Interfaccia col Nulla



mercoledì, settembre 28, 2005
 
Fantastici 4

il pilot


"Panta rei". Mai avrei pensato di aprire un mio post con una citazione dal greco. E' comunque un bel modo per ribadire un concetto chiave, antico come la nostra storia ma ancora oscuro a molte persone: la realtà è in continuo mutamento. Questo non vale solo per la materia, ma anche per la cultura, il linguaggio, il pensiero. Anche l'arte, e quindi il cinema. Ogni suo aspetto è precario, soggetto a mutamento; cambia l'oggetto, il modo di rappresentarlo, il rapporto tra medium e pubblico, i suoi confini, il suo statuto. Insomma cambia il cinema. Questo mutamento è davanti agli occhi di tutti, ognuno di noi ne è testimone. In tanti hanno scomodato termini e inventato nuove definizioni per circoscrivere e analizzare il cambiamento. Non voglio entrare nel merito. Una etichetta come "postmoderno" può forse essere utile in un libro di storia del cinema o su una rivsta di critica. Credo che l'incontenibile bisogno dell'uomo di unire, dividere, trovare differenze e somiglianze, sia tanto irrinunciabile nella nostra vita(non esiste sguardo o pensiero che non includa l'atto di accomunare o separare) quanto debole e per forza di cose fallace qualora si vogliano spiegare processi di tale complessità. Nella mia riflessione tralascierò i macro-schemi propri di una storiografia cinematografica e cercherò di concentrarmi su alcuni casi specifici.
  Probabilmente non mi sarei scomodato a scrivere qualcosa su un film mediocre come "I Fantastici 4" di Tim Story se non si fosse presentata la concomitanza di due eventi: 1) la sceneggiatura del film è abbastanza insolita come ritmo e collocazione dei momenti chiave. E' un aspetto notato da molti: in un'ora e mezzo non succede quasi niente. Il dubbio nasce spontaneo. Se fosse stato un film indipendente a basso costo probabilmente non mi sarei turbato più di tanto. Quando però si parla di una produzione miliardaria di una grande major non si può non rimanere anche solo un poco perplessi per un calcolo così approssimativo. Le mie domande hanno però trovato risposta nel secondo evento, ovvero 2) il nome dello sceneggiatore.
  Con mia grande sorpresa ho scoperto che l'autore di un film così scialbo e banale è Mark Frost, colui che, insieme a David Lynch, quindici anni fa ha creato la serie tv cult per eccellenza, "Twin Peaks". Un autore televisivo è stato chiamato dalla 20th Century Fox per dare una storia al film del primo, storico, gruppo di supereroi Marvel. A questo punto la sorpresa, almeno quella riferita alla stranezza del film, scompare del tutto. Se non serviva necessariamente il nome di Mark Frost per arrivarci diciamo che è l'elemento che conferma il tutto: "I Fantastici 4" è essenzialmente il primo film "pilot" cinematografico. Qualcuno potrebbe obiettare che molte altre pellicole prima di questa assolvevano allo stesso scopo, ovvero quello di presentare un gruppo di personaggi, descriverne sommariamente il carattere e l'ambiente che li circonda per poi sviluppare il tutto negli episodi successivi. A patto, certo, che il pubblico abbia gradito il "pilota", appunto. Da questo punto di vista numerosi sono gli esempi al cinema, soprattutto se si cerca, e non a caso, nella produzione degli ultimi anni. "Batman Begins" potrebbe rientrare a pieno titolo nella categoria, con una dichiarazione di intenti già presente nel titolo. In entrambi i film assistiamo alla nascita dell'eroe, al tormentato rapporto con il proprio ruolo; siamo testimoni del combattimento "iniziatico" con il primo, grande villain e finalmente all'accettazione dello stato di supereroe, di diverso, e dell'inizio di una lunga avventura tutta da narrare. Credo tuttavia che chiamare "Batman Begins" pilot sia errato, e non solo per l'innegabile superiorità del film di Nolan con quello del giovane Tim Story. Come si diceva all'inizio credo sia una questione di processo. Il cambiamento che si poteva notare in questo nuovo "Batman" e in molti altri film non era ancora giunto al suo totale compimento. Come invece è successo con "I Fantastici 4".
  Una delle cause del cinema "postmoderno" che la critica cinematografica italiana degli ultimi quindici anni ha individuato è il rapporto con il medium televisione: per differenziarsi dal prodotto televisivo il cinema deve cambiare, trasformarsi. In che modo lo faccia non mi interessa ora. Quello che invece mi affascina è il rapporto tra i due media. Cerchiamo di restare in ambito di "fiction". La televisione, alle sue origini, pensava di soppiantare il grande schermo e svuotare le sale. Tutto questo non è successo, esattamente come la fotografia non ha cancellato la pittura. La pittura, tuttavia, con l'affermarsi di una riproduzione fedele della realtà ha dovuto abbandonare le sue ambizioni di realismo e si è repentinamente trasformata. Il cinema non ha subito lo stesso, profondo, cambiamento. Se è vero che esiste un cinema "astratto" è pur innegabile che ad oggi sia cinema che televisione continuino a presentare storie. Quello che si sta modificando, a mio avviso, è la modalità del racconto, o meglio i suoi tempi, visto che ci ritroviamo sempre a ri-scrivere e a ri-assistere a quelle vicende mitiche e archetipiche che ci portiamo dietro dall'alba dell'umanità. L'aspetto che trovo di gran lunga più interessante oggi è quello della serialità. La narrazione a puntate non è certo una novità in letteratura, e a ben vedere non lo è nemmeno nel cinema: i film su "Indiana Jones" sono proprio un omaggio, nella forma e nei contenuti, ai serial americani degli anni trenta. Tuttavia è la televisione che ha sviluppato e fatto propria questa forma di racconto, anche per l'indubbia comodità e "domesticità" del medium. Ongi persona dotata di un televisore può sintonizzarsi sul canale e gustarsi la nuova puntata della sua serie. In America il fenomeno è stato molto più grande che a casa nostra: serie come "Star Trek", "Ai Confini della Realtà" o "Lo Straniero" sono oggi famose in tutto il mondo. Anche gli anni '80 e '90 possono contare sulle loro serie, e molte di esse possono considerarsi di "culto", ad esempio il già citato "Twin Peaks" o il fenomeno di "X-Files". Negli ultimi anni però il fenomeno sta raggiungendo una portata inimmaginabile. Non è un caso che solo questo mese siano apparse due riviste esclusivamente sul mondo dei telefilm.
  D'altronde tutto ciò era prevedibile, e credo di averlo accennato più volte nei post precedenti. Quale può essere il motivo di una tale proliferazione di serie televisive? Ve lo dico io: la qualità. I pregiudizi sulla fiction televisiva sono ancora troppi e prevedibilmente infondati (tranne che su quella italiana: a parte le soap opera non siamo assolutamente capaci). Io sono completamente convinto della pari dignità artistica fra cinema e televisione. Nonostante continui, ma non ci posso fare niente, a preferire il primo. In linea di massima sono convinto della pari dignità di ogni forma espressiva, e giudico piuttosto quello che si esprime piuttosto che con quale mezzo. Il panorama televisivo americano si può definire eccellente, e non solo perchè, contemporaneamente, la produziona cinematografica lasci in genere a desiderare. La sceneggiatura e la regia di una puntata di "Desperate Housewives", ad esempio l'ultima, non ha nulla da invidiare a un ottimo prodotto da grande schermo. Sarò ripetitivo, ma serie come "Twin Peaks", "Buffy", "Desperate Housewives" o "Lost" sono alcuni dei momenti più alti di questi ultimi anni in campo audiovisivo. Naturale che abbiano riscosso un successo senza pari.
  Ovviamente il cinema non può starsene a guardare. Qualcuno avrà notato che, da qualche tempo a questa parte, l'industria cinematografica americana è drammaticamente a corto di idee. Quasi tutto quello che vediamo oggi sullo schermo è frutto di questa crisi: sono nati i remake di film stranieri ("Dark Water", "The Ring"), sono tornati in auge i vecchi serial ("Starsky and Hutch", "Hazzard") ma, soprattutto, il cinema ha iniziato ad adattare la letteratura più di successo, fenomeno comunque sempre presente nella sua storia, e soprattutto a saccheggiare da una miniera d'oro fino a poco tempo fa, guarda un pò, sottovalutata: IL FUMETTO. Per questa tipo di espressione artistica valga quello che ho già detto in precedenza per televisione e affini: l'idea che il fumetto sia "inferiore" alla letteratura è ormai decisamente retrograda. E mi spiace per Elio Petri, ottimo regista ma anche ottimo esempio di una mentalità così tipicamente "chiusa" come quella dell'intellettuale di sinistra, che ne "La Decima Vittima" dipinge ironicamente un mondo in cui i classici sono considerati i fumetti. Forse una posizione del genere poteva essere condivisibile negli anni '60, non certo ora.  Voglio tuttavia lasciare stare il valore di grandi autori di fumetto contomporaneo e concentrarmi sul mezzo in sè. Quanto simile è, infatti, la serie televisiva al fumetto seriale dei primordi? Probabilmente una simile connessione si potrebbe trovare anche con i racconti di fantascienza, negli anni '50 rigorosamente pubblicati a puntate, o i libri sentimentali. Tuttavia oggi credo che la maggiore enfasi debba essere posta su questi tre particolari mezzi espressivi: fumetto, serie tv, cinema. Tutti e tre raccontano una storia, e tutti e tre hanno debiti fra loro, ampie aree di intersezione che, volendo, possiamo allargare a tutto il campo narrativo. Negli ultimi anni, però, mi sembra che fra i tre vi sia stata una complenta sintesi. "I Fantastici 4" da questo punto di vista è incredibilmente ricco di spunti: come il primo fumetto dei "Fantastic 4" del 1962, l'azione è praticamente assente. La trama si risolve nel combattimento con il primo, storico cattivo, e con la fondazione del gruppo. La vicenda in sè è praticamente nulla, tutto si svolge, o meglio si svolgerà, nei prossimi film, nelle prossime puntate. Come i fumetti Marvel il film Marvel stabilisce un inizio ma non prevede una fine: in questo è diverso da certi film "seriali" come "Guerre Stellari" o il "Padrino" o anche "Harry Potter", che vanno giustamente chiamati "saghe" perchè programmano e in alcuni casi già hanno scritto la fine della storia. "I Fantastici 4", "Spider Man", "Daredevil" sono infiniti sul grande schermo come le serie da cui derivano. Paradossalmente qui davvero tutto resta fermo, è immutabile, non cambia mai. Può dare l'impressione, in alcuni momenti, di sconvolgere l'ordine iniziale delle cose, ma è tutto effimero. Anche la morte, che, nel mondo del fumetto, e in quello Marvel in particolare, non ha alcuna validità. Zia May muore, ma è tutto finto, lo scopriremo venti numeri dopo, quando i lettori saranno giustamente sazi dei "grandi sconvolgimenti" messi in atto. Questa caratteristica immortalità, stratagemma per continuare a fare soldi, si sta trasferendo al cinema. L'invecchiamento degli attori può essere l'unico inconveniente, ma essi verranno prontamente rimpiazzati in corsa. E' interessante notare come certi serial americani abbiano aggirato questo inconveniente adottando come vero protagonista del telfilm un luogo: E.R. da questo punto di vista è il più grande telefilm "d'ambiente" (la defizione è mia) della storia, e forse il primo in assoluto. E.R. può a ragione continuare senza intoppi finchè esisterà la razza umana, perchè in un ospedale il personale è soggetto a continuo cambiamento. Per tornare al discorso principale voglio fare notare come forse la sintesi perfetta dei tre mezzi sia stato raggiunto ad oggi da un solo serial tv: "Buffy l'Ammazzavampiri".
  Creato da un cinefilo appassionato di fumetti, il personaggio di Buffy Summers (in onore di Scott Summers, Ciclope degli X-Men) vive le avventure di un tipico fumetto Marvel "classico", ovvero anni '60. Ogni episodio della stagione 1 è autoconclusivo e non introduce elementi di novità se non ogni volta un nuovo mostro o un nuovo cattivo da sconfiggere. Buffy è essenzialmente il "supereroe con superproblemi" creato da Stan Lee con l'Uomo Ragno, che deve sconfiggere tanti nemici per arrivare al villain supremo. Il tutto immerso nel tipico ambiente da High School americano che incolla i teenager allo schermo, proprio come nelle avventure del giovane Peter Parker. E' tuttavia con le stagioni seguenti che il creatore Joss Whedon rende "Buffy" il serial cult che è considerato oggi: come nei fumetti Marvel il tono della storia comincia a mutare e a incupirsi col maturare dei protagonisti. Le differenze però sono due:1) nei fumetti Marvel tutto questo ha avuto bisogno di decenni invece dei pochi anni della tv 2) i cambiamenti dell'universo Marvel sono sempre volti al recupero della stabilità originale, mentre Buffy sembra poco a poco sgretolare le certezze che si erano costruite in precedenza. Emblema di questa differenza è probabilmente una puntata della quinta stagione, in cui il creatore Whedon decide di far morire inaspettatamente e per cause naturali la madre della protagonista, in una puntata senza alcun commento musicale e che si conclude con l'osservazione del corpo senza vita della madre all'obitorio da parte delle sorelle Summers. Proprio da questa puntata si può comprendere bene il punto di contatto della serie con il cinema, e per l'utilizzo continuo di tematiche importanti e citazioni cinematografiche, e soprattutto per la forte presenza autoriale di Joss Whedon, che, oltre ad aver delineato l'andamento generale della trama per sette stagioni, ha anche scritto e diretto (in maniera superba) molte puntate chiave e di indubbia sperimentazione per il mezzo televisivo. Senza contare il merito di aver creato un mondo affascinante e coerente come pochi sono riusciti a fare.

Quando il cinema non riesce più a competere con la qualità della produzione televisiva seriale, ne adotta i modelli. "I Fantastici 4", ne sono sicuro, è solo il primo di una serie di film FORTEMENTE seriali/televisivi, e quindi anche fumettistici, che ci invaderanno in futuro. Mentre il grande schermo insegue, arrancando, la carta e il palinsesto, in quegli stessi spazi si possono trovare le idee più valide e fresche. Anche se, pur con una buona qualità complessiva, come in tutte le cose bisogna rassegnarsi a cercare.
postato da Phemt | 02:41 | commenti (16)


sabato, settembre 24, 2005
 
L'ennesimo altarino

di Interfaccia Col Nulla

A costo di diventare ripetitivo (ma ci può stare, dopo mesi di inattività) non mi faccio scappare l'opportunità di inserire questo straordinario attore nella lista delle "facce note ma senza nome". Un bell'applauso allora per...

ALAN RICKMAN

Ma riuscite a trovarmi un attore del genere senza pescare fra i grandissimi? Se la vostra risposta è affermativa vuole dire che avete perso film come "Robin Hood Prince of the Thieves", "Die Hard", o un qualsiasi "Harry Potter". Se avete visto questi film e la vostra risposta continua a rimanere affermativa significa che mai lo avete sentito parlare nella sua lingua madre. Nel caso continuiate imperterriti a negare il valore assoluto di questo genio... be', il mondo è pieno di imbecilli e gente che vota Forza Italia (ma in fondo sono sinonimi).



POTTER!


Le smorfie, gli sguardi, le movenze di questo "gigante" inglese sono da antologia. La faccia che fa quando sta cercando di scoparsi Lady Marina e vede entrare robin Hood è da antologia. Questo uomo è da antologia.

E, nonostante stia per raggiungere la sessantina, su internet ci sono migliaia di donne che continuano a reclamare il suo corpo.

Basta. E' un genio.

http://www.alan-rickman.com/

andate anche voi a reclamare il suo pene

So' cattivo e sifgato....


Now I Have a Machine Gun

postato da Phemt | 00:49 | commenti (11)


giovedì, settembre 22, 2005
 
I suggerimenti di

Interfaccia Col Nulla

per il  "nuovo" ministro

dell'economia


ciao, mi piacciono i trenini!

Lui forse sarebbe più credibile dei suoi predecessori....


il sub-mariner!!!


Questo farebbe felicissimi me e il Castell


gustami


Lei farebbe felici tutti gli italiani.





Ops, questo è morto...

KILLER BOB FOR PRESIDENT!


Ray Wise è un sempreverde


I'M BACK!


E se......

postato da Phemt | 18:30 | commenti (5)


martedì, settembre 20, 2005
 
voglio usare questo spazio, negli ultimi mesi adibito a vaccate, per celebrare un grande volto dell'intrattenimento americano. Come già Michael Ironside prima di lui, Interfaccia col Nulla rende omaggio a

ciao, sono ray wise! Ho ucciso io Laura Palmer! (non è vero!)

RAY WISE

Molti di voi (credo due...) lo riconosceranno come Leland Palmer della serie Tv "Twin Peaks" e del relativo prequel "Fuoco Cammina Con Me". Altri invece ricorderanno la sua interpretazione nel meno ambizioso "Red Alert 2", come presidente degli Stati Uniti ("YOU MANIAC!!!"). Purtroppo molti anni sono passati senza che questo attore venisse utilizzato in una produzione degna della sua bravura.

Per fortuna al mondo ci sono ancora cineasti intelligenti come George Clooney. Nel suo "Good Night and Good Luck" le capacità del buon vecchio Ray vengono utilizzate al meglio. Anche se, con una faccia del genere, lo capisci subito che fine farà il suo personaggio.

Coi capelli neri o coi capelli bianchi, con poche rughe o con tante, sei sempre il migliore. A morte i sovietici.

Avada Kedavra a tutti.
postato da Phemt | 01:27 | commenti (7)


lunedì, settembre 05, 2005
 
SONO INCINTA


E IL PADRE E'


IL MAESTRO


JOSEPH

postato da Phemt | 17:15 | commenti (11)