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sabato, novembre 12, 2005
60
12 novembre 2005. Non poche volte mi sono ritrovato a riflettere su un fatto: praticamente tutti gli artisti che più stimo, o meglio venero ma non incondizionatamente, oggi hanno 60 anni. Questo fa pensare. Molte delle persone che conosco direbbero che è normale, in fondo i dischi/film/libri belli appartengono al passato, oggi fa tutto schifo. Io non potrei mai pensarla in questo modo. Di sicuro ci sono periodi in cui la "creatività", riferita a qualsiasi forma espressiva, è più forte e altri in cui è più debole. E' facile dire che la seconda metà degli anni '60 appartiene alla prima categoria e gli anni '80 alla seconda. Ma chi può sinceramente dire di crederci davvero? Questo post, va detto, nasce da un profondo senso di colpa, quello di essermi perso ieri sera il concerto di Bob Dylan a Bologna. Voglio dire: è Bob Dylan. Voglio dire: è Bob Dylan in ITALIA. Capisco benissimo che non è un evento di grande rarità, in fondo si era esibito nella terra della pizza e della mafia solo pochi anni fa. Il signore, però, inizia ad accumulare un po' troppi anni sulle spalle. Di sicuro 64 anni oggi non implicano la morte imminente, ma... chi può dirlo? Mi ero ripromesso di non mancare assolutamente i concerti dei "grandi" di passaggio in Italia. In un solo anno ne ho persi almeno 3 che ritenevo indispensabili: Bruce Springsteen, Bob Dylan e Nick Cave. Facciamo 2, dai: Nick Cave non è poi così indispensabile (vero Castell?). L'anno prossimo metto le mani avanti e mi riprometto da subito di non saltare i Rolling Stones.
Ecco: Dylan, Stones, Springsteen. I primi due hanno ormai superato i sessanta, il secondo raggiungerà la meta tra quattro anni. C'è poco da fare. Per me i grandi sono gente come loro. Tra venti anni probabilmente si suddividerà tra deceduti e troppo vecchi per reggere i concerti di una volta. Ma ve lo immaginate il Boss a 76 anni a fare quello che fa adesso (con la E Street Band?). E nel 2025, chi saranno i classici? Chi saranno i sessantenni che infiammeranno la piazza Rossa? Non credo che la produzione musicale di questi anni sia pessima. Eppure non riesco a non guardare agli anni 60 e 70 come culla di tutto il meglio (o quasi) che la musica leggera ci ha regalato. Ed è ovvio che parlo di artisti, non di musica in senso stretto. Parlo di un ventennio che ha sfornato le personalità del Rock più rilevanti fino ai nostri giorni.
Mi diverte la maniera in cui la gente parla di questo blog in questi ultimi sei, o anche più, mesi. Commenti come "ma sei morto?" o "questo blog ormai è lasciato allo sfascio" mi incuriosiscono per la loro concezione di fondo. Lo dico così, senza nessuna spiegazione. Evidentemente questo spazio rappresenta per me qualcosa di diverso rispetto a quello che rappresenta per voi. Sinceramente credo che, se volessi davvero dire quello che MI SENTO di dire, dovrei dedicare ore e ore a questo blog. Un tempo potevo usare questo spazio per lamentarmi e criticare gli assurdi avvenimenti che ogni giorno leggiamo sui giornali o vediamo per strada. Oggi invece me la sentirei solamente di criticare una certa categoria di persone che esercita una critica ottusa e quasi sempre gratuita. Non mi sto riferendo solo a certe "battaglie" condotte da Nick Cohen o TheZar, battaglie sulle quali credo di essermi espresso a suo tempo. Sto invece parlando di un battaglione molto numeroso e decisamente in crescita, un gruppo che, a mio avviso, trova il suo motivo di unità nell'attacco forzato, pretestuoso, eccessivo. In tutta onestà non ho affatto voglia di usare il mio tempo per "criticare le critiche", siano esse in campo televisivo, politico, musicale o cinematografico. Di sicuro non voglio usare questo tempo per rispondere SU INTERNET, perchè tutti quelli che hanno parlato "seriamente" con me sanno che, se punzecchiato, dico la mia con forza.
Il motivo per cui sto scrivendo tutto questo è un altro. Se mi sono messo davanti alla tastiera stanotte è solo per celebrare e ringraziare un artista che proprio oggi spegne le fatidiche 60 candeline, LUI:

Neil Young l'ho conosciuto come tutti quelli nati dopo il '72: comprando e ascoltando "Harvest". Per fortuna un paio di anni dopo ho recuperato un altro disco. E poi un altro. E un altro. E un altro. Non c'è voluto molto prima che diventasse una delle mie attività preferite. Oggi sono vicinissimo alla discografia completa e dovrei quindi sentirmi "triste" per l'esaurirsi della scoperta. Il vero fan sa che così non è. Fra bootleg, rarità e versioni alternative la scoperta è praticamente senza fine. Senza contare i dischi nuovi. Come "Prairie Wind", uscito solo un mese fa. Non voglio scrivere una sua biografia. In primo luogo perchè siamo su internet e di pagine su di lui ce ne sono migliaia; in secondo luogo sarebbe impossibile riportare anche solo in duecento righe la folle vita di un artista che la maggior parte della gente crede un cantante country ("quello di Harvest"), altri il padrino del punk e del grunge, e alcuni semplicemente uno svitato. Per me è solo il più grande di tutti. Stop.
HAPPY BIRTHDAY NEIL

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