Interfaccia col Nulla



domenica, ottobre 31, 2004
 

Oltre il bosco, oltre il genere

La mia impressione è che nessuno dei presenti in sala, miei amici compresi, sia rimasto soddisfatto da "The Village". Proprio nessuno. L'atmosfera appena gli occhi hanno cominciato ad abituarsi alla luce era a dir poco pesante, un centinaio di persone che si sentivano formalmente prese per il culo. Addirittura mi hanno riferito di una sfuriata a una radio da parte di uno spettatore adirato: voleva vedere un horror e invece si è dovuto sorbire una storia d'amore. Certo che per risolvere il quarto film di M. Night Shyamalan in queste parole il tasso alcolico, o almeno il colesterolo, dovevano essere almeno un pò sballati.

Chiunque infatti possa fregiarsi di una minima stabilità fisica e mentale capirà che la storia d'amore in "The Village" è importante quanto la milza nel corpo umano: finchè ce l'hai nessun problema, se te la tolgono non sarà il massimo ma vai avanti lo stesso. Vedere come messaggio principale del film la forza dell'amore che supera ogni ostacolo non è solo riduttivo ma anche forzato: si può affermare, ma l'importante è altro. "Il Sesto Senso" e "Unbreakable", i primi due film del regista indiano che a questo punto mi riprometto di rivedere, danno un'ottima idea dello stile di Shyamalan, riassumibile volendo fare un discorso da bar in una narrazione dall'incedere lento e nella sorpresa/ribaltamento della prospettiva. Ed essendo questi due titoli molto famosi e capillarmente distribuiti non mi sembra necessario fare degli esempi.

ATTENZIONE: in queste righe cercherò di non rivelare il colpo di scena alla base di "The Village". Essendo però quest'ultimonon troppo difficile da decifrare anche dal solo trailer sconsiglio la lettura a coloro che ancora devono vedere il film.

I due caratteri più "visibili" del cinema di Shyamalan vengono rispettati anche in "The Village". Eppure non è difficile capire che stavolta c'è qualcosa di MOLTO diverso. Consapevolmente il regista ha commesso un grosso peccato agli occhi degli spettatori che si aspettavano un altro "Sesto Senso". "La mia colpa è di aver reso il fantastico reale": sono parole sue, sentite oggi su una tv satellitare. Se il "colpo di scena" del suo primo film è stato a tutti gli effetti il vero motivo del suo successo, questa volta si può a ragione sostenere il contrario: il ribaltamento "finale" è la sua rovina, almeno commerciale. Ho scritto finale tra virgolette per una semplice ragione, per la vera idea geniale di "The Village": lo svelamento della verità avviene molto prima della fine degli avvenimenti, e questo è un'occasione per sperimentare uno delle più intelligenti macchine del cinema di questi anni, e forse non solo. Quando l'ignoto è tale sembra quasi naturale spaventarsi: questi sono i primi tre quarti del film. Quando però l'ignoto non è più ignoto, quando ci viene svelata la verità, allora è normale, poichè razionale, non farci più caso: l'ultimo quarto del film ci dimostra però che non è così. Shyamalan riesce a farci dubitare anche delle verità che si sono appena, pochi minuti prima, svelate. E' un meccanismo incredibile e forse ancora più meritevole di lode del tema, stavolta si, più evidente di "The Village", ovvero una riflessione sulla possibilità di controllare il mondo attorno a noi, di circoscriverlo, di renderlo sicuro, puro. Ma non solo. Capisco perfettamente perchè questo film ha fatto impazzire il grandissimo Enrico Ghezzi: il film di Shyamalan è una miniera d'oro di temi, di simboli, di metafore. Ora possiamo capire bene perchè non sia piaciuto al pubblico; tutti si aspettavano da questo autore un ennesimo film "horror/thriller". E non si può neanche dire che lui non glielo abbia dato. Sarebbe però, e Marco mi scusi umilmente per il paragone, come affermare che "2001 Odissea nello Spazio" è un film di fantascienza. Si, è vero, lo è. Ma nessuno di coloro che quella sera voleva vedersi un film di fantascienza sarà rimasto soddisfatto. Voi non sentite la gente tutt'ora dire che si addormenta a guardarlo? Anche nel caso di questo "The Village", ma vale per gli altri suoi film e volendo per il cinema tout court, bisogna staccarsi con decisione dalla ignorante equazione "lento=pesante". E anche dalla sua variante snob che dice "lento=intelletuale". Sono due concezioni a mio parere dannose e veramente rivelatrici di una mentalità cinematografica superficiale. Più penso a questa pellicola è più mi convinco della sua validità, del suo spessore; di un'importanza che trascende le comunque bellissime immagini e le intense interpretazioni. Forse che fino ad oggi Shyamalan sia stato sottovalutato artisticamente? Colgo l'occasione di una proiezione-evento in lingua originale l'11 settembre (nevicherà) per rivedere "The Village" e cercare di dare una risposta più decisa.

Anche perchè in un'epoca in cui qualcuno riesce a ritenere pesante "L'Impero Colpisce Ancora" io non posso che essere favorevole a un film "commerciale" siffatto.

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venerdì, ottobre 29, 2004
 

Lo studente inutile

Oggi nella mitica aula V di via Zamboni 38 è successo un fatto di cui mi piacerebbe parlare, un avvenimento curioso in cui raramente mi ero imbattuto. Almeno all'università.

Il luogo è quello già espresso, le lancette erano dritte sul mezzogiorno e l'antropologia culturale costituiva la materia della lezione.La professoressa aveva passato quei sessanta minuti scarsissimi, poichè azzoppati dal quarto d'ora accademico e da vari guasti al microfono, a spiegare la differenza di genere e di sesso e come queste diversità abbiano portato a diversi assetti sociali nelle varie culture; ha elencato le mansioni generalmente considerate "da donna" e quelle tradizionalmente maschili, di come le stesse cambino a seconda della zona presa in considerazione e subiscano ulteriori modifiche col passare del tempo. Un concetto fondamentale da lei espresso è che la donna ha la capacità di procreare mentre l'uomo no, il che è il nodo fondamentale che ha diversificato le varie attività nella storia. Un concetto semplice e banale, sul quale ogni persona può trovarsi d'accordo.

Tutti tranne lui. Inizialmente era solo una voce, un borbottio lontano ma abbastanza forte da essere udito dalla professoressa. Lei gli ha gentilmente concesso la possibilità di esprimere la sua opinione liberamente. E lui si è sbizzarrito. Con parlantina veloce e aggressiva lo studente in ultima fila ha cominciato la sua crociata della futilità. Secondo lui le cose non stavano così, tutto ciò che era stato detto fino ad allora non solo risultava incompleto ma addirittura sbagliato: la differenziazione dei compiti fra uomo e donna deriva sostanzialmente dalla genetica inferiorità fisica della femmina, un fatto questo che l'ha portata alla sottomissione nei confronti dell'uomo e alla totale incapacità di ribellarsi e far valere i propri diritti. Tutto questo è continuato fino a che la scienza ha messo a disposizione tecnologie atte a nullificare, o comunque attenuare, lo sforzo fisico compiuto dall'essere umano; solo in questo momento la donna ha potuto emanciparsi e aspirare a ruoli di maggior rilievo. Quella che, letta su queste pagine, potrebbe sembrare una teoria tutto sommato condivisibile è risultata, grazie alla cattiveria e allo sprezzo di chi l'ha pronunciata, un vero atto d'accusa. Era ben chiaro l'intento di questo studente: assolutamente stizzito per come è stato spiegato l'argomento, ha deciso di attaccare pubblicamente la professoressa e le sue conoscenze, trattandola non solo come una completa idiota ma quasi come una criminale che spiega a suoi alunni teorie profondamente sbagliate. E per fare questo il prode condottiero e paladino della ragione ha sfoderato la sua migliore dialettica e esternato tutte le sue conoscenze intellettuali: ha tirato in ballo la genetica per quanto riguarda le differenze fra uomo e donna, la semiotica parlando di tecnologie, addirittura la storia greca e romana. E a nulla è servito l'intervento di un altro studente, evidentemente più informato di lui a livello scientifico, che spiegava come sia stata dimostrata non solo l'esigua linea che differenzia la capacità fisica di un uomo da quello di una donna ma anche la maggiore predisposizione femminile a sopportare uno sforzo. Non è stato l'unico che ha tentato di controbattere a questo; in molto hanno fatto esempi, contemporanei o legati al passato, di come la donna venga e venisse utilizzata per lavori manuali, su tutti basta citare lo sfruttamento avvenuto durante la rivoluzione industriale. Un altro discorso invece va fatto per la professoressa che, anche se decisamente messa sotto accusa e a volta addirittura insultata (si è arrivati a dire che era disonesta nel non spiegare le cose come stavano), è riuscita a controbattere pacatamente e senza farsi contagiare dalla foga del carnefice: la forza fisica, infatti, ha influito sulla costruzione delle società in maniera sostanzialmente minore rispetto ad altri fattori, come ad esempio la già citata fertilità della donna. Ma ormai a ben poco serviva tirare fuori argomentazioni per controbattere: lo studente dell'ultima fila ascoltava con disprezzo ogni opinione, dalle semplici constatazioni di un alunno di archeologia che si è trovato a scavare fianco a fianco e per lo stesso tempo con donne fino a quello di scienze antropologiche che riammentava al sapientone l'esistenza di primitive società matriarcali: lui, in preda a un delirio di onnipotenza, ribatteva con disprezzo ad ognuno dei singoli interlocutori, negava tutte le idee altrui (come quella della società matriarcale) barricandosi dietro la sua "infallibile" conoscenza storica e scientifica e ritornava a bearsi della sua ragione e a venire supportato da due suoi amici che, anche se con meno strafottenza e arroganza, si battevano per la stessa "causa". Il tutto è giunto a una conclusione con la già citata accusa di "disonestà" nei confronti del docente che, a quel punto, ha preferito concludere il "dibattito" e andare avanti con la lezione, lasciando gli accusatori pieni di sè, soddisfatti e fieri della loro sapienza, e tutti gli altri profondamente incazzati con quei tre che avevano passato un'ora a dire fesserie.

Mi interessava riportare questa vicenda perchè tratteggia bene un tipo di persona, prima ancora che di studente, purtroppo presente nella nostra società. Forse anche a voi è capitato di incontrarne uno. La sua caratteristica principale è quella di sentirsi superiore a tutti e a tutto e non farsi sfuggire nessuna occasione per dimostrarla. E' un essere che si nutre di sè, del suo ego smisurato e perfetto, al confronto del quale tutti stanno un gradino più in basso. La sua arma prediletta è, ovviamente, la parola, con cui riesce a combattere ogni tipo di avversità e dimostrare all' interlocutore come la sua sia l'idea GIUSTA e l'altra (tutte le altre) siano sbagliate. Il più delle volte non è tanto il fatto di far prevalere l'idea razionalmente più corretta, quanto di far prevalere la propria idea TOUT COURT, dimostrando all'avversario (poichè viene visualizzato come tale) che qualsiasi argomentazione tiri fuori lui riuscirà a dimostrarne l'infondatezza. Di sicuro una persona del genere possiede una cultura quantomeno discreta, ma assolutamente inutile in quanto concepita unicamente come munizione per deridere l'altro, sterile poichè a tenuta stagna e intoccabile da qualsiasi tipo di dialettica, concetto che il soggetto in questione odia non poco. Essendo la sua una battaglia la cui benedizione viene dalla "presunta" cultura e dalla ragione a tutti i costi il discorso prende la piega dell'intolleranza, del disprezzo, della derisione e della strafottenza.

Ma ammettiamo anche che le ragioni dello studente di stamattina fossero giuste, nonstante la loro totale distruzione sotto i colpi della professoressa e di altri studenti ribellatisi a una tale saccenza; a cosa serviva un intervento del genere? Perchè tutto qui sta il nocciolo della questione. Quale scopo ci può essere nell'interrompere una giovane professoressa, che espone tesi universalmente riconosciute e cerca di essere il più chiara possibile, con delle accuse arroganti e prepotenti, con un bambinesco capriccio? Che vantaggio ne può trarre la lezione? Sono queste le persone che dobbiamo combattere, le docenti che si sforzano nel loro lavoro, che sono disposte al dialogo e cercano di non esprimere giudizi personali? Io credo che una mossa del genere sia legittima, e comunque con toni diversi, solo in casi estremi e difficilmente riscontrabili. Se mi trovassi davanti un professore che inneggia al razzismo, che predica l'esistenza di razze diverse e dichiara la superiorità dell'uomo sulla donna, allora anch'io troverei qualcosa da dirgli. Peccato che il caso preso in considerazione fosse tutto il contrario. Senza contare che l'altissimo accusatore, di sicuro ideologicamente non di destra, grazie ai suoi discorsi forzati e strafottenti e alle sue affermazioni di principio ha dato agli altri l'immagine del razzista misogino.

E grazie a queste situazioni capisco sempre di più che grande, indispensabile e, ahimè, raro valore sia l'umiltà.

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martedì, ottobre 26, 2004
 

Scherzi del marketing

Non so in base a quale strana reazione il cervello di molti li ha indotti ad aprire la bocca e ridere sonoramente, di gusto. Era una sensazione davvero strana: in molti, se non tutti, se la spassavano allegramente eppure io non ci trovavo molto da divertirsi. L'uomo sullo schermo si sveglia, guarda la finestra della sua camera e scende dal letto. E la sala ride. Perchè? Ma è logico: l'uomo sullo schermo è Jim Carrey, mister faccia di gomma, se c'è lui in un film si può star certi che c'è da ridere. Anche se, a dire la verità, non mi sembra che la situazione sia così esilarante. E a dirla tutta neanche l'attore canadese si sforza di renderla divertente. La domanda quindi rimane: perchè la gente rideva?

Forse la risposta la si può trovare comodamente seduti sul proprio divano, basta accendere la televisione e aspettare che passino i trailer cinematografici... eccolo!, è il film con Jim Carrey, quello che fa ridere la gente fin dai primi minuti. Come si chiama? "Se Mi Lasci Ti Cancello"... cavoli, sembra divertente! Questi due si fanno cancellare la memoria, ridono, si rincorrono... "Dopo "Una Settimana da Dio" Jim Carrey si riconferma il re della risata!"... deve proprio far ridere questo film! Anche la locandina è simpatica, con il faccione dell'attore sorridente che troneggia. Eppure sotto il titolo c'è una scritta più piccola... dice "Eternal Sunshine of the Spotless Mind". Deve essere il titolo originale...mmmhh, non sembra molto adatto per un film comico... forse c'è qualcosa che non va...

E in effetti non è nè la prima nè l'ultima volta che "qualcosa non va". Perchè "Se Mi Lasci Ti Cancello" è solo un demenzialissimo titolo con cui i furbetti distributori italiani hanno deciso di prenderci, in quanto spettatori, per il culo. Tutti coloro che ieri sera si sono recati al cinema per vedere un film comico si sono trovati in grossa difficoltà, e lo dimostrano le risate "meccaniche" spuntate fuori non appena è apparso sullo schermo il faccione di Jim Carrey. Che, per inciso, fa ben poco ridere in questo film. "Eternal Sunshine of the Spotless Mind" è quindi una particolarissima e amara commedia, firmata dal francese Michel Gondry, che mette nuovamente alla prova, coem se ce ne fosse bisogno dopo "Truman Show" e "Man on the Moon", le capacità interpretative dell'attore canadese. E' la storia di un uomo che si rivolge a una compagnia per cancellare dalla sua mente i ricordi di Clementine, la ex-ragazza che ha già fatto lo stesso con la propria. Basta questo spunto narrativo per trasformare tutto il film in un viaggio continuo nei ricordi del protagonista, ricordi che ci vengono proposti mentre vengono cancellati e Joel, pentito, cerca in ogni modo di salvare. Insomma, qualcosa di ben diverso da un film comico. Piuttosto ci troviamo di fronte a una commedia-dramma sentimentale post- "Memento", un film godibilissimo con un cast incredibilmente efficace, da Jim Carrey fino a Kirsten Dunst, e due uniche, ma grandi, pecche: la lunghezza, esagerata per la materia trattata, e un lieto fine a tutti i costi che risulta assolutamente superfluo e poco azzeccato con il tono generale del film.

Quello che fa rabbia è che se avessi dovuto basarmi sul trailer mai e poi mai mi sarei rivolto verso questa pellicola e, allo stesso modo, molti si sono fiondati in sala per vedere un film comico "commerciale". E' positivo il fatto che queste persone si siano trovate di fronte una pellicola a tutti gli effetti di qualità, ma è tragico il fatto che persone come me ignorino l'esistenza di un film del genere per una schifosa e deprecabile scelta di marketing. Sarebbe bello riflettere più a lungo su quello che un prodotto "E'" e come invece viene "VENDUTO" al pubblico, magari in un prossimo post.

P.S: Se vedete il film occhio al nome del personaggio interpretato dalla (bellissima, meravigliosa, incommensurabile) Kirsten Dunst: Mary Svevo. E ringraziate Marco per aver fatto caso a questo dettaglio.

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lunedì, ottobre 25, 2004
 

7 su 7

 

dire altro equivale a sprecare fiato.

postato da Phemt | 21:35 | commenti (9)


giovedì, ottobre 21, 2004
 

Come direbbe Vasco: "Piccolo - Spazio - Pubblicità!"

Ok, è una vita che non faccio un post ma che colpa ne ho io se mi vedo 3 film bellissimi di fila al cinema, se Baldur's Gate mi ha stregato e il mio lettore di cd (audio) sta per esplodere? Comunque non preoccupatevi, venerdì molto probabilmente post di lamentele per "Io, Robot", che non sembra affatto un capolavoro...

Nel frattempo presto questa pagina a un mio amico che "vi farà una proposta che non potrete rifiutare", o almeno spero perchè ha bisogno di soldi! Quindi...

SI VENDE GAMEBOY ADVANCE SP NERO, IN PERFETTE CONDIZIONI E CON POCHI MESI DI VITA, + IL GIOCO "MEGAMAN ZERO" A 85 €.

Beh, fate voi, qualcuno ha già fatto la cagata di rifiutare l'offerta ma se ne pentirà amaramente....

Cavoli, è difficile scrivere con un bambino di 8 Kg che piange in braccio! Alla prossima.

postato da Phemt | 20:44 | commenti (15)


sabato, ottobre 16, 2004
 

Di nuovo centro

"Non mi piace Los Angeles: 17 milioni di persone e non conosci nemmeno chi è il tuo vicino. Ho sentito di un tizio che è morto in metropolitana di notte. Ci hanno messo sei ore a trovarlo; nel frattempo si è fatto il giro di tutta la città." Queste sono solo alcune delle parole che rimangono in testa di "Collateral", l'ennesimo, stupefacente, tassello che Michael Mann aggiunge nella lista dei suoi tantissimi capolavori. Thriller psicologico, noir dei giorni nostri, film d'azione riflessivo... c'è davvero poco bisogno di catalogazioni, definizioni, aggettivi contorti e fantasiosi: "Collateral" è un film bellissimo, un viaggio incredibile in una delle migliori Los Angeles mai ritratte (e fotografate). Tutti lo andranno a vedere per il suo protagonista, un brizzolato Tom Cruise che semina morte nella notte della California. Che facciano, si troveranno davanti una delle migliori pellicole degli ultimi anni, uno sicuro candidato a classico del futuro. Di sicuro non l'ultimo di un regista che si è dimostrato più affidabile di un'auto tedesca; ogni tre/quattro anni ritorna in sala e puntualmente non sbaglia un colpo. A questo punto gli si può solo augurare una carriera ancora mooolto lunga, perchè finchè ci saranno dei "Heat", dei "Manhunter", degli "Alì", e dei "Collateral" io potrò continuare a recarmi al cinema e uscirne completamente saturo di emozioni.

postato da Phemt | 01:29 | commenti (21)


giovedì, ottobre 14, 2004
 

Buffyverse

Tre anni fa se sentivo una persona dire che la sera non poteva stare fuori fino a tardi per tornare a casa e vedere una puntata di "Buffy The Vampire Slayer" da parte mia veniva immediatamente classificata come inguaribile idiota. Addirittura mi irritava fare zapping di sera e dover vedere qualche istante di quel fastidioso telefilm per ragazzini. Tanto che qualche mese fa, dopo l'appuntamento quotidiano con i Simpson, ho deciso di continuare a vedere la tv per ridere un pò davanti a questa "schifezza". Stranamente il giorno dopo, convinto di continuare la mia opera da rudo-fan, mi sono ritrovato alla stessa ora sullo stesso canale, cominciando ad appassionarmi ai personaggi e alle strane vicende che gli capitavano. Da quel giorno non mi sono perso una puntata fino alla fine della serie su Italia 1, mentre in questi mesi sto recuperando le vecchie stagioni su Sky. Perchè vi informo di questo, visto che era perfettamente comprensibile dai commenti a lato? L'occasione di parlare di questa serie mi viene dalla recente discussione sulla televisione e, in particolare, sulla differenza fra serial americani e italiani (se così si possono chiamare questi ultimi) ma soprattutto dal dossier di una delle riviste di cinema che più apprezzo, Nocturno Cinema. Questo mensile di cinema "cult", come si legge in copertina, tratta prevalentemente il cinema fantastico e di genere, con un occhio agli importanti festival internazionali e ai titoli più "strani" e particolari, andando a scavare anche fra tutte quelle pellicole che da noi non arrivano. Tralasciando il mio grandissimo apprezzamento per la rivista in sè quello che davvero colpisce di Nocturno sono i dossier sfornati per ogni numero, dei veri e propri "fascicoloni" sulle 70 pagine zeppi di informazioni, foto e articoli. Eccovi qualche nome a caso fra i precedenti dossier: "Guida al Poliziesco Orientale", "Dizionario del Cinema Slasher", " Guida alla fantascienza sovversiva" (perchè l'ho perso????), "Il cinema di Dario Argento", "Guida al cinema Gay", "Troma Tunes: guida alla produzione più folle del mondo"... In passato ne avevo presi un paio ed ero rimasto favorevolmente impressionato dall'esasustività e completezza di ogni singolo dossier. Stessa cosa posso dire per quello attualmente in edicola, intitolato "Buffy Universe, Guida al fantastico mondo di Joss Whedon". Mi interessava molto riportarvi di quest'albo solo alcune righe introduttive che mi sembra esplichino perfettamente la portata del fenomeno Buffy e la reazione di coloro che non lo conoscono ad esso, sperando in questo modo di invogliarvi anche all'acquisto della rivista (ma si, esageriamo):

"Quando abbiamo proposto questo speciale alcuni mesi fa, in molti hanno storto il naso di fronte all'idea di un dossier dedicato esclusivamente alla serie "Buffy l'ammazzavampiri" e al suo spin-off "Angel". Quando abbiamo cercato di capire il perchè delle obiezioni ci siamo resi conto che l maggior parte dei detrattori non aveva visto più di una o due puntate degli show. A questo punto abbiamo capito che questo dossier poteva rivelarsi un momento di riflessione importante. Importante perchè il pubblico (o forse sarebbe meglio dire la critica?) non ha ancora capito l'importanza della serie tv nell'epoca in cui la produzione culturale di massa accentua dimensione multimediale e l'interrelazione pop. Stiamo ovviamente parlando di fiction americana. Il nostro Paese, spiace dirlo, è rimasto ancora all'era paleozoica. Provocatoriamente si potrebbe dire che alcuni prodotti per la tv sono di gran lunga superiori all'ottanta per cento delle "merdate" che ci vengono propinate sul grande schermo. Ma, anche se è vero, non vogliamo scadere in facili polemiche. E' inutile cercare di spiegare in queste poche righe l'importanza di serie come Alias, Dark Angel, Sex and the City, I Soprano, X-Files, Six Feet Under e tante altre se poi non si ha voglia di accendere il televisore e constatare di persona. Constatare cioè che il linguaggio per immagini è prepotentemente cambiato [...]. E non è neanche una questione di tecnica (una singola inquadratura di 24 vale mezzo cinema italiano contemporaneo), nè di censura (c'è più sangue in ER che negli ultimi film di Dario Argento), ma solo di pregiudizio nei confronti di un mezzo che continua ad essere scambiato (dai responsabili dei palinsesti in primis) per un banale elettrodomestico (intanto poi L'Isola dei Famosi la guardano tutti!). Quello che ci interessa affermare è che, senza che la maggior parte dei fanfaroni della carta stampata se ne sia accorta, sotto i suoi occhi si è consumata una grande rivoluzione, una vera e propria rottura nel consolidato (e rattrappito) episteme visivo tradizionale. Un presunto show per teenager come Buffy, con i suoi incroci pop, i suoi giochi linguistici trasversali, la sua flessibilità discorsiva, ha giocato un ruolo fondamentale nel momento del passaggio. Lo capiranno tra vent'anni, sempre in ritardo [...]. Per allora Buffy ed Angel saranno diventati dei classici, proprio come oggi lo sono Ai confini della realtà e Il Prigioniero.[...]"

Con questo non voglio certo spingere qualcuno di voi a vedere questo (anzi questi due) serial, piuttosto volevo solo ribadire, con un esempio eclatante, quello che affermavo nei commenti al post precedente. Orsù, dite la vostra!

postato da Phemt | 22:23 | commenti (11)


martedì, ottobre 12, 2004
 

Questa era troppo bella per non scriverla subito: secondo guerrestellari.net pare che GEORGE LUCAS sia intenzionato ad acquistare il team JAGUAR di FORMULA 1!!!

Se risulterà vero...CHE LA FORZA SIA CON LORO!!! Ne avranno bisogno contro la Ferrari!


postato da Phemt | 23:15 | commenti (6)


lunedì, ottobre 11, 2004
 

Disgusto Catodico

Era da parecchio tempo che non facevo zapping in prima serata durante un giorno feriale. L'alternativa, in questo caso la prassi, è sempre stata fare qualsiasi altra cosa: nella migliore delle ipotesi uscire, oppure giocare con computer o gameboy e leggere. Se proprio una sera mi voglio mettere davanti alla televesione "allo sbaraglio", ovvero senza qualcosa di prestabilito da guardare, non ci penso un secondo e faccio una carrellata sui canali di Sky Cinema. Proprio per questo motivo mi rendo conto di essere toccato solo parzialmente dall'enorme fogna che è la proposta televisiva "in chiaro". Se vado indietro di una quindicina d'anni, ma vale anche una decina, mi ritrovo ogni sacrosanta sera davanti alla televisione, in attesa delle 20:30 e il film che a quell'ora sarebbe iniziato. Ne ho visti tantissimi in questo modo, più di quanto potrei vedere in un anno di proiezioni serrate. Nei primi anni '90 di una cosa potevi essere certo: ogni stramaledettisima sera c'era un film da vedere. Per questo, e per le cassette registrate in quelle sere, è nata in me la passione per il cinema. Oggi invece metto su Italia1 verso le 10 di sera e penso che, molto probabilmente, se avessi passato la mia infanzia in questi anni mi ritroverei appassionato di...reality show?

Forse il mio scopo nella vita sarebbe diventato entrare al "Grande Fratello". Ehi, sono forti quelli del Grande Fratello, sono simpatici! Forse ogni Giovedì mi sarei sintonizzato su Canale 5 e probilmente avrei anche votato dal mio telefonino! Certo, dal telefonino, perchè al giorno d'oggi se non hai il cellulare non sei a posto, anche a 8 anni. E poi, senza telefonino, come avrei potuto scaricare le suonerie "Poli" delle Hit del momento e farle sentire ai miei amici? Magari avrei preferito andare sull'"Isola dei Famosi", a mangiare delle bacche avvelenate e farmi riprendere mentre vomito tutto. Ovviamente il problema è che non si nasce mica famosi, non sono mica figlio di uno dei Pooh... ma per questo c'è una soluzione facile, basta fare le selezioni per "Amici". Perchè Maria de Filippi è una tosta, una che capisce i giovani, che comprende le loro esigenze, i loro sogni. Si, forse dopo qualche anno sarei entrato ad "Amici"; avrei affrontato prove di ballo, di canto, di recitazione, insomma tutte cose indispensabili nella vita... e poi via, verso "Buona Domenica", a fare il trenino, litigare con Platinette, saltare l'asta, cantare canzoni che sentiva mia nonna insieme a gente dell'età di mia nonna. E se per caso, una sera, mi fossi stufato di vedere questi interminabili omicidi di neuroni e avessi cercato un film? Che cosa avrei trovato? Non c'è di cui preoccuparsi: una volta all'anno,se va bene, avrei potuto sperare di vedere qualche Indiana Jones, molto più probabilmente un Indipendence Day e non sia mai di mettere un "The Blues Brothers" in prima serata che potrebbe far girare qualche ingranaggio di troppo nelle teste degli italiani. Ma a cosa servono i film quando mamma televisione ti propone LE FICTION??? Non c'è bisogno di cercare altrove, le grandi storie ci sono già e sono a portata di telecomando. Non c'è che l'imbarazzo della scelta: c'è "Don Matteo", "Don Bosco", "Un Prete tra noi", "Padre Pio", c'è tutta la serie "Amici di Gesù" (fra cui anche Giuda... che amicone!)... se poi mi fossi stufato di santi e sacerdoti avrei sempre potuto optare per la serie dei medici: "Incantesimo", "Un Medico in Famiglia", "La Dottoressa Giò", "Amico Mio"... come tralasciare le fiction in costume, amore di tutte le nonne? "Elisa di Rivombrosa", "Orgoglio", "Orgoglio 2" (premio per il miglior titolo di sempre). Nel caso poi io fossi stato un bambino estremamente alternativo e in cerca di qualcosa di intelligente dove avrei potuto recarmi?

Le alternative sono davvero poche e si riassumono in una riga scarsa: "Blob", "Ballarò", "L'Infedele", "Report". E soprattutto "Le Storie", un grandissimo programma condotto da Corrado Augias che ogni giorno riesce a trattare temi estremamente interessanti legati all'attualità. Mi chiedo quanto tempo manchi prima che venga cacciato coem già Santoro, Biagi e Luttazzi prima di lui.

Eccolo lì, Luttazzi, il comico più geniale e pungente di questi anni, uno dei pochissimi che aveva il coraggio di dire la verità senza giri di parole. La tv italiana avrebbe bisogno di più Luttazzi, di più Santoro, di più Biagi, di più Augias. E ormai farebbe volentieri a meno delle Iene e della Gialappa's Band, gente i cui programmi si sono rivelati ormai per quello che sono: stupidi programmi che fingono di ridere della tv spazzatura e di criticare le alte sfere quando in realtà campano su entrambe le cose. Qualcuno di voi pensa ancora che i vari "Mai Dire..." siano strumenti di denuncia, che si battano per migliorare la televisione, che le letteronze siano una presa in giro delle letterine, che imitare i personaggi del Grande Fratello serva a renderli antipatici alla gente? Io sono arrivato alla conclusione, già da un pò di tempo ma mai in modo chiaro come in questi giorni, che i vari "Mai dire..." e anche "Le Iene" siano spazzatura al pari di tutti gli altri programmi. A cosa serve che Giobbe Covatta crei le migliori battute contro Berlusconi e soci quando alla fine serve solo a renderlo più simpatico (senza contare il "Piccolo" problemino che tutta questa gente da Berlusconi è mantenuta...). Senza contare l'esistenza di gente che ritiene "Striscia la Notizia" un programma non solo intelligente ma anche rivoluzionario...

Con tutto questo voglio solo arrivare alla mitica frase da nonni "ai miei tempi si stava meglio"?

Mi spiace deludere le aspettative ma la risposta è, tristemente, affermativa.

postato da Phemt | 23:36 | commenti (20)
 

Un piccolo appunto per concludere la discussione precedente prima di farmi venire in mente un post nuovo, e sarebbe anche ora: ho appena visto "Il Ritorno dello Jedi" in dvd e finalmente posso dire per esperienza diretta che i cambiamenti ci stanno TUTTI, cambiamento di Anakin compreso. La trilogia è ora, grazie al restauro, perfetta sia dal punto di vista dell'immagine, assolutamente senza difetti, che da quello dell'audio, con l'eccezione dell'episodio IV che, per ragioni di età, possiede una colonna sonora meno corposa. Sarà evidente a qualsiasi fan di vecchia data che metterà da parte i suoi stupidi pregiudizi che questo è ad oggi il modo migliore di vedere la trilogia. Come ho già anticipato nei commenti sono rimasto (di nuovo) estasiato da come il finale de "Il Ritorno dello Jedi" sia cambaito rispetto ai film che vedevo da piccolo; in meglio ovviamente. Quella che un tempo era una conclusione prevalentemente festosa ora, grazie alla nuova musica, agli inserti dei pianeti in festa (anche Naboo in questa edizione) e anche grazie alla sostituzione del fantasma di Anakin, si è aggiunta di una componente emozionante e assolutamente commovente. Stellare. 

postato da Phemt | 18:59 | commenti (4)


mercoledì, ottobre 06, 2004
 

Vi segnalo un interessante articolo su Guerrestellari.Net che difende i cambiamenti apportati da Lucas alla sua mitica trilogia, con argomentazioni intelligenti e conclusioni che approvo in pieno. Per chiunque abbia visto questi film (e chi non l'ha fatto vive ufficialmente in un mondo diverso dal mio: ciao Pit!) e conosca anche un minimo la polemica riferita ai nuovi episodi e alle modifiche dei quelli vecchi consiglio di dare un occhiata a questo link: http://www.guerrestellari.net/article931.html&mode=&order=0&thold=0

Non preoccupatevi, l'articolo è corto! E comunque qua sotto c'è un altro post nuovo!

postato da Phemt | 22:28 | commenti (16)
 

Kung Foo Fighting!

In attesa di finire di leggere il chilometrico post (ma sarebbe meglio dire saggio) dell'utente anonimo su Boulevard Entropia causa stanchezza cronica dedico poche righe al film che ho visto ieri sera, "Lavorare con Lentezza" di Guido Chiesa. Perchè, visto la carenza qualitativa che attanaglia le nostre sale, è giusto segnalare immediatamente qualcosa che valga la pena vedere.

Penso che qualora si decida a priori di ambientare un film a Bologna sia inevitabile finire a trattare due argomenti inscindibili da questa bellissima città: l'università e la politica. Il primo perchè il centro del capoluogo di regione altro non è che un campus universitario, con le sue aule sparse per viottoli e borghetti, il secondo perchè il nomignolo Bologna "la rossa" non si riferisce solo ai colori dei suoi tetti. E in questo film di rosso, appunto, si parla, in particolare di una radio "rossa" fondata nel 1976 e chiusa dai carabinieri durante i moti universitari del 1977. In questo breve periodo di tempo le frequenze di radio Alice hanno potuto dare voce a moltissimi bolognesi, ai loro consigli, le loro opinioni e anche le loro lamentele visto che fin dalla sua creazione è stata pensata come organo libero in cui chiunque, grazie a una telefonata da casa e trasmessa in diretta, potesse dire la sua. Queste idee rivoluzionarie riescono anche ad arrivare lontano, nella profonda periferia di Bologna, e venire ascoltate da due ragazzi ben poco toccati dalla politica e che piuttosto devono fare i conti con la povertà e la degradazione della loro zona e delle loro famiglie. Lungi dall'essere convinti dagli ideali di Radio Alice i due amici abbracciano però la loro idea di "comunicazione libera" e iniziano a scoprire un mondo diverso, quello caotico e affascinante della contestazione giovanile. Il tutto mentre un tenente dei carabinieri insegue il caso che potrebbe procurargli la promozione, e in cui sono coinvolti anche i due protagonisti, ma viene puntualmente smontato dal suo superiore.

Poche parole per descrivere la trama di un film atipico, molto legato al gusto di una certa gioventù "di sinistra" ma apprezzabile da chiunque abbia un minimo di cervello per la grande vitalità e i numerosi problemi che riesce a trattare, ovviamente anche di natura critica verso lo stesso movimento universitario. E' un film divertente, coinvolgente e profondo, che non può fornire delle risposte ma riesce benissimo a descrivere un epoca non troppo lontana da noi ma che sembra lontana anni luce e esplorare le sue grandi contraddizioni. Tutto questo nonostante, dal punto di vista estetico, NON mi sia piaciuto per il 90% (basta la telecamera a mano traballante! E piantiamola anche di frammentare i dialoghi dei personaggi come novelli Godard!) e uno dei due protagonisti, il Pelo, mi stia un pò antipatico. Tutto il resto l'ho adorato, dal magnifico inzio in stile film muto fino al grandissimo Massimo Coppola che, da vj di Mtv, anche nel film è il più avanti in fatto di musica, fino a "Kung Foo Fighting" e Manuel Agnelli nuovamente capellone coi suoi Afterhours che si stampano in mente.

Sconsigliato agli iscritti ad Alleanza Nazionale.

postato da Phemt | 22:09 | commenti (8)


martedì, ottobre 05, 2004
 
È bello dopo 3 mesi di inattività risalire sulla bici, dirigersi verso la stazione e scoprire che via trieste non esiste più.
postato da Phemt | 13:24 | commenti (11)


venerdì, ottobre 01, 2004
 

Le contraddizioni inesistenti

Come promesso nel commento di ieri dico finalmente la mia sul polverone che si è scatenato qualche giorno fa, quando partendo da un post sul nuovo singolo degli U2 si è arrivati a giudicare l'intera carriera artistica di Simon & Garfunkel. Una gran bel percorso, non c'è che dire!

In particolare mi sento chiamato in causa nelle parole di TheZar (le prime), alterato non poco quando io dichiaro che Simon & Garfunkel mi stanno sul cazzo. E non tanto perchè sia un fan di questa coppia storica quanto per il motivo da me addotto, ovvero i recenti concerti americani i cui biglietti costavano milioni. Questa, ahimè, non è una leggenda che naviga per la rete, è pura verità, e se ne sono venuto conoscenza è perchè un qualche tg italiano ha voluto far sentire le dure lamentele dei fan statunitensi che non potevano permettersi il biglietto d'ingresso ad un concerto. Ora, fermiamoci un attimo e rendiamoci conto di quello che è accaduto, tanto per rendere più chiara la situazione: il biglietto per il concerto di Simon & Garfunkel nel 2004 costava migliaia di dollari. Non è un fatto tanto normale se pensate che per vedere gruppi che contano molto di più nella storia del rock come i Rolling Stones o anche band di fama mondiale come gli U2 la cifra il vostro portafogli verrebbe alleggerito al massimo di un centinaio di euro. Certo, i fan di Simon & Garfunkel potevano vederli senza spendere niente, bastava prendere un aereo, attraversare l'atlantico e arrivare a Roma, dove il concerto, grazie a non so quali miracoli di Veltroni, è stato gratuito. Il Pelo in un suo commento dice che hanno tradito il messaggio hippie che portavano negli anni '60; io, come si è capito, non sono un grande fan di questi artisti e allora ho deciso di documentarmi e trovare qualcosa sul web. Da ciò che ho appreso Simon & Garfunkel si distinsero nettamente dalla contemporanea filosofia hippie, piuttosto la mente del gruppo, ovvero Paul Simon, è stato un maestro nel catturare e commentare il sentimento di disagio provato dai giovani, le loro inquetudini e la loro insicurezza. Non mi sembra quindi che abbiano tradito un bel niente, visto che non c'è nulla da tradire.

Ma questo c'entra poco: quello che veramente mi ha colpito del tuo commento, Zar, è che te la sia presa tanto per la mia affermezione e soprattutto per la logica che vi stava dietro. Infatti mi ricordo di quando hai criticato il "compagno" Guccini perchè il biglietto per il suo concerto costava troppo, una contraddizione evidente fra quello che dice e quello che fa. Eppure ti da fastidio che io disprezzi Simon & Garfunkel adducendo lo stesso motivo, con la piccola differenza che Paul Simon e Art Garfunkel sono stra-ricchi e fanno pagare migliaia di euro mentre il "compagno" Guccini sarà pure ricco ma su ben altri livelli, e comunque il suo biglietto non penso superi mai le 40 euro.

Sembrerà un controsenso ma ammetto che del discorso appena fatto me ne frega davvero poco. Non sono uno di quelli che sputa su D'Alema perchè possiede una barca da milionario, per me con tutti i soldi che possiede può anche comprarsi mezza Roma; piuttosto lo posso criticare, e duramente, perchè pubblica i suoi libri con Mondadori! Tutto questo per dire che non vedo così tante contraddizioni come qualcuno può pensare: Bertinotti non vivrà certo in un monolocale, Rizzo non verrà in Parlamento su una cinquecento e Epifani non vestirà capi comprati al mercato. C'è forse uno scandalo in questo? A mio parere assolutamente no. Come a mio parere non c'è scandalo se Guccini decide di fissare il prezzo del suo concerto a 35 euro o Paolo Rossi pretende qualche milione in più alla festa dell'Unità. E (addesso Zar sei auttorizzato a uccidermi) non vedo neanche niente di catastrofico se Simon & Garfunkel decidono di far pagare ai fan che li seguono da trent'anni migliaia di dollari per assistere a una sera di concerto. Sorpreso? In realtà quello che credo davvero e che volevo esprimere in questo post è che c'è libertà di parola (come recita giustamente il tuo blog) e che una frase come "Simon & Garfunkel mi stanno sul cazzo" non necessiterebbe di una spiegazione. Pochi commenti prima il Pelo ha detto che Bono gli stava sul cazzo, per di più senza motivare la sua affermazione. Tu non sarai un fan di Simon & Garfunkel, ma io degli U2 si, e quindi attenendomi a uno stesso modello di comportamento avrei dovuto irritarmi e attaccare (si fa sempre per dire, intendiamoci!) il Pelo. Ma per la verità il Pelo, coem chiunque altro, può dire quello che vuole senza troppi problemi di giustificazione. Non ci sono forse persone che, a prima vista e senza motivo logico, ti stanno già antipatiche? Capita, non tutto può essere strettamente razionale e capisco perfettamente quanto possa stare antipatico Bono a una persona. Nel mio caso per Simon & Garfunkel non è proprio così, i motivi della mia antipatia per loro vanno forse ricercati nella mia scarsa conoscenza della loro discografia, il che mi porta a dire che forse un pochino sopravvalutati lo sono, e anche, ma in parte davvero minima e quasi ininfluente, alla faccenda del concerto da migliaia di dollari. Forse non sarò stato chiaro, ma è una mia prerogativa e me la tengo! Dimmi cosa ne pensi!

postato da Phemt | 23:33 | commenti (20)