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lunedì, maggio 30, 2005
 
L'ultima volta non si

scorda mai


1977-2005. "Guerre Stellari" - "Star Wars Episodio III - La Vendetta dei Sith". Molto è cambiato in questi trent'anni. Addirittura il titolo. Eppure, parlando di valore artistico, forse ci stiamo di nuovo avvicinando a quel lontano (lontano...) 1977...

Differenza abissale

Postilla sulla proiezione in digitale


Tornare a vedere "La Vendetta dei Sith" in un normale cinema quando si è reduci da una visione in digitale all'Arcadia di Melzo è qualcosa di... destabilizzante. Quella che fino a pochi giorni prima sembrava la migliore qualità dell'immagine possbile è ora quasi inguardabile: sfocata, buia, spenta. E non sto parlando della sala aperta nel dopoguerra, bensì della seconda sala più grande del Warner Village di Parma. Non scherzo, non c'è il minimo paragone. Davvero non mi ricordavo una tale differenza tre anni fa per "L'Attacco dei Cloni". Quest'anno invece tutti i pregi della NON-pellicola digitale mi si sono presentati chiaramente fin dal logo della 20th Century Fox. Non c'è bisogno di sprecare troppi aggettivi: la resa visiva è perfetta. Definizione alle stelle, nitidezza incredibile, colori vivissimi. Si può prendere in esame qualsiasi punto dello schermo e notare lo stesso impareggiabile livello di dettaglio presente su tutto lo schermo. Al di là del giudizio sul film credo che nessuno, alla luce di questo, possa rimproverare George Lucas per la strada intrapresa. Il digitale è il futuro. Qualsiasi lamentela di carattere nostalgico sul valore della classica pellicola scompare di fronte ai risultati impensabili di una sala che proietta con questa nuova tecnologia. Per provare a fare un paragone potrei tirare in ballo il passaggio dai vecchi e sgranati vhs ai nuovi dvd ma il confronto mi sembra ugualmente poco appropriato. Mentre il digital versatile disc è ben lungi dall'essere perfetto e già si avvia verso una lenta e inesorabile obsolescenza/sostituzione, la proiezione digitale parte già da livelli quasi insuperabili. Impossibile immaginare di meglio.

Tutto questo non cambierà di certo il valore delle pellicole proiettate: un brutto film rimarrà sempre un brutto film. Eppure per me l'introduzione di questa nuova tecnologia nelle sale è il passo più grande finora compiuto per aumentare la qualità dell'esperienza cinematografica. Una via già intrapresa da altre innovazioni come le continue codifiche sonore e la sempre maggiore dimensione degli schermi: tutti elementi che, volendo, possiamo definire superflui alla semplice ricezione del teso, ma di cui penso non potremmo più fare a meno.

Episodio III in particolare, e lo dico per tutti coloro che lo hanno apprezzato, andrebbe visto almeno una volta in digitale finchè ne sussiste l'occasione. I motivi sono chiari a tutti. Aggiungo comunque che se le creazioni digitali (in un film che si potrebbe etichettare come "d'animazione" tout court se non fosse per la presenza degli attori) vi hanno sbalordito in una sala vecchio stampo, allora il loro impatto spettacolare verrà quasi raddoppiato grazie alla definizione della proiezione digitale. Provare per credere.


Orgia visiva

Il miglior incipit di tutta la saga?


Tamburi. La telecamera lentamente si sposta verso il basso, mostrando un immenso incrociatore stellare che si muove maestoso sopra Coruscant. Due caccia entrano improvvisamente nell'inquadratura. Li seguiamo mentre volano vicinissimi alla possente astronave. Si inserisce un tema musicale molto familiare. Le due navicelle virano verso il basso e repentinamente ci si staglia davanti agli occhi l'immenso campo da battaglia che sta infuriando sulla capitale. Per molto tempo ancora verremo accompagnati dai due jedi, che vediamo all'interno della cabina, all'interno di questa balletto di laser, astronavi che vanno in pezzi e missili che inseguono impereterriti i propri bersagli. Se non ho contato esattamente la durata dell'incipit è solo perchè questo incredibile piano sequenza lascia a bocca aperta e non permette di allontanare gli occhi dallo schermo. L'impatto di questi pochi minuti senza il minimo stacco di montaggio è impressionante. Sorprende, incanta, sbalordisce. E ad ogni visione. Quello che per molte persone sarà solo un gratuito sfoggio di effetti speciali è per me il primo (riferito a questo film) grande segnale di stile da parte di un regista che, ormai, dovremmo abituarci a chiamare "autore". La padronanza assoluta con cui ci immerge in questa prima, e neanche troppo lunga rispetto al passato, battaglia spaziale è indiscussa. Questo primo blocco narrativo, che parte dal piano-sequenza iniziale e si conclude con l'atterraggio di emergenza su Coruscant, assolve a diversi scopi: prima di tutto funziona come conclusione della guerra dei Cloni (anche se in realtà le battaglie continuano e Grievous verrà ucciso più avanti), iniziata alla fine dell'episodio precedente; mostra il nuovo rapporto creatosi fra Anakin e Obi-Wan, ora non più maestro e allievo, e ne approfondisce la complicità attraverso le solite brevi frasi e piccoli accenni; fa uscire di scena il conte Dooku (ma non prima che questi abbia il tempo di istigare Anakin al lato oscuro) e mette in moto il processo di persuasione di Palpatine; introduce un nuovo "villain", molto diverso dai precedenti, e di cui parlerò più avanti. Lucas porta a compimento tutto ciò in maniera esemplare e attraverso la pratica che, a mio parere, gli è più congeniale: la sintesi. Il regista californiano prende i vari colori dalla tavolozza e li applica in maniera ottimale sulla tela; non ne utilizza troppi e nemmeno troppo pochi. Si può teorizzare una quantità per il "giusto"? Non credo. Quello che conta però è come, alla fine, funzioni il tutto. A occhio questa primissima parte dovrebbe durare intorno ai venti minuti. La battaglia iniziale avrebbe potuto protrarsi per molto più tempo: non c'era certo un problema di soldi. Eppure questa sequenza possiede quella durata ideale che le permette di "dire" tutto senza doversi ripetere. "Faster and more intense": la frase che Lucas ripeteva continuamente ai suoi attori nel '77 e che, analizzando bene tutti gli episodi, è forse il modo migliore per descrivere il suo stile. Anakin e Obi-Wan entrano nella sala in cui è tenuto prigioniero il cancelliere. Il futuro imperatore annuncia: "Il conte Dooku...". I due cavalieri si girano e osservano il loro vecchio nemico:
"Questa volta lo affrontiamo insieme."
"Stavo per dire la stessa cosa."
Anakin è cambiato. Ha imparato (almeno sembra) la lezione. Il legame che si è creato con il maestro è più forte dell'avventatezza, della rabbia, della vendetta per essere stato mutilato. Due battute. "Faster and more intense".
La capacità del regista/scrittore di creare personaggi ben (quanto basta) caratterizzati in pochi istanti è ben esemplificata dall'apparizione del generale Grievous, un personaggio che non è piaciuto a tutti a causa di una interpretazione errata. In molti si aspettavano, e la campagna promozionale incoraggiava questa accoglienza, un "cattivo" micidiale e carismatico, infallibile ed elegante, che non si tira indietro di fronte ad ogni avversità. In pratica invece il generale funziona esattamente all'opposto. La regalità che ci mostra il suo primo piano, il suo aspetto maestoso e tecnologico, il largo mantello, viene quasi immediatamente negata quando l'inquadratura si allarga e lo seguiamo in figura intera mentre si dirige verso la sala comandi. La schiena ricurva, la camminata veloce (e ben poco solenne), e i continui colpi di tosse capovolgono le nostre aspettative. Grievous non è il "villain" infallibile e superumano come poteva essere Darth Maul: funziona a tutti gli effetti come un pirata (e Boba Fonts lo aveva capito ben prima di me), come il capitano di un vascello corsaro che manda avanti i suoi uomini e, quando la situazione diventa brutta, abbandona la nave senza il minimo rimorso. Altro che onorevole avversario: il generale Grievous non sa nemmeno cos'è l'onore. Darth Maul combatte fino alla (stupida) morte. Jango Fett obbedisce agli ordini del suo signore e rimane ucciso nello scontro con Mace Windu. Grievous, preso da un attacco di orgoglio, decide di affrontare da solo Obi-Wan Kenobi. Ma il combattimento durerà solo il tempo necessario perchè i rapporti di forza divengano espliciti; una volta resosi conto della propria inferiorità, il generale non ci pensa due volte a saltare sul primo veicolo e scappare. Lucas è perfettamente cosciente di questo "ruolo" atipico, di questa aspettativa delusa e anzi sembra proprio essersi divertito nel presentare un personaggio completamente differente rispetto a quello che lui aveva descritto. Nell'adattamento a fumetti de "La Vendetta dei Sith", notoriamente distribuito prima dell'uscita del film, il generale Grievous rimane il "villain" aristocratico e infallibile che tutti si aspettavano prima di vederlo con i propri occhi sullo schermo. A questo punto lo "scherzo" è evidente; come spiegare altrimenti una battuta di Anakin che dice "Io ti immaginavo più alto", riferendosi esplicitamente alla schiena ricurva del nuovo, fallibilissimo, cattivo?


Verso il lato oscuro

Il patto di Faust.


La spiegazione di un personaggio come Grievous è evidente: di cattivi "puri", in questo film, ce ne sono fin troppi. E nello stesso episodio in cui assistiamo alla tragica caduta di Anakin Skywalker non c'è spazio per ulteriore cupezza. A parte gli accenni di Palpatine alla vendetta e le constatazioni del conte Dooku la prima macro-sequenza non parla ancora dei turbamenti di Anakin, in seguito protagonisti della vicenda. C'è ancora spazio per un'azione scanzonata, per un ottimo amalgama di avventura (duelli, combattimenti, l'atterraggio) e ironia (R2-D2, le continue battutine, il generale Grievous). Classico Guerre Stellari. Da qui in poi però il registro inizia a cambiare, il bilanciamento iniziale muta e, a parte piccoli (ma azzeccatissimi) accenni ironici come Yoda che stende le due guardie, rimane spazio solo per le atmosfere più cupe e tragiche. Almeno fino alla scelta di Anakin, che decide di aiutare il cancelliere in cambio dei suoi insegnamenti, siamo sostanzialmente in un regime di scene dialogate, un continuo parallelo fra le paure di Anakin, che si confida con Padme e apprende i segreti di Palpatine, e le paure del consiglio dei Jedi, che vogliono utilizzare il giovane Jedi per comprendere i piani del signore dei Sith. Anche in questo blocco non si può dire che non venga rispettata un certo bisogno di essenzialità, nonostante una o due scene non si presentino come immediatamente necessarie allo sviluppo degli eventi. Il dramma di Anakin è quello di essere utilizzato come pedina da entrambi gli schieramenti: il consiglio Jedi non vuole riconoscergli il titolo che i suoi poteri meriterebbero perchè non si fida di lui, perchè avverte il grande pericolo che esso rappresenta. Nel contempo Palpatine sfrutta la frustrazione del giovane cavaliere per attirarlo a sè, innescando un circolo in cui ognuno dei due schieramenti risulta dipendente dall'altro, ha bisogno del suo opposto per legittimarsi. Tralascio volutamente un commento sulla resa di queste parti dialogate ed esplicative perchè mi sembrano oggettivamente ben riuscite. La più efficace di tutte, e anche la più suggestiva, è la scena in cui Anakin raggiunge Palpatine a teatro. Mentre i due assistono allo spettacolo di sinuose strisce colorate (evidentemente debitrici dei movimenti delle maniche d'acqua cinesi) immerse in due gigantesche sfere liquide viene introdotto il motivo principale che COSTRINGERA' Anakin al tradimento verso i suoi maestri, ovvero la possibilità di trovare un rimedio alla morte di Padme. E qui troviamo anche la più grande novità rispetto a quello che già sapevamo perchè la vecchia trilogia ce lo aveva spiegato: Darth Fener fu sedotto dal lato oscuro della forza. Perchè? La risposta era così palese (potere) che non ci sembrava neanche necessario farsi altre domande. In Episodio III invece Lucas complica incredibilmente le cose, anche rispetto alle aspettative create dai due episodi precedenti. Anakin non si converte al male nè per indole nè per fedeltà al cancelliere o vendetta verso il consiglio Jedi che lo ha deluso. Anakin compie le terribili azioni che tutti conosciamo principalmente per una sola ragione: amore. Mette il proprio interesse davanti all'interesse comune. E il carattere del suo personaggio si configura quindi in maniera opposta rispetto a quello di Padmè. Ne "L'Attacco dei Cloni" Obi-Wan riesce a convincere con estrema fatica Anakin a inseguire il conte Dooku invece di correre in soccorso della senatrice: "Se riusciamo a raggiungere Dooku possiamo mettere fine alla guerra! Che cosa farebbe Padmè al posto tuo?". La situazione si ripresenta identica in Episodio III, con la differenza che qui non c'è più Obi-Wan a mettere a tacere le ossessioni del suo giovane apprendista. Davanti a Mace Windu che vuole giustiziare Palpatine per distruggere i Sith e il cancelliere che gli promette la salvezza della sua amata Anakin compie la scelta opposta: la vita di Padmè è più importante della salvezza della galassia. Senza sapere, però, che colui che ucciderà (anche se non fisicamente) sua moglie sarà proprio lui. E' lui, Anakin, il tassello che manca ai suoi sogni di morte. Compiendo la scelta sbagliata, uccidendo tutti i jedi e la pace nella galassia, è come se la condannasse a morte certa. E così, ascoltando i propri interessi personali, Anakin sceglie la via del lato oscuro.


Si ricomincia.

Il cerchio è a metà.


Siamo al punto di rottura: la morte di Mace Windu e lo svelarsi di Darth Sidious. La sequenza potenzialmente più potente e affascinante che si rivela, ma proprio perchè non viene rispettata quella caratteristica di sintesi propria dei momenti migliori, la più debole dell'intero film. E' un peccato. Comunque da qui in poi il film prende letteralmente il volo. "More intense". E basta. L'arrivo dell'ordine 66 alle varie truppe di cloni sparse per la galassia si sviluppa attraverso una serie di sequenze dotate di una intensità e una intelligenza registica non comuni. Obi-wan viene scagliato via dal sentiero che stava percorrendo e inizia a precipitare insieme al suo destriero verso il fondo della fossa. Ki-Adi Mundi (il maestro jedi con la testa allungata) sta intimando le sue truppe alla carica. Di questi cloni vediamo solo i piedi; prima si muovono velocemente verso il loro comandante poi, improvvisamente, iniziano a fermarsi. Il jedi si gira verso i suoi soldati e riceve la scarica di blaster che gli sarà fatale. Tutte queste sequenze, commentate in maniera superba (ma come tutto il resto) da John Williams, convergono verso un solo sentimento: la tristezza. Lo spettatore ingenuo poteva aspettarsi una nascita dell'Impero affrontata in termine pomposo e trionfalistico: tema dell'impero a go-go (ed è già stato fatto, con risultati ottimi, alla fine di Episodio II) e tante truppe che sfilano. Invece dalla metà in poi del film non c'è personaggio che soffra intensamente per quello che sta succedendo e per le azioni che è costretto a compiere. Il primo a sentire il grande dolore che si sta spargendo per tutta la galassia è Yoda. A lui si unisce quasi immediatamente Padmè, che, osservando il tempio Jedi in fiamme, inizia a presagire, almeno inconsciamente, la gravità degli eventi. Ripercorrendo mentalmente tutta questa seconda parte mi accorgo che troppe sono le scene o anche solo i momenti memorabili: dalla strage fra gli apprendisti jedi (Anakin che accende la spada davanti ai bambini impauriti), passando per l'uccisione dei capi separatisti (Anakin incappucciato che non trattiene una lacrima) e arrivando alla nascita, con simbolica vestizione, di Darth Fener. Senza contare la sequenza che tutti aspettavano da tempo, l'antecedente del duello fra Anakin e Obi-Wan Kenobi sulla morte nera, quello che finalmente avrebbe fornito un senso alle parole che i due jedi ormai maturi si scambiano. Il combattimento che chiude questo episodio e lascia in fin di vita il giovane cavaliere è qualcosa di magistrale: immerso nella scenografia del pianeta vulcanico Mustafar (che ne modifica radicalmente l'andamento) e commentato superbamente dal nuovo tema di John Williams, il duello si sviluppa praticamente su qualsiasi supericie calpestabile, e anche non, che i due guerrieri incontrano. E' una scelta estrema ed estremamente spettacolare che come al solito potrebbe far storcere il naso a qualcuno. Anch'io, leggendolo su carta, non ero rimasto del tutto convinto; il rischio era, come sempre in questi casi, sfociare nel ridicolo. Per fortuna su schermo questo tipo di impressione è completamente assente: come per il primo duello di Yoda della trilogia, pure lui a grande rischio risate involontarie, anche in questo caso il risultato parla chiaro. I due jedi si affrontano violentemente e nel contempo sono costretti a fuggire dalla struttura che sta collassando; l'impatto emotivo dello spettatore è impressionante. Ad evitare l'altro grande pericolo, ovvero l'effetto noia per la sua lunghezza, interviene il montaggio parallelo di un altro grande combattimento, quello tra il più potente maestro Jedi e il neo-imperatore della Galassia. Per quanto anch'esso estremamente suggestivo lo trovo meno riuscito rispetto alla sua controparte. E' una sequenza necessaria (Yoda si rende conto del proprio fallimento) e molto ben girata, ma soffre di una introduzione parlata fin troppo marcata che manca, guarda un pò, di sintesi. Non è grave: i due duelli si incorniciano perfettamente fra loro ed è anche ovvio che uno risulti più importante dell'altro: erano quasi trent'anni che la gente voleva assistere allo scontro fra questi due personaggi. Una volta conclusosi anche questo combattimento l'epicità dell'azione lascia nuovamente spazio a una tristezza infinita. Le parole di Obi-Wan al suo allievo sono struggenti, come terribile è la sua risposta, quel "ti odio" urlato mentre il corpo viene distrutto dalle fiamme. A questo punto non c'è più spazio per ulteriori avvenimenti: quello che resta da fare a Lucas e tirare i fili del discorso e collegare nel miglior modo possibile la nuova trilogia alla vecchia. In questa decina di minuti scarsi c'è tutto: la morte di Padmè, non per ferite fisiche bensì per la delusione causatagli da Anakin; la vestizione di Darth Vader, la cui prima preoccupazione corre alla sua amata; la nascita dei gemelli; l'accenno al potere dei cavalieri Jedi di sopravvivere alla morte e tornare come fantasmi; infine, la consegna di Luke agli zii da parte di Obi-Wan. Non ha senso ormai scusarmi per la mia ripetitività: la scena che chiude il film, con la ripresa dell'inquadratura di Luke che guarda i due soli sorgere nel lontano '77, è da lacrimoni. Ora si può proprio dirlo. Il cerchio è completo. O meglio, è ancora a metà. La sua conlusione deve attendere ancora tre film e il compimento della profezia, quando Anakin, da vero prescelto, ucciderà l'ultimo Sith rimasto e porterà finalmente pace nella galassia.


La Forza è potente nel mezzo.

Chi ha paura della nuova trilogia?


Negli ultimi giorni è uscito in edicola Star Rats Episodio I, la parodia ideata da Leo Ortolani de "La Minaccia Fantasma". Dopo la storia a fumetti mi sono ritrovato a sorridere leggendo la scheda che parla del film. Un film odiato, infamato dalla critica e dal pubblico, che addirittura intimavano il suo autore al ritiro anticipato. Leo Ortolani non ha mai nascosto la profonda avversione per questo episodio. Eppure..

...eppure interpretando correttamente l'articolo di cui parlavo non ho fatto a meno di notare un giudizio improvvisamente più...benevolo. Riporto letteralmente: "Bisogna ammettere che, dopo queste sequenze (si riferisce al trailer di Episodio III), anche il primo capitolo della nuova trilogia lucasiana si vive, alla luce dell'ennesima visione, in un'ottica completamente diversa. Si, perchè La Minaccia Fantasma, pur con i tanti difetti, può essere ora considerato parte integrante di quell'immaginifico, vasto arazzo narrativo che George Lucas ha impostato nel corso di quasi tre decadi..."
Ora: Posso permettermi di dire che come analisi non sta minimamente in piedi? Episodio I non viene modificato nella sua struttura, sia narrativa che stilistica, dall'esistenza di Episodio III esattamente come una qualsiasi altra opera d'arte non cambia con l'avvento di un'altra. "La Minaccia Fantasma" è "La Minaccia Fantasma", tanto nel '99 che nel giugno 2005. Quella che è cambiata, forse, è la PERCEZIONE che si ha di questo film. E' paradossale dire Episodio I prende senso con la visione (neanche: il trailer) di Episodio III quando ci sono tre film di vent'anni precedenti che ci spiegano per filo e per segno cosa ne sarà di ognuno dei personaggi. Si può valutare "La Minaccia Fantasma" inserendola nel contesto più ampio dei tre prequel; ma è solo un confronto. Non modifica i pregi e i difetti sostanziali che il film possiede a partire dall'uscita al cinema. Mi rendo conto di stare entrando in un discorso molto complesso e che non posso qui approfondire. Quello che voglio dire è che se vengono individuati dei lati positivi o negativi, quelli erano già presenti, e il merito/demerito va individuato solo nel film in questione. Mi fa ridere che, dopo sei anni e due episodi oggetivamente meglio riusciti, qualcuno esca dal gruppo e inizi a valutare Episodio I in maniera più "razionale". Anche se questo è dato dall'eccitazione per le immagini del nuovo episodio. Che anche Ortolani stia per fare, anche solo parzialmente, ammenda?

E' abbastanza insolito fare questa osservazione quando tutto il mondo è concentrato su "La Vendetta dei Sith". Non so se avete seguito i giornali o la rete ma attualmente il sentimento comune per questo terzo episodio si può riassumere nella frase: "Questo Guerre Stellari è un capolavoro e Lucas si è finalmente scusato per quelle due merde di "La Minaccia Fantasma" e "L'Attacco dei Cloni". A parte le poche voci che hanno criticato il nuovo film direi che queste parole descrivono piuttosto bene il giudizio della maggior parte della gente. Ma, a mio avviso, anche questo non trova ragione dei fatti. E ovviamente mi sto scagliando contro la premessa. Dire che "La Vendetta dei Sith" è fantastico mentre gli altri due fanno schifo non trova un adeguato riscontro logico per un semplice motivo: a livello di storia e di tecnica tutti e tre i film si assomigliano terribilmente. Mi sembra molto più fondata la posizione di Durden che ha disprezzato i primi due episodi e di conseguenza anche il terzo. Perchè non c'è storia che tenga: la nuova trilogia ha ritmi, dialoghi, stilemi registici e narrativi molto diversi da quelli della vecchia. E questa diversità è presente in ognuno dei singoli episodi. Questo ovviamente non vuol dire che tutti siano riusciti nello stessa misura. E' evidente a tutti che Episodio I rappresenta il tassello più debole della trilogia, anche allargando la saga a tutti e sei i capitoli. Eppure condivide con "L'Attacco dei Cloni" e " La Vendetta dei Sith" delle caratteristiche fondamentali che i film classici non hanno. Pe questo non mi sembra non solo giusta ma anche corretta la posizione di chi abiura Guerre Stellari per i primi due episodi e poi venera il terzo. La differenza, strutturale, non sussiste.
In ogni caso mi rallegra un segnale come quello di "Star Rats Episodio I". Nel dire infatti "alla luce dell'ennesima visione", l'autore ammette a mio parere un pregiudizio attivo in quelle precedenti, che sospetto essere state più che esigue. Al di là della sua qualità, che come sapete ho sempre per buona parte difeso, Episodio I ci aveva spiazzati tutti con quel suo feeling così distante dal Guerre Stellari che conoscevamo. Senza spade laser e gli accenni continui alla forza i primi trenta minuti possono appartenere benissimo a un qualsiasi altro film di fantascienza. D'altronde le sole spade laser e Tatooine erano dei segnali troppo deboli per legittimare completamente l'appartenenza alla saga fantascientifica più famosa al mondo. Anche i duelli non avevano più niente a che fare con quelli a cui eravamo affezionati, con la loro velocità alla Matrix (ma attenti: i due film sono usciti lo stesso anno) e una regia così "dinamica". La grande malattia che ha colto la maggior parte del pubblico è proprio questa: non hanno trovato sullo schermo quello che aspettavano, ovvero una fotocopia de "Il Ritorno dello Jedi". Come spiegare altrimenti l'impennata di gradimento arrivata per Episodio III, quello scenograficamente e narrativamente più vicino ai film classici, quando Episodio II qualitativamente non gli affatto così distante? Mi sembra un segnale molto chiaro. Il confronto con un modello ormai di culto, e quindi intoccabile, ha penalizzato seriamente la percezione della gente verso questa trilogia, una serie di tre film che io, complessivamente e con le dovute distinzioni, ritengo più matura e artisticamente invidiabile. La sua unica, grande "pecca" è quella di non aver cambiato il cinema come "Guerre Stellari" aveva fatto nel '77. Ma si poteva razionalmente chiedere questo? Alla luce di questa riflessione mi sembra evidente come il successo che Lucas è riuscito a creare fra gli anni '70 e '80 stia alla base proprio della pessima accoglienza critica della sua, e a livello molto più personale che la precedente, nuova trilogia. Sarebbe ironico, se non si contasse che invece il risultato economico è rimasto invariato. In ogni caso mi sembra che la prova che ho citato all'inizio e vari altri segni, come le tante persone che dicono di amare questi nuovi episodi, stiano a significare quantomeno l'inizio di un ritorno al senno, a un giudizio più oggettivo.

Episodio III, come ho spiegato, appartiene di diritto a quello stile "rinnovato" che è partito appesantito da diverse scelte infelici ne "La Minaccia Fantasma" ed è arrivato ai risultati epici e maestosi de "L'Attacco dei Cloni" e "La Vendetta dei Sith". Quasi impossibile catalogarne in modo sistematico le peculiarità; chiunque abbia visto tutti e sei i film ha ben chiaro quello di cui sto parlando.  George Lucas questa volta ha deciso di rimanere al timone di tutti e tre i capitoli, lasciando al collega Rick McCallum la scomoda parte del produttore. L'occhio non può che dargli ragione. Concentrandoci solo su quest'ultima prova è impossibile non notare l'assoluta maestria con cui mette in scena i vari momenti d'azione. La battaglia spaziale su cui già mi sono soffermato, l'atterraggio della nave, l'inseguimento fra Obi-Wan e Grievous nelle grotte di Utapau, l'insuperabile combattimento fra i due cavalieri jedi; in ognuna di queste sequenze Lucas dà sfoggia un completo controllo della macchina spettacolare, raramente così secca ed efficace. Mentre scrivevo queste righe ho avuto modo di riflettere abbastanza su questo stile e mi è venuto quasi spontaneo confrontarlo, per metterne in mostra le linee fondamentali, con l'altra grande trilogia di questi anni: "Il Signore degli Anelli" di Peter Jackson. Anche un occhio assai disattento può capire quanto gli obiettivi dei due registi siano diversissimi, addirittura agli antipodi. Peter Jackson, e con lui la maggior parte dei registi moderni, tende a dilatare i tempi, ad aggiungere. Basta solo pensare all'uso/abuso che viene fatto del ralenti(o slow motion, se vi sentite fighi): quando Aragorn, alla guida dell'esercito, decide di sferrare l'attacco finale davanti ai cancelli di Mordor i suoi movimenti vengono rallentati per sottolinearne il carattere epico, per rendere il più solenne possibile quello che altrimenti sarebbe stato un semplice istante. Questo procedimento viene usato moltissime altre volte nel corso della trilogia, e sempre per evidenziare momenti di estremo pathos, come le varie morti illustri (Boromir, il comandante degli elfi al fosso di Elm...). Ma per capire la volontà di Jackson di continuare ad aggiungere dettagli, inquadrature, sequenze, basta pensare alla durata di questi tre film e a quella delle successive riedizioni allungate. In questo modo "Il Ritorno del Re" arriva a toccare le quattro ore e non vengono narrate nemmeno tutte le vicende presenti nel libro. Lucas invece utilizza il metodo opposto. In tutta l'esalogia non troverete un solo ralenti (tranne la scena della caverna ne "L'Impero..."; ma quello era Irvin Kershner). Di più: come ho già accennato precedentemente qui si compie un lavoro di sottrazione estrema, di sintesi. Il punto di arrivo è stipare tutto quello che si vuole dire in meno di due ore e mezza di film. Ogni sequenza, scena, inquadratura superflui devono - dovrebbero - essere rimossi. Proviamo a raggruppare mentalmente tutti gli avvenimenti de "La Vendetta dei Sith". Non sembra ma in realtà la mole di eventi non è poi così differente da quella de "Il Ritorno del Re". Appunto: non sembra. Scusate se è poco. Con questo non voglio dire che Lucas è un maestro e Jackson un incapace, sebbene preferisca di gran lunga il primo e mi renda conto che la via intrapresa dal secondo è fin troppo semplice. Il regista neozelandese, che peraltro ammette senza problemi l'influenza dell'autore californiano, ha una poetica del tutto differente. Se vogliamo anche più moderna, nel senso che è molto comune al giorno d'oggi. Lucas invece sembra essere rimasto ancorato all'idea originaria di Guerre Stellari, alle tre grandi basi a cui dichiara di essersi ispirato e su cui si fonda il successo di tutta la saga. Stiamo parlando dei suoi tre amori dichiarati: il cinema, l'antropologia e il fumetto. Ognuno di questi elementi è fuso all'altro in maniera perfetta per arrivare a un risultato che è più della semplice somma delle parti: "Star Wars". Dopo l'uscita de "Il Signore degli Anelli" molti su internet hanno auspicato un episodio di Guerre Stellari altrettanto lungo. Impossibile. Anche a costo di tagliare innumerevoli sequenze o scene già complete di effetti speciali, e di cui quelle inserite nei dvd costituiscono solo una misera parte, il film alla fine doveva rimanere nel limite delle due ore e venti. Con l'arrivo di quest'ultimo episodio possiamo dire che questa regola è stata rispettata in pieno. Ciò che però è più importante è che tutti quei centoquaranta minuti siano realizzati a regola d'arte. Per quanto riguardo lo stile mi sembra che la soddisfazione sia assoluta; la telecamera è perfettamente funzionale agli scopi della trama e della macchina spettacolare riuscendo al contempo a regalare inquadrature indimenticabili. Ancora una volta mi verrebbe voglia di parlare di sintesi e di essenzialità. Per concludere la grande forza di George Lucas viene dimostrata da due fatti perfettamente riscontrabili sulla pellicola: quello di appartenere alla generazione di registi americani anni '70, estremamente secchi e concisi, e, dall'altro lato, di dimostrarsi molto più moderno e innovativo (senza andare a toccare l'efficacia) di tutti i giovani registi contemporanei, assolutamente uguali l'uno all'altro. E' una classicità (e la classicità è tale perchè storicamente valida) che esplode e, attraverso l'utilizzo del "pennello digitale", ormai capace di riprodurre in maniera convincente ogni cosa, diventa la cura per lo stile pomposo e manieristico di cui si nutre il moderno cinema spettacolare. Potrei andare avanti ancora per molto. C'è un momento del film che mi ha colpito profondamente ed è il momento in cui Anakin decide di attaccare Obi-Wan. il volto di Anakin è in primo piano e occupa la parte sinistra dello schermo. Sullo sfondo, a destra, Obi-Wan accende la sua spada laser. I due parlano e il vecchio maestro dichiara di non poter lasciare impunite le azioni del suo ex-allievo. Anakin quindi annuncia l'inevitabilità del combattimento e con una piroetta (inquadrata dall'alto) si scaglia contro Obi-Wan. Nello stesso istante parte il nuovo, incalzante motivo di John Williams, "Battle of the Heroes". Il duello è iniziato. Quella sfida che milioni di persone in tutto il mondo hanno aspettatto per quasi tre decadi e che costituisce lo spannung di "Episodio III"... prende il via così, in un istante. Ed è già leggenda, mito. Questo è George Lucas.

Non posso concludere questo mostruoso post senza occuparmi dei difetti del film. "La Vendetta dei Sith" è un film superlativo, eccezionale, maestoso. Ma non perfetto. I due esempi che ho fatto nel corso dell'articolo, ovvero il delirio di Palpatine mentre uccide Mace Windu e la lunga introduzione al combattimento fra Yoda e l'imperatore,  sono i soli due difetti che ho riscontrato in un'opera altrimenti ottimale. "La Vendetta dei Sith" non è perfetto. Ma poco ci manca. Non mi spingo troppo in là con gli elogi, che di certo non faccio fatica a trovare, per una sola ragione: non vorrei che si pensasse che questo episodio è di molto superiore ai precedenti. O meglio: al precedente. Da quando questo blog è stato aperto numerose sono state le occasioni in cui ho parlato bene, anzi benissimo, de "L'Attacco dei Cloni". Che non si pensi che mi stia rimangiando tutto. Episodio II rimane tuttora quel momento in cui la nuova trilogia è riuscita, sempre con l'eccezione del film originale, a superare qualitativamente quella classica. E' la soglia oltre la quale la saga fantascientifica sfonda la definzione di genere e arriva, come ha giustamente notato Mereghetti, alle vette mastodontiche degli affreschi Griffithiani, non a cao un autore che Lucas cita molto spesso. "La Vendetta dei Sith" continua su questo eccelente andamento. "Episodio III" è quindi, dopo "Guerre Stellari" del '77, il migliore tassello della saga. Ma seguito a non troppa distanza dal meraviglioso secondo episodio.

Ad oggi, fine Maggio 2005, penso si possa dire che l'esalogia di Guerre Stellari/Star Wars è così strutturata; deboli le due estremità e sempre più potente più ci si avvicina al centro. Che obbedisca anche lei ai principi dello Yin e dello Yang come la ciclica alternanza fra Jedi e Sith?
postato da Phemt | 00:18 | commenti (12)


venerdì, maggio 27, 2005
 
"Star Wars Episodio III: La Vendetta dei Sith". Commento dell'undicenne
 agli amici appena usciti dal cinema:


"No... ma vedete... sono sicuro che adesso


FARANNO ANCHE IL QUARTO."


L'elettroshock è illegale?
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venerdì, maggio 20, 2005
 
Poco tempo fa,

in una provincia con dei nomi

strani strani...


Vaulata...Teigliano...Fatrane...Voulune...Niurluvo...Fognulia...
La provincia di Milano ospita paeselli con nomi davvero divertenti. Un pò meno divertente è il loro aspetto.
Ma non prendetevela, amici meneghini! Ieri sera ci siamo divertiti un sacco, ieri sera era lo

STAR WARS FAN EVENT III


Guidare in autostrada vestiti da cavalieri jedi non è il massimo della comodità. Anche il mio jedi starfighter (Audi 80) non era propriamente il massimo dell'accoglienza, grazie alla completa mancanza di aria condizionata e al freschissimo colore blu notte (NO, NON E' NERA!). Poco importa: il cinema Arcadia ci aspettava per l'ultimo (sigh) episodio cinematografico di Guerre Stellari. Di cui, però, non voglio parlare prima di qualche giorno. Questo mi permetterà di non trattenermi nello svelare punti salienti della trama: entro poche ore praticamente tutti avranno visto "Star Wars Episodio III: La Vendetta dei Sith".


E sapranno che è bellissimo.


COMUNQUE:
Il Multiplex Arcadia non è particolarmente ostico da raggiungere. Per chi fosse interessato consiglio di ignorare la prima svolta a sinistra al cartello "Melzo" e fare inversione al supermercato poco lontano: a me è successo per errore, ma alla fine ho saltato una coda notevole. Il resto viene da sè. Una volta avvistato il ristorante "Crocefisso" sarete praticamente arrivati. Entrate con la vettura nel parcheggio del cinema, parcheggiate e abituatevi ad essere osservati (ovviamente solo se vestiti da Jedi).


Il resto della giornata di ieri è comunque prevedibile: un sacco di gente, pochi con costume, moltissimi con spada laser giocattolo (e per qualcuno anche NON giocattolo), un numero esagerato di macchine fotografiche e videocamere. Insomma, io e Francesco abbiamo passato un paio di orette a girare per il cinema e bullarci dei nostri costumi, ricevendo complimenti e richieste per fotografie, un pò come Prezzemolo di Gardaland. Desta comunque qualche perplessità l'incapacità da parte di molti di capire che quei vestiti non li avevamo COMPRATI bensì commissionati a una sarta. Quando poi si arriva al discorso "Quale sarta" - "Una di Parma" - "Ehhh, no! Non posso andare sino a Parma" le perplessità diventano serie preoccupazioni. Dopo le otto di sera la situazione ha cominciato a riscaldarsi. Un R2-D2 PERFETTO (avanzo l'ipotesi: è davvero uno dei vari modelli usati per i film?) si è fatto strada tra il pubblico, ovviamente subito preso da panico e da sindrome della foto ricordo. All'apertura delle sale ha cominciato a "sfilare" la 501 Italica, che ha sfoggiato costumi meravigliosi ma un pò carenti dal punto di vista numerico. Dopodichè è arrivato il momento: TUTTI IN SALA!


Prima dell'ora di "presentazone" di Steve Sansweet, a mio avviso assolutamente troppo lunga, c'è stato anche il momento della sorpresa. Il Castell, conosciuto anche come Nick Cohen, è stato premiato per la pazienza con cui tutto il giorno si è portato appresso il mio zaino ed è stato vincitore del premio più ambito: UNA SPADA LASER MASTER REPLICA DA 150 €. Poveretto, a momenti gli viene di infarto. Ora però potrà entrare in camera dei suoi genitori in piena notte, accendere la sua arma jedi e venire definitivamente diseredato. Chiamalo poveretto...


Per il film quindi rimando ai prossimi giorni. Nel frattempo ecco la testimonianza della nostra giornata in quel di Melzo, compresa di occhi rossi non, come si potrebbe pensare, per una infausta dimenticanza, bensì perchè siamo tutti dei Sith. Giulio e Dario (The Zar) soprattutto. Guardate che cattivoni!


Perdonatemi in anticipo per la posa spastica. Questa, ovviamente, non è la vera risoluzione della foto e nemmeno la foto intera, che pesava 2 mega e mezzo.

Qui doveva esserci l'immagine



























(Nell'ordine, da sinistra: Giulio, Nick Cohen, il Frate, io, Massi, The Zar, Alberto e Francesco)
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giovedì, maggio 19, 2005
 
Tonight's


the


Night!!!


E Neil Young stavolta

non c'entra niente!

Che la FORZA sia con

tutti voi!

PER L'ULTIMA VOLTA!!!


TA-TA-TA-TAAA TAAA TA-TA TA-TA TAAA

TA-TA TA-TA TAAAA


TA-TA-TA TAAAA!!!


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venerdì, maggio 13, 2005
 
Vomito


Sono leggermente disgustato: eufemismo. Sono al limite del conato di vomito. Navigando allibito su  www.storialibera.it , non so bene neanch'io per espiare quale colpa, arrivo a trovare addirittura uno scritto di Pasolini. Che cosa c'entra uno dei più grandi intellettuali italiani (il più grande?) del '900 con del pattume come storialibera.it? In teoria meno di zero, in pratica hanno pensato bene di inserire un frammento di un intervista allo scrittore/poeta/regista sul '68, comunque poche righe, e la famosa poesia in cui Pasolini si schiera dalla parte dei poliziotti perchè veri figli dei poveri. Si, Pasolini criticava il movimento sessantottino, e aveva validi argomenti. Argomenti che invece mancano agli amministratori per spiegare come possa una delle menti più lontane dal pensiero veicolato da questo sito internet apparire in mezzo ad articoli di gente del calibro di Antonio Socci. Rendetevi conto: articoli di Pasolini (frammenti estrapolati dal contesto, a dire la verità) che figurano al fianco di scritti di Antonio Socci. Mi immagino quanto sarà felice l'autore friulano.

Ah, no: l'hanno ammazzato. Peccato che, in mezzo a tutte le battaglie per svelare le verità storiche, di questo assassinio ancora pieno di misteri non se ne accenni minimamente. Molto meglio inserire le vignette di Forattini con Scalfaro che appende Mussolini a una falce e martello. O i bellissimi saggi sulla relatività delle figure storiche di Galileo Galilei e Giordano Bruno, un pazzo che ha costretto la chiesa a bruciarlo vivo.

Che bella gente che cè al mondo.
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martedì, maggio 10, 2005
 
Grandi novità e sperimentazioni su "Interfaccia col Nulla"!
Ecco a voi il primo...

POST VISIVO

SONO UN POST VISIVO!

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domenica, maggio 08, 2005
 
Prologo

Visto che in questo periodo mi ritrovo sommerso come non mai dagli esami ho pensato bene che potrei sprecare un pò del mio (poco) tempo per documentare i prossimi gironi di follia collettiva. Per chi non lo sapesse, e chi non abita a Parma non lo può sapere,  tra meno di una settimana la "piccola Parigi" verrà invasa da un numero spropositato di uomini di verde vestiti. Per fortuna, o per sfortuna, non lo so, non sto parlando dei leghisti bensì degli ALPINI, che hanno scelto il ridente capoluogo emiliano per il loro raduno nazionale.  400.000 allegri pischelli popoleranno le strade, gli alberghi, i locali, i cessi e forse anche le case di una piccola città/grande paese con una popolazione ferma a 160.000 anime. La domanda sorge spontanea: dove li mettiamo questi alpini? Anche se, vista la proporzione tra noi e loro, la domanda più appropriata sarebbe: dove li mettiamo i parmigiani?
 

Per rispondere a questo quesito o anche solo per evitare di aprire il libro di Edward D. Said cercherò di proporre su questo blog le immagini più significative della pazzia che presto regnerà sovrana.  I cessi mobili hanno già invaso la città e ci sono in giro più bandiere italiane che rotonde. Ma altri e più inquietanti segni si stanno facendo avanti: oggi ho visto un ragazzo sulla trentina in bicicletta con giacca e cappello da alpino con una bicicletta tricolore. 


Credo che almeno per tre giorni riusciremo ad avere una vita notturna, e non, più intensa di Reggio.

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mercoledì, maggio 04, 2005
 
Ode a Radio Deejay


Non so quanti di voi seguano regolarmente l'inserto "Musica" di Repubblica. A me personalmente è capitato di averlo tra le mani massimo cinque volte in tutta la mia vita e fortuna vuole che in una di queste occasioni fosse presente un'intervista ad Albertino, noto deejay "giovane", anche se in realtà over 40, e fratello minore del direttore e fondatore di Radio Deejay, Linus. Una caratteristica positiva che possiede questa rivista è quella di creare una sorta di botta e risposta fra musicisti ed esperti del settore, che nel numero dopo si ritrovano a commentare le posizioni prese dai propri colleghi una settimana prima. In quel caso l'articolo di Albertino fungeva da risposta alle dure critiche alle stazioni commerciali lanciate precedentemente da Manuel Agnelli, frontman degli Afterhours. La critica era semplice: le radio, e in particolare Radio Deejay, la stazione più seguita in Italia, non promuovono la musica valida, italiana e non, bombardando gli ascoltatori con le hit più scontate e commerciali. Ovviamente il conduttore del Deejay Time vede il tutto da una prospettiva un pò diversa; le accuse di Manuel Agnelli sono completamente infondate e non trovano giustificazione nei fatti. Radio Deejay sceglie accuratamente i pezzi da mandare in onda e utilizza come metro di giudizio proprio la loro validità musicale. In parole povere, su 107.00 ascolterete sempre e solo buona musica perchè il resto viene scartato. Ovviamente ci sono dei distingui da fare: non tutto può passare per radio. Lo stesso Albertino si proclama un grande appassionato di Tom Waits, ma capisce benissimo che certe cose non sono adatte per il mezzo radiofonico. In secondo luogo c'è da dire che Radio Deejay è sempre stata molto attenta a cercare e promuovere nuovi talenti, trasformando con il proprio intuito canzoni apparentemente destinate all'oblio in tormentoni da classifica. Uscendo per un momento dal contesto dell'articolo vi cito solo i due esempi più recenti di questa magnanima opera di talent scout: "Cleptomania" degli Sugarfree e "Gasolina", di quei terroni* il cui nome spero di non imparare mai. Per finire l'intervista l'ultima perla che cerco di riportare in modo più letterale possibile.


Musica: "Manuel Agnelli vi accusa di non trasmettere belle canzoni ma solo pezzi commerciali. Cosa rispondi?"


Albertino: "Gli dico di mettersi a lavorare e comporre un bel pezzo, perchè, da quel che mi risulta, finora non lo ha fatto. Dopo possiamo parlarne."


Questo post non è casuale. Dopo l'esibizione straordinaria degli Afterhours al concerto del primo Maggio, con tanto di cover finale di "Helter Skelter" (e non dico quale altro gruppo l'ha coverizzata per non diventare monotono), ho rotto gli indugi e ho acquistato il loro ultimo album nonostante il grande deterrente del prezzo pieno. Non posso sbilanciarmi troppo perchè per ora ho ascoltato solo tre canzoni, tra cui il singolo "Ballata per la Mia Piccola Iena". Ecco, questo pezzo è meraviglioso, è fantastico, è pazzesco. Questo mi piacerebbe sentire alla radio, "Ballata per la Mia Piccola Iena". Ma anche "Quello che non c'è". O "Male di Miele". O molte delle altre gemme che sono contenute nei precedenti album del gruppo milanese. Per udire la voce unica di Manuel Agnelli via etere credo che il solo metodo sia affidarsi a misconosciute radio locali, di solito situate nel reggiano (come tutto ciò che c'è di interessante nella zona; a noi è toccata la bellezza, a loro la sostanza). Di sicuro è impossibile rintracciarla su Radio Deejay, dove invece hai un buon 50% di probabilità di ascoltare il nuovo rapper di colore americano, un altro 25/30% di beccarti un pezzo dance/house, e per il restante 20/25% di venire graziato con un pò di pop commerciale tipo Britney Spears o i Blue, che a questo punto mi sembrano le cose migliori. Famiglia Molfetta: andate affanculo.


Non vi sarete aspettati una vera ode? Non sono mica Nick Cohen! Chiedetela a lui.


* Sia ben chiaro, e dovrò scriverlo in modo permanente in una delle colonne laterali, che il termine "terrone" in questo blog viene utilizzato a prescindere dal contesto geografico di appartenenza. Avrei potuto usare "tamarri", ma non è la stessa cosa. Per me la stragrande maggioranza dei parmigiani (quelli D.O.C., quelli del Movida che canta Nick Cohen nelle sue pagine o simili) è più "terrona" della media dei coetanei provenienti dal sud Italia. E' un aggettivo che rappresenta l'esagerazione di certe caratteristiche e di certi comportamenti tipicamente provinciali, uno spiccato e volgare esibizionismo, una superficialità senza confini. Ovviamente va anche inteso a seconda del contesto in cui viene utilizzato. Quello di cui volevo essere sicuro è che questo blog non venisse in nessun modo associato con certi comportamenti razzisti di una certa Italia e di certi partiti Italiani. Insomma, "Interfaccia col Nulla" gradisce il cous cous e i cannoli siciliani.
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lunedì, maggio 02, 2005
 
Potere


Oggi a Bologna, per la prima volta dopo molto tempo, ho mangiato da Mac Donald. Tre ore mi separavano dalla lezione successiva e c'eravamo solo io, il capoluogo emiliano e un sole che ti brucia la pelle. L'ora, peraltro, era abbastanza infausta: da mezzogiorno alle tre. Troppo presto per infilarsi in un cinema, troppo tardi per fare un giretto al fresco sotto i portici. Devo dire comunque che mi ero attrezzato piuttosto bene per questa evenienza: nessun libro, niente walkman, non parliamo neanche del Nintendo DS. Di solito quando prendo il treno acquisto sempre L'Unità, ma ovviamente ieri era il primo Maggio e i quotidiani oggi non uscivano. "Ciak" è l'unica lettura di cui mi sono dovuto accontentare e, per quanto alcuni articoli siano sempre interessanti, sempre di rivista si tratta, ovvero niente che possa occuparti più di un'oretta. Figuriamoci tre. L'unica cosa che mi rimaneva da fare prima id mangiare era comprare qualcosa da leggere o ascoltare negli unici negozi aperti a mezzogiorno: Ricordi e Feltrinelli. E se inizialmente, in libreria, ha prevalso la voglia di risparmiare, davanti a decine di dischi che avrei comprato ad occhi chiusi è stata l'impossibilità di ascoltarli nell'immediato che mi ha portato a desistere. Tre ore possono essere molto lunghe, guardando la copertina di "Blonde on Blonde". Ultima scelta possibile: acquistare "Le Regole dell'Attrazione" di Bret Easton Ellis e leggerselo al parco, nonostante questo molto probabilmente mi incasinerà non poco nella lettura di 1984. Prima, però, pappa.


Bisogna ammetterlo: l'odore che fuoriesce da ogni Mac Donald, e che è ormai parte integrante della stazione bolognese, è tanto nausenate quanto attraente. Quando questo sublime aroma penetra nelle nostre narici sbottiamo indignati, ma in realtà vorremmo fiondarci davanti alla prima commessa obesa e brufolosa (essere brutti è requisito fondamentale per lavorare da Mac Donald, oppure ne è diretta conseguenza) e richiedere il Big Mac menu GRANDE. E allora lei prenderebbe il caratteristico e lercissimo vassoio rosso, lo coprirebbe con l'igienica tovaglietta di carta, e, dopo averlo riempito col panino e il bicchierone, ci sbatterebbe dentro con forza la confezione di patatine frittissime, che si distribuirebbero omogeneamente per tutta l'area del vassoio. Ovviamente c'è una cura per questo osceno desiderio: soddisfarlo. Con la giornata odierna ho ricevuto il comodo biglietto biologico che mi permette (mi obbliga) di evitare Mac Donald per i mesi a venire. Giusto ieri Albero mi raccontava qualche scena di "Super Size Me", da noi in uscita (Parma caput mundi) a fine mese; tutte cose da tenerti alla larga dai fast food per un decennio, come l'impossibilità per gli scienziati di capire che animale siano i Mac Nuggets. Strano meccanismo il cervello umano, ma non così tanto: non ho preso i Mac Nuggets. In compenso però mi sono potuto riconciliare con una dose di Acqua Cola che l'uomo medio berrebbe nel corso di un'intera giornata, con del sale troppo patatinato e con IL MITICO FORMAGGIO MAC DONALD.


Qui siamo davvero nel campo della mitologia. Lo avete mai guardato bene prima di cacciarvelo in bocca? AVETE NOTATO IL SUO COLORE GIALLO INTENSO? Vi giuro, al supermercato ho provato di tutto apposta per cercare di capire, per trovare una soluzione all'arcano, purtroppo senza alcun risultato. L'unica risposta che ho trovato è anche la più probabile: lo tirano fuori dai cartoni animati.


Comunque mica male come esperienza: da solo, incastrato sotto una scala, a mordere il mio Crispy Mac Bacon e guardare la fauna che popola via Indipendenza. Non sto scherzando. E' meraviglioso. Provatelo. Il cervello lavora molto meglio e a ritmi più sostenuti, forse anche perchè non si ha un cazzo da fare e pensare al gusto di quello che stai mettendo sotto i denti è sconsigliabile. Oggi per esempio mi sono un pò messo a riflettere sul potere: "Il potere logora chi non ce l'ha", Faust, i politici, Berlusconi, Bill Gates, Darth Vader... insomma quella roba lì. Il punto di arrivo è stato illuminante.


Il vero potere ce l'hanno i baristi. Perchè puoi chiedergli quello che vuoi ma non sarai mai sicuro che non ci abbiano sputato dentro.





Voglio scrivere una recensione di Episodio III prima di vederlo. Non mi sembra troppo difficile e nemmeno ardua da prevedere. Kevin Smith (se non sapete chi è cercate "Silent Bob" su Google) lo ha visto e sul suo sito si è espresso nello stesso modo di quei pochi ma importanti (Coppola e Spielberg) prima di lui. E comunque come farei a parlare male di un film mentre ascolto la sua, splendida, colonna sonora?
postato da Phemt | 23:31 | commenti (4)