Interfaccia col Nulla



venerdì, gennaio 14, 2005
 
 

Caro vecchio

fottuto zio Stone

Personalmente lo avevo lasciato a Cuba, nel bel mezzo de La Havana, a discutere con Fidel Castro. Se ne stava lì, con i suoi baffetti e l'immancabile lacoste blu, a scambiare quattro chiacchiere con uno dei più grandi nemici del suo paese; come se fosse la cosa più normale del mondo, come se quell'uomo fosse il panettiere. Nemmeno si è astenuto dal mettere in dubbio la validità del suo pane. Ha fegato il ragazzo. La volta prima lo avevo visto incontrarsi con alcuni mebri di Al Fatah: loro con passamontagna e un kalashnikov a testa, lui con i baffetti e la lacoste blu. E la solita voglia di fare domande, anche scomode.

Caro vecchio fottuto zio Stone. Era un bel pezzo che non si presentava sugli schermi in forma non documentaristica, precisamente da "Ogni Maledetta Domenica", anno 1999. Chi pensava che questo americano di estrema sinistra, già reduce del vietnam e già sperimentatore (e promotore) di ogni tipo di allucinogeno, ritornasse nelle sale con un kolossal storico? Grande budget, grandi nomi, grande promozione. E grandi polemiche. Soprattutto in patria, dove, prima ancora del film, è stata criticata l'omosessualità del personaggio protagonista. Dall'odierna america Neocon, termine che va molto di qusti tempi, è lecito aspettarsi anche questo: la critica di un fatto storico non solo documentato ma facente anche parte del costume sessuale dell'epoca. Senza contare che nel film mai si vede una scena di sesso fra Alessandro e uno dei suoi amanti maschi. Poco importa: tanto gli americani non lo avrebbero apprezzato lo stesso.

Non è stato difficile paragonare "Alexander" di Oliver Stone con il più recente kolossal storico, "Troy" di Wolfgang Petersen. Paragone impietosamente sfavorevole per il secondo. Talmente sfavorevole che risulta addirittura blasfemo il paragone. E' chiaro comunque che se gli americani hanno premiato il film di Petersen al botteghino diversa sorte toccherà al film di Stone. Perchè quale masse che hanno apprezzato tanto quel mediocre e fastidioso polpettone che cerca di essere epico mai potranno afferrare la qualità della pura tragedia così magistralmente messa in scena da uno die più odiati registi americani. E in questa pellicola si che si riesce ad afferrare il respiro epico, si riesce a gustare, ad assaporare la grandezza di Alessandro il Grande. Facendo questo paragone fra pubblico americano e quello europeo non voglio dire che il secondo accorrerà in massa a vederlo: il successo, quello vero, al botteghino credo se lo potrà scordare. Lo spettatore cinematografico medio troverà "Alexander" lungo e noioso, e uscirà dalla sala avendo assistito a solo due grandi sequenze di battaglia in più di tre ore di film. Ed è un peccato: perchè l'Alessandro Magno che ci regala Stone è una delle figure più alte e importanti degli ultimi anni; attraverso i suoi peculiari rapporti con i genitori, vero punto cardine della vicenda, fino alle tensioni con i suoi fedelissimi il regista (anche sceneggiatore) sceglie di toccare solo alcuni momenti di tutta la straordinaria vita del re Macedone e alla fine il personaggio ben interpretato da Colin Farrell riesce ad ergersi come un eroe shakespeariano: continuamente ossessionato dal desiderio di superare in gloria non solo il padre Filippo ma anche gli antichi eroi del mito, come Eracle ed Achille, il suo destino lo porterà a dover subire tutte le terribili punizioni di questi personaggi. E tutto questo il tocco di Oliver Stone ce lo fa afferrare molto meglio e molto più profondamente di quanto potrebbero fare molti testi. In questo momento mi risulta difficile pensare a un modo migliore per descrivere una figura storica così leggendaria. Stone lo ha fatto BENISSIMO e quello che possiamo vedere sullo schermo non è perfetto, non è un capolavoro ma... beh, poco ci manca.

P.S: la butto lì: in "Alexander" c'è RAZ DEGAN.

postato da Phemt | 19:40 | commenti (9)