Chi è Tetsuo? E' un uomo, un giapponese come un altro, un impiegato che si reca al lavoro con occhialoni e valigetta. Ma "Tetsuo" è anche uno dei film più sconvolgenti e seriamente allucinanti di sempre. Si, perchè questo uomo qualunque improvvisamente inizia a trasformarsi. Strane placche metalliche gli compaiono in faccia, tubi iniziano a spuntargli dal corpo, addirittura il modo in cui percepisce la realtà attorno a se cambia. Alla fine la trama è tutta qui, se di trama si può parlare. Forse è più giusto chiamarla allucinazione. Molto vicino alle atmosfere oniriche lynchiane e al senso splatter di Sam Raimi, questa pellicola, datata 1989, colpisce duramente e lascia completamente spaesati. C'è un filo logico? Un intreccio? Qualche volta durante la visione mi è capitato di azzardare ipotesi (la trasformazione è dovuta a una maledizione? Una placca metallica nel cervello? E l'incidente in auto?) ma ho capito che è tutto inutile. "Tetsuo: The Iron Man" va preso così, come un sogno, un viaggio allucinato e allucinante, una visione bizzarra e incredibile. Dal punto di vista visivo e stilistico è davvero eccezionale; sembra quasi di assistere alla lezione di regia per i videoclip che verrano negli anni successivi. Non mi sembra di esagerare dicendo che questa pellicola, sconosciuta ai più ma con una grande risonanza fra i più informati, ha davvero fatto scuola, in modo simile, se mi consentite il paragone, a "The Killer" di John Woo, che ha visibilmente cambiato il modo di intendere le sparatorie nel cinema degli anni '90. E' difficile, parlare di questo "Tetsuo", come per tutti quelle opere, che siano quadri, libri o film, che sfuggono a un qualsiasi voglia incasellamento. Non è un horror, non è un thriller, non è drammatico, volendo aderire a quella assurda voglia di dividere le pellicole in generi. Come si fa a spiegare "Strade Perdute", ennesimo incubo di David Lynch, forse il più sfuggente e controverso? Le cose stanno diversamente per "Mulholland Drive" o l'ormai classico "Velluto Blu", in cui è possibile delineare almeno un accenno di trama. Qui no. "Tetsuo" sfugge alle regole consolidate; come il suo protagonista l'immagine si trasforma, accelera, si ferma, procede a scatti. Cambia, un cambiamento inumano, crudele, assolutamente inatteso per lo spettatore, ancorato alle sue certezze. E proprio come i grandi viaggi Lynchiani anche questo "Tetsuo" si trasforma, ancor più di ogni altro film, in "esperienza". Esperienza visiva, ma anche interiore, profonda. L'immagine, di un bianco e nero potentissimo, aiutata da musiche e rumori geniali (ma sarebbe più semplice elencare cosa non è geniale in questa pellicola), si trasforma in sensazione potentissima, dura, drammatica e dolorosa. Davvero prezioso questo film, da vedere almeno una volta.
Invece "L'Ultimo Samurai" è l'esempio più lampante di film "classico", intendendo con questo aggettivo l'aderenza alle mode hollywoodiane. Tutta la pellicola è al servizio di una cosa, prima di tutte le altre: Tom Cruise. Ogni inquadratura, situazione, dialogo, sono costruiti per far risaltare l'ex Top Gun e le sue smorfie. Volendo essere un pò più cattivelli si potrebbe dire che quello che si cerca disperatamente, sia per Tom Cruise ma anche in altri ambiti, è l'oscar. Sembra tutto fatto su misura. Avete presente le belle situazioni drammatiche, quelle che fanno venire i lacrimoni o accendono l'orgoglio dentro di voi? Eddai! Cosa c'entra se le avete viste un migliaia di volte in altri film? Si, quei bei dialoghi pomposi, pieni di pathos, con frasone ad effetto! L'ultimo film di Edward Zwyck ne è pieno. E non solo! Elencare tutti i luoghi comuni, cliche, banalita?, presenti in questo "Ultimo Samurai" sarebbe davvero troppo lungo. Già dal primo momento in cui vediamo Tom Cruise è tutto chiaro. E', come direbbe il buon Gino, un'americanata. I massimi livelli si raggiungono quando il protagonista ordina a un imbranato soldato giapponese di sparargli, naturalmente solo per dimostrare che la sua mira è scarsa e che ha bisogno di più allenamento. E' davvero un peccato che certe pellicole così interessanti vengano rovinate da questa ideologia di fondo, questa patina che, più che spettacolaristica, perchè anche altri film sono spettacolari, è davvero... "da oscar". Melodrammone per famiglie, perfetto per quei pochi secondi che verrano estrapolati di esempio prima della premiazione. Fa male anche perchè molti elementi sono davvero fantastici. Gli ambienti, la fotografia, sono eccezionali. Le scene di combattimento si rivelano magistrali, con un attacco a sorpresa dei ninja nel villaggio veramente memorabile. E poi c'è lui, Ken Watanabe, il ribelle Kasumoto, samurai al servizio dell'imperatore che tuttavia gli muove guerra. Ragazzi, non c'è davvero storia: anche con tutti i primi piani dovuti a Tom Cruise e la sua quasi onnipresenza nell'inquadratura, questo grandioso attore giapponese gli ruba la scena a tutti gli effetti, e (ora le donne di tutto il mondo mi uccideranno) in quanto a fascino e carisma supera il divo hollywoodiano nettamente. Gran Kolossal quindi questo "Ultimo Samurai", più nel male che nel bene. Se avete amato, che ne so, "A Beautiful Mind", con cui l'insopportabile Ron Howard ha condotto una simile operazione, andatevi a vedere di corsa questo film. Prima di chiudere devo porgere dei ringraziamenti. A quelle gentili quarantenni sedute dietro di me: grazie. Grazie per non essere state zitte durante le 2 ore e mezza che durava la pellicola. Grazie per avermi informato dei vostri gusti per carnevale, per avermi svelato dettagli della trama che non avevo notato (l'imperatore è il figlio di Kasumoto!), per aver urlato, riso, commentato... credo che ieri sera sia stata la terza volta che avete messo piede in un cinema, e in totale il vostro decimo film visto per intero. Senza contare le telenovele. Insomma, mai come in questo caso è valido l'appello: IN MINIERA!!!!!
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