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domenica, dicembre 26, 2004
Dopo questo Natale posso scoprire cosa si cela dietro l'enigmatica mente di David Lynch.
Dopo questo Natale mi è permesso conoscere ogni minimo dettaglio sul cinema a Parma.
Dopo questo Natale i miei dvd de "Il Signori degli Anelli" può finalmente dirsi completa, e Saruman può finalmente morire come è giusto che sia.
Dopo questo Natale posseggo anch'io una fotocamera digitale, anche se tuttora mi manca quella sostanza che Solid Snake utilizza per non far muovere la mano.
MA SOPRATTUTTO, dopo questo Natale, CASA MIA E' FINALMENTE PRONTA AD ACCOGLIERE UNA FAMIGLIA DI...

SEA-MONKEYS!!!
Meglio conosciute dalle nostre parti come le favolose SCIMMIE D'ACQUA!
Non sapete cosa sono? Beh, neanch'io lo sapevo, ma provate a chiedere ai vostri genitori e vedrete che i loro occhi si illumineranno al solo sentire il loro nome!
venerdì, dicembre 24, 2004
BUONA FESTA
DEL CONSUMISMO
INVERNALE!!!
Ovviamente detto senza alcuna nota polemica, visto che anch'io non vedo l'ora di tuffarmi nelle pazze spese con tutti i soldi che riceverò da generosi parenti. Dubito comunque che tutti i miei progetti potranno andare in porto, servirebbe davvero una tredicesima di un lavoro che non ho.
Prevedo comunque di essere altamente impegnato a vedere/leggere/ascoltare/provare quello che otterrò e comprerò in questi giorni, e il blog verrà trascurato più di quanto non sia già stato negli ultimi mesi. Eh si, è più bello godersi i regali che venire qui a dirvi quanto siano belli!
Allora a tutti buon natale, s.stefano, capodanno e 2 gennaio (che non lo caga mai nessuno poverino)!
Mi raccomando: FATE CASINO E ASCOLTATE IVAN GRAZIANI!
domenica, dicembre 19, 2004
Re(gina?) Lear
Aiuto. In questo momento sto assistendo a qualcosa di indescrivibile. E' una decina di minuti che sono attaccato allo schermo e non riesco a muovermi, troppo sconvolto da quello che i miei occhi hanno davanti.
Quando vi dicono che gli anni '80 sono stati il peggio del peggio, non credetegli; sono troppo buoni. L'indispensabile trasmissione di rete 4 "Ieri e Oggi tv" ripropone interi programmi ormai dimenticati, o meglio rimossi, dagli spettatori. Quello di stasera si chiama "Ma chi è Amanda?" ed è lo spettacolo più terribile che possa esistere sulla terra. Peggio della guerra, eggio della morte, peggio di Masini.
Telefonate, ovviamente finitissime e pretestuose, ad Amanda Lear fanno da intermezzo a una serie di lunghissimi stacchetti musicali, interpretate dalla stessa soubrette e da una serie interminabile di ballerini, in cui la razza umana ha tutto il tempo e la capacità di esprimere il peggio di sè: immagini sdoppiate che si muovono per lo schermo, personaggi che lasciano la scia luminosa, stelline che volano per lo schermo, costumi indecenti, ciuffi rosa, figure replicate all'infinito... insomma prendete tutti gli effetti peggiori che possano esistere e quelli ancora peggiori di questi. Peggio di un video dei Ricchi e Poveri.
Sto davvero malissimo. Come si può pensare di convivere con alle spalle un periodo storico simile? Ha ragione Bret Easton Ellis, negli anni '80 si doveva per forza diventare dei serial killer per sopravvivere a un tale stupro cerebrale.
giovedì, dicembre 16, 2004
La mozzarella di
George Lucas
Enrico Ghezzi è esattamente come te lo aspetti: trasandato, spettinato, apparentemente assente. Inizia a parlare e capisci, dopo esserti abituato a un discorso NON fuori sincrono,che non sempre i suoi ragionamenti sono contorti e labirintici, che anche lui in fondo appartiene a questa dimensione. Parla di Scorsese Enrico Ghezzi, tocca l'argomento film ("Viaggio nel Cinema Americano"), ritorna al libro, cita registi e racconta aneddoti; poi, improvvisamente, si ferma, come di notte quando una fluente e allucinata riflessione si interrompe con un rapido "buona visione".
Risponde alle poche domande e lascia parlare il collega, all'inizio abbastanza intimorito, interrompendolo di rado. Sarebbe per lui fin troppo facile far valere la sua esperienza decennale e il suo estro unico; Enrico Ghezzi non lo fa. Ecco, questa è invece una cosa che, da quell'uomo in maglia bianca che si vede a ora tarda, non ci si aspetta. Eppure, per fortuna, è così. Addirittura uscendo dal locale vicino al cinema ci saluta, noi che non gli abbiamo nemmeno rivolto la parola.
Il titolo del post viene da un aneddoto presente nel libro del regista e ricordato dal critico: Lucas va a trovare l'amico Scorsese sul gigantesco set di "Gangs of New York", a Cinecittà. L'autore di "Guerre Stellari" gli dice che questo modo di fare cinema scomparirà, soppiantato dall'utilizzo del computer, e lo invita a prendere con lui le mozzarelle a Caserta. Basterebbe farsele mandare, ma Lucas vuole andare là di persona. Abbastanza ironico per una persona che vuole essere così slegata dai set ( la reggia di Caserta è una delle ambientazioni dei prequel) e che tende a ricreare tutto digitalmente.
Vabbè. Come avrete capito dal ben poco frequente aggiornamento del blog la voglia di scrivere latita. O forse la voglia in generale: stasera avevo programmato di andare a vedere lo spettacolo in lingua originale del Warner Village, "Closer". Fosse stato un altro titolo mi sarei sforzato un attimo, ma se è solo per vedere Natalie Portman in una commedia romantica distrutta da tutti allora direi che passo. L'ozio è davvero una droga.
Eppure potrei parlare di tante cose. Forse troppe. E quindi di nessuna.
Una però la tiro fuori: è bello assistere alla marea di servizi che i quotidiani, anche sul web, hanno dedicato all'uscita giapponese della PSP, la Playstation Portable. Eppure non hanno scritto una riga dei DUE lanci del Nintendo DS, quello americano e quello giapponese, e delle relative vendite stratosferiche che hanno fatto registrare subito il tutto esaurito. No, è più bello scomodarsi a parlare di "cazzate", perchè di cazzate si tratta paragonate a tutte gli avvenimenti importanti che accadono ogni giorno nel mondo, solo se compare il nome "playstation". Aiutando a regalare un altro semi-monopolio alla Sony facendo scomparire agli occhi della gente i diretti concorrenti. Poco importa che il Nintendo DS proponga qualcosa di nuovo sia a livello tecnico che a livello software mentre la PSP è il solito, collaudato quanto vuoi, gameboy fatto di steroidi. Tanto la Playstation avrà il gioco di calcio con i nomi sulle magliette e questo basterà a far si che esista solo lei.
Vai così, che è una figata.
venerdì, dicembre 10, 2004
Ironside, Michael (I)

E' cosa buona e giusta ricordarsi di certe persone perchè senza di loro, senza le loro facce, il cinema non sarebbe lo stesso.
Come non ricordare le sue braccia tranciate di netto dall'ascensore di Arnold Schwarzenegger in "Atto di Forza"?
Chi si è dimenticato del suo arto bionico collegato al moncherino in "Starship Troopers"?
E come si fa a non provare un pizzico di nostalgia quando, ne "L'Uomo senza Sonno", una macchina da lavoro gli stacca violentemente l'avambraccio sinistro?
Il mondo del cinema ti ricorda per il tuo ruolo in "Scanners", per le tue serie televisive e per le tue comparsate nei film di serie B.
Io ti ricordo per i tuoi arti che, puntualmente, ti vengono tolti.
Ps: a parte gli scherzi; io adoro quest'uomo. Mi sono illuminato quando l'ho riconosciuto come medico nella prima serie di "ER" e ho sorriso nel vederlo stasera ne "L'Uomo senza Sonno". Grandissimo viso, grandissimo attore.
lunedì, dicembre 06, 2004
New American
(Lynch) Cinema
Tutto comincia da una singola e insignificante persona, probabilmente un teenager brufoloso che torna a casa dopo una sera al cinema. Alza la cornetta e chiama un suo amico: "Sai, ho appena visto un film al cinema: "Donnie Darko". Ed è veramente startosferico, meraviglioso, eccezionale, -inserire altri aggettivi adatti a un ragazzo esaltato da ciò che ha appena visto-". Il giorno dopo l'amico chiama un'altro amico e ripete la stessa cosa. Ed ecco innescarsi la magica catena del passaparola. Se è fruttuosa, ovvero se non si rompe dopo pochi passaggi e rimane confinata in una piccola area geografica, è possibile che anche un piccolo film dal piccolo budget esca dai suoi confini nazionali e arrivi dappertutto, anche nei cinema italiani. Con "Donnie Darko" è successo proprio questo, anche se per poter vedere il suo spot in tv ci sono voluti ben tre anni di differenza rispetto all'uscita statunitense. Nel frattempo uno strambo filmetto apocalittico e visionario, praticamente passato inosservato in patria, è diventato film di culto nel Regno Unito ed è tornato, stavolta con successo, in America nella versione Director's Cut, venti minuti più lunga di quella originale. La stessa che oggi si può trovare nelle sale dello stilvale.
Ovviamente il titolo del post è un grande azzardo: accostare un regista a David Lynch, uno degli autori più originali, complessi e importanti delle cinematografia moderna, è per forza di cose approssimativo. Lo è anche di più se si osa farlo per un unico film. Chiunque però sia passato per le strade allucinate di "Lost Highways", per quelle lugubri del Twin Peaks televisivo o anche per la più recente "Mulholland Drive" non potrà non assaporare nell'atmosfera onirica e grottesca di "Donnie Darko" un certo tocco alla Lynch. Vista dall'esterno la cittadina del film di Richard Kelly è fin troppo simile all'eternamente soleggiata cittadina di "Velluto Blu". Entrambe in fondo condividono lo stesso destino, riescono ad essere incredibilmente somiglianti non solo all'apparenza ma anche ispezionate in profondità: un perfetto paradiso che nasconde al suo interno l'inferno. In Lynch questa riflessione, l'orrore che si nasconde dietro la quotidianità, diventa tema ricorrente di quasi tutta la sua filmografia. In "Donnie Darko" la riflessione è forse meno complessa a livello visivo ma molto più enigmatica riguardo l'intreccio (escludendo quel viaggio allucinogeno che è "Lost Highways". Tutti riusciranno a carpire le coordinate iniziali del film. Tutti seguiranno coscientemente la lotta del giovane Donnie Darko contro le terribili visioni che lo tormentano, contro il coniglio demoniaco Frank che gli annuncia la fine del mondo e lo spinge a compiere azioni efferate. Nessuno però uscirà dalla sala con la consapevolezza di aver compreso a fondo il finale e se qualcuno afferma il contrario non credetegli. Il finale di "Donnie Darko" spiazza perchè spinge lo spettatore a rimettere in discussione tutto ciò che ha visto finora. E non per un colpo di scena rivelatorio, ma proprio perchè tutti gli eventi del film sono profondamente influenzati dal finale. C'è da dire che far pensare lo spettatore dentro e FUORI dalla sala è già un merito nel cinema odierno. Quando poi questa si rivela essere una piccola parte di un affresco che riesce ad essere coinvolgente ed osare stilisticamente senza risultare pacchiano, allora forse risulta più chiaro perchè "Donnie Darko" si porti dietro l'etichetta di Cult Movie. Soprattutto per i giovani, che possono riconoscersi nei dubbi e nelle incertezze del giovane Donnie verso un mondo perfetto e puritano, nella sua voglia, negata, di smascherarlo e nel conseguente impulso di distruggerlo e di auto-distruggersi. Donnie è il più intelligente e maturo dei suoi coetanei, ma anche il più disturbato, quello maggiormente "tormentato". E' fin troppo semplice affermare che, in un mondo che gira al contrario, la persona "normale", colui che riesce a scorgere la vera natura della realtà, è Donnie. Che però compie sforzi immani per cercare di essere come gli altri, per inserirsi in un meccanismo che non comprende ma con cui deve per forza avere a che fare. Tutto questo mentre il lugubre Frank continua ad annunciargli l'imminente fine del mondo e la realtà cominci fisicamente a sfaldarsi davanti ai suoi occhi. Quando anche i pochi contatti sicuri che aveva stabilito con la realtà, individuati in poche ma valide persone che lo circondano, come la fidanzata Rachel, la professoressa Drew Barrymore, il professore Noah Wyle (il dottor Carter!!!), gli vengono tolti improvvisamente Donnie arriva a comprendere tutto ciò che prima gli sembrava oscuro. Esattamente al contrario dello spettatore, a cui resta la possibilità di fare congetture come io ho fatto in queste righe.
Per scavare nei meandri più nascosti della nostra realtà e della psiche di Donnie il regista Richard Kelly fa sfoggio di uno stile volutamente schizofrenico, fatto di rallentamenti e di improvvise accelerazioni, di momenti statici e di subitanei dinamismi visivi, con un tocco pericolosamente in bilico fra autorialismo e stile videoclip, ma senza mai sfociare nel secondo. E basti farvi sapere che di solito disprezzo in pieno simili scelte stilistiche. Questa sapiente mano registica, degli efficaci attori, giovani e non, e una colonna sonora divisa fra temi lugubri e musica dell'epoca (è ambientato a fine anni 80), rendono l'enigmatico viaggio di "Donnie Darko" non solo incredibilmente godibile ma praticamente ipnotico. E già si aspetta la nuova prova sul campo del regista/scrittore, e quindi autore, Richard Kelly. Per capire una volta per tutto se questa è stata solo una parentesi di genio molto fortunata oppure l'inizio di una filmografia veramente originale non solo in campo statunitense, ma mondiale.
Perchè "Donnie Darko" ha avuto così successo? Prima di tutto perchè il tema e lo stile registico riescono ad essere incredibilmente intriganti. In secondo luogo perchè, di riflesso, "Donnie Darko" è un gran bel film, una mosca bianca in uno sciame composto di esemplari ben poco ispirati, prodotti in serie. Ecco, senza scomodare Lynch e le sue allucinanti visioni, basterebbe questo per far spiccare il film di Richard Kelly in mezzo alla produzione recente: il gusto di unicità, di non omologazione, di "diverso". Proprio per questa ragione all'inizio in America non lo ha visto nessuno. E' molto semplice: un film del genere non può essere capito da un pubblico abituato ai blockbuster di Jerry Bruckheimer. Ci volevano gli spettatori europei per spiegare agli Yankee(s) che quel filmetto non era tale. Ed ecco arrivare il successo. Lo so, questo è un pò triste. Come un pò triste è il fatto che probabilmente molti altri film simili verranno fatti solo per cavalcare l'onda. E' il rischio di ogni idea originale: diventare moda. Ma non sarà comunque un problema. Come per il primo "Matrix" basterà mettere su il dvd di Donnie Darko e ricordare che, in fondo, tutto è cominciato da qui.
venerdì, dicembre 03, 2004
Whoa!!! Se stanotte non mi precipita il motore di un aereo in testa domani parlerò di "Donnie Darko", questo particolarissimo teenage-Lynch movie.
Whoa!
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