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venerdì, aprile 29, 2005
Le solite tre voci
C'è un bellissimo cortometraggio di Nanni Moretti che ho avuto la fortuna di vedere ben due volte: la prima durante un incontro con lo stesso regista e la seconda prima di "Caro Diario" al cinema Edison (e penso fosse presente anche Giulio). Come recita la settimana enigmistica non tutti sanno che Moretti, oltre a scrivere, dirigere e interpretare dei film, è anche proprietario di una sala cinematografica. Il corto in questione tratta proprio una giornata tipo di Nanni Moretti esercente. Ovviamente con l'ironia e gli spunti propri di questo autore.
Una volta raggiunto il "Nuovo Sacher" con la ormai mitica vespa il regista comincia a interrogare nervosamente tutti i suoi dipendenti, dalla cassiera al proiezionista. E' una giornata delicata: si proietta un film iraniano (se non ricordo male di Kiarostami), già di per se un genere non troppo redditizio, in lingua originale con i sottotitoli. La difficoltà della situazione contribuisce a rendere Nanni ancora più nervoso che nei suoi normali lungometraggi. Ogni più piccolo dettaglio viene messo in discussione per rendere più appetibile la visione: si cambia la posizione della locandina, viene testato il volume ottimale della sala, cartelli che informano della lingua del film sono affissi all'entrata. Il culmine del corto si raggiunge durante una telefonata preoccupata di una spettattrice incerta; parlando con la cassiera esprime diversi dubbi riguardo alla posizione del cinema, ai parcheggi, alla capienza della sala... in particolare la signora è ben poco invitata alla visione dalla lingua originale della pellicola. Qui Nanni, che ascolta tesissimo la conversazione fra la sua dipendente e la futura cliente, se ne esce con una serie di consigli per invogliarla a venire, che altro non è se non uno dei classici dialoghi/monologhi morettiani in bilico fra il surreale e il comico: "Ma no, dille che questo problema dei sottotitoli è sopravvalutato! E' tutta una questione di abitudine, bisogna farci l'occhio! E' una questione di cultura! Sai quanti paesi non doppiano i film stranieri e li proiettano con i sottotitoli? Tantissimi... E poi magari la signora dice: 'Ma guardi, io sono affezionata a quelle due o tre famiglie di doppiatori...' e allora tu devi dirle che non è vero, che i film in lingua originale sono tutta un'altra cosa, che sono molto meglio!"
Lascio stare questo tentativo, che non poteva essere altro che fallimentare, di riportare in forma scritta uno dei magnifici monologhi del regista romano, uno di quelli che più mi è rimasto in mente. La grande forza di queste "sparate" sparse per tutta la sua filmografia è soprattutto, a parte la la componente recitativa, il ritmo e la natura surrelae, quella di dire cose perfettamente vere e a mio avviso completamente condivisibili. Al pari del leggendario "Dì qualcosa di sinistra!" di "Aprile", della crociata per l'utilizzo di parole corrette in "Palombella Rossa", e della difesa della "c" romana invece della "g" milanese ("Fica, non figa; cacare, non cagare") di "Ecce Bombo", anche questo estratto colpisce nel segno. Lo ho riportato solo ora perchè questa sera mi è capitato di irritarmi non poco durante la visione di "Pollock", di Ed Harris. Non che abbia troppo da obiettare all'opera prima dell'attore statunitense: un film davvero molto carino. Ciò che mi ha dato fastidio è stato sentire la voce data a (credo) Maria Garcia Hayden.
Era lei. La doppiatrice era ancora lei.
Premetto: io devo avere qualcosa di genetico che mi porta ad odiare profondamente la voce di questa persona. La stessa che saluta il papà ("papàààààà...") segregato nella stazione petrolifera con il videotelefono e che ogni sera si può ascoltare in "Una Mamma per Amica" (non chiedetemi come sia venuto a conoscenza di questo telefilm...). Una donna dal tono impostatissimo che sembra sempre parlare durante un amplesso. Non la sopporto. Ma questo c'entra poco. Il vero elemento di fastidio, diciamo pure insofferenza, diciamo pure sofferenza, deriva dal fatto di sentire sempre le stesse tre voci che si danno il cambio. Chi frequenta spesso la sala cinematografica sa di cosa sto parlando: recatevi al cinema tre volte in una settimana e sarete praticamente certi di poter udire almeno una voce presente in tutti i casi. Una pratica fantastica che, guardando il lato positivo, riesce a proporre un'ulteriore sfida allo spettatore italiano: non solo dovrà indovinare che altri film ha fatto quel determinato attore, ma anche a quali altri personaggi dona la voce quella doppiatrice. Meraviglioso.
Di solito a questo punto c'è sempre una persona che se ne esce con questa frase: "i doppiatori italiani sono fra i migliori al mondo". Che dire? Hanno ragione. Pensiamo a Ferruccio Amendola. Tre anni fa si spegneva la voce più famosa del cinema italiano, ovvero del cinema statunitense doppiato in italiano. Intere generazioni sono cresciute ascoltando Rocky che urla "Adrianaaa" (ma attenzione! Nel primo film non era lui!), De Niro a torso nudo che parla allo specchio, Rain Man che racconta l'aneddoto su Gianni e Pinotto. Ma non solo. Pensiamoci bene: quanti attori ha fatto parlare Amendola fino alla sua morte? Di getto me ne vengono in mente 4: Robert DeNiro, Dustin Hoffman, Al Pacino, Sylvester Stallone. Come direbbe Luttazzi: "sono contento che abbia trovato un lavoro".
Eppure secondo me tutto questo è molto triste. Tre dei quattro personaggi citati si possono a ragione definire i migliori attori viventi. Quanti, però, hanno mai sentito la loro vera voce? Quanti li hanno mai potuti vedere recitare in lingua originale? Al giorno d'oggi non è poi molto difficile: prendi il dvd e scegli la lingua inglese. Ma a questo punto credo che il danno sia già fatto. Non si può fare un discorso di questo genere se non partendo dalla sala cinematografica, punto di partenza e (in teoria) battesimo dell'opera. I film stranieri vanno doppiati: a noi sembra assolutamente naturale. Ma non è naturale. In molti paesi i film mantengono la colonna originale. Qualcuno si è mai da dove ci deriva questa tradizione? Io l'ho scoperto da poco e per caso: con l'introduzione dei primi film sonori il regime fascista ritenne opportuno promulgare una legge che rendesse obbligatorio il doppiaggio dei film stranieri. Cosa è cambiato dal ventennio in questi giorni da molti rimpianto? Niente. Il cinema ha subito notevoli stravolgimenti, ha visto nascere nuovi e importantissimi autori, ha cambiato faccia più volte ed è stato considerato a tutti gli effetti un'arte. Eppure ancora oggi una persona che guarda "Il Mercante di Venezia" non sa se sta vedendo recitare Al Pacino a Giancarlo Giannini. Per tutte queste ragioni è già da tempo, diciamo dall'introduzione del dvd come standard home video, che cerco di vedere tutti i film che posso in lingua originale con sottotitoli (in inglese se è il film è anglofono, in italiano se è di altri paesi). Tutto ciò mi ha portato ad arroccarmi sempre più nelle mie posizioni radicali: fra un film doppiato e uno in lingua originale non c'è il minimo paragone. Le soddisfazioni sono tante, a cominciare dall'intraducibilità dei vari accenti, principalmente fra american english e british english, per passare alla goduria che comporta sentire SEMPRE UNA VOCE DIVERSA. Ci sono ben poche scuse sulla presunta bravura dei doppiatori italiani: la recitazione è la somma complessa di voce e corpo. Eliminare uno dei due elementi vuole dire negare la recitazione tout court. Sento Giancarlo Giannini e vedo Al Pacino. Chi ho visto/sentito recitare? Nessuno dei due. Senza contare che, vedendo numerosi film in entrambe le versioni, vi assicuro che qui in Italia gli adattamenti del doppiaggio vengono fatti al 99% con i piedi, o per incompetenza e fretta o per precise ragioni censorie (guardatevi la scena con Bruce Willis a letto con sua moglie in "Pulp Fiction" in inglese e noterete ben più di una differenza). Al giorno d'oggi credo che sia una questione di assoluta pigrizia per un cinefilo vedersi il film doppiato in italiano; una pigrizia certamente giustificata da una cultura del doppiaggio mortificante e senza dubbio troppo radicata e redditizia per venire interrotta. Ogni tanto assisto a delle manifestazioni, come quella messa in atto dal Warner Village qualche mese fa, che fanno ben sperare: un giorno alla settimana in cui un film alla sera viene proiettato in lingua originale. Ovviamente era tutto un miraggio. Dopo un mesetto di sala praticamente vuota hanno deciso di lasciare perdere. E, in effetti, chi può biasimarli?
martedì, aprile 26, 2005
Da Gamecubenext.com:
"Si diceva che il Revolution non avrebbe inventato nulla, ma che avrebbe portato nel mondo dei videogames, qualcosa che veniva prima impiegato per tutt'altro genere di cose. Il cuore del Revolution secondo Burgess sembrerebbe proprio rispettare questa "regola": il cuore della rivoluzione consisterebbe infatti nella visualizzazione dei giochi in proiezioni tridimensionali in tempo reale."
Vedo già Capucci che saltella per casa e butta fuori dalla finestra l'ologramma del rubinetto.
sabato, aprile 23, 2005
Troppo brutto
anzi no
Di ritorno dalla visione di "Troppo Belli". Protagonisti: Costantino (Vitagliano) e Daniele (il cognome non lo so). Idea di Maurizio Costanzo. Citazione colta: "quale idea?"
Vedere pettorali bagnati, tatuaggi tribali e la fessura fra le chiappe di due figoni palestrati mi ha fatto ridere fin lì. Da un film che ha l'unica ragione d'essere in due personaggi televisivi non ci si può che aspettare una regia adeguata: televisiva, appunto. Come il montaggio. Come i dialoghi. "Come sei tutto".
"Troppo belli" è davvero brutto. Che sorpresa. Peccato che si fermi lì. Se fosse andato più in là nel suo discorso sulla moderna società dello spettacolo sarebbe stato da antologia. Perchè un discorso sociale c'è. E' uno di quei meravigliosi film che sembrano insegnare valori giusti e poi, pensandoci un attimo, capisci che stanno dicendo proprio il contrario. Come "Robots". Che, per quanto mi riguarda, fa addirittura più schifo.
Uffa. Non ci si può neanche più divertire a guardare i film spazzatura."House of the Dead". "Le Barzellette". "Christmas in Love". Questi sì che danno soddisfazione. Se voglio farmi due risate su una pellicola di stampo smaccatamente televisivo mi butto su "Alex l'Ariete" e sono a posto per qualche mese. Il brutto è che sono ormai mesi che non esce un film bello in questa città brutta. E, dopo aver visto "Troppo Belli", posso dire che anche parlando di film brutti non siamo messi poi bene. Che poi a questo film bastava poco, davvero qualche minimo dettaglio in più; cosa costava far comparire Gigi D'Alessio in persona a cantare la propria "Quanti Amori"? Sarebbe stato un tocco di classe. Berto è sicuro di aver visto Orietta Berti. Io invece sono certo di aver individuato il mio professore di filosofia del liceo.
Ecco: bastava aggiungere Alessia Merz. Senza di lei, è un Picasso senza firma.
Alessia Merz.
Lo specifico trashcinematografico.
Comunque oggi è uscito "Devils & Dust". E ciò rende questo venerdì una "splendida giornata". Anche senza la chitarra elettrica il Boss riesce a essere al massimo del suo Rock'n Roll. Ed è anche in grado di spiegare al meglio la musica di una band come gli U2 nel suo discorso di presentazione del gruppo irlandese alla Rock'n Roll Hall of Fame. Che bullo. Ci sarà una ragione per cui lo chiamano il "Boss".
Che bulli.
martedì, aprile 19, 2005
HABEMUS PAPAM!!!
CARDINALEM....
BOSS I

...e invece no....
Quanto dovremo aspettare per il primo papa ROCK'N ROLL???
Perchè questo non mi dà proprio questo idea...
sabato, aprile 16, 2005
lunedì, aprile 11, 2005
Pensavo che avessero raggiunto il punto più basso con una settimana di bulimia catodica e gli striscioni allo stadio, e invece...
Tenetevi pronti perchè questa non potevate aspettarvela...
...L'ALBUM DI FIGURINE DEL PAPA!!!!
Quando ci vediamo per scambiarci le doppie?
venerdì, aprile 08, 2005
Ok, non sono riuscito a trattenermi. E' stato più forte di me. Questa è una 'e-mail che gira in questi giorni... sono morto. Però promettetemi che leggete anche il post qui sotto, che è SERIO!
(foto di Bastardidentro.it)
Vendesi Mercedes aziendale in perfetto stato. Anno 1981, 20.000 Km.
Ottima carrozzeria, alzacristalli elettrici, chiusura centralizzata.
Pneumatici nuovi, servosterzo, bagagliaio ampio, unico proprietario.
Vendesi causa inutilizzo. Alleghiamo Foto.

Potere
Non sarò mai abbastanza pronto davanti alla sconvolgente potenza della macchina televisiva.
Sei milioni di persone domani invaderanno Roma per il funerale del Papa, un uomo che neanche conoscevano.
Sono fedeli, credenti. Nel senso che credono in Dio. E quindi nel Papa.
Ma gli altri? In cosa credono, gli altri?
Io lo so: credono in una settimana ininterrotta di dirette tv da piazza san Pietro, di documentari misticheggianti pronti da mesi, di agiografie che spuntano come funghi su qualsiasi rete del panorama italiano.
Il Papa è stato l'uomo più importante del secolo scorso e forse anche di questo. Lo sapevate? Soprattutto: lo sapevate prima dello scorso fine settimana?
Io no. Perchè non me lo hanno detto prima? Sapete, lui ha contribuito a tutto: crollo dei totalitarismi, pace nel mondo, dialogo fra le religioni.
Bene, ora tutta Italia lo sa. E in queste ora si sta dirigendo a Roma per vedere il funerale del loro mito, nonostante la protezione civile abbia invitato oggi e negli scorsi giorni a non muoversi da casa. Ma loro no. Loro ci andranno lo stesso. Non c'entra che probabilmente neanche si riusciranno ad avvicinare a Piazza San Pietro e probabilmente vedranno il tutto da un megaschermo. A loro basta "esserci".
Sei milioni di persone. Sei milioni di fedeli: fedeli veri, fedeli televisivi, poco importa. Sono sempre sei milioni di persone.
Quanti di loro potevano stare a casa e "godersi" lo spettacolo davanti al proprio televisore? Quanti potevano sopportare lo schermo di casa piuttosto che il megaschermo?
Ci sono centinaia, forse migliaia di agenti di polizia, medici, volontari che dovranno farsi in quattro per evitare che tragedie accadano. In questo momento io non non posso considerare coloro che si stanno recando a Roma dei bravi cattolici: essi sono solamente degli IRRESPONSABILI che , a questo punto, concorrono solamente a mettere in pericolo l'incolumità propria e degli altri, persone PLAGIATE inconsapevolmente (e qui sta il dramma) da un progetto mediatico ai limiti della follia.
In molti si sono scagliati contro capi di Stato, personaggi eminenti, intellettuali che, all'indomani della scomparsa del Papa, ne hanno immediatamente intessuto le lodi in un unico coro. Io queste persone le capisco. E non trovo scandaloso il loro gesto: sono coloro che governano la terra, rappresentanti di vaste porzioni di gente che non può non aver voce.
Invece questa massa di persone che si sta recando, per lo più senza motivazione!, a rendere omaggio al Papa... ecco, questi non li posso giustificare.
Qualche anno fa diverse persone sono morte durante un concerto dei Pearl Jam, schiacciate contro le transenne da migliaia di fan in agitazione. Quanto può essere vasto il pubblico di un concerto rock? 200.000 persone? 300.000? Domani a Roma saranno SEI MILIONI. DI "FEDELI". O di fanatici, fate voi.
Credo che neanche il rocker più strafatto possa eguagliare in energia e irrazionalità il tipico cattolico fondamentalista.
Domani, anche se spero proprio che così non sia, moriranno delle persone. Per il funerale di Stalin il conto delle vittime ha superato le 500 Unità, o almeno così dice "L'Unità" di oggi. Non so precisamente cosa succederà.
Di sicuro so che se anche solo un uomo uscirà leso dall'evento di domani la televisione, e i media in generale, dovranno prendersi le proprie responsabilità. Come non vedere in loro una delle cause principali di questo esodo per la maggior parte ingiustificato?
lunedì, aprile 04, 2005
LO
MANDA
RAITRE

TIE'!
PORTERA'
TERRORE, DISTRUZIONE,
MORTE

TIE'!
Oggi volevo parlare del più grande pensatore di questo secolo,
della più grande idea di tutti i tempi,
della soluzione che risolverà i problemi del mondo,
della notizia più importante della storia,
ma...
...PRIMA COLLEGHIAMOCI CON
PIAZZA SAN PIETRO.*
*con tutto il rispetto per il Papa.
venerdì, aprile 01, 2005
Fine(?)
Questione di ore. Forse di minuti. E poi fine. Tutti sanno che il Papa, Giovanni Paolo II, sta inevitabilmente andando incontro a morte certa. Nessuno lo dice. Non ci vuole un genio per capirlo: una notte intera di servizi straordinari e documentari dettagliati sulla sua vita. Una persona con televisione senza televideo e la possibilità di vedere solo Raiuno ieri notte avrebbe capito che il Papa era già morto. Questo, almeno, abbiamo capito io e il Frate ieri notte. La verità è poco lontana. Cardinali da tutto il mondo stanno accorrendo in Vaticano. Giovanni Paolo II è in realtà morto da già molto tempo; tutto quello che è successo nei giorni scorsi, gli interventi chirurgici urgenti, i tentativi impossibili di migliorare una situazione ormai critica da anni, non sarebbe stato applicato a una persona "normale". Siamo ormai abituati a un Papa che non cammina, che parla a malapena, che non riesce a tenere un foglio di carta in mano. E ora ci siamo.
Non penso che Giovanni Paolo II sia stato un grande Papa, semplicemente perchè non penso che possa esistere "un grande Papa". Da ateo quale sono non vedo nessuna utilità in questa figura così importante per il resto del mondo. Ma credo che non la vedrei neanche da credente: la fede è una cosa, la chiesa un'altra. Perchè sto scrivendo questo post? Forse semplicemente perchè mi fa impressione. Siamo abituati al suo volto, alla sua presenza, anche solo mediatica, da quando siamo nati. Eravamo a conoscenza delle sue gravi malattie e sapevamo che prima o poi il giorno sarebbe arrivato. In cuor mio pensavo che questo giorno sarebbe arrivato prima. Poco importa: ciò che conta davvero è che, domani, Giovanni Paolo II non ci sarà più. Tra qualche giorno avremo un nuovo papa. E per me è strano. Forse è solo egoismo, forse è solo la constatazone che il tempo è passato anche per me, anche per noi. Se muore un Papa se ne fa un altro: giusto. Non cambia niente. Perchè allora mi sembra che stia cambiando tutto? Io lo so, posso capire, che tutto questo non influirà minimamente sulla mia, sulle nostre vite. Non influirà nemmeno sulla vita dei "veri" credenti. Sono troppo plagiabile: le televisioni tutte mi stanno facendo credere che oggi, 1 Aprile 2005, sia un grande momento storico. Così non è. Ma posso esserne certo? Cosa verrà dopo questo giorno? Cambia tutto. E non cambia niente. La realtà è così statica che, per sentirci vivi, abbiamo bisogno di credere che tutto si stia modificando.
Un uomo, in vaticano, sta aspettando. E tutto il mondo con lui. Altre migliaia di persone nel mondo si trovano nella stessa situazione. Anche loro attendono che la morte li colga. Oggi però non seguiremo la loro agonia, ma solo quella dell'uomo in Vaticano, dell'uomo "importante". E' forse giusto questo? Io lo so. So che tutto questo non è giusto. Ma oggi proprio, scusatemi, non riesco a dirlo. Maledetti media!
Non volevo fare un post per celebrare Giovanni Paolo. Non era neanche mia intenzione essere critico nei miei confronti; non ora. Il Papa sta morendo. Finalmente, direi. Ancora poche ore di sofferenza. E poi basta. Oggi lui saprà se aveva ragione o torto. La notizia potrebbe arrivare da un momento all'altro. Oggi lui SAPRA'.
Oggi muore un uomo. E forse questo basta.
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