggi. Voi cosa ne pensate?
domenica, settembre 05, 2004
Convalescenza
Scrivere un post oggi, 4 settembre 2004, implicherebbe l'obbligo di parlare della terribile strage di Beslan in Ossezia, della follia indescrivibile di un gruppo di terroristi che prende come ostaggi centinaia di bambini e del blitz/bagno di sangue con cui si è concluso tutto. O quasi, visto che tutt'ora più di 200 persone mancano all'appello e molto probabilmente andranno a sommarsi ai già 300 e passa morti sui 1200 innocenti presenti in quella scuola. C'è rabbia e sdegno nel constatare il livello di crudeltà a cui è giunto il terrorismo e anche molto rammarico per come si è voluto risolvere la cosa. Non è un'opinione mia personale, Putin stesso ha ammesso davanti alla nazione che qualcosa è andato storto nell'assalto delle forze speciali e pure una figura istituzionale come il nostro ministro Martino ha dichiarato che peggio di così non poteva andare. Ma mi rendo conto di non essere molto bravo a parlare di queste cose, e per un maggiore approfondimento vi rimando al blog di TheZar che ha già sfornato un post davvero appropriato.
Io intanto sto continuando la mia settimana di completa reclusione in casa: dormo, vedo film, leggo, vedo MOLTI telefilm (Buffy) e non ho praticamente mai messo mano su un videogioco. Oggi pomeriggio però mi è venuta voglia di rimettere le mani sul mio Gamecube; non tanto sui giochi più nuovi (con Donkey Konga è meglio che prenda una pausa lunga per non affaticare il gomito) quanto con quelli più vecchiotti, se si può usare questo termine per titoli che hanno nemmeno due anni. Eppure un così breve lasso di tempo li rende, in un mercato in continua evoluzione, dei semi-pezzi da antiquariato. Sono giochi insomma che oggi trovi benissimo a prezzo ridotto. Dovendo rinunciare a ritornare nell'oceano blu di "Zelda: The Wind Waker" poichè prestato, ho optato per ricominciare uno dei titoli che ho amato di più, "Super Mario Sunshine". Mi sono divertito come un matto a zompettare per l'isola Dolphin, saltellando di quà e di là e spruzzando acqua contro ogni cosa che si muovesse. E' un gioco davvero formidabile, con una grafica bellissima e colorata, un'esperienza fantastica. Dopo aver spento la console e posato il joypad mi sono messo a riflettere, e in questo periodo ho davvero molto tempo per riflettere... questo non è certo l'unico titolo grandioso per Gamecube. Se giro la testa a sinistra e leggo i titoli sulle fascette delle custodie impilate riesco a trovare innumerevoli nomi che mi hanno fatto sognare: "Super Smash Brothers Melee", "Resident Evil", "Eternal Darkness", "Luigi's Mansion", "Pikmin", "F-Zero GX", il già citato Mario, lo Zelda che ho momentaneamente è in trasferta e poi lui, il re, che se non avessi posseduto questa console l'avrei comprata solo per lui: "Metroid Prime". Tutti quelli che ho nominato sono capolavori assoluti, degni di stare fianco a fianco a importantissime glorie del passato. E qui un pò mi viene da sorridere. Io conosco tantissime (ma tante tante tante!) persone che hanno posseduto un NES o un Super NES, oppure entrambi, chi addirittura il Nintendo 64!!!, che li hanno usati e tutt'oggi ricordano gli stessi titoli a cui io giocavo con più di un filo di entusiasmo. E qui parlo di giochi, come "Super Mario Bros", "Super Mario World", "Legend of Zelda", che hanno fatto la storia di questo ambiente. Ritornano nelle loro parole, nei loro discorsi, come mattoni di un palazzo che non c'è più, è stato distrutto e anche se venisse ricostruito non sarebbe più la stessa cosa. Ed è qui che mi trovo a sorridere. Per ragioni economiche (superati i 18 anni si spillano più soldi ai genitori, è innegabile) in questi ultimi 3 anni ho comprato più giochi di quanto mi fosse mai stato concesso da piccolo. Possedevo all'incirca 8 cartucce per NES, altrettante per Super NES e molto meno per Nintendo 64. Adesso per Gamecube fra europei, americani e giapponesi conto più di 20 titoli. Praticamente tutti i giochi più importanti usciti si trovano nella mia libreria, compreso qualcuno che qui da noi deve ancora uscire (Animal Crossing e Donkey Konga, Donkey Konga 2 non uscirà mai in Europa). Riflettendo sulla qualità di quei giochi, sul loro valore, sull'esperienza che sono riusciti a trasmettermi posso dire senza ombra di dubbio che a conti fatti questa è la console che mi sono goduto di più in assoluto. Non solo quel palazzo si può ricostruire, si può fare addirittura meglio! Questa console possiede una collezione di capolavori talmente vasta da tenere testa e probabilmente anche superare le performance di NES, Super NES e Nintendo 64, senza contare che nei prossimi due anni questo numero è destinato a salire vertiginosamente. Questo mi fa sorridere, che persone così attaccate, sentimentalmente, al loro passato non si rendano conto che il presente é anche meglio. E io già non sto nella pelle per ciò che mi attenderà con il Nintendo DS e il nuovo Revolution...
Vabbè, post inutile, ma quale di quelli quà sotto lo è? Alla prossima!
giovedì, settembre 02, 2004
A Spada Tratta
Visto che scrivere con la tastiera è una delle poche occupazioni che posso ancora svolgere (quasi) normalmente nonostante la mia attuale indisposizione al gomito e che il post del Castell su "Fahrenheit 9/11" mi ha non poco solleticato alla riflessione perchè non farci su un post tanto per tenere un minimo aggiornato questo blog? Ma si, dai!
Allora, iniziamo così: in linea generale mi trovo d'accordo con quello che dice il menestrello che gira per l'Europa. E d'altronde c'è il post qui sotto che credo esplichi a dovere quanto ho apprezzato questo film. Tuttavia ci sono alcune considerazioni con cui non posso che dissentire, considerazioni che mettono in dubbio la capacità di comunicare un messaggio esplicitamente anti-bush ma che alla fine non sembrano intaccare la valutazione del film. Il che è almeno un pochino strano. Mi spiego meglio: dopo aver consigliato a ogni persona di vedere il documentario di Michael Moore il Castell si occupa di coloro che lo hanno invece criticato. Da uno che non si discute come Godard (perchè poi?), passando per Ray Bradbury e arrivando a Giuliano Ferrara. Ora, Godard e Ray Bradbury avranno anche fatto grandi cose in passato, amo alla follia sia "Fino all'Ultimo Respiro" del regista francese che "Cronache Marziane" dello scrittore americano, eppure stando alle motivazioni addotte, ovvero che questo film fa il gioco di Bush -stop- per l'uno e che questo Moore poteva anche chiedere prima di utilizzare il titolo del suo libro, si può arrivare a credere che la vecchiaia non abbia portato saggezza a questi due maestri. Non è una cosa grave, a ben vedere anche Bob Dylan oggi è "leggermente" rimbambito, e i due signori di prima dovrebbero essere contenti del paragone. Giuliano Ferrara lo scarto a priori come lui fa con questo film, e poi di questo ne parlerò, mentre le parole del filosofo ed ex-sindaco di Venezia Massimo Cacciari suonano almeno come le più argomentate. Egli dice che se la brigata Bush continua ad avvertire la gente del pericolo terrorismo e Michael Moore al contrario minimizza questo problema è chiaro che i repubblicani torneranno a vincere. Un discorso assolutamente sensato ma, per chi non ha visto il film, a cosa si sta riferendo Cacciari? Si sta parlando di un punto ben preciso di "Fahrenheit 9/11" in cui viene mostrato come i media enfatizzino la paura post 11 settembre di venire colpiti in qualsiasi luogo e in qualsiasi momento. Dopo le esplicative immagini delle televisioni stesse si passa ad intervistare la gente di tutti i giorni, pensionate, operai, gente che passa per strada in una sperduta cittadina di poche migliaia di abitanti. Un posto insomma che potremmo paragonare a Fidenza in quanto estensione. Ebbene ogni persona si è mostrata seriamente preoccupata e ha affermato che i terroristi potrebbero benissimo colpire il loro unico ipermercato. Tutto ciò serve solo a mettere allo scoperto la manipolazione, a tutto benificio dell'opera governativa, attuata dai media e in particolare dalla Fox, che non fa proprio una bella figura in questo film. Una tentativo simile lo troviamo anche in "Bowling a Columbine", dove la insolita predilizione delle televisioni nel scegliere sempre neri o ispanici da dipingere come criminali lascia non poco perplessi. Appurato questo mi sembra che ci sia stato un minimo fraintendimento da parte di Cacciari; Michael Moore non vuole assolutamente dire che il terrorismo va sottovalutato, e il coinvolgente (termine comunque riduttivo) inizio sull'attacco alle torri gemelle è esplicativo, quanto che a chi è al governo non interessa nulla e anzi lo utilizza come capro espiatorio per fare quello che vuole e comprarsi l'approvazione delle masse. E' qualcosa di ben diverso, non pensate? Per questo credo che Cacciari e il Castell, che sposa la sua teoria di "Fahrenheit 9/11" come arma a doppio taglio, siano leggermente in fallo. Dal mio punto di vista il film di Moore ideologicamente è completamente privo di ambiguità, tanto inattaccabile da questo punto di vista quanto dal punto di vista della documentazione, la cui serietà è affidata anche a un poll di numerosi esperti del settore. Dopo tutto voi non vorreste essere sicuri di dire le cose esattamente come stanno mentre fate un film contro l'uomo più potente del mondo? Nonostante tutto qualcuno continua a sostenere che Michael Moore sia uno "stupido uomo americano ciccione" (è il titolo di un documentario su di lui) e che i premi che ha vinto siano esclusivamente merito del messaggio politico che porta.
Anche da questo punto di vista devo dissentire con il Castell, che adduce la palma d'oro a Cannes a eventuali accuse di simpatie repubblicane nel caso contrario. Chiamatemi ingenuo ma io continuo a non pensarla così; solo i più diffidenti e prevenuti possono infatti avanzare dubbi sul valore artistico di questo film, un valore enorme. Qualcun'altro può dire che lo hanno votato i francesi, ma dovrebbe invece ricordarsi che il presidente della giuria è quel Quentin Tarantino che mai si è mostrato interessato alla politica. Mi sembrano tanto le lamentele dell'anno scorso per il premio veneziano a "Il Ritorno" invece che al bellissimo, e italiano, "Buongiorno, Notte". Ogni critica ulteriore in questo senso mi fa sempre più sospettare che sia solo per stizza, per l'incontenibile rabbia di qualche detrattore che un film, documentario per giunta!, contro Bush abbia ricevuto un premio così importante. E' un delitto? E' così difficilepensare che effettivamente quello fosse il MIGLIOR film presente alla mostra e per questo abbia trionfato?
Ma passiamo ad altro e in particolare alla credibilità che il Castell critica tanto. Prima di tutto faccio alcune considerazioni veloci, più pignoleria che altro: da quel che mi ricordo, e ne sono praticamente sicuro, la signora che ogni mattina alza la bandiera americana e quella che in coda al film visita la casa bianca sono due persone ben distinte. Solo una delle due è Mrs. Lipcomb è credo che tu abbia unito le due figure in una sola. In secondo luogo la vecchina seduta al banchetto davanti alla casa bianca non è irachena bensì spagnola perchè dice che anche il suo popolo è stato attaccato l'11 marzo. Una volta puntualizzato questo passo a spiegare il perchè ritengo queste sequenze abbastanza credibili. Di Michael Moore ho visto gli ultimi due film e parecchie puntate del suo show televisivo "The Awful Truth" e posso dire che quello che si vede sullo schermo non è solo lo stile di QUESTO regista, che comunque possiede le sue particolarità e doti eccezionali, quanto un modo di mostrare la realtà e trattarla essenzialmente americano. Basta guardarsi anche qualche show televisivo sui canali satellitari, ad esempio il David Letterman Show o FOX News. Giocare con la realtà, renderla spettacolo, vedere persone che discutono in strada nonostante un operatore li stia riprendendo è una cosa abbastanza normale. Inquadrare una donna che piange disperata per la morte del figlio e soffermarsi sui particolari è una pratica comune e che suscita ben pochi scrupoli morali. Ovvio che a noi europei questo suscita un pò di disgusto, di ribrezzo. Un pò perchè la nostra tv non ci è ancora arrivata COMPLETAMENTE ma soprattutto perchè spero ci poniamo ancora dei dubbi sulla legittimità o meno di fare spettacolo sul dolore altrui. Per questo credo che più che la credibilità del film di Moore tu, Castell, sia invece rimasto perplesso da una situazione che qui quasi certamente sarebbe stata ricostruita in studio. Ma c'è poco da fare, è il loro modo di fare spettacolo e a questo non si può pretendere che Moore, nato e vissuto in America, sia estraneo. Credo che il succo della questione sia tutta qui e accettando (certo non acriticamente) il loro modo di vedere le cose ogni cosa risulti più chiara.
Ma Bush è effettivamente un cretino o trattasi invece di furbetto da oscar? Sapete, per me le due cose possono benissimo coesistere. Bush è a tutti gli effetti, perchè le immagini lo dimostrano, un cretino; eppure questo non gli impedisce di appartenere a una famiglia, a un gruppo dirigente che ha ben altri scopi ripetto a quelli che dichiara alla nazione e che è coalizzata per raggiungere un obiettivo comune: denaro, tanto. No, Bush non è furbo, lo sono quelli intorno a lui, il padre e tutti coloro che lo controllano. Alla fine questo presidente non è altro che il simbolo di qualcosa molto più grande di lui, qualcosa che fa capo a grandi famiglie e corporazioni, multinazionali e organizzazioni. E anche un cretino.
Furbetto invece è Giuliano Ferrara, uno dei tanti che utilizzano la loro cultura per scopi ben poco nobili. Di esempi ce ne sarebbero tanti da fare, ma in questo caso egli critica un film che non ha mai visto. Molto probabilmente come la quasi totalità delle persone di destra su questo pianeta. Personalmente non attenterei a parlare male di qualcosa che non ho nemmeno visto, perchè sarebbe un pregiudizio (ed essermi appassionato a Buffy in questo periodo mi ha fatto ricredere su molte cose). Per quel che mi riguarda "Paycheck" può essere un capolavoro e "Spiderman 2" la più grande ciofeca mai fatta (a proposito, anch'io non vedo l'ora di vederlo!!!!), nonostante ne abbiano parlato in termini esattamente opposti. E allora anch'io volgio chiudere con lo stesso appello del Castell: andate a vedere "Fahrenheit 9/11". Poi se volete dite la vostra. Ma fino a quel momento bocca chiusa!
Mi rendo conto di essere stato un pò cattivo, neanche il Castell si fosse espresso contro "Fahrenheit 9/11"... tuttavia alcune cose credo andassero dette e se per questo ho peccato di pignoleria cercate di perdonarmi. Al prossimo post, magari con un gomito più sgonfio...
|