Interfaccia col Nulla



sabato, novembre 27, 2004
 

Touch!

Dopo mesi di annunci, notizie su prezzi, ritardi, problemi di reperibilità e quanto altro finalmente posso toccare con mano (e pennino) il MIO Nintendo DS. A sei giorni esatti dal lancio americano della console è finalmente arrivata la telefonata: "Me lo hanno appena consegnato, puoi passare a prenderlo quando vuoi." Va dato atto al grande Marco del T & T videogames di essere un negoziante più che onesto: quando ero andato da lui a ordinare la macchina lui aveva già fatto la richiesta per due o tre console, di cui una per il negozio, e aveva dovuto quindi rivolgere la mia richiesta a un altro distributore. Fato volle che, causa la grandissima richiesta di Nintendo DS, l'unico ad essere arrivato in negozio è stato il mio. Avrebbe potuto benissimo tenere quello per se e farmi aspettare fino alla prossima consegna, corrispondente all'uscita giapponese il 2 dicembre. Invece è stato così magnanimo da accontentarmi, tra l'altro con un prezzo difficilmente ottenibile per altre vie.

Insomma, dopo il recupero del malloppo messo da parte, la corsa in bicicletta verso il negozio, il dubbio su quale tipo di alimentatore usare (alimentatore GBA SP europeo a 220v oppure quello nella scatola a 110v e con presa piatta all'americana?), la consulenza di qualche elettricista da strada e la scoperta dell'ignoranza di quest'ultima categoria per i problemi più banali (fosse per alcuni di loro avrei fuso tutto) sono infine giunto a casa. Ho aperto la scatola e ho cercato spaesato il pulsante di accensione.

Impresa un pò difficile visto che, al contrario di tutte le altre console portatili, il tasto per avviare la macchina si trova a fianco di quelli di gioco. Grande imbarazzo anche per trovare il pennino, abilmente nascosto nella parte dorsale e aiutato dalle esigue dimensioni (è piccolissimo e sottile). La stazza della console è invece abbastanza importante a prima vista, soprattutto se si è abituati alla comodità e alla praticità del Gameboy Advance SP. Non c'è comunque da allarmarsi; molti la attaccheranno per questo ma, a conti fatti, non ci sono troppe differenze di imgombro tra il Nintendo DS e il vecchio Gameboy Advance, anche se lo spessore maggiore del primo lo rende più scomodo da portare con se.

Il primo impatto con l'interfaccia touch-screen è esaltante, quasi liberatoria. Mentre i due schermi, ottimamente illuminati, introducono all'impostazione di data, giorno e nickname, il pennino scorre veloce a cambiare lettere e numeri, regalando una sensazione effettivamente nuova nell'ambito dei videogiochi. Il menu principale ha uno stile essenziale (qualcuno direbbe scarno), sobrio. Una console, per quanto ben fatta e potente, rimane comunque una scatola inutile senza dei giochi che la sfruttino. Nella confezione del Nintendo DS è inclusa la demo di "Metroid Prime: Hunters", versione alternativa del popolare e pluriacclamato gioco per Gamecube. Qui si possono già iniziare a dare i primi giudizi sulle potenzialità tecniche della console e sull'efficacia del nuoco sistema di controllo. Era davvero indispensabile stravolgere il concetto di videogioco inserendo un secondo schermo e utilizzando un pennino per interagire con il gioco?

Qualcuno potrebbe obiettare che praticamente nulla è indispensabile. E' vero. Il secondo schermo e il touch screen non erano innovazioni NECESSARIE, ma dopo aver provato il training di "Metroid..." non ci si può non complementare con Nintendo. La prima idea che viene in mente comandando Samus Aran contro decine di metroid è "questo è dannatamente simile a una tastiera e un mouse". Il paragone non è affatto azzardato. Attraverso la croce direzionale si muove il personaggio secondo gli assi tradizionali (avanti, indietro, destra, sinistra) mentre facendo slittare il pennino sullo schermo inferiore si può orientare la visuale nello spazio circostante; questo non vuol dire soltanto girarsi ma anche mirare accuratamente ai nemici, mentre la visuale principale, ovviamente in prima persona, viene mostrata nello schermo superiore. La mia prova di questa demo, abbastanza breve e scarna per la verità, è durata davvero poco; tuttavia alla fine i comandi stavano quasi diventano naturali da padroneggiare. Per quanto riguarda invece "Super Mario 64 DS", unico titolo intero ad essere arrivato, non c'è molto da dire riguardo all'utilizzo del touch-screen. A parte alcuni minigiochi esplicitamente creati per sfruttare questa funzione e non ancora sbloccati, lo schermo inferiore è utile per ruotare velocemente la visuale di gioco, facilmente manovrabile allungando i pollici per qualche frazione di secondo. Bisogna capire anche che questo titolo è "l'aggiornamento" di un classico non certo pensato con questo tipo di interfaccia in testa. Il suo utilizzo è apprezzabile e simpatico; saranno però altri i giochi a sfruttare appieno questa nuova e dirompente capacità, in primis "Wario Ware DS", già recensito da una rivista giapponese con il massimo dei voti, e "Feel the Magic: XX:XY", "finto" gioco di appuntamenti di Sega che riuscirò ad avere tra non molto. Ad ogni modo il mio giudizio è: toccare non è mai stato così divertente.

Discorso a parte invece per le caratteristiche tecniche vere e proprie, ossia la "potenza" di calcolo di questa nuova console. Un elemento da subito apprezzabile è l'inclusione di DUE speaker, il che vuol dire poter sentire (finalmente) un audio, potente e chiaro, in stereo senza l'utilizzo di auricolari. Per quanto riguarda la grafica si ripete la storia del "primo impatto" già narrata sopra: vedere un mondo tridimensionale convincente e fluido su una console portatile non era mai successo prima (se qualcuno dice N-Gage gli sputo in bocca), e anche qui bisogna incassare qualche minuto e forse più di stupore. Sulla carta gli esperti identificano uno dei due processori del Nintendo DS, l'ARM 9, come una sorta di Nintendo 64 leggermente potenziato. E' una definizione che a prima vista ci potrebbe stare. Eppure per uno come me, che ha ben stampate in mente le immagini di Mario 64 casalingo, c'è qualcosa di diverso. Perchè "Mario 64 DS" appare diverso da "Mario 64"? Il modello del personaggio e le mappe sembrano presi paro paro dalla versione del 1996. Anzi, oserei dire che sono identiche. E allora? Alla fine sono arrivato a una conclusione; il grande impatto visivo di Super Mario 64 all'epoca era dato non solo dai mastodontici ambienti ma anche dalla pulizia video, dall'assenza totale dei pixel (i quadratini che compogono l'immagine, per chi non lo sapesse) dallo schermo. In realtà i pixel c'erano eccome. Solo erano nascosti e resi invisibili da un procedimento chiamato "anti-aliasing", che rende dritte le linee "a zig zag" tipiche dei videogiochi fino ad allora. Per fare questo l'immagine viene leggermente sfumata, appena sfocata. Se infatti guardate bene, tutti i titoli del Nintendo 64 hanno questa caratteristica "sfocatura", supportata nativamente dall'hardware. Ecco arrivati alla grande differenza. In "Mario 64 DS" l'anti-aliasing non c'è. Sembra una stupidata ma il famigliare castello della principessa Peach diventa un luogo molto diverso. Stesso dicasi per "Metroid...", in cui un possibile paragone fra questa versione e quella Gamecube, anche se qualcuno lo ha fatto, è assolutamente improponibile. Con questo non voglio dire che il Nintendo DS graficamente faccia pena: tutto il contrario. La PSP sarà decisamente più sconvolgente dal punto di vista visivo, eppure anche questa console ha le potenzialità per sorprendere da questo punto di vista. Senza dubbio con il tempo gli sviluppatori riusciranno a sfruttarla meglio, anche perchè l'anti-aliasing su carta è perfettamente fattibile su DS. Speriamo che tutto questo sia riconducibile solo ai primi, e per forza di cose sperimentali, giochi per questa macchina.

AVVISO IMPORTANTE!

Voglio concludere questo post con un argomento completamente differente rispetto a quello appena trattato. E' infatti mio dovere imprescindibile OBBLIGARE tutti coloro che leggono queste "pagine" a vedere "The Incredibles", ennesimo colpaccio della Pixar animation. Qui siamo davvero dalle parti del capolavoro bello e buono: partendo, come già in "Monsters inc.", da un'idea geniale il regista (anche sceneggiatore) crea una pellicola assolutamente perfetta. E' un'esplosione di stile, capacità registica e creativa davvero ineguagliabile e difficilmente rintracciabile nei cinema. Ci potrei fare un post-elogio-preghiera lunghissimo. Mi basta dire che alla Pixar sanno davvero far lavorare il cervello e per elencare ogni singola genialata presente in quella inquadratura, in quella sequenza o in quella scena ci vorrebbe un libro stile bibbia. "The Incredibiles" è un atto d'amore verso i supereroi vecchio stile, verso la scuola marvel anni '70 (e infatti la pellicola è ambientata in quegli anni), verso un mondo che anche il cinema, coi cambiamenti di stile dei vari "X-Men" e "Spider Man", ha contribuito a distruggere. E chi ha amto questo mondo non può non sorridere quando alla fine un'enorme scavatrice spunta dal terreno e ne esce un uomo talpa. Per chi non lo sapesse è "Fantastic Four" n°1, anno 1962, primo fumetto di supereroi Mavel. Ma "The Incredibles" è soprattutto, scusate la ripetizione dei due termini, un geniale capolavoro, la dimostrazione che in mezzo a una produzione mediocre e discontinua c'è qualcuno che, ogni anno, ti dona la certezza di un diamante purissimo.

postato da Phemt | 02:12 | commenti (13)


venerdì, novembre 26, 2004
 

Terremoto nel nord Italia!!!

La gente impaurita si riversa nelle strade.

Esultano le suore di clausura.

postato da Phemt | 17:31 | commenti (4)


mercoledì, novembre 24, 2004
 

Prove generali

di dialogo extraculturale

Voi come vi immaginate l'americano medio? Non so voi ma io, senza voler esagerare con i pregiudizi, lo ritengo "leggermente" più ignorante del suo corrispettivo italiano. Ed ecco perchè ieri sera, quando dalla Pina ho trovato Marco intento nel comunicare con una studentessa americana, mi sono ritrovato abbastanza spiazzato. E' verò: sono ingenuo. Come si può pensare che una persona arrivata in Italia per studiare appartenga alla categoria "americano medio"? Già solo le componenti del viaggio e quella dello studio sono privilegi che denotano prima di tutto una situazione economica, specialmente parlando di USA, elevata e quindi un sottofondo culturale, anche solo per le esperienze extracontinentali, di ben altro livello rispetto alla "massa".

E quindi, mentre il Pelo cantava accompagnato dalla chitarra di Giulio, io ogni tanto mi introducevo nel dialogo fra Marco e Blake per fare qualche domanda da curiosone italiano. Già solo venire a sapere tutti i posti in cui è stata durante i suoi 26 anni è bastato per comprendere come quella non fosse affatto una "american idiot". Non solo ha girato il mondo più di me o della maggior parte delle persone che conosco, ma anche l'Italia (chino la testa...)!!! Ha vissuto a Napoli, Roma, Firenze, Parigi; è stata in Svezia, Svizzera, Olanda, India, Cina e Giappone. Conosce il francese e ha concluso il discorso salutandomi in cinese (Ni-hao!) e sparandomi una frase chilometrica in giapponese. Quando ho provato ad accennarle il sogno di attraversare coast to coast gli stati uniti a bordo di un furgoncino lei ha risposto "Yeah! I did it!". Penso che basterebbe a mettere un pizzico in soggezione chiunque, figurarsi uno che si trova a parlare inglese con una persona madrelingua per la prima volta.

Neanche lei ovviamente doveva essere molto a suo agio in un gruppo di persone composto prevalentemente di maschi e che parlano nel migliore dei casi un italiano velocissimo. Questo non ha impedito di riuscire a conoscere tante cose interessanti. Chiamatemi pure diabolico ma non potevo non chiedere qualcosa riguardo Bush e le elezioni americane. Prima cosa: è repubblicana. Seconda: non le piace Bush perchè non pensa che sia un repubblicano e che faccia gli interessi del suo paese. Ciò che gli sta a cuore è fare i propri. "Ehi, like Berlusconi!" Il nome del nostro presidente del consiglio la fa abbastanza sorridere, e in seguito cercheremo di spiegarle, come possibile, la storia di questo singolare personaggio. Quando le chiedo se c'è qualcosa che apprezza nell'operato di Bush lei mi risponde la manovra economica, a suo parere molto simile a quella di Ronald Reagan. Ok, avevo letto e sentito pareri abbastanza opposti, comunque... Lei aggiunge comunque che se Bush non le piace per Clinton nutre un sano odio. "Why?" Perchè è corrotto, perchè ha fatto una guerra per coprire le sue scappatelle amorose e perchè dei ragazzi che avevano scoperto qualcosa di losco sul suo riguardo sono stati ritrovati sulla riva di un fiume con una pallottola piantata nella nuca. Appena provo a chiederle qualcosa sulla guerra in Iraq lei si blocca visibilmente imbarazzata: è evidente che ciò che pensa potrebbe non piacerci. Marco capisce la situazione e cerca di cambiare discorso. Della guerra non se ne parlerà affatto.

In compenso ho potuto apprendere che "The Boondock Saints", film con Willem Dafoe praticamente sconosciuto da noi, è uno dei suoi film preferiti, che "NipTuc" è a suo parere il miglior serial in circolazione e che ritiene Michael Moore un "shitnut". Nidi sembra d'accordo con lei. Il resto della conversazione è stato decisamente esilarante; ci ha messo al corrente di stranezze pazzesche come l'esclusione del piano numero 13 dai palazzi perchè numero infausto (con storia allegata del bungee jumper australiano che è morto lanciandosi da un grattacielo americano per aver sbagliato i calcoli, o meglio averli fatti giusti) oppure la multa di 2000 dollari che in certi stati puoi beccarti se fumi per strada oppure nella tua automobile con i finestrini abbassati. Ovviamente il Pelo non si è fatto sfuggire l'occasione di ripetere "God bless America!" dopo ogni rivelazione. Per finire Nidi, la cui virilità era già stata messa in discussione per aver ammesso di guardare "Sex and the City" (Blake ha riso e poi ha detto: "Really? Do you have a penis?". Pare che in America lo guardino solo le donne...), ha cercato di insegnare all'ospite le "bad words" italiane e anche parmigiane, con approfondita lezione su come pronunciare "Và a cagher!".

Lei, però, non riesce a pronunciare la "erre". Peccato, era il requisito fondamentale.

postato da Phemt | 23:26 | commenti (9)


sabato, novembre 20, 2004
 

Alieno contro Predatore

contro Raul Bova

Chiunque vinca, noi perdiamo.

Il nemico del mio nemico è mio amico.

Per fare un albero ci vuole il seme.

BASTARDI!!! Avete ucciso Raul Bova, l'unico italiano che si chiama Sebastian, come il granchio!

Tutto dalla mente che ha diretto e scritto capolavori come "Mortal Kombat" e "Resident Evil", oltre a bullarsi della regia, sceneggiatura e soggetto di questo inno all'ignoranza cinematografica. E sta con Milla Jovovich.

No Marco, non stramazzare al suolo.

postato da Phemt | 01:18 | commenti (23)


venerdì, novembre 12, 2004
 

L'uomo che voleva essere

 George Lucas

Questo pomeriggio volevo passarlo davanti al mio Gameboy Advance con il nuovissimo "Legend of Zelda: the Minish Cap" ma, non essendo ancora uscito da Ricordi, posso permettermi di scrivere questo post sul film pomeridiano. Certo muovere Link per le terre di Hyrule sarebbe stata un'altra cosa...

Senza indugiare con i commenti dico subito che "Sky Captain and the World of Tomorrow" è il sogno divenuto realtà di un appassionato di cinema e evidente fan sfegatato di Guerre Stellari. Per dare vita alla sua opera il giovane filmaker ha addirittura inventato un software ad hoc per creare tutto quello che si vede nella pellicola a parte, ovviamente, gli attori. Se la sua ambizione era sfornare un'avventura fantastica sulla falsariga Lucas/Spielberg allora si può dire che in questo ha avuto successo; se invece aspirava ad una pellicola estremamente valida e capace di durare nel tempo come quella dei due autori sopra citati... questo è un altro discorso.

Riponevo non poche speranze in questo film, o meglio in questa vera e propria favola di un giovane regista a cui viene data la possibilità di creare il proprio "Guerre Stellari", il proprio "Indiana Jones". Sentivo la necessità di qualcuno che tralasciasse lo stile vorticoso e esasperato degli odierni blockbuster e ritornasse a una visione più "classica". Guardando la prima mezz'ora di del film si può dire che il regista abbia preso questo mio desiderio fin troppo alla lettera. Ambientato nella New York del 1939, "Sky Captain..." si comporta e quindi si fa guardare come un film del 1939! Aspettatevi titoli di giornali che scorrono lungo lo schermo, antenne con le onde radio ben visibili, silhoutte di mani che indicano il cielo... è davvero molto più facile vederne qualche secondo che spiegarlo. A questo andamento meravigliosamente retrò contribuisce anche la particolarissima fotografia, ovviamente tutto merito di un computer, che rende i colori slavati, sbiaditi, molto simili al bianco e nero. A questo vanno aggiunti i vari robot e tutti i marchingegni "tecnologici" in stile fantascienza classica, uno più bello dell'altro. Avrete capito quindi che i primi trenta minuti me li sono goduti all'inverosimile. Anche perchè il regista ha messo in chiaro fin da subito, bastano i caratteri del titolo, le sue intenzioni: fare un'avventura sci-fi emozionante scimiottando lo stile registico e di costume dell'epoca. In quest'ottica "Sky Captain..." è davvero grande e funziona benissimo. Forse la sceneggiatura è un pò precipitosa e poco originale ma stando a questa prima parte potrei trovare prevalentemente lati positivi, ed estremamente positivi. E poi? Beh, poi c'è la restante ora e mezza...

Qui il regista come per magia si scorda di tutto ciò che aveva promesso in precedenza. Ogni atteggiamento formale e contenutistico che si poteva definire davvero originale viene buttato nel cestino lasciando posto alla dura verità: questo quì vuole copiare Lucas un pò troppo; e non solo lui. Sembra quasi che si sia voluto inserire in un film di due ore scarse tutta la varietà (di pianeti, situazioni, personaggi...) che la saga di "Guerre Stellari" ha avuto in 5 episodi. Dopo New York quindi si salta da un'ambientazione all'altra senza troppi problemi: prima il tibet, con annessa sbrodolata di semi-antropologia (dopotutto Lucas è lauretao in antropologia!) sulle credenze tibetane, la verdeggiante ed edenica località di shangri-la e il cielo aperto, poi una stazione volante, il fondo del mare, una paludosa valle dei dinosauri, una base segreta e l'interno di un'astronave. Come dire: ci mettiamo anche i nani e le amazzoni e siamo al completo. Il nocciolo del problema è comunque la pessima sceneggiatura, un accozzaglia di ambienti, personaggi e situazioni fra i quali i protagonisti vengono sballottati con ben poche pretese di verosimiglianza; basta dire che più di una volta mi è venuto in mente il mitico "Future Hunters", film seminale dell'avventura trash che mescola tutti gli ingredienti immaginabili e li restituisce sottoforma di un mefitico, ma a suo modo esilarante, frullato. Capirete che pensare certe cose davanti a un film non è affatto un bel segno. Senza contare la cocentissima delusione dello stile registico, controllato e classico negli ormai fatidici primi trenta minuti, e poi schizofrenicamente rinnegato nel resto della pellicola, facendo spazio a una maniera virtuosistica e alla moda che, per quanto ben fatta, è sempre alquanto banale. Che occasione buttata nel rudo! Ci voleva tanto a concepire un film ambientato "solo" a New York?

Per finire voglio dedicare un paragrafo intero alle cosiddette "citazioni", qui a mio parere vere e proprio SCOPIAZZATE per la loro grande frequenza e la natura quasi superflua che intrattengono col resto del film. Ne posso citare solo alcune, quelle più smaccate e palesi, ma non escludo che il film ne sia zeppo. Il punto di riferimento generale è quasi sempre la saga di Guerre Stellari, originale e prequel, ma vedremo che molte sono le fonti da cui si è attinto. Per iniziare come non notare una certa somiglianza fra la piattaforma di rifornimento volante comandata da Angelina Jolie e Bespin, la città fra le nuvole di Lando Carlissian, de "L'Impero Colpisce Ancora"? Per rimanere in tema Lucasiano fate particolare attenzione alla donna incappucciata con il lungo mantello nero e l'asta come arma; essa non è che la brutta copia di Darth Maul da "Episodio I: La Minaccia Fantasma". Non siete convinti? Allora fate un attimo attenzione al combattimento fra la suddetta e il protagonista verso la fine del film: il duello avviene su un ponte sospeso nel nulla, e l'eroe viene quasi fatto cadere dai colpi d'asta dell'antagonista. In "Episodio I" Darth Maul cerca di utilizzare la sua spada laser a due lame (quindi un'asta) per buttare giù dalla piattaforma i cavalieri jedi Qui-Gon Jin e Obi-Wan Kenobi, riuscendoci con quest'ultimo. E se ancora non siete convinti fate un rapido confronto fra l'inquadratura di "Sky Captain..." in cui questa guerriera sale la passerella ed entra nella sua astronave e quella di "Episodio I" in cui il Sith scende dalla propria. Completamente IDENTICO nelle forme e nella struttura dell'immagine. Ovviamente non dico neanche che in Episodio I tutto questo è fatto con uno stile e una maestria che non può nemmeno essere paragonata. Ma continuiamo con i raffronti: in "Sky Captain..." un vecchio dalla faccia devastata confida i propri segreti al protagonista prima di morire nel suo letto. Se notate un attimo il tipo di trucco utilizzato e la tipologia della scena non faticherete a riconoscervi quella de "Il Ritorno dello Jedi" in cui Yoda si confida con Luke. Gli inseguimenti sul fondo dell'oceano inoltre richiamano, ma con un filo più sottile degli esempi precedenti, il pericoloso viaggio nelle acque di Naboo di Episodio I (sequenza comunque piuttosto debole e superflua anche in questo film). Tornando a parlare di luoghi la paludosa valle popolata di dinosauri riprende sia il pianeta rifugio di Yoda, Dagobah, sia il "Mondo Perduto" narrato da Sir Arthtur Conan Doyle in forma cartacea e poi ripreso in un film del 1960. Da Indiana Jones a ben vedere è stato preso non solo l'intero periodo storico ma addirittura l'anno (1939) che fa da sfondo al terzo episodio della saga, "Indiana Jones e l'Ultima Crociata", senza contare l'inserimento di personaggi tedeschi che parlano in tedesco.

Quello che però lascia davvero a bocca aperta in "Sky Captain..." è la rappresentazione di Shangri-La, l'eden nascosto fra le montagne tibetane. E' ASSOLUTAMENTE UGUALE ALLA RIVENDALE, DIMORA DI ELROND, NE "La Compagnia dell'Anello" di Peter Jackson. Vi giuro, non c'è differenza. Come è possibile??? Non c'è neanche l'attenuante della produzione in contemporanea (come potrebbe esserci con "Io, Robot", che possiede un finale MOLTO simile) visto che intercorrono ben 4 anni.

Non so se sentirmi deluso o incazzato.

postato da Phemt | 21:46 | commenti (21)


mercoledì, novembre 10, 2004
 

Brividi e ombrelli monouso

Nel corso di poco più un secolo abbiamo abbandonato le carrozze e siamo saliti in sella ai nostri bolidi motorizzati, siamo atterrati sulla luna, abbiamo sconfitto malattie prima ritenute mortali e oggi posso parlare in tempo reale con cittadino di Ougadougou. Eppure nel 2004 continuiamo a ripararci dalla pioggia sotto fragili strutture metalliche ricoperte da tessuto scadente. O almeno gli ombrelli che ho in casa corrispondono a questa descrizione. ll viaggio di oggi per recarmi a lezione mi ha fatto venire tanta, ma davvero tanta, voglia di non frequentare. O in alternativa di spostarmi fra Bologna e Parma grazie a un jet privato. Almeno ho imparato alcune lezioni fondamentali.

La prima è che se sommi "ombrello" a "bicicletta" ottieni lo stesso "bagnato fradicio". E se fai lo stesso con "bagnato fradicio" e "vento gelido" il risultato è "puttanazza vacca bastarda". Se c'è una cosa che mi da fastidio è sentire il contatto fra la pelle e gli indumenti zuppi d'acqua. Lo odio. Inizio ad assumere movenze legnose degne di un Klatuu (non sapete chi è???) e ci vuole tutta la mia concentrazione per non impazzire e uccidere tutti quelli che mi stanno intorno. Almeno durante il viaggio in treno un bizzarro signore orientale mi ha fatto sorridere; quest'uomo che ho seduto di fianco si gira verso di me e dice: "Penso che adesso andrò in bagno!". Ovviamente non ci eravamo mai scambiati parola. Arrivato a Bologna ho dovuto constatare la totale e completa disintegrazione del mio ombrello sotto le folate (o meglio cannonate) di aria ghiacciata. Ora tenevo in mano un groviglio di metallo e tela che comunque dovevo conservare per il viaggio di ritorno. Sempre meglio "mezzo ombrello" che "niente ombrello". Assai gradevole per il fisico l'escursione termica fra esterno, strade di Bologna, e l'interno, aule di via Mascarella 86. Da 5 gradi scarsi a 26-27 abbondanti. Perchè "sapete, non ci sono termostati e le aule più grandi fanno fatica a scaldarsi". Non c'è neanche bisogno di dire che la mia era la più piccola. Al ritorno più o meno ordinaria amministrazione. Sono andato da Ricordi per prendere un regalo che non c'era e vedere se era uscito un gioco (Zelda The Minish Cap) che non è uscito. Nel frattempo l'ombrello si è ulteriormente sgretolato e ho dato notevole prova della conoscenza della mia città di fronte a due turisti: "Sai dov'è la quella gastronomia in centro famosa per il culatello?" "BOH!".

Perchè ho scritto questo post? Perchè fondamentalmente sono un parmigiano viziato.

postato da Phemt | 22:37 | commenti (9)


domenica, novembre 07, 2004
 

A long time ago...

"...in a galaxy far far away...": il teaser trailer dell'ultimo episodio di Guerre Stellari comincia da dove prende il via ogni film, da queste dirette e semplici parole. Un ragazzo si dirige sopra una collina e la sua figura di spalle si staglia contro il tramonto mentre una musica ben conosciuta (ri)comincia a farci sognare. Un'altro volto familiare, quello di Sir Alec Guinnes, riprende un discorso indimenticabile: "For over a thousand generation the jedi knights were guardians of peace and justice in the old republic...before the dark times... before the empire." Centinaia di soldati schierati si imbarcano sulle loro navi da combattimento mentre l'anziano maestro continua il suo racconto: "A young jedi named Darth Vader, who was a pupil of mine until he turned to evil, helped the empire hunt down and destroy the jedi knights." Un ragazzo in sella ad una moto sfreccia a tutta velocità su un pianeta desertico. Nell'immagine successiva un suo primo piano tradisce rabbia, odio, disperazione. "Darth Vader was seduced by the dark side of the force...". Lo stesso ragazzo, incappucciato, si gira lentamente e guarda in macchina: nei suoi occhi, completamente gialli, ora si scorge solo malvagità.

Una colonna di lava si erige maestosa su un pianeta vulcanico, due individui cavalcano due ragni meccanici in mezzo alla cenere e al vapore. Buio.

"Lord Vader?"

"Yes, master?"

"Rise."

 

Un tavolo operatorio comincia lentamente ad alzarsi in mezzo al fumo. Nel frattempo si susseguono molti altri volti noti: obi-wan, un compiaciuto cancelliere Palpatine, C3PO nuovamente (o meglio finalmente) dorato, Padmè visibilmente preoccupata, Mace Windu che alza la sua spada viola sopra la testa, Chewbecca insieme a un altro wookie, infine il maestro Yoda che scosta minaccioso la tunica per mostrare la spada laser. Di nuovo buio.

Il resto è una carrellata di immagini mozzafiato di lunghezza variabile fra il mezzo secondo e i due. Assistiamo più volte a una incredibile battaglia aerea sopra i cieli di Coruscant, con astronavi ormai molto simili a quelle della trilogia originale che sfrecciano in mezzo a immensi vascelli in fiamme. Yoda accende la spada che prima aveva mostrato, Mace Windu sferra il suo fendente, un'armata di wookie intona un urlo di battaglia e si prepara allo scontro, Padmè abbraccia piangendo Anakin e una navetta si allontana dal pianeta vulcanico. Quello che però colpisce di più è un frammento di duello fra Anakin e Obi-wan; le loro spade azzurre si colpiscono violentemente mentre intorno a loro fanno capolino enormi zampilli di lava, l'apprendista fuori di sè tiene il braccio del proprio maestro e gli spinge la lama verso il collo.

Darth Sidious, con una faccia terrificante, sferra un colpo di spada e un'esplosione di un'astronave si tramuta nel numero romano III. Parte vigorosa la marcia imperiale e segue il logo completo, interamente rosso, del film: "Star Wars Episode III - Revenge of the Sith".

 

Potete muovere le critiche più varie ai film, ma una cosa è innegabile: alla Lucasfilm sanno come creare dei trailer fenomenali.

Ai prossimi giorni per alcune considerazioni su quel poco che si è potuto vedere in questo minuto e quaranta secondi.

postato da Phemt | 23:26 | commenti (9)


venerdì, novembre 05, 2004
 

APPENA VISTO

IL PRIMO TRAILER

DI EPISODIO III!!!

SENZA PAROLE!

postato da Phemt | 12:44 | commenti (7)
 

Evviva l'ignoranza

In occasione delle elezioni americane svoltesi due giorni or sono "Blob" è riuscito a dare il meglio di sè. Chiunque si fosse sintonizzato su raitre quella sera avrebbe (ri)visto la famosa scena finale del pianeta delle scimmie: "MALEDETTI! L'AVETE DISTRUTTA! MALEDETTI PER L'ETERNITA'!". L'urlo di disperazione del protagonista, in ginocchio sulla sabbia e con i resti della statua della libertà davanti a sè, può rappresentare molto bene ciò che ho provato quando ho scoperto che George Bush era stato rieletto. Tristezza, amarezza, disillusione. Ma la scelta di quella particolare sequenza, già di per sè geniale, significava qualcosa in più, possedeva un grandissimo valore aggiunto. Perchè quell'uomo distrutto sulla spiaggia di un pianeta che ha appena scoperto essere il suo altri non è che Charlton Heston, presidente della National Rifle Association e strenuo sostenitore del candidato repubblicano. Beffardo destino.

"Il Pianeta delle scimmie" è un film di fantascienza. Eppure dovrete ammettere che nel clima pessimistico in cui tutti noi, e intendo coloro che vedevano una rielezione di Bush come qualcosa di impossibile prima che improbabile, questo apocalittico lavoro di fantasia stia diventando ogni giorno più reale. Al tempo, in piena guerra fredda, il timore principale era il conflitto nucleare; oggi quello che fa più paura è il repentino e assurdo cambiamento del clima. E, per inciso, sto scrivendo questo post in maniche corte con la finestra aperta. Ma questo è forse l'aspetto che c'entra meno con la rielezione di George W. Bush.

Rielezione che mette in luce un aspetto importante. Fra due candidati, uno veterano del vietnam e poi contro la guerra, che si oppone alla pena di morte, che vince tutti i confronti verbali con l'avversario, e un altro che è solo un deficiente guerrafondaio conservatore l'America sceglie il secondo. L'ignoranza sceglie l'ignoranza. Bush è stato eletto perchè rappresentante perfetto, se in questo caso è lecito parlare di perfezione, dell'americano medio. Tutti i tic, i difetti di pronuncia, le parole sbagliate, il passo goffo, insomma tutti quei lati che abbiamo cercato di sottolineare, di mostrare negativamente all'occhio delle masse, si sono trasformati come per magia in ulteriori motivi per votare Bush. Il mondo gira al contrario? Stando al nostro pensiero, ovvero quello di europei con un livello di cultura (si spera) almeno decente, sembrerebbe di si. Forse però il discorso è un pò diverso per un americano ignorante che attorno a casa sua ha chilometri e chilometri di nulla e, come di DeFleur, ha come grande passione il wrestling alla televisione.

Se però ci fermiamo un attimo a pensare e constatiamo che il presidente degli Stati Uniti decide le sorti del mondo intero, di noi tutti, e che la sua elezione dipende dal tipo di persona appena descritto... beh, questo è decisamente agghiacciante.

postato da Phemt | 12:41 | commenti (6)


giovedì, novembre 04, 2004
 

Da non credere

Alla fine è successo. Sono stati scritti centinaia di libri, redatti migliaia di articoli, scritte molte canzoni; è stato girato addirittura un film, Palma d'oro a Cannes. Abbiamo pensato -poveri illusi!- che la gente avesse capito, che qualcosa del messaggio, anche solo una parte, fosse arrivata.

Ci siamo tutti sbagliati.

George W. Bush, l'uomo più dannoso per il suo paese e per l'intero mondo, è stato rieletto con un margine sostanziale. Non solo: è lui il presidente più votato in tutta la storia degli Stati Uniti.

E' la vittoria degli industriali, dei ricconi impellicciati, dei fondamentalisti religiosi, delle masse ignoranti.

E la sconfitta di tutti coloro che, Michael Moore in testa, si sono battuti per spiegare la verità agli americani.

Come si fa, in un momento come questo, a non dire con un grido di rabbia che l'ignoranza è uno dei più grandi flagelli del nostro tempo?

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martedì, novembre 02, 2004
 

GRANDE ESCLUSIVA!

Solo per "Interfaccia col Nulla" i consigli amorosi del dottor Zolo!

E' con enorme piacere che presento ai miei lettori il primo post veramente serio e importante, una perla di saggezza che potrà arricchire ognuno di noi. Dopo lunghi e tormentati negoziati sono riuscito ad ottenere il permesso di pubblicazione di questa lettera, un documento importantissimo che in molti mi invidieranno. C'è voluta più di una goccia di sudore ma alla fine il dottor ZOLO, esperto mondiale della sfera sentimentale, ha scelto il mio blog. Non potrò che essergli grato a vita per questo favore che mi ha concesso. Grazie a lui tutti voi potrete trarre giovamento dai suoi infallibili consigli, frutti di anni e anni di studi teorici e sul campo.

La lettera che segue è stata spedita dal dottor ZOLO a una persona bisognosa sotto consiglio di un amico. Non ho trovato necessario elencare i problemi del destinatario poichè perfettamente esplicati nel corso della missiva. Buona lettura!

Ciao,
ti scrivo poichè un caro amico mi ha comunicato il tuo disagio amoroso e ho
pensato:
"Dove c'è bisogno d'amore c'è bisogno del Dr. Zolo".
Da quel che ho capito il tuo disagio nasce principalmente dalla differenza
d'età. Male.
Se tu leggessi riviste per uomini tutti d'un pezzo, avresti già imparato che
la donna è un oggetto
e in base a questa teoria l'età è indifferente: basta che funzioni!
Ti lamenti se la tua macchina nuova funziona? E se continua a funzionare
benissimo dopo 30 anni?
Vedi bene quindi che l'età non ha importanza.
Le sedici/diciassettenni hanno anche enormi vantaggi:
1) Essendo ancora al liceo, hanno anche delle amiche del liceo!
2) Essendo ancora al liceo, hanno degli amici del liceo che verranno
surclassati dal tuo essere maschio superiore
3) Sono giovani ed inesperte, puoi far loro credere qualsiasi cosa
4) Apprezzano il fascino dell'universitario più di chiunque altro
E potrei continuare ancora a lungo!
Bene, ora che sei convinto passiamo alle tattiche d'assalto! Ricorda sempre
che quando parli con loro è come se stessi parlando con una cafettiera: tu
sei superiore quindi non farti prendere mai dal panico!
TUE IN 5 MOSSE:
1) Il primo approccio: da quello che mi ha raccontato il mio amico tu
conosci già queste ragazze quindi il primo approccio non ha importanza.
Quello che importa è far capire loro la tua dominanza.
Ci sono due metodi per imporre loro questo: il primo è quello di orinare
attorno a loro per segnare il territorio e allontanare di conseguenza gli
amici del liceo mentre il secondo metodo consiste nell'andare davanti alla
loro scuola rombando col proprio mezzo in modo da dar loro la soddisfazione
di fare vedere alle amiche che loro SALGONO SU UNA MACCHINA CON UNO PIU'
GRANDE.
Ve ne saranno riconoscenti.
2) A questo punto avete già guadagnato parecchi punti e qui ricordo due
punti chiave dell'amore: il sedano e i balli latino-americani.
Le riviste per uomini giusti segnalano il sedano come ottimo afrodisiaco e i
balli latini come occassione di maschiezza. La vostra seconda mossa sarà
quella di convincere queste ragazze ad ingozzarsi di sedano (che tanto non
fa ingrassare) ed inoltre dovrete sfruttare qualsiasi occasione vi si
presenti per mettere in mostra il vostro talento di ballerino.
3) Spesso a questo punto saranno già vostre ma se la faccenda risulta essere
più complicata potete andare sul sicuro con la "mossa del taxista".
Dopo essere stato riconosciuto come maschio dominante, uscirete sicuramente
con queste vostre ignare "amiche". Bene: puntate la donna prescelta e,
quando riaccompagnate le donzelle a casa (IN MACCHINA!), curatevi di portare
la prescelta per ultima. L'equazione "Offrire da bere + giro in macchina +
(posto davanti = invidia amiche) = almeno la lingua" ha dell'incredibile.
4) Il penultimo consiglio vuol essere più che altro una massima: quando
parlano di cose senza senso (sempre) scollegate pure il cervello senza
problemi e quando la loro espressione diventerà interrogativa attendendo
un'opinione voi rispondete semplicemente "E' una teoria interessante" le
farete felici senza sforzo.
5) Aggiungete sempre un alone di mistero a ciò che fate nella vita. Anche se
studiate scienze del packaging. Ad esempio potete mantenere il massimo
riserbo sulle nuove tecniche di imballaggio perchè "Si tratta di cose
estremamente importanti per lo sviluppo umano. Ne potrai vedere i risultati
nel futuro. E' in corso una grande rivoluzione tecnologica"
In questo modo quando rivelerete loro qualcosa si sentiranno privilegiate.
Ah, se studiate scienze del packaging non sprecate mai un' occasione per
fare allusioni sul pacco.

E' tutto! Ormai sarete già sotto le coperte con il vostro nuovo trofeo!
Il Dr. Zolo ti augura un prospero futuro e una nuova linea di prodotti
vincenti per l'uomo che non deve chiedere mai!

Saluti.

Dr. Zolo




































































postato da Phemt | 00:42 | commenti (14)